Noi quaderni, voi manganelli! (di Davide Delle Chiaie)

In data Martedì 9 Novembre 2010, ore 13.30 circa, arrivano in visita ufficiale a Padova il nostro stimato Primo Ministro Silvio Berlusconi, la cui popolarità è sempre più in salita grazie alla sua irruenza sessuale, il Fondatore della Lega Nord, il vichingo Umberto Bossi e quel genio iperlaureato di suo figlio Renzo, chiamato affettuosamente “trota”. I due big e il giovane squalo della politica italiana si recano presso la prefettura del capoluogo di provincia veneto per trattare il delicato problema delle alluvioni che hanno messo in ginocchio mezza Padania. Indubbiamente si tratta di una visita di facciata: ci sono città e province come Vicenza che sono davvero in una situazione disperata, in piena emergenza.
Quel giorno io mi ritrovo in programma solo due ore di lezione di Letteratura Spagnola, durante le quali vediamo un interessante film di Almodovar, “Ma che cosa ho fatto per meritarmi questo?”. Finita la proiezione poco prima delle 12.30 esco dal cinema con una mia amica e mi dirigo in bicicletta verso casa. Non faccio in tempo ad iniziare a pedalare che mi ritrovo davanti automobili delle forze dell’ordine, furgoncini di televisioni varie e centinaia di manifestanti armati di cartelli e striscioni controllati a vista da decine di celerini. Raggiungo la mia conoscente e le chiedo delucidazioni: lei mi risponde che oggi sono in visita Berlusconi e Bossi. La notizia mi sorprende: è un evento di una certa entità e io non ne so nulla. È vero che non ho la televisione e che non leggo i giornali se non su Internet, e senza regolarità, ma credevo che un avvenimento del genere fosse sulla bocca di tutti, soprattutto in ambito universitario.
Ripresomi dalla forte emozione, cerco un pertugio dove infilarmi per andarmene, ma passare è difficile: i poliziotti schiacciano i manifestanti, che occupano per intero la strada, impedendomi di andarmene. Decido di parcheggiare il mio bolide d’acciaio e di aspettare che le acque si plachino, osservando. Ben presto arriva un carabiniere che mi invita gentilmente a passare dall’altra parte dalla strada per favorire il passaggio dei mezzi di trasporto. Finisco in mezzo ai “facinorosi”, ai criminali comunisti nemici del Presidente del Consiglio e del Paese intero. Sto davvero consegnando la mia anima a Lucifero, con tutte queste azioni riprovevoli e peccaminose!
Mentre raggiungo gli altri dannati, vedo che uno striscione è stato sequestrato dalle forze dell’ordine e gettato a terra. Mi sorprendo della fantasia dei manifestanti: ci sono cartelloni con la scritta “Non ti crediamo più, tu Ruby e Noemi, noi alluvioni e problemi!”, bandiere dell’Italia, e in particolare si distingue una ragazza con una maglia che riporta la scritta “Papi sono disoccupata, trovami un lavoro!”. Ogni tanto parte qualche coro o canto, ritmato da ritornelli orecchiabili: il repertorio delle offese è molto vario, si va da “porci” a “dimettetevi” a “mafiosi”, passando per “vecchio rincoglionito impotente” e lo strausato “Chi non salta è Berlusconi”. Sono disgustato dal comportamento dei manifestanti: come si permettono di offendere solo Berlusconi, Bossi per la par condicio merita un numero uguale di improperi! Mettetevi nei suoi panni, accompagna il Premier e sente che offendono solo lui: io ci rimarrei molto male!
La sorveglianza non è proprio impeccabile: si può passare al di là della barriera dei poliziotti, fingendo di volersene andare. Io e la mia amica, passando uno alla volta, ci apriamo uso spiraglio e ci avviciniamo indisturbati all’entrata. Al di là dell’ultima fila di celerini, solo fotografi e collaboratori che aspettano l’arrivo delle celebrità. A volte il baccano aumenta in modo esponenziale: sembra di essere in mezzo a un gruppo di suonatori di vuvuzelas, ma poi si scopre che i vip non si sono mostrati e tutto si acquieta. Ad un tratto passa un carro dei vigili del fuoco, applauditi ed acclamati come veri eroi.
Verso le 13.15 i manifestanti si stufano di essere schiacciati e vogliono farsi avanti. All’inizio a piccoli gruppi, facilmente controllabili, poi sempre in di più: i poliziotti sono costretti a lasciarli passare. A questo punto si presenta una scena molto particolare, che avrei voluto immortalare: i ragazzi alzano le mani, come per dire “non siamo armati”. In realtà qualche sobillatore qua e là si intravede: tra me e un carabiniere c’è una ragazza con un pacco da 6 uova nel casco, poste sotto i guanti. La posizione non è delle migliori: chissà se è riuscita a lanciarle. Spero di sì, si tratta di un cibo altamente proteico, magari con l’aggiunta di prosciutto, e Umberto mi sembra un po’ deperito: non vorrei che si sciupasse, dopo chi dà la caccia ai pericolosissimi stranieri mafiosi?
Dalla mia posizione defilata purtroppo vedo molto poco e non capisco precisamente cosa accade ad un tratto: sono circa le 13.30, esplode qualcosa, la polizia, che già da un po’ farfugliava, carica. L’attacco è un semplice avvertimento, sembra innocuo, anche se gira la voce che a un ragazzo abbiano spaccato la testa! Scopro in seguito dalla lettura del giornale che in quel momento arrivano i politici e che i manifestanti lanciano un potente petardo, causa della carica della polizia: inizialmente io avevo pensato ad un lacrimogeno gettato dai celerini. La folla reagisce alla violenza con la provocazione: la massa di studenti tira fuori i proprio quaderni e li prende in mano, a suggellare il valore della cultura libera oppressa dalle armi, cantando a squarciagola:” Noi quaderni, voi manganelli” e “fascisti!”. Un’altra mia conoscenza giunta in quel momento mi informa che le offese non sono troppo fuori luogo: i poliziotti padovani si sono sempre distinti per essere non proprio dei volponi. Mi confida che una volta, in occasione di una retata nella zona della stazione, i poliziotti hanno cercato dappertutto, senza chiudere la via di accesso alle uscite secondarie e alle zone limitrofe: gli spacciatori sono scappati tutti senza lasciare alcuna traccia, mentre i poliziotti si guardavano intorno increduli! Mi auguro che si trattasse di pivelli o delle pecore nere delle forze dell’ordine, e non di un difetto congenito dei padovani: in caso contrario la ridicola “teoria scientifica” di Darwin secondo cui la mescolanza delle razze e delle etnie è positiva andrebbe rafforzata e le idee leghiste perderebbero credibilità! Dio non voglia mai!
Sento i morsi della fame: me ne vado, un po’ deluso. No ho visto Silvio, ma forse è meglio così: chissà cosa sarebbe successo se fossi rimasto ancora!
Non avevo mai partecipato a qualcosa del genere, con tanto di politici: mi sento quasi un privilegiato, anche se coi tempi che corrono immagino che milioni di persone ormai abbiano fatto parte almeno ad un corteo o ad uno sciopero. Ho provato sensazioni strane: mi sentivo pieno di rabbia e di energia, influenzato dagli altri ragazzi, con il testosterone a mille. Sono emozioni che ti segnano a pelle, rimanendoti impresse per molto.
Purtroppo non avevo la mia macchina fotografica: spero che almeno la mia memoria conservi per sempre queste scene
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