Il mercato della politica

Il mercato parlamentare è sempre esistito, inutile negarlo, quindi non dobbiamo stupirci se in questo periodo di crisi – economica politica sociale morale – sentiamo ancora parlare di quest’usanza della politica.

In questi casi si pensa a deputati o senatori noti, i cui ruoli sono determinanti nell’ambito dei voti in Parlamento o nell’ambiente di partito. Ma non è sempre così. Spesso i personaggi sconosciuti ai più diventano i principali attori di queste delicate ma determinanti fasi, perché possono con una loro mossa rendere un grande beneficio ad una coalizione piuttosto che ad un’altra. E in quest’Italia, dove tutto ha un prezzo e, soprattutto, dove non esistono conseguenze per chi le leggi le fa, basta accordarsi e in quattro e quattr’otto si ammaina una bandiera per tirarne su un’altra.

Nel 2007, durante il governo Prodi, i casi di deputati che passavano dal centro-destra al centro-sinistra via gruppo misto era la regola, non l’eccezione. Come nel passato governo passare dal centro al Pdl era considerata prassi logica per far sopravvivere un Berlusconi scosso da una miriade di processi tra i membri del suo partito (in primis quelli del Presidente del Consiglio) e le disavventure interne alla maggioranza. E’ la politica della sopravvivenza, comprensibile, e finché esisterà il voto di scambio questa logica non cambierà.

Ma se è abbastanza normale passare da un gruppo all’altro per far sopravvivere un governo, è assolutamente abnorme pagare per chiedere di far cadere un governo avverso. Repubblica racconta la storia di due deputati del carroccio – Marco Pottino e Albertino Gabana – che si sono fatti pagare per votare la sfiducia al governo Prodi, e quindi farlo cadere.

 

Da Repubblica:

Come funziona il mercato da Transatlantico nel reame di Silvio Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est. Transitati dalla Lega al gruppo misto alla fine del 2006, nel pieno del biennio ballerino del governo Prodi. Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la tenuta dell’esecutivo e in tanti vengono contesi, corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti con ragioni a cinque zeri. Dopo aver rotto con la Lega in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora deputato, classe ’74, e Albertino Gabana, allora senatore, classe ’54 (entrambi di Pordenone) dopo un anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono “convertiti” a fine 2007 al credo berlusconiano. Per essere acquisiti infine al gruppo forzista. Sono le settimane in cui l’esecutivo del Professore già vacilla. E il senatore Gabana in più di un’occasione vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I messi del Cavaliere sanno che il “pacchetto” va acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati, lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei Rapporti con il Parlamento – rivela Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica – è il più convincente.

La contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda all’alleato Bossi il via libera per tentare l’operazione aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal Senatur, a patto che i due “ex” del Carroccio non vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in cui viene prospettato il passaggio e la fittizia candidatura alle successive politiche (poi precipitate da lì a tre mesi). Ma allora che interesse avrebbero avuto i peones ad accettare l’offerta? Transitare per poi perdere il seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere comunque lo status economico da parlamentare, magari con una consulenza ad hoc.

I fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del natio Friuli. Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi mesi dopo l’inizio della legislatura, entrambi stipulino due distinti “contratti di lavoro a progetto” con il gruppo Pdl di Montecitorio, “in persona del suo presidente, Fabrizio Cicchitto”, con tanto di firma in calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal gennaio 2009 e “fino al termine della XVI legislatura”. Compenso (art. 6): “Complessivi 120.516 euro annui al lordo delle ritenute”, da corrispondere “in dodici rate di 10.043 euro”. Né più né meno che l’indennità sommata alla diaria di cui godono gli onorevoli. Mancano all’appello solo i 4 mila del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti meritevoli (“Considerevoli esperienze professionali nell’ambito delle comunicazioni istituzionali” è l’identica motivazione nei due contratti), da impiegare al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.

Ma si dà il caso che a Montecitorio, al gruppo Pdl, di loro non vi sia traccia (se non al libro paga). “Non risultano nei nostri elenchi, è sicuro che lavorino qui?” risponde la segretaria interpellata. “Forse potete provare al partito”. Ma la risposta non cambia quando vengono contattati gli uffici di via dell’Umiltà. Repubblica rintraccia Gabana e Pottino al telefono a Pordenone. I due ex leghisti, oggi pidiellini militanti, forniscono nella sostanza la medesima spiegazione. Confermano di avere quel rapporto di consulenza ma negano la compravendita: “Non siamo stati affatto comprati, provenivamo già dal centrodestra”. E ammettono di andare poco a Roma: “Ma solo perché è meglio lavorare qui in Friuli, ci dedichiamo alla costruzione del partito. Proveniamo dal Carroccio e chi meglio di noi sa come si lavora sul territorio?”.

 

 

Ma torniamo ad oggi… Da inizio legislatura 91 parlamentari (69 deputati e 22 senatori) hanno cambiato gruppo. Chi per aderire ad un altro partito, chi per fondarne uno nuovo, chi per passare allo schieramento opposto. Alcuni, poi, si sono sbagliati e sono tornati sui propri passi.

I deputati che hanno cambiato gruppo:

       
 MANNINO Calogero     UDC > gruppo Misto  
BACCINI Mario    UDC > gruppo Misto > PdL    
PIONATI Francesco    UDC > gruppo Misto    
PISACANE Michele    UDC > gruppo Misto    
ROMANO Francesco Saverio    UDC > gruppo Misto    
RUVOLO Giuseppe    UDC > gruppo Misto    
TABACCI Bruno   UDC > gruppo Misto    
GIULIETTI Giuseppe   IdV > gruppo Misto    
MISITI Aurelio Salvatore   IdV > gruppo Misto    
PISICCHIO Pino   IdV > gruppo Misto    
PORFIDIA Americo   IdV > gruppo Misto    
TOUADI Jean Leonard   IdV > PD    
MERLO Ricardo Antonio   gruppo Misto > UDC    
RIA Lorenzo   PD > gruppo Misto > UDC    
BINETTI Paola   PD > UDC    
CALGARO Marco   PD > gruppo Misto    
CESARIO Bruno   PD > gruppo Misto    
GAGLIONE Antonio   PD > gruppo Misto    
LANZILLOTTA Linda   PD > gruppo Misto    
LUSETTI Renzo   PD > UDC    
MANTINI Pierluigi   PD > UDC    
MOSELLA Donato Renato   PD > gruppo Misto    
VERNETTI Gianni   PD > gruppo Misto    
CARRA Enzo   PD > UDC    
CALEARO CIMAN Massimo   PD > gruppo Misto    
ANGELI Giuseppe   PdL > FLI > PdL    
BELLOTTI Luca   PdL > FLI    
BOCCHINO Italo   PdL > FLI    
BONGIORNO Giulia   PdL > FLI    
BRIGUGLIO Carmelo   PdL > FLI    
BUONFIGLIO Antonio   PdL > FLI    
CATONE Giampiero   PdL > FLI    
CONSOLO Giuseppe   PdL > FLI    
COSENZA Giulia   PdL > FLI    
DELLA VEDOVA Benedetto   PdL > FLI    
DIVELLA Francesco   PdL > FLI    
GUZZANTI Paolo   PdL > gruppo Misto    
LA MALFA Giorgio   PdL > gruppo Misto    
LAMORTE Donato   PdL > FLI    
LO PRESTI Antonino   PdL > FLI    
MELCHIORRE Daniela   PdL > gruppo Misto    
MENIA Roberto   PdL > FLI    
MOFFA Silvano   PdL > FLI    
MONDELLO Gabriella   PdL > UDC    
MORONI Chiara   PdL > FLI    
NAPOLI Angela   PdL > FLI    
PATARINO Carmine Santo   PdL > FLI    
PERINA Flavia   PdL > FLI    
PROIETTI COSIMI Francesco   PdL > FLI    
RAISI Enzo   PdL > FLI    
RONCHI Andrea   PdL > FLI    
ROSSO Roberto   PdL > FLI    
SCALIA Giuseppe   PdL > FLI    
SILIQUINI Maria Grazia   PdL > FLI    
TANONI Italo   PdL > gruppo Misto    
TREMAGLIA Mirko   PdL > FLI    
URSO Adolfo   PdL > FLI    
BARBARESCHI Luca Giorgio   PdL > FLI    
BARBARO Claudio   PdL > FLI    
DI BIAGIO Aldo   PdL > FLI    
GRANATA Benedetto Fabio   PdL > FLI    
PAGLIA Gianfranco   PdL > FLI    
POLIDORI Catia   PdL > FLI    
RUBEN Alessandro   PdL > FLI    
SBAI Souad   PdL > FLI > PdL    
TOTO Daniele   PdL > FLI    
FINI Gianfranco   PdL > FLI    
CONTE Giorgio   PdL > FLI    
SCANDEREBECH Deodato   PdL > UDC    
           

I senatori che hanno cambiato gruppo:

ASTORE Giuseppe   IdV > gruppo Misto  
RUSSO Giacinto   IdV > gruppo Misto  
GUSTAVINO Claudio   PD > gruppo Misto > UDC  
POLI BORTONE Adriana   PdL > gruppo Misto > UDC  
FANTETTI Raffaele   gruppo Misto > PdL  
BIANCHI Dorina   PD > UDC  
BRUNO Franco   PD > gruppo Misto  
RUTELLI Francesco   PD > gruppo Misto  
SBARBATI Luciana   PD > UDC  
SERRA Achille   PD > UDC  
VILLARI Riccardo   PD > Misto  
BALDASSARRI Mario   PdL > FLI  
CONTINI Barbara   PdL > FLI  
DE ANGELIS Candido   PdL > FLI  
DIGILIO Egidio   PdL > FLI  
GERMONTANI Maria Ida   PdL > FLI  
MENARDI Giuseppe   PdL > FLI  
MUSSO Enrico   PdL > gruppo Misto  
PONTONE Francesco   PdL > FLI  
SAIA Maurizio   PdL > FLI  
VALDITARA Giuseppe   PdL > FLI  
VIESPOLI Pasquale   PdL > FLI  

 

Sicuramente tutti questi parlamentari hanno scelto liberamente di seguire la loro coscienza, come noi cittadini esprimiamo liberamente il nostro voto nella cabina elettorale per eleggerli ogni 5 anni – o 2 anni come accade ultimamente nel nostro Belpaese – ma pensando al prossimo 14 dicembre (data in cui si decideranno le sorti del governo Berlusconi) mi chiedo: quanti di questi – o altri parlamentari – cambieranno ancora partito?

Liberamente s’intende…

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4 risposte a “Il mercato della politica

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  2. Il vincolo di mandato non c’è in Italia. Però bisognerebbe che nel caso un parlamentare abbia a cambiare idea (è possibile), si dimetta. Il sistema elettorale, infatti, non contemplando le preferenze alle elezioni politiche (*porcellum*), prevede che siano i partiti stessi a scegliere gli eletti. Io, elettore, non posso quindi scegliere un candidato che so coerente. Voto il partito e il partito deciderà: ma se il partito mette dentro monnezza…sono tutti cavoli nostri.

  3. Sicuramente come dice Claudio ad oggi il cittadino non ha controllo sul singolo deputato, vista la legge elettorale senza preferenze. Quindi la prima cosa da fare sarebbe ristabilire le preferenze in modo tale che gli stessi deputati siano più propensi a non sfruttare il loro “potere di acquisto”, perché qualora lo facciano saranno giudicati dall’elettore.
    Ma un altro grosso scoglio è costituito dall’informazione: credo che in pochi in Italia siano informati sull’operato dei nostri parlamentari. I giornali che svolgono inchieste sono pochi, e nel caso di Repubblica spesso sono di parte: guarda caso gli esempi riportati dall’inchiesta che hai riportato sono deputati di destra.
    Credo che da quando si sia affermata la rete, e realtà come il Fatto quotidiano o lo stesso lavoro imponente di indagine condotto da Marco Travaglio, si sia fatta più luce su queste pagine oscure e nascoste della vita politica italiana (penso ai Furbetti del quartierino, processi ad inquisiti illustri o alle attività delle Mafie). Penso che sia importante lavorare in questa direzione, cioè incentivare la stampa libera, sia su carta sia sulla rete: se si riuscisse a liberare le parole dei giornalisti che oggi sono incatenate dal clima di paura, questo sarebbe uno dei migliori metodi per fare pulizia di ciò che non va nel paese. Inoltre concretamente i giornali locali potrebbero svolgere un ruolo importante nel raccontare le carriere parlamentari dei deputati espressi dai propri territori, in modo da diventare un ponte di collegamento tra il locale e il nazionale e svolgere con più efficacia quell’operazione di trasparenza di cui parlavo prima.

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