Quotidianità (di Chiara Bellini)

Come sempre non sono capace di tranquillità, per me e per chi mi sta vicino. Perché vedi, i casini arrivano inevitabilmente dal mio mondo; porto le bufere di neve da gelarti il cuore, le tempeste da lasciarti spezzato e svuotato come una vecchia quercia, i sorrisi caldi da scioglierti, le distanze come oceani. E tu sempre lì ad aspettarmi e sopportare il mio tutto. Come faccio allora a non sentirmi grata ed ingrata allo stesso tempo?

Con tutti i miei dubbi costanti e tuttavia il cuore che batte forte ad ogni bacio come fosse il primo; i moti interiori che non capisco nemmeno io e alla cui furia ti sottopongo senza alcun diritto. È colpa mia, di quella luce che a volte ti si spegne in viso lasciando la tua bellezza semplicemente plumbea, del tuo cuore che trema ad ogni mia parola o sguardo. Tu non mi lasceresti mai cadere o semplicemente andare … ed io?

Io sono troppo strana per chiunque, figurarsi per te. Non posso andare bene con nessuno, vivo troppo nell’anima delle cose per avere normalità e dare qualcosa di davvero buono; regalo sempre quei terribili fili in bilico tra inferno e paradiso, non conosco tiepidi giardini … soltanto amore estremo, implacabile gelo o incancellabili ustioni. Vorrei lasciarti qui, per la strada, fermare la tua agonia prima di distruggerti sul serio, e non so farlo. C’è ancora un bisogno a legarmi a te, ancora forte. Siamo destinati a restare insieme, male ed insieme.

Potrà succedere che magari qualche volta sapremo darci la forza con un bacio in lacrime.

Chiara Bellini

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15 risposte a “Quotidianità (di Chiara Bellini)

  1. Sei la nuova Saffo
    Complimenti davvero. Le tue parole colpiscono con un impeto tale che lasciano senza fiato.
    Un pneumotorace che schiaccia le costole e riduce il cuore in pezzi.
    Solo lacrime, preziosissime gocce di anima in un mondo di plastica.
    Grazie per riuscire in ciò che nessuno è più capace.

  2. “Grazie” è tutto quello che può salirmi alle labbra dopo aver letto un commento del genere. E’ un ringraziamento per essere riuscito a percepire in tutte le sue sfumature ciò che alla fine era il fulcro dell’articolo: un cuore in pezzi. Per non esserti fatto ingannare dalla dolcezza di un bacio che, se possibile, rende le lacrime ancora più amare. Ti ringrazio, sul serio.

  3. Non capisco come mai su questa generazione aleggi una costante prezenza del gusto decandente e “maledetto”, fino a giungere all’esaltazione di questo con un macabro narcisismo.
    E’ una forma psicologica di masochismo: più ci si considera inadatti, unici,bohemien, estranei alla società, più si gode, pensando di essere relamente unici e diversi da tutto il mondo che non ci può capire e con cui non possiamo avere contatto perchè saremmo solo in grado di fargli del male…
    E allora costituiamo una setta nuova: quella dei colti letterati disadattati e la mettiamo vicino alle altre mode del momento.
    Sarebbe ora che questi eroi che decantano tristezza, difficili amori, tormenti interiori, comincino ad assomigliare meno a eroi e più a nevrotici insaziabili..

  4. Io credo, Alessandro, che tu abbia ragione. Che realmente su questa generazione aleggi una presenza del gusto decadente e maledetto, come dici tu…sì, è vero. Ma è vero anche che qui non siamo in un gruppo su Facebook seguito da centinaia di sedicenni che si divertono a fare i depressi e a crearsi ogni giorno qualche nuovo problema, tutti insieme appassionatamente, perchè fa figo, o fa adulto.
    Qui siamo sul Rasoio, che è molto di più e che vuole regalare semplicemente realtà, come dimostrano i diversi articoli di attualità, oltre naturalmente alle poesie (cosa può esserci di più reale di quelle?).
    Perciò bisognerebbe fermarsi un istante e riflettere sul contesto in cui questi tormenti adolescenziali vengono espressi, non fare di tutta l’erba un fascio e capire che questi tormenti (e perchè no, anche nevrosi, non lo nego) potrebbero non essere così pretestuosi come sembra. Potrebbero, a dispetto della giovane età, nascere da malesseri veri…sì, a volte anche questa generazione ha le motivazioni per crollare un po’ 🙂

  5. Guarda io penso che i motivi siano ben diversi dal “fa figo o adulto”, ma questo immagino lo sappia anche tu, e io non mi riferisco ai 16enni nel senso che a quell’età lo capisco: è il momento in cui si viene a contatto con il mondo adulto che ci era stato nascosto dall’infanzia ed è inevitabile che il primo sguardo vada ai suoi difetti.. o meglio alla percezione che si ha di essi, senza magari identificarli chiaramente.
    Non credo che le emozioni raccontate di quella generazione “decadente” siano qualcosa di non vero o necessariamente esagerato, per troppi anni si è pensato erroneamente che i mali della mente siano di minor danno rispetto a quelli del corpo,anche perchè non esiste un’unità di misura. Quello che non amo è invece “lo sfogo” che molti chiamano arte, o se ne compiacciono come fosse tale(anche se con falsa e timorata umiltà non si definiscono artisti perchè verrebbero considerati degli illusi) Sono anni che cerco di liberarmi dall’autobiografismo e dalla denuncia dei mali fine a se stessa, perchè il contributo che da al lettore è semplicemente quello di condividere un’esperienza rendendola più normale e quindi degna di esistere, e lo rassegna a un mondo in cui questi problemi sono di tutti, senza dare nessuno spunto o slancio per superarli..rendendoli un po’ mitici un poco divini attraverso un romanticismo barocco.E’ una critica che faccio e mi ci metto in mezzo perchè credo che tali difetti risiedano anche in me, in ciò che scrivo c’è un qualche gusto del macabro, ma penso di trattarlo in modo diverso, quantomento in modo più reale( ma ora faccio il paraculo)non sono certo un’artista ancora.
    A volte quello che si scrive è vero, ma se questo bastasse potrei scrivere una poesia così:

    Ho due occhi, tra essi un naso
    sul collo la testa
    due braccia al petto,
    un’addome li sotto
    più sotto due gambe ed in
    mezzo un c…o

    però servirebbe un poco di arte del parlare( un qualche ricciolino barocco) in questo magari:

    Due occhi ambrati dividono il mio naso
    che si annusa gli odori della terra
    due braccia al petto per stringerti a me
    un’addome teso dall’emozione che mi percorre
    come corrente elettrica
    più giu due gambe a tenermi lontano dai vermi
    e in mezzo ciò che da da la vita e il desiderio.

    e volendo potrei aumentare ancora il tiro..
    ma il sugo non cambia

  6. Ciao Alessandro, non capisco come mai continui a “perdere tempo sul Rasoio”. Mi piacerebbe che tu chiarissi la tua posizione, perché qui siamo tutti liberi e chi pretende di fare come te, cioè di fregarsene delle regole minime che abbiamo fissato per garantire anche la tua libertà (cosa che noi paghiamo cara, non come te), finisce soltanto per rovinare questi luoghi che con grande fatica noi ci impegnamo a tenere in vita, resistendo alla deriva del mondo e a quel romanticismo barocco e autoreferenziale che tanto bene conosci.

  7. il problema è che il tuo ricciolino barocco per me può essere più artificiale del suo testo. per me non è tanto questione di “gusto decandente e “maledetto” come dici tu ma di naturale, vero o artificiale. allora dici tu che scrivere ho due mani e due braccia e un cazzo può essere sufficiente.. ebbene secondo me vero non è per forza sinonimo di realistico, effettivo. poi ben vengano le critiche. le critiche alla generazione ci stanno, sono comprensibili e purtroppo anche condivisibili. ma un testo come questo secondo me non merita di essere paragonato alle schifezze volutamente decadenti, al masochismo a buon mercato del “oh.. io soffro come un cane”.

  8. Io trovo, Alessandro, che scrivere spesso costituisca già di per sè uno sfogo, qualunque sia la materia tratta; se poi in un attimo di debolezza si “scade” in uno sfogo nel quale però qualcuno riesce a ritrovarsi, mi viene da pensare soltanto “Ben venga”. Ben venga, perchè i vantaggi sono a questo punto due: chi scrive ha cercato di tradurre in qualcosa di bello le sue tempeste interiori, mentre chi legge ha l’opportunità di svagarsi per qualche minuto, o addirittura di riflettere un po’. L’intento poi non è quello di scoraggiare un qualsiasi tentativo di cambiare le cose, quanto piuttosto il semplice condividere un sentimento, una situazione, un pensiero, per il semplice piacere di farlo. L’uomo ha sempre amato la bellezza, è sempre stato attratto dal bello perchè è insito nella sua natura; e allora se ogni tanto posso creare un qualcosa di bello, perchè tenerlo soltanto per me? Per compiacermi di me stessa nella mia stanza?

  9. Precisamente le tue regole quali sarebbero? commentare positivamente, essere amici e vivere serenamente?
    Si sono belle a dire il vero però poco utili per migliorarsi..
    Perchè se le regole sono queste allora si, mi sento colpevole di averle infrante.
    Il mio “testo poesia” era una evidente esemplificazione di quello che non è arte, se qualcuno lo ha scambiato per un tentativo di realismo peggio per lui.
    Mi domandi “come mai continuo a scrivere qui”: tempo libero e masochismo purtroppo ma anche a titolo di analisi personale. Tu chiediti come mai mi fai una domanda di questo tipo, sono scomodo? infango il buon nome del rasoio? Cercate i difetti in quello che scrivo io(perchè ce ne sono), invece di fare muro solo perchè ho idee diverse(che magari mi può anche essere utile). Non mi sembra di aver detto nulla di offensivo nè di superficiale.
    E poi francamente “resistiamo alla deriva del mondo” mi sembra epico.. io al massimo resisto alla deriva del mio quartiere,del mio paese quando va particolarmente bene, ma mi basterebbe resistere alla mia deriva.
    Forse il mio errore è quello di non tenermi le mie critiche per me, e in questo è vero pecco di narcisismo scusate.

    • Come al solito usi la retorica e la polemica per nasconderti, sfuggire. Io ti faccio una domanda e tu me ne fai 4 senza dare una risposta. Le regole sono queste: ci puoi mandare a quel paese, puoi dire che siamo incapaci, che il blog fa schifo, se lo motivi, ma non puoi prenderti gioco di noi e mancare di rispetto a chi scrive qui sopra. In questo modo si delegittima il lavoro che viene svolto qui, e noi non ci facciamo delegittimare da uno che vuole solo fare un po’ di casino, che continua ad autodefinirsi scomodo. Alessandro, ti dai troppa importanza: aspetta che siano gli altri a dire che sei scomodo, altrimenti te la canti e te la suoni da solo. Quindi abbi rispetto degli altri, altrimenti qui non ci scrivi. Poi puoi dire che vuoi.

  10. secondo me c’è modo e modo di esprimere un’idea diversa, e se sono tante diverse ben venga. Ma sempre con educazione e eleganza altrimenti si rischia di non far passare ciò che si pensa palesando un muro comunicativo abissale.

  11. Monaco adesso sono molto serio: io non manco di “rispetto” a nessuno con le critiche (se non all’ego di qualcuno), se volessi mancare di “rispetto” alle persone (che oltretutto non conosco e quindi non giudico nella loro totalità di esseri umani)avrei modi molti più diretti senza girare attorno alle cose. Mi ai citato le tue regole ora citami dove le ho infrante. Inoltre tu parli a nome del rasoio come se le critiche rivolte a chi scrive qualcosa fossero rivolte al gruppo che le pubblica, è solo che a quanto pare ciò accade perchè tra i due non c’è una vera e propria distinzione di responsabilità.
    Vuoi la mia posizione? rispetto all’articolo l’ho data, la vuoi rispetto a cosa? all’articolo dell’altra volta? riconosco i miei eccessi, ben distinti da ciò che ho scritto qui. Rispetto al rasoio?siete una religione con testo sacro o varie persone che scrivono? che senso avrebbe giudicare un insieme di individui come fosse uno solo..
    Capisco che voi amiate di più i toni pacati eleganti e gentili
    ma non sono nella mia indole, sono grezzo e diretto ,preferisco dire le cose come le penso, senza cercare di addolcirle per rendermi più accettabile al palato fine..
    Tutto ciò però prescinde dal rispetto, rispetto di cosa poi?
    Il rispetto non esiste, quello che tu chiami rispetto è soltanto un costume sociale che viene comodo in situazioni come questa in cui si può discutere di una parola fuori posto fregandosene del senso delle idee che stanno dietro, qui viene comodo il “rispetto”, anzi il rispetto del “rispetto”.Se io ora scrivessi “merda” avrei screditato tutto il mio discorso pur non privandolo del suo senso magari valido, questa è ipocrisia.
    Invocare il rispetto è usare la retorica…
    Spiegami la tua insistenza su questo, non sono il cattivone che miete discordia per sadismo, ha poco senso cercare di farmi passare per tale.
    Quindi smettila di marciarmi contro con lo stendardo del Rasoio, dai le opinioni come persona non come portavoce, ora risponderai che ovviamente non lo stai facendo e che questa cosa me la invento.
    Mi dispiace solo che scrivendo queste cose inevitabilmente finisca per essere poco simpatico a persone che non conosco(e non mi conoscono) o che conosco appena.

    • Monaco mi chiamano i docenti all’università, non mi pare tu abbia una laurea. I miei genitori mi hanno dato non uno, ma ben due nomi che tu conosci e che puoi utilizzare, Alessandro.
      Detto ciò tu hai infranto quel costume sociale intriso di ipocrisia che è il rispetto nel momento nel quale hai deciso di fare giochini su di noi (sono parole tue), e non solo su di me, nei commenti all’articolo di Marmiroli. Queste sono cose tutte scritte, valle a rileggere così ti chiarisci le idee, che forse hai la memoria corta. Hai portato delle idee, e di ciò tutti nella redazione ti diamo atto, anzi ti dirò che ti ho pure difeso da certe critiche interne, sostenendo che a dispetto dei modi ritengo che tu sia una persona intelligente. Il problema è che per me, e sono convinto anche per tutta la redazione, il rispetto non è una convenzione sociale borghese dietro cui nascondersi, ma una base minima per potersi confrontare. Sia chiaro, non ti sto imponendo di essere rispettoso, tu per me puoi fottertene. Però se decidi di fare questo non puoi stare tra i collaboratori del blog. Aderire ad un progetto significa accettare delle regole, che se un gruppo è democratico stabilisce di comune accordo. Tu sei arrivato quando un corpus di regole era già stato creato e quindi se vuoi stare qui dentro, prima di cambiarle devi accettarle, dimostrare che non sei un pagliaccio qualsiasi o un cazzone. Le cose vanno sempre dimostrate, e a lungo termine se si vuole avere una credibilità, se si desidera ottenere la fiducia di qualcuno. A te cosa interessa avere in questa sede? Questo ti sto chiedendo. Qual è il ruolo che vuoi avere in questo blog. Vuoi stare dentro, fuori, vuoi stare dentro con poche responsabilità, vuoi stare fuori in modo ostile. E non mi fare la retorica del fatto che i ruoli sono costrutti borghesi, perché tu che lo voglia o no ce lo hai già un ruolo in tutto questo, per quanto questo sia ambiguo. Vuoi avere un ruolo flessibile e poco definito? Vai, non ce problema. Vuoi scrivere in modo grezzo e diretto? Vai, vedremo se sarà ritenuto compatibile con la linea editoriale. Puoi decidere se fare parte del progetto in toto o rimanerne ai margini, essere un corollario, un cane sciolto che interviene nei modi che crede opportuni? Sei libero.
      Non cercare di dipingermi come un dittatore, non lo sono. Tant’è che non ti sto rispondendo solo io qui, e sei fortunato che Claudio al momento è molto impegnato altrimenti ti metteva a posto con molta meno gentilezza e pacatezza di quanto stia facendo io ora. In ogni caso non puoi usare un linguaggio fortemente critico e chiuderti quando la stessa cosa viene fatta nei tuoi confronti: io non mi sto chiudendo anche se mi attacchi sistematicamente.
      Quindi ciò che ti chiedo è un’unica cosa: assumiti la responsabilità di ciò che dici. Io lo faccio sempre e ti assicuro che è molto dura, e sono convinto che tu non lo faccia, altrimenti non ti innervosiresti così di fronte a queste critiche.

  12. Io sono d’accordo con te per quanto riguarda il senso delle cose dette, infatti il “modo” non cambia la sorgente del messaggio, ma cambia la predisposizione del ricevente. Posso assicurarti che il “rispetto” non è un costume come tu l’hai chiamato, potremmo piuttosto parlare di impronta culturale… ma sai com’è, capita anche questo quando si esce dallo stato di natura.

    • Sarà che sono “solo” un barista…saranno i miei studi tecnici…eppure mi sono trovato in difficoltà a seguire questi battibecchi filosofici, compresi gli ultimi con Pietro Terzi; avevo preferito non dire la mia visto che non mi ero sentito ne offeso ne interessato a questi litigi virtuali. Dopo aver parlato con alcuni amministratori mi sono reso conto però che queste cose non sono vissute bene da alcuni, per questo ora dirò come la penso (per quanto questo possa essere interessante per qualcuno)

      Ritengo che le critiche siano la cosa per cui vale la pena scrivere, il motivo per cui qui sono presenti aree commenti, perché sono l’unica cosa che ci può far crescere e/o pensare. Se tali critiche cadono sul personale allora le risposte che spesso diamo sono di due tipi: ce la prendiamo se sono vere del tutto o in parte, non ce la prendiamo se siamo abbastanza sicuri di noi stessi…delle nostre qualità ma sopratutto dei nostri limiti.

      Se chi ci prende di mira non ci conosce, non conosce il nostro percorso di studi o di vita, perché dare importanza alle sue parole? Perché sentirsi offesi se uno studente del secondo anno, quindi una persona in crescita, vuole sminuire una persona che invece ha già compiuto non uno ma più percorsi universitari?

      Un commento e’ sempre un regalo per me…e non perché sono buono o altro…semplicemente perché vuol dire che qualcuno ha speso il suo tempo per me…ed il tempo e’ una cosa preziosa. Se il commento e’ stupido, poco interessante o non veritiero, allora la risposta migliore e’ il silenzio.

      Scusate l’intromissione personale – io non parlo a nome del rasoio come altri prima di me hanno fatto, a volte dimenticando che la ricchezza del nostro blog e’ proprio la diversità di vedute – ma mi sembrava giusto esprimere a tutti quello che avevo detto solo ad alcuni in privato.

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