Halloween Life

Davide aveva 34 anni ed un fottutissimo costume da omino Michelin che mi faceva venire il mal di mare. Ad ogni movimento ballonzolava come un’enorme alveare albino, pieno di insetti industriosi o incazzati. Lavoravo per lui da quasi un anno, eppure non mi ero ancora abituato alle sue stranezze. Almeno non a tutte.
 
Era stato un bambino sfortunato ma non come potrebbe immaginare la gente comune. Una famiglia ricca. Una casa grande, piena di giochi, ma vuota di affetto. Genitori sempre in viaggio. Infanzia passata tra domestici ed insegnanti privati. Tante finte attenzioni ben pagate. Così era cresciuto senza un vero contatto con le persone, diffidente di tutti e carico di quelle inutili paure che passano con abbracci e sorrisi. Aveva perciò costruito attorno a sé difese e sicurezze. Aveva trovato il suo modo di stare al mondo: nascondersi. Qualcuno più istruito di me potrebbe dire a questo punto che tutti utilizziamo maschere per difenderci, ma questo qualcuno non ha mai visto Davide fare colazione vestito da Rocky Balboa. Vedere sua moglie che lo imbocca perché con i guantoni non riesce a tenere il cucchiaio ben stretto in mano. Immagino il vostro stupore ora: come può un uomo del genere sposarsi e trovare l’amore?
 
Lucia e Davide si erano conosciuti da bambini. Lei era la figlia dei domestici che avevano lavorato per i genitori di Davide per tutta la vita. Era così cresciuta nella dependance di quella grande casa, vedendo le stranezze del suo futuro marito con gli occhi innocenti di una bambina normale. Quando lo incrociava vedeva solamente un suo coetaneo che indossava costumi meravigliosi. E così a volte poteva giocare con mago Merlino o prendere il the con Bettino Craxi (il fatto che non sapesse chi fosse quello strano individuo, con un garofano nel taschino, non era meno affascinante). Per questo crebbero insieme e fu quasi naturale che si innamorassero e si sposassero. Lucia era stata anche la prima – l’unica che l’abbia fatto senza prenderlo in giro – a chiedergli come mai si travestiva ogni giorno. Avevano 6 anni e la risposta era stata così semplice, naturale, che lei aveva capito: “così l’uomo nero non mi riconosce e non mi porta via“. L’aveva detto serio serio, nel suo costume da Topolino, e forse fu proprio in quel momento che Lucia si innamorò di lui.
 
Ora capite anche voi. Quel bambino tanto solo aveva paura di tutto, anche e sopratutto del buio. Perciò la sera, prima di dormire, si nascondeva dentro ad un nuovo costume. Ogni giorno uno diverso. Con il passare degli anni aumentava sempre più il tempo che Davide indossava la sua armatura, tanto che oggi nemmeno sua moglie riesce quasi più a vederlo in abiti comuni. Ha trovato il suo equilibrio e tanto basta a Lucia. Ma un uomo del genere che mestiere potrà mai fare? Lo so che ve lo state chiedendo ed io, che lavoro per lui, forse sono la persona più giusta per rispondere.
 
I genitori di Davide non hanno mai capito le stranezze del figlio – non se ne sono mai preoccupati ne occupati – perciò quando lui, a 20 anni, disse che voleva produrre i costumi più belli e reali che si fossero mai visti, non fecero una piega e, sulla punta della spada di quel giovane vestito da Zorro, infilarono un assegno con troppi zeri per contarli. Così oggi Davide dirige la più grande azienda di costumi d’Italia; tutti si servono della sua arte: negozi specializzati, teatri, parchi divertimento, produzioni cinematografiche. Se vuoi il meglio ti devi rifornire da lui. Il suo compito è semplice: controlla che tutto sia perfetto e più vero del reale. E solo una persona che ha passato la vita travestendosi può farlo al meglio. Io sono il suo tramite con il mondo esterno, la persona che nasconde la maschera. Un ruolo complicato, viste le stranezze del capo. Sarà per questo che cambia collaboratori così spesso.
 
Oggi è domenica, 31 ottobre, e sono in macchina a chiedermi perché diavolo mi avrà chiamato alle 8 di mattina per andare da lui e, sopratutto, come sarà il suo costume in questo giorno speciale. Lucia mi accoglie e mi dice di andare nello studio. Appena entrato la sorpresa è più grande del solito. Davide non è travestito. Davide indossa un completo elegante ma da pochi soldi, un paio di occhiali da vista neri ed ha i capelli pettinati con la riga da una parte. Dopo brevi convenevoli – normalmente non saluta nemmeno – mi lascia dei documenti e del materiale poi mi saluta svelto con un gesto della mano. Nei pochi passi che mi separano dalla porta una domanda cresce dentro la mia testa e, mentre sto per uscire, non ho il buon senso di tenerla per me. “Davide scusa, come mai non ti sei travestito? Proprio oggi che è Halloween… “. Lui mi guarda, spazientito, poi si alza e mi risponde secco: “Non hai notato gli occhiali?”. Il mio silenzio non lo smuove da quella domanda inutile, visto che gli occhiali hanno una grossa montatura, e si riprende solo dopo essersi seduto. “Vai pure ora” mi dice “a domani”. Ancora tramortito da quell’immagine così normale di Davide incrocio Lucia che, dopo una rapida occhiata, mi chiede: “Tutto bene?”. “Ma… nessun costume oggi?”. Lei sorride. Appoggia una mano sulla mia spalla poi sussurra: “Aspetta un momento e capirai”. Poi si volta ed urla: “Aiuto!“. Sono proprio in una casa di matti, penso. Dopo 2 minuti Davide arriva trafelato, nessun segno di occhiali o del vestito comune che indossava solo qualche momento prima. “Che è successo Lucia?”. “Nulla amore, torna pure al lavoro”.
 
Mentre guido verso casa riesco a proferire quelle parole che davanti a lei non ero riuscito a dire. “Clark Kent, cazzo“.

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