I due volti del Testamento Biologico – Pareri diversi di due personaggi illustri su un tema che ha diviso l’Italia (di Giulia Santunione e Maria Golinelli)

Articolo tratto da l’Appunto, giornale trimestrale formiginese.

Forse tutti almeno una volta abbiamo provato ad immedesimarci in una vita senza poter più usare il nostro corpo o la nostra testa, una vita senza la forza di muoversi,di parlare e di comunicare. Forse tutti abbiamo immaginato cosa voler fare della nostra vita, qualora essa dovesse essere compromessa fisicamente da un corpo che non ci ascolta più. Da questi pensieri sono sorte domande, dalle domande abbiamo formulato risposte e dalle diverse risposte, si sono scatenate forti diatribe sul “trattamento di fine vita”, che hanno portato alla nascita di diverse correnti di pensiero nel modo di intendere e di affrontare l’attuale situazione. Abbiamo incontrato due cittadini formiginesi, particolarmente attivi nella diffusione di idee,proposte e direttive a riguardo. Si tratta di Maria Elinda Giusti -rappresentante del consiglio direttivo di Libera Uscita,associazione che sostiene la legalizzazione del testamento biologico e la depenalizzazione dell’eutanasia- e il Dottor Luigi Melini -ex primario del reparto di medicina interna a Modena – attualmente a capo dell’Associazione dei Medici Cattolici Italiani.

 

C’è molta confusione sul significato di eutanasia e testamento biologico:molti infatti tendono a identificarli in una cosa sola. Potete spiegarci cosa si intende con questi due termini?

 

Entrambi i nostri interlocutori sono concordi nell’affermare che il testamento di vita è il documento con cui è possibile dichiarare preventivamente quale trattamento sanitario subire o rifiutare, quando le facoltà mentali sono compromesse permanentemente. In questo modo il medico è vincolato alle decisioni del paziente. Questo documento è revocabile periodicamente per mantenerne l’attualità.

L’etimologia di Eutanasia ci conduce a “buona morte”ed è essenzialmente di due tipi: può essere attiva,quando è somministrato al paziente una sostanza atta ad anticiparne la morte, oppure passiva, quando vengono interrotte le cure di sostegno vitali. Entrambe le forme sono per legge vietate in Italia, pena la carcerazione.

 

 

Perché è nato un dibattito così accesi tra opinioni diverse riguardo a tali questioni etiche?

Maria Elinda: “Tutto sorge dalla risposta che diamo ad una precisa domanda: “la vita ci è disponibile?”. Penso che ognuno, a seconda delle proprie idee, convinzioni o credenze religiose, sia libero di rispondere, senza aver la pretesa di imporre la propria volontà su quella degli altri.”

Dr. Melini: “Il problema nasce dal valore conferito al consenso del paziente a ricevere o meno le cure mediche. La legge italiana stabilisce che ognuno è libero di esprimere la propria volontà a riguardo,ma in caso di urgenza e di incoscienza, il medico ha la priorità sul consenso del paziente, per intervenire a favore della salvaguardia della vita non in direzione della sua fine. Agire per la vita non è una possibilità ma un dovere del medico, che, come tale, ha giurato di attenersi al codice deontologico. Ora sembra essere nata una cultura di fine vita, all’interno di una società che sembra pensare solo alla propria morte. La vita umana è un diritto di ognuno; è un dono carico di un valore universale che non può essere messo in discussione. Non decidiamo noi fino a quando possiamo disporre di questo dono.

 

 

È giusto che la questione del testamento biologico entri in parlamento?

Maria Elinda: “La realtà che viviamo ci mette di fronte alla possibilità di sopravvivere in condizioni in cui la vita risulta essere una serie di funzioni fisiologiche svolte artificialmente da qualcos’altro al di fuori del nostro corpo. E data la realtà dei fatti, ritengo che il paziente abbia il diritto di scegliere per la propria vita. E questo può essere espresso tramite il testamento biologico. Un documento cioè con cui si può nominare una persona a cui affidare il testamento di vita,con cui si fa prevalere il volere del paziente sui medici e con cui si può rifiutare alimentazione e idratazione artificiali. La regolamentazione sul testamento biologico permetterebbe di prendere le giuste decisioni davanti a tanti casi di incoscienza irreversibile. Giuste perché scelte dal paziente stesso.

Dr. Melini: “Non ci sarebbe bisogno di una legge sul testamento biologico, perché già la nostra Costituzione e il codice deontologico dei medici sono ampiamente sufficienti per capire come ci si deve comportare in caso di prognosi sicuramente infausta. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Ma se una persona si ritrova in stato di incoscienza, nessuno può sapere la sua volontà, perché quella espressa in un eventuale testamento di vita non sarebbe attuale! Quindi il medico deve proseguire le cure per il sostegno della vita, ovviamente evitando forme di accanimento terapeutico. Non possono essere i giudici a decidere cosa fare di vite umane, come è accaduto in alcuni casi.. si parla di questioni troppo delicate per essere lasciate al parere dei giudici. Quindi regolamentare il testamento biologico può essere utile , ma senza che esso contempli la possibilità di rifiutare alimentazione e idratazione. Perché non si può uccidere una persona lasciandola morire di fame. È un reato, per lo stato ma soprattutto per la coscienza!

La chiesa come si sta comportando?

Maria Elinda: “Bisognerebbe ricordare al Papa che i 10 comandamenti non sono le leggi di una stato come l’Italia, definitasi laica. Il comportamento della chiesa Cattolica è piuttosto ingerente perché sembra pretendere che l’umanità accolga le sue proposte.”

Dr. Melini: “La Chiesa Cattolica ha il diritto e il dovere di guidare i suoi fedeli e di offrire il suo punto di vista in questioni morali di tale calibro. Essa,in quanto portavoce del messaggio di Dio,deve fare luce laddove gli uomini spesso fanno confusione.”

Entrambi gli intervistati hanno infine illustrato la situazione nella nostra città. Rispetto alle altre province italiane, Modena ha assunto particolari disposizioni, dimostrandosi negli ultimi anni molto attiva. Infatti la sezione modenese dell’associazione nazionale Libera Uscita ha ottenuto il riconoscimento legale della figura dell’amministratore di sostegno. È possibile cioè scegliere una persona che, a seguito di un atto notarile, diventi garante delle volontà riguardanti le disposizioni di fine vita.

FORMIGINE REGISTRA UN BISOGNO CONIUGANDOLO IN DIRITTO.

In attesa di una legge nazionale che si pronunci con una regolamentazione concreta, è in atto in molti comuni italiani la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario dei cittadini residenti nel territorio (in Emilia Romagna e Toscana si concentra il 50% dei comuni che hanno approvato la registrazione di tali documenti direttivi) .

Il testamento biologico si fonda sull’assunto che sia direttamente il cittadino a disporre della propria vita e della libertà che gli appartiene. Trattandosi propriamente di un testamento scritto, quindi di esplicite dichiarazioni di volontà, il testamento biologico garantisce il rispetto dell’autonomia individuale e la tutela di quel diritto di ognuno alla libertà di cura, a poter scegliere quindi da sé e per sé i propri trattamenti sanitari, lontano da qualsiasi imposizione o dovere alle terapie. (“[…] Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona“, art. 32, Cost.)

Il testamento biologico fornisce disposizioni personali generali per quanto riguarda la somministrazione dei farmaci, il sostentamento vitale, la rianimazione, la donazione degli organi, l’assistenza religiosa e la destinazione del proprio corpo all’utilizzo per scopi scientifici e didattici.

A questo fine è prevista la nomina di un fiduciario che si impegna a garantire il rispetto delle volontà. La deposizione e la registrazione del testamento biologico presso il Comune ne assicura l’autenticità, la sicurezza e la conservazione.

Nonostante la legge ordinaria italiana non abbia ancora sancito la validità di questo documento, il Comune di Formigine offre, a chi lo desidera, la possibilità di depositare il testamento biologico, indicando le terapie a cui si vuole essere sottoposti e quali rifiutare, nel caso in cui il cittadino dovesse trovarsi in condizioni tali da non poter esprimere il proprio consenso o dissenso in merito.

Con la deliberazione consiliare n. 36 del 27 maggio 2010, Formigine ha istituito e organizzato un servizio per la regolarizzazione e registrazione di dette dichiarazioni. Attivo dal 12 Luglio 2010, il testamento biologico può essere depositato presso lo Sportello del cittadino tramite appuntamento (numero 059/416333 oppure 059/416238), consegnando un numero di copie precompilate della dichiarazione in busta chiusa, da firmare al momento della registrazione, e una marca da bollo da € 14,62, costo totale e unico del servizio). L’operazione deve avvenire in presenza del funzionario comunale e del fiduciario scelto dal cittadino.

Sebbene il popolo formiginese possa forse apparire dubbioso e restio nei riguardi delle nuove burocrazie, in realtà il testamento biologico restituisce il potere discrezionale alla persona nella somministrazione delle cure, nel rispetto dell’autodeterminazione individuale e del valore della vita e dignità della persona umana, tutelando una maggiore garanzia della considerazione delle proprie scelte e aiutando il medico stesso a rispettare la reale volontà del paziente.

Formigine sembra averlo capito.

(Fac-simile di testamento biologico disponibile su: http://www.liberauscita.it/online/?page_id=129)

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4 risposte a “I due volti del Testamento Biologico – Pareri diversi di due personaggi illustri su un tema che ha diviso l’Italia (di Giulia Santunione e Maria Golinelli)

  1. E’ chiaro che su un tema come questo non esiste una posizione giusta e sbagliata, come non esisteva al momento del referendum sul divorzio o sull’aborto.
    Quello che è però sbagliato è l’imposizione dello Stato o di qualsiasi credo religioso a fare ciò che non la propria coscienza dice, ma ciò che alcuni (una minoranza) sostengono sia giusto. Non si parla di nuocere a qualcuno, non si parla di RIFIUTO alla VITA, ma di NON RIFIUTO della MORTE, il ché è molto diverso, perché implica l’accettazione del decorso naturale dell’esistenza.
    Quando si attacca un individuo ad una macchina che ne sostituisce COMPLETAMENTE ogni funzione vitale, si ha la pretesa di sostituirsi alla natura, o per i credenti, a Dio (forse Dio non è troppo d’accordo quando l’uomo si opponesse alla sua volontà). Un conto è una malattia che si può curare o la volontà di riabilitare il più possibile chi ha subito un incidente quasi mortale; diverso è, dopo il fallimento di ogni tentativo terapeutico, affidarsi alla sola speranza.
    Nella medicina deve esistere, credo, un equilibrio tra scienza ed etica, dei cui fondamenti ritengo debbano discutere medici e politici.
    Tuttavia per quel che mi riguarda, in coscienza non vorrei essere tenuto in vita da una macchina. Se fossi nato 100 o 1000 anni fa avrei sentito la stessa brezza fra i capelli, avrei ballato a suon di musica, avrei amato con la testa, il cuore e le mani: se la morte poi sarebbe arrivata, qualcuno avrebbe pianto, ma nessuno avrebbe mai rifiutato che la natura facesse il suo corso. Non vorrei essere attaccato a nessuna macchina perché vorrei che chi mi vuole bene avesse vivo un ricordo di me come Uomo, non come salma respirante. Questa, per me stesso (ma non deve essere per gli altri) è la mia volontà.

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