Una finestra dall’altra parte dell’oceano (di Marco Vassura)

Carissimi,

mi chiamo Marco, ho 60 anni, e con i miei pensieri, le mie idee e le mie stampelle sto facendo un recorrido sulle tracce di Ernesto Che Guevara. Ora vi sto scrivendo da Cordoba, in Argentina, dopo essere stato a Buenos Aires, Rosario e Santa Fè; proseguirò poi per Valle Grande e Highera, in Bolivia, poi il Machu Picchu e, se lo trovo, per il lebbrosario di San Paolo in Perù.

Perché questo viaggio? Semplicemente perché volevo farlo da tempo ed ora la pensione me ne ha data l’opportunità. Non solo per questo però: sto attraversando un periodo particolare della mia vita ed ho la presunzione di credere che questo stacco totale da figlio e nipoti, da odori musiche e colori conosciuti, mi aiuti a ritrovare la serenità che vado cercando da tempo.

Come ho trovato la patria del Che? Beh, sicuramente non come avrei voluto. La mia sensazione è che qui il consumismo abbia vinto alla grande, però sono rimasti dei gruppi battaglieri. Buenos Aires, per esempio, ha tutti i muri, i marciapiedi, le saracinesche e le panchine, pieni di scritte che inneggiano all’amore libero, all’aborto, all’orgoglio gay, alla Toma, prendiamo tutto subito senza parlare con questo o quel  politico. Sono stato a Buenos Aires 10 giorni ed ho visto 12 o 13 cortei che marciavano verso la Casa Rosada: dai licenziati di blockbuster, ai senza tetto, anche militari non riconosciuti che parteciparono alla guerra delle Malvines e che stazionano ormai da mille giorni in tende costruite con i sacchi della spazzatura.

Però una protesta era comune, nel senso che c’era a Rosario ed oggi l’ho vista qui a Cordoba; ne parlano il taxista e la gente al bar. La soia. Mi spiego. I cinesi stanno comprando tutto, dai politici ai terreni grandi come l’Italia. La scusa che portano è che devono seminare soia per fare biodisel con la tecnologia Brasiliana. Ma è tutto falso. Seminano soia perché i cinesi hanno cominciato a mangiare e mangiare carne di maiale, che la soia ingrassa per bene. Sono certo di quello che vi scrivo perché ho partecipato per diversi giorni ad assemblee del popolo Quom (anche loro occupano uno spazio in avenida 9 de Julio) Sono, come li chiamano qui, i nativi.  La loro provincia, Formosa, è a nord-ovest dell’Argentina ed è stata la prima ad essere venduta. Ovviamente i nativi non ci stanno, allora qualcuno viene fatto sparire, vengono incendiate le loro case o, peggio, ne ammazzano qualcuno per calmare gli animi di tutti. Lasciatemelo dire: quei dieci giorni di mia partecipazione mi hanno fatto ritornare indietro ai bei tempi di quando eravamo incazzati come le bisce, come voi adesso con i problemi della scuola e non solo; ho anche rivisto delle facce di sinistra che non vedevo da tempo.  La cosa vi sembrerà strana, ma ai miei tempi bastava un eskimo per sentirci tutti accumunati e dalla stessa parte, beh questi avevano l’eskimo. Forse ci consolava far l’amore…ma precari lo eravamo già…un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città. L’amore fatto alla “boia di un Giuda” in quella stanza di altri.

Scusate ma la parola eskimo per me è anche legata a Guccini.

Sono stato con il rappresentante dei rivoltosi a parlare e bere mate  (per chi non lo sapesse il mate è un infuso che si beve da un contenitore, matero, e lo si beve tutti insieme da una cannuccia, chiamata bombilla) e lui sapeva di voi! Nel senso che sapeva che i giovani in Italia lottavano contro Belucon e la cosa gli ha fatto piacere: che ci siano dei giovani che non si lasciano mettere sotto; e saputo del mio recorrido mi ha detto una frase del Che per voi.

PUEDEN CORTAR TODOS LOS FLORES PERO’ NO PUEDEN CORTAR LA PRIMAVERA

Penso non ci sia bisogno di traduzioni, altrimenti rivolgetevi a Cheyenne.

Un abrazo y mucha luz

Dimenticavo: se volete seguire la mia vuelta clikkate qui.

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2 risposte a “Una finestra dall’altra parte dell’oceano (di Marco Vassura)

  1. Deve essere una cosa bellissima fare un viaggio del genere con la forza della sua saggezza, vedere il mondo al di là del mare con gli occhi della dolcezza, che sfiora il pianto, ma che poi si riempie di un sorriso…
    Cosa posso dirle se non Grazie e Buon Viaggio
    P.S.
    Le immagini sono bellissime. Buona fortuna per tutto.

  2. Bellissimo articolo, sotto ogni profilo. Una delle cose che mi hanno colpito di più è stata la questione della soia: vedere come cambia il mondo, come cambiano i rapporti di forza e come cambiano i padroni. E poi respirare un po’ di aria di ribellione, che qui, per quanto sia vero tutto il discorso delle proteste degli studenti, si respira ancora troppo poco (e gli studenti non spariscono nel nulla).
    Mi auguro che un giorno tutte le persone che fanno cortei e attività politica per denunciare lo sfruttamento dei più forti sulle popolazioni, dall’Argentina all’Italia, si uniscano in un’unica lotta globale di liberazione. Mi auguro di potermi trovare un giorno a fianco del capo dei ribelli con cui lei è stato, a bere del mate e a sorridere di fronte alla bellezza delle cose semplici.

    Un saluto e un sincero ringraziamento per aver scelto di condividere il suo viaggio.

    P.s. Guccini, rimane a distanza di anni grandissimo.

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