Natale nel distretto ceramico

Mio nonno esordirebbe affermando che si stava meglio quando si stava peggio, e ammettiamolo… ora come ora non avrebbe tutti i torti. Quando parliamo di crisi economica, noi che da sempre abitiamo nel distretto ceramico Sassuolo-Fiorano siamo portati a considerarla nella categoria degli eventi improvvisi e sfortunati. Non pensiamo di certo all’evoluzione anomala che il concetto di marketing ha subito dagli anni ’80 al biennio 2009-2010. Camminiamo, vi va? Posso farvi vedere ciò che era e ciò che è ora, sarò il fantasma dei natali passati, presenti e futuri. Eccolo, quello è il Santuario di Fiorano, è imponente nella sua figura, magico quando nevica, sorridente quando d’estate le sere costringono a ricercare un minimo di ossigeno fuori da casa.

il santuario di fiorano e la pianura (foto da http://www.flickr.com/photos/maurbet24/

Un tempo qui eravamo in tanti a cercare un panorama o un incontro. Un tempo qui eravamo in tanti a osservare e sorridere perché chi è nato a Fiorano fa fatica ad aprire la finestra in un qualsiasi altro paese del mondo senza vedere questo spettacolo. Possiamo proseguire e fermarci nella nuova piazza, restaurata 4 anni fa, un’enorme distesa di cemento armato con panchine qua e la che affossa e demolisce l’immagine di allora. Non è rimasto molto qui, non è rimasto quasi nessuno. I pochi che sopravvivono sono coloro che detengono la memoria storica del posto e, increduli, si domandano ogni mattina come si sia arrivati a questo punto.

Una passeggiata per il centro di Sassuolo non sarebbe diversa, specie dopo la demolizione della Casba di Mezzavia che ha portato criminalità organizzata e principiante non fuori dalle mura, come si sperava, ma in quello che un tempo era il centro storico.

Dove sono finiti tutti?

Un tempo, parlando di Fiorano e Sassuolo, si parlava di luoghi distanti da quel Distretto Ceramico che, come un tritacarne, ha inglobato in sé la centralità della zona. E’ accaduto qualcosa di fetido e nauseabondo qui, e non è accaduto all’improvviso come sperano di farci credere ogni giorno. La situazione del Distretto Ceramico era prevedibile fin dagli anni ’80 quando gli imprenditori più intelligenti scelsero di vendere le proprie aziende e trasferirsi all’estero. La motivazione era ed è sotto gli occhi di tutti: il benessere creato nella nostra zona ha prodotto un uso spregiudicato del denaro e al tempo stesso uno scarso investimento per lo sviluppo di mezzi e modi di produzione.  I segnali di un possibile collasso sono stati denunciati all’inizio degli anni ’90 quando alcuni grandi imprenditori di Sassuolo, che poco hanno a che fare con le piastrelle, decisero di rivedere le intere strategie produttive per puntare a nuove tecnologie, risparmio energetico e aumento dei posti di lavoro. Ma il settore ceramico non poteva permettersi di abbassare gli standard a cui si era abituato, e cosi ha proseguito, sopravvivendo, negli stessi identici processi produttivi e in un ricambio ridicolo del personale agevolato dai contratti a progetto e dai contratti per apprendistato. Cosi quando è arrivata la crisi economica non potevano esserci mezzi per uscirne illesi, da una parte perché l’impegno e l’inventiva avrebbero richiesto uno sforzo a cui molti nuovi imprenditori non erano abituati (lavorare per ottenere soldi.. che assurdità..), dall’altro perché le stesse infrastrutture utilizzate per vent’anni hanno trasformato il distretto ceramico in un paradiso orgiastico per la criminalità organizzata che ha sfruttato questa cecità di fronte al dio denaro per introdursi e rendersi indispensabile. Vi immaginate i costi di uno smaltimento rifiuti regolare?  Non ci si può mica permettere un elicottero che ogni mattina percorra un tragitto di 2 km scarsi per arrivare in ufficio se non si scende a compromessi con la legalità. A poco a poco i capi del distretto ceramico hanno preso posizione anche nella gestione del comune stesso, trasformando le giunte comunali in consigli amministrativi che tutto discutono tranne il benessere dei propri cittadini. Abbiamo finito gli incentivi statali per far fronte alla crisi fallimentare delle ceramiche più importanti della zona, se non sono rimasti fondi per case popolari, agevolazioni sulle bollette e buoni pasto, pazienza.

Chi resta qui?

Alcuni dati credo siano fondamentali per riassumere lo scenario attuale: nel 2009 il calo di produzione è stato del 30%,  vendite diminuite di quasi il 20 % e oltre 9.500 addetti interessati dagli ammortizzatori sociali. Situazione analoga, con un calo del fatturato di circa il 30 per cento, si è riscontrata anche nel settore delle macchine per ceramica. Il 2010 non ha riservato forti emozioni considerando che la contrazione di produzione e vendita ha generato una marcata flessione dell’occupazione. Al 7 gennaio 2010 erano 9.538 (circa la metà del totale) gli occupati nelle imprese con sede legale nei due comuni interessati dagli ammortizzatori sociali: 4.187 in cassa integrazione ordinaria, 2.619 in cassa integrazione straordinaria, 2.612 con contratti di solidarietà e 120 in mobilità collettiva. Confrontando i dati qui riportati con quelli del biennio 2005-2007, riscontriamo inoltre una lenta (lentissima) caduta del piano economico del settore ceramico (2005 calo produzione del 15%, 2007 calo produzione del 22,8%) che si combina ad una considerevole e senza precedenti crisi occupazionale che sposta la situazione precaria dalla categoria degli eventi improvvisi e sfortunati a quella degli eventi prevedibili ed evitabili. Si è continuato a promuovere la nostra zona come la città d’oro di Eldorado. La corrente migratoria sviluppatasi dagli anni ’80 e tuttora in vigore è stata talmente imponente da non lasciarci ossigeno. Non c’è lavoro qui, è bene che tutti lo sappiano. Le persone che ora sono in cassa integrazione non riavranno il loro posto di lavoro e spingerli, come le politiche dei due comuni stanno attualmente facendo, all’attività in proprio genererà una serie di fallimenti e chiusure drastiche che porteranno ad una nuova classe sociale, completamente lontana dagli standard dei paesi occidentali. L’edilizia, in parallelo, ha fatto la propria fortuna costruendo in serie delle strutture esteticamente discutibili, vicine alle ceramiche, che sono andate a ruba creando un nuovo polo abitativo della nostra zona: il distretto ceramico ora ha l’arma demografica più potente per arrogarsi il diritto di trattare sugli incentivi comunali e per sentirsi potente anche nella crisi. Non avevamo mai sentito parlare di Mafia, ‘N drangheta e Camorra qui, siamo persone semplici che hanno sempre vissuto tra il primo collinare e i campi coltivati. Ora non ci sono campi qui, non ci sono contadini, non ci sono aziende agricole. Col tempo la criminalità organizzata ha preso più o meno legalmente ogni possibile spiazzo su cui costruire creando un monopolio dell’edilizia e della forza lavoro. Ma cosa succede quando il distretto ceramico è abitato da cassa integrati, mobilitari e persone disoccupate? Nessuno vive d’aria, le mafie entra come un mostro dagli occhi verdi che agguanta e inghiotte tutto ciò che incontra. Con la criminalità organizzata sei dentro o sei fuori, e se una volta dentro vuoi uscire, il meglio che può capitarti è vedere bruciare il tuo appartamento, il peggio… beh.. il peggio lo scopriremo tra anni quando ritroveremo cadaveri sepolti vivi con i piedi cementati a 3 metri sotto terra. Sentite che odore fetido proviene da questo macellificio di coscienze?

Ma noi restiamo qui.

Noi, che siamo la nuova generazione lavorativa, restiamo qui. Non siamo cosi ingenui da credere che il niente possa generare niente, noi pensiamo che per cambiare le cose ci si debba sporcare le mani di terra e portare nuove strutture nella mentalità comune. Ci scontriamo contro realtà lavorative che alla firma dei contratti a tempo indeterminato vedono presentarsi davanti un foglio di dimissioni in bianco “…perché non si sa mai..”. La diffidenza, l’assenza di meritocrazia, la consapevolezza che qui i soldi si fanno se il tuo cognome è importante e poco importa se sei una risorsa lavorativa insostituibile. Noi, però, non demordiamo. Abbiamo visto persone trovarsi sul marciapiede di casa in due ore, appartamenti senza luce e vicini che chiedono di poter utilizzare un po’ di acqua corrente perché non se la possono permettere.

Ma si coglie tutto questo da fuori? Si percepisce?

Noi restiamo qui, con i piedi ben fissati a terra, consci che il “qui e ora” non hanno portato niente alla nostra economia se non frammentazione e fragilità. E se ci vedete partire, partiamo per quel breve periodo che serve ad immagazzinare nuove informazioni, per confrontarci, per capire, conoscere, cambiare e osservare questo nostro distretto dall’esterno perché la Fisica ci insegna che è il sistema di riferimento a fare la differenza nella percezione. Allora, Buona Natale Distretto Ceramico, goditi i tuoi ultimi istanti di vita ansimata come un malato terminale, noi ci siamo e siamo la cura.

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3 risposte a “Natale nel distretto ceramico

  1. Il tuo spaccato di provincia è davvero interessante, anche se penso (e spero!) che non sia proprio così. Per quanto sia assolutamente vero il quadro di numeri e cifre avanzato agli occhi di chi legge, penso che non sia tutto qua. La gente che oggi anima il Distretto ha deciso, in tempi passati, di investire sulla sabbia per ovvi motivi legati a convenienza e rapidi guadagni. Ma i tempi cambiano, la concorrenza cinese, indiana, brasiliana è spietata e francamente invincibile per chi paga gli operai dieci volte di più. Ma se c’è una cosa nella quale dobbiamo credere è il potere e la creatività della nostra gente, la capacità di voltare pagina e scorgere alternative là dove altri vedono soltanto problematiche. E così incomincia, con lentezza e cura certosina, la ricostruzione di un centro industriale. Come tu ben dici, il futuro è nelle mani dei giovani. Mi trovo anche io in questo vortice di precarietà: ma da esso va colta anche la possibilità di dinamicità che ne consegue. La capacità di cambiare di saper imparare un mesttere, farlo proprio, confrontarsi senza presunzione con colleghi e maestri: questo sarà il punto forte di giovani. O almeno lo spero!

  2. Potremmo snodare la questione in un elenco di mancanze incisive dell’ultimo decennio:
    1)Formazione professionale legata a parametri sorpassati e spesso subordinata ad un ricambio biennale del personale, garantito dai contratti a progetto e dai contratti di apprendistato.
    2)Forti carenze delle infrastrutture e dei trasporti.
    3)Utilizzo energetico arcaico e senza futuro
    4)Assenza di progetti di sviluppo organici atti a creare una differenziazione del prodotto ceramico e, di conseguenza, una spinta alla scelta e all’acquisto
    5)Tendenza a sviluppare strategie imprenditoriali limitate al breve periodo (day-by-day).

    Il mercato cinese e il mercato indiano sono ostici antagonisti, ma i giovani poggiano gli occhi sul mondo a differenza delle vecchie generazioni che guardano solo verso l’interno. Sappiamo giocare on line con persone del New Jersey e contemporaneamente utilizzare social network come chatroom.com o twitter che permettono una mentalità mondiale, non provinciale.
    E’ questa spinta che manca, la visione del tutto e non è poco da recuperare.

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