Storia di un politico (di Alessandro Venturelli)

 

Mi accorsi tardi nella vita,
di scegliere quel mestiere
che Dio abbandonò anzitempo.

Perchè non esiste uomo al mondo
in grado di sorridere al contadino spolpato
dal progresso agricolo
e all’industriale ambizioso,
mostrando gli stessi denti stretti
sulla stessa faccia sincera.
Come una scimmia che per non cadere
si regge tra due rami.

Eppure è questo che dice la democrazia:
tutti han diritto ad avere un sorriso dello stato.
Il contadino perderà il lavoro,
l’industriale sarà travolto dal mercato.
Non biasimatemi
se deciderò di mangiare dal piatto
in cui il Signore ha lasciato i suoi avanzi.
Non sarò certo io
il terzo infelice della tragedia.
Sono un uomo semplice nelle vesti di un drago
bruciato dal mio stesso fuoco.
Ed ora mi troverete qui,
a leccarmi le ferite
nelle casse dello stato.

Puttaniere,corrotto,parassita,
fannullone,privilegiato: questo
scriveranno sul mio epitaffio.
Questo è ciò con cui il potere droga
i suoi atleti.
Ma ora, sul mio letto di morte
avrete la vostra vendetta,
quando rimpiangerò la pace
di chi è vissuto povero e ingenuo
ma mai colpevole
delle disgrazie di un altro uomo.

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