Cara sorellina, ti spiego cosa succede nel mondo

Io possiedo la fortuna cosmica di vivere con un esemplare di razza umana femmina 14enne e so di suscitare invidie. Del resto, non è cosi facile al giorno d’oggi poterle avvicinare tanto da osservarle silenziosamente senza venire aggrediti o cacciati in malo modo da un linguaggio ben più adulto della loro età. Ma io, la mia femmina 14enne, l’ho addomesticata abbastanza bene.. quel tanto che basta da renderla un essere umano ben pensante e non del tutto omologato all’apatia mentale che trasuda dalle canotte e minigonne di inizio dicembre dei suoi coetanei. Non facciamo gli ipocriti, se si ha la fortuna di avere a portata di mano un soggetto da sperimentare, si sperimenta. Nessuno sano di mente perderebbe un’occasione del genere. Cosi oggi, dopo aver letto una e-mail di un professore di Liceo ho iniziato l’ultimo esperimento antropologico di questo strappante 2010. Le ho chiesto:

–         “Ma.. secondo te a livello internazionale, qual è la cosa più importante che sta accadendo?”

Detto, fatto: primo colpo al cuore, il mio cuore; una pugnalata ben assestata tra la quinta e la sesta vertebra della schiena di sua sorella che le ha raccontato la storia di Socrate mentre le lavava i capelli da piccola

–         “Giuly…  La scomparsa di Yara e l’Omicidio di Sara!”

BOOM. Un ego tramortito fa un rumore assordante quando esplode nella consapevolezza, l’avete mai notato? Ma io difficilmente demordo, e le ho chiesto di nuovo:

–         “Che cos’è Wikileaks?”

E il silenzio, signori, è ancora più assordante se accompagnato da un’espressione di totale estraneità alla domanda. Le ho sorriso, e le ho detto che avrei scritto un pezzo per spiegarglielo perché credo che come lei, moltissimi altri 14enni siano ignari di ciò che effettivamente capita nel mondo.

La rivoluzione è cominciata e sarà digitale

Wikileaks ha colto di sorpresa la metà dei governi mondiali e ha insabbiato nella melma l’altra metà. Mi chiedo, come sia possibile nella Terza Fase[1] della comunicazione venire colti di sorpresa da uno strumento che dovrebbe essere il pane di tutti: la rete. Julian Assange ha pubblicato notizie riservate dei governi più potenti del mondo (governi con sovranità popolare… allora mi chiedo come sia possibile che un governo a sovranità popolare abbia dei protocolli top secret per la popolazione stessa?)  creando una serie infinita di rivelazioni neanche troppo straordinarie per noi utenti. Ma la rivoluzione sta proprio in questo: mentre noi eravamo pronti a recepire informazioni di questa portata perché la rete in qualche modo ce le ha sempre fatte arrivare, i governi sono rimasti spiazzati e tramortiti. Le reazioni che abbiamo osservato palesano un’arretratezza culturale e una serie di contraddizioni clamorose e incomprensioni di cosa sia realmente e che portata abbia la Rete. È il momento della rottura tra un passato e un presente di libertà d’espressione che si cerca di insabbiare re-inventando la definizione di trasparenza dell’informazione. Lo scandalo qual è veramente? Lo scandalo non può essere Wikileaks, del resto nella carta dei Diritti dell’Uomo dell’Onu è scritto chiaro e tondo che la libertà di informare e di essere informati, di cercare e di essere cercati, di diffondere e di essere diffusi deve avvenire liberamente attraverso qualsiasi mezzo comunicativo.

Trasparenza, ed. aggiornata 2010

Cosa diventa un paese democratico quando la libertà inizia ad essere intesa come quantità e non più come qualità? Cosa accade ad un paese libero quando l’espressione diviene veicolata da limiti imposti da un’élite che ha riscoperto la paura di un popolo sveglio e attivo? Quando la trasparenza dell’informazione diviene uno strumento per imporre i primi tagli alla libertà personale, quando la paura di pochi di trovarsi di fronte un popolo risvegliato da vent’anni di letargo mentale, allora inizia a sentirsi la puzza che secreta lo sfintere lasso di questi. Quando una persona (Assange) smette di essere innocente fino a prova contraria, ma viene messa in isolamento per un crimine sessuale ancora da accertare e da processare.. beh… mi viene da chiedere se quelli che continuano a non darci valore – e per quelli intendiamo tutta la stampa italiana che come primo valore dovrebbe avere la libertà di espressione e di diffusione dell’informazione – si siano dimenticati cosa ci ha insegnato la Cina sulle libertà personali, la democrazia e l’oscuramento della rete.

Il cambio di paradigma

Qui siamo di fronte ad un cambiamento di Paradigma epocale, ad una di quelle cose che segnano un prima e un dopo e da cui si può uscire solo in senso progressivo o regressivo. Qui entrano in gioco le nuove generazioni e l’apertura mentale che possiedono INDIPENDENTEMENTE dall’insegnamento dei genitori e della scuola. Voi, che siete definiti dagli psicologi i nativi digitali, che riuscite a giocare in rete con persone del New Jersey e contemporaneamente a chattare su Facebook con un amico australiano, siete la chiave vincente del paradigma. Lo strumento, la Rete, da tempo ci è stato additato come potenziale agente di cambiamento delle strutture neuronali dei ragazzi, ma come tutti i mezzi di comunicazione è utilizzabile per diffondere in modo autenticamente trasparente conoscenze e informazioni oppure può fottervi il cervello, rendendovi una masnada di gente insana che fa a gara per condividere link smielosi sulla propria bacheca di Facebook. Voi avete un potere straordinario nelle mani, un potere che va maneggiato con cura, delicatezza e amore perché ancora non vedete con i vostri occhi dei bambini che gli adulti ve lo porteranno via e in breve tempo. Tutto è nelle vostre mani, e nelle nostre che dobbiamo solleticarvi la curiosità e meravigliarvi per poter far resuscitare quella fiamma verde che arde dentro la ragione umana.

Tutto Tace

…e invece… invece di essere entusiasti di un futuro libero per le nuove generazioni, invece di far capire loro che credere in Dio o nella morale non varrà mai nemmeno quanto credere in se stessi…Guardateli, gli educatori.  Sorridono e si accontentano della loro verbalizzazione on-line e del registro elettronico, il massimo che il loro cervellino possa concepire come Rivoluzione Digitale… nessuno si ferma a comprare una pila infinita di giornali italiani e stranieri la mattina da portare in classe, nessuno si distacca da quel fastidioso tritacarne quotidiano dell’esistenza  (ndr cit. Bukowski). Gli scandali sono altri, come Sara e Yara, di certo non le dichiarazioni di Putin che condannano l’arresto di Assange, definendolo un atto ipocrita e antidemocratico, e nessuno avrà colto la ferocia e il cinismo di quel ex- colonnello del KGB che i giornalisti liberi sa come trattarli. Panta Rei, tutto scorre. Scivola addosso come seta, tocca la pelle un secondo, genera una reazione e poi si dimentica perché cade a terra dove verrà calciata nell’angolo della camera da letto.  Un giorno, apriremo la finestra e troveremo una rete blindata, oscurata e controllata da un potere a cui è stato permesso ri-disegnare la definizione di trasparenza dell’informazione e che si sente minacciato proprio nella segretezza, che è la linfa sui cui si poggiano tutte le sue funzioni vitali, e non ci renderemo nemmeno conto di cosa abbiamo perso.

Allora, cara sorellina, abbi il coraggio di capire, comprendere, conoscere, cambiare e diffondere. Impara a trovare lo straordinario e a condividerlo tramite quello strumento miracoloso che hai tra le mani e che sai usare cosi bene. Fai si che quello che gli arcaici uomini politici pensano essere uno strumento di distruzione del loro potere, diventi uno strumento di creazione per una libertà senza vincoli né limiti e per un luogo dove la definizione di trasparenza non debba subire ri-edizioni.


[1] R. Simone, La Terza Fase, Roma-Bari, Laterza, 2006

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6 risposte a “Cara sorellina, ti spiego cosa succede nel mondo

  1. Bell’articolo, complimenti. Wikileaks è sicuramente un degno rappresentante di una RIVOLUZIONE DIGITALE che in Italia non sta passando come dovrebbe e di cui molti non sono informati. Il potere politico in Italia ragiona ancora con vecchi schemi, basta guardare l’uso ridicolo che fanno di Internet; le aziende sono sicuramente più avanti; e i giornali? Tolti Repubblica e il Fatto Quotidiano che sono stati i più recettivi nell’aprirsi alle nuove possibilità tecnologiche integrandole con le vecchie tradizioni, gli altri sono ancora abbastanza indietro, o comunque mille anni luce dallo sviluppo che c’è stato in America (datato 1995 con l’invenzione di Netscape, un browser di facile fruizione).
    Nelle nostre università come è arrivata la rivoluzione digitale? Sarebbe interessante fare un’inchiesta. Nella mia esperienza personale i nuovi sistemi telematici rappresentano per molti docenti più un ostacolo, una cosa di cui avere paura o una scocciatura (che due scatole mettersi lì ad imparare qualcosa di nuovo!!) piuttosto che un’opportunità. Invece i docenti più recettivi spiccano notevolmente per l’uso che fanno dei nuovi mezzi.
    Oggi in ogni caso ho studiato che le possibilità degli individui saranno sempre più legate al loro accesso alle informazioni e al sapere, piuttosto che alla ricchezza (variabile che rimane comunque determinante).
    E se in Italia guardiamo cosa hanno fatto ai giornali, alle televisioni, alle istituzioni e alle università abbiamo un quadro sconcertante. La domanda che mi faccio sempre è questa. Dove e come si combatterà lo scontro tra chi vuole cambiare questo “sistema”, come lo chiamerebbe Saviano, e chi invece vuole continuare a mantenerlo per godere personalmente dei suoi frutti, fino a quando l’albero sarà diventato sterile? La guerra è già in atto, vedremo come si svilupperà.

  2. Condivido pienamente.
    Dovresti essere fiera della tua sorellina, perchè esistono soggetti molto peggiori, persone che rifiutano la cultura perchè totalmente inutile in quanto “non ti farà mai trovare un lavoro”. Mon Dieu…
    Persone che si vantano di imparare ad usare il computer a scuola invece che cercare di capire il concetto di “ragione di Stato” e che tornano a casa sapendo solo compilare un modulo preimpostato, senza avere l’elasticità mentale o la capacità di analisi utili per sapere come imparare a installare i programmi più semplici. A cosa serve la tecnologia se viene usata a un decimo delle sue potenzialità?
    Ma soprattutto, PERCHE’ essa è conosciuta, usata, pensata in maniera così limitata? Penso che, almeno qui in Italia, la ragione principale sia perchè ci sono ALTRE persone, più vecchie, più chiuse e più timorose di ciò che non conoscono, che cercano in tutti i modi di difendersi da quest’arma svalutandola e condannandola; danno prova della loro chiusura mentale tentando di contenere questa risorsa, di toglierla anche agli altri, invece di sfruttarla e di piegarla alle loro necessità, come invece vuole fare la Nuova Generazione.
    E la Nuova Generazione? Che farà?
    Si lascerà condizionare, modellare a immagine e somiglianza di suo padre? O cercherà di cambiare, di pensare, scapperà di casa e andrà a costruirsi un Nuovo Mondo?
    In una visione futuristica, Internet diventerà parte integrante di noi stessi: quando le nuove generazioni diventeranno le vecchie, Internet sarà dato per scontato, non sarà più una novità o un pericolo, verrà usato come un tempo si usavano i salotti,i caffè o ancora prima i simposi, per confrontarsi e pensare e non, come adesso, per spiare e fare gossip.
    Ma questo diventerà possibile solo se la Vecchia Generazione lascerà lo spazio per respirare alla Nuova, o se quest’ultima lo spazio se lo prenderà.
    Per i giovani ci sono due possibilità: essere uniti contro un nemico comune, il passato, o rimanere divisi tra passato e futuro come è sempre stato.

  3. Certo che sono fiera della mia 14enne, è una mente attiva, reattiva e curiosa.
    Ma guardandola in mezzo alle sue amiche non posso fare a meno di domandarmi se davvero questa nuova generazione sia pronta alla rivoluzione. O meglio, se sono in grado di accorgersi che sono il motore fondamentale di questo processo evolutivo. Basta restare sulla bacheca di Facebook per cinque minuti e fare una statistica dei links che vengono maggiormente copiati tra ragazzi, la percentuale di links inerenti alla politica, all’attualità e al mondo che li circonda nella vita reale è praticamente nullo.
    Perplessità, ma tanta, tantissima speranza..

  4. Io sono educatore di un gruppo di ragazzi di quinta superiore, gruppo che ho seguito sin dall’infanzia. Diciamo che ne ho studiato l’evoluzione intellettuale. E sono addolorato nel dire che tale evoluzione sembra, per molti di loro, essersi gradatamente fermata. Quasi una involuzione verso la totale apatia. Se ne parlava ieri sera con alcuni di loro, quelli che ancora “resistono” alla tentazione del nulla. Anche loro sono avviliti, di fronte ad ogni tentativo di squassare l’albero dell’indifferenza la reazione rimane altra indifferenza. E tutto questo, onestamente, mi perplime. Abbiamo dinnanzi una generazione che ipoteticamente possiede mezzi intellettuali e materiali capaci di sovvertire l’ordine delle cose, ma che è incapace di andare oltre il proprio profilo di social network a cui si è iscritta. La rete ha una potenza devastate: essa può essere strumento di assoluta conoscenza e riflessione, ma anche di assuefazione morbosa alla mondanità. Purtroppo, come spesso capita ed è capitato nella storia umana, le persone si adagiano su ciò che torna più comodo. Rivoluzione? mi accontenterei di una Reazione al niente.

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