Ultimatum alla Gelmini: il DDL non s’ha da fare! (di Davide Delle Chiaie)

Il giorno Mercoledì 17 Novembre 2010, giornata internazionale di mobilitazione studentesca, gli studenti italiani di molte città hanno lanciato al Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini  un ultimatum: il DDL non s’ha da fare. Tutti coloro coinvolti in questo disegno di legge sono scesi in piazza per concedere ai politici l’ultima possibilità di ritirarlo, il giorno prima che venisse discusso alle Camere. Anche a Padova studenti medi ed universitari, precari e ricercatori hanno fatto sentire la propria voce, radunandosi in oltre un migliaio davanti alla prefettura e dando vita ad un corteo colorato e rumoroso, fatto di striscioni, slogan e musica sparata a tutto volume. Un cartellone molto caratteristico recitava: “Da Pomigliano a Londra, tutti in piazza per un’istruzione libera e democratica”. Altra peculiarità era costituita dalla folta rappresentanza di ingegneria, che ha scritto “Se siamo qui anche noi l’avete fatta davvero grossa”.

Mi reco nel luogo di ritrovo, piazza Antenore, alle 9 di mattina, l’ora prefissata. Trovo molti manifestanti, alcuni dei quali con bottiglie di birra in mano (a quest’ora!), un camioncino dotato di impianto audio su sui sono attaccati striscioni in dialetto e decine di poliziotti e carabinieri. Parte la musica: dopo qualche minuto di “Colpo di pistola” dei Subsonica e di “Quelli che benpensano” di Frankie Hi-Nrg il dj mette su una serie di pezzi reggae ed hip-hop mai sentiti prima. Nel frattempo gli studenti provenienti dagli istituti più lontani arrivano. Alle 9.30 circa si parte in corteo.

Un ragazzo al microfono incita i manifestanti parlando di opposizione da parte del popolo minuto alla casta dei padroni che vogliono creare uno Stato basato sul sistema dei privilegi feudali: senza dubbio una retorica comunista e populista, che però rende bene l’idea del senso dell’iniziativa. Passiamo per il centro, quindi  confluiamo in alcune delle arterie principali del capoluogo di provincia veneto. Strada facendo, trovo due delle mie compagne di corso e mi unisco a loro. Siamo davvero in tanti: il fitto schieramento oplitico di studenti si estende per circa duecento metri. A chiudere la fitta compagine, solo i camioncini della polizia. La musica è intervallata da uno speaker che lancia ritornelli più o meno ripetuti dalla folla come “Noi il bunga-bunga non lo vogliamo” o “Chi non salta è Berlusconi”. La sua voce diminuisce canzone dopo canzone: dopo un’ora sembra che a parlare sia un catarroso con problemi d’asma!

Raggiungiamo Piazza Insurrezione e poi ci dirigiamo verso piazza Garibaldi. Alle 11 devo andarmene a malincuore: mi aspetta una lezione che non posso perdere. Leggo dai giornali che i miei compagni di sventura “hanno chiesto e ottenuto il permesso di continuare la protesta fino all’ingresso del centro culturale San Gaetano dove è in corso un convegno con la neo-segrataria della Cgil Camusso. Alla Camusso i ragazzi hanno consegnato un documento in cui si chiede al sindacato di proclamare lo sciopero generale, indipendentemente dalla situazione politica del paese” (da “Il Mattino di Padova” online).

Insomma, anche questa volta i giovani hanno dimostrato di allontanarsi dallo stereotipo del bamboccione tristemente impersonato dal “Trota”: i Padovani si sono comportati con maturità e senso civico, dando vita ad una manifestazione pacifica e gradevole. Questa ulteriore opposizione all’involuzione dell’istruzione italiana darà un qualche frutto?

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