C’è un Veneto migliore: Nichi Vendola a Padova (di Davide Delle Chiaie)

Natale, con il suo finto spirito di gioia e letizia e con la sua reale anima materialistica e consumistica, ormai è alle porte. Ultimamente si sono succeduti eventi straordinari, quali scandali, catastrofi naturali, fiducia al Governo, eppure siamo ancora qui, a rimpinzarci di Panettone o Pandoro e ad esibire un artefatto moralismo. Tutto sembra scorrere secondo il solito schema: stessi rituali, stesse abitudini, dal pranzo coi parenti al concerto di Natale a Montecitorio, ma sappiamo bene che in realtà versiamo in una situazione di incertezza e di ingovernabilità. Studenti e precari hanno manifestato spesso e continuano a farlo imperterriti: qualche settimana fa solo Padova contava quattro facoltà universitarie e numerose scuole superiori occupate. Ma sembra che funambolismo da parte dei ricercatori saliti sui tetti e assemblee e cortei di tutti non servano a nulla con i nostri politici, che si rifiutano di prestare attenzione ai bisogni delle persone, molte delle quali virtuali elettori: è risaputo che non c’è peggior sordo di chi non vuole ascoltare. E allora ci si chiede: come uscire da questa situazione? Se l’Italia fosse ricca di petrolio e l’America fosse ancora governata da Bush, mi aspetterei una bella operazione di peace imposing nel nostro Bel Paese: tuttavia ciò è impossibile, e quindi l’unica speranza da coltivare consiste nelle elezioni politiche più prossime. Si vocifera che già in primavera si potrebbe andare al voto, si vocifera che ci saranno i famosi tre poli, ma nessuno sa con certezza se in marzo, aprile o maggio, né se Fini si alleerà con qualcuno o se correrà da solo. Decido di informarmi il più possibile, in modo da offrire al mio paese, attraverso il voto, una concreta possibilità di miglioramento. Leggo i giornali, seguo i discorsi dei parlamentari e un giorno, navigando sul sito de “Il Mattino di Padova”, scopro che Nichi Vendola, leader di “Sinistra, Ecologia e Libertà”, è atteso a Padova Sabato 18 Dicembre. Si tratta di un’ottima occasione per conoscere questo volto nuovo della politica, che in Puglia ha ottenuto un grande successo, ma che a livello nazionale è poco considerato. Le mie vacanze natalizie inizierebbero già dalle 18.30 di Venerdì, ma ritengo che un giorno in più di permanenza nella mia città di studi, per di più per un fine così alto e nobile, non possa certo nuocermi.
Sabato parto da casa con notevole anticipo, conscio che il luogo dove si tiene l’incontro è un po’ nascosto e che le strade piene di neve e di ghiaccio mi possono rallentare notevolmente. All’ingresso del complesso industriale sede del dibattito, un ragazzo con la bandiera del SEL indica alle automobili come parcheggiarsi. Io, sul mio bolide d’acciaio, seguo la scia. Entro e prendo subito posto a sedere, poi mi guardo intorno. Oltre ad un baretto allestito dai volontari, noto alcuni banchetti che pubblicizzano l’acqua pubblica, Amnesty International, la pace nel mondo e alcune frasi di personaggi quali Peppino Impastato e Pier Giorgio Pisolini. Dopo aver esplorato l’ambiente, raggiungo il mio posto e scopro che con me ci sono due mie amiche di Scienze Naturali. Noi tre giovani virgulti abbassiamo notevolmente l’età media: ad eccezione di qualche altro studente,
la maggior parte della platea è composta da signore e signori dai 55 anni in su. Da un maxi schermo partono le immagini di un documentario girato dalla Fabbrica di Nichi di Padova, in cui un operatore intervista i passanti al riguardo della politica da loro vissuta. Sono colpito da un giovane
africano, che per parlare dei problemi dell’integrazione si serve del termine “refrattario”, usando così un italiano nettamente più forbito di quello di molti parlanti nativi.
Verso le 11.20 inizia il dibattito: prendono la parola diverse persone sedute sul palco. Il presentatore pronuncia una parola-chiave e uno degli ospiti prende la parola al riguardo. Il primo termine è il verbo latino “studere”, che significa impegnarsi in qualcosa, dedicarsi a, desiderare, oltre che studiare: interviene un rappresentante universitario che si augura che la politica attuale tenga conto delle esigenze delle persone, senza disumanizzarle. Nel frattempo, verso le 11.35, accompagnato da uno scrosciare di applausi, entra Nichi Vendola. Alla parola “opera”, è il turno di un rappresentante degli operai FIOM, che testimonia che la sua azienda ha licenziato quasi la metà dei dipendenti nel corso degli ultimi anni. Il presentatore parla quindi del termine “gas”, inteso non solo come elemento chimico, ma anche come acronimo per “Gruppi di acquisto solidale”: un collaboratore di un imprenditore insiste sul rispetto delle norme etiche e sociali e sull’uso di materiali biodegradabili, nel rispetto dell’ambiente. Le parole “storia” e “archeologia” introducono una ricercatrice di 37 anni,
da 6 precaria, che punta il dito contro l’assenza dei diritti di rappresentanza negli organi collegiali e di avanzamento di carriera. L’ultimo a parlare è un assessore di Padova, che si rivolge a Vendola, dicendogli: “Ti prego, Nichi, non mollare mai nelle primarie: si tratta dell’unica possibilità che abbiamo per uscire dal pantano in cui siamo immersi, il Berlusconismo”.
A questo punto il politico con l’orecchino, chiamato in causa direttamente, prende la parola, tenendo un discorso di quasi un’ora, contraddistinto da ironia pungente e da metafore eloquenti. Vendola inizia il suo discorso prendendo spunto dalle attuali condizioni metereologiche: “Pioggia e neve sono epifania, cioè rivelazione, che il corpo del nostro territorio è stato cannibalizzato, stuprato e cementificato a tal punto che ora sprofonda: purtroppo per le nuove generazioni è assente qualsiasi prospettiva di cambio di stagione”. Poco dopo lancia la sua frecciatina contro la Gelmini, dicendo: “La sua idea del tinello domestico e la retorica disciplinare e familistica causano una dequalificazione degli apparati formativi e un apprendimento della precarietà”. Attacca poi la Lega Nord, regnante in Veneto con Luca Zaia, invitandola a ricordare quando gli immigrati in altri paesi eravamo noi Italiani. Quindi critica Berluisconi, responsabile di “una morfinizzazione e di un rincoglionimento di massa”; inoltre ricorda uno dei suoi slogan: “Berlusconi ha promesso una società fondata sulle tre i, inglese, impresa ed internet, mentre ha realizzato quella delle tre p, precarietà, povertà e paura, a cui si potrebbe aggiungere una quarta, ma in Italia si preferisce dire escort”. Sottolinea che la vita di un operaio è meno tutelata giuridicamente di quella di un feto e sostiene che l’Articolo 1 della Costituzione dovrebbe essere: ” L’Italia è una repubblica televisiva fondata sulla retorica dell’impresa”. Infine termina la sua arringa affermando che il primo obiettivo del suo progetto politico consiste nel riportare l’Italia alla democrazia, liberandola dalla piaga sociale del Berlusconismo. L’incontro termina alle 13.10 con una vera e proprio standing-ovation accompagnata musicalmente da “Bella Ciao”: la canzone non è casuale, in quanto stabilisce un contatto tra i liberatori dell’Italia della Seconda Guerra Mondiale e quelli attuali.
Me ne vado pienamente soddisfatto di aver passato una mattinata alternativa e di aver capito qualcosa in più sulla politica. L’incontro è stato interessante, comprensibile e tranquillo: al contrario di altre forze politiche di sinistra, che si nascondono, il SEL fa sentire la sua voce.

Avrà seguito?

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2 risposte a “C’è un Veneto migliore: Nichi Vendola a Padova (di Davide Delle Chiaie)

  1. Pingback: C’è un Veneto migliore: Nichi Vendola a Padova (di Davide Delle Chiaie) | Politica Italiana·

  2. Hai veramente un bello stile nel raccontare questi incontri Davide (se posso permettermi), complimenti davvero, fa venire voglia di essere lì con te ad assistervi, fa dire: “Mannaggia che non c’ero”
    e Mannaggia davvero!
    Continua così

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