E le donne dissero: “Ora Basta”!

Modena, 13 febbraio 2011. Piazza Matteotti tinta di rosa fa un bell’effetto. Non è l’anteprima della festa degli innamorati: oggi sono tutti abbastanza arrabbiati, anche se è domenica. E le donne, in special modo.

Storicamente, non sono state tante le occasioni in cui le donne hanno dato la priorità alla piazza per rivendicare un diritto o denunciare soprusi ai loro danni o ai danni altrui. Qualcuno potrebbe dire che la posizione femminile di fronte alle dinamiche di massa sia per tendenza più conservatrice. Ma con altrettanta franchezza bisogna ammettere che quando si sono fatte sentire, le donne hanno trasformato radicalmente il corso della storia. Penso alle suffragette, che lottavano per il diritto all’elettorato attivo; penso alle “femministe” o alle donne che affrontando uno straziante dissidio interiore chiedevano la libertà di abortire o d divorziare. In definitiva, la percentuale di successo che le donne possono vantare per le loro battaglie pubbliche è di gran lunga maggiore a quella degli uomini. Forse perché gli incarichi di governo sono in gran parte maschili e un uomo, anche di potere, se può eludere la rabbia di un altro uomo, più difficilmente può eludere quella di una donna.

Oggi le donne erano in piazza a Modena come in tutta Italia per dire basta al mercimonio del loro corpo che come contropartita ha la conquista –qualcuno dice “facile”, ma è facile vendere il proprio corpo?- di una posizione sociale, della ricchezza materiale e del potere politico. Oggi la piazza era schierata sì contro gli “utilizzatori finali”, ma anche contro quelle donne che liberamente si avvalgono del diritto di promuoversi attraverso qualità meno nobili rispetto alla competenza e al merito. In quella libertà individuale di concedersi al miglior offerente risiede, però, il seme della disparità tra chi è disposto a vendere la propria dignità e chi invece intende mantenerla.

Quale messaggio è passato oggi? Chiedere ed esaltare le libertà individuali (anche quella di vendere il proprio corpo) non coincide sempre con la tutela del bene di tutti:  a volte, come in questo caso, coincide con un’arrampicata politica che lede l’interesse pubblico da un lato e che affoga il diritto a vedere esaudite le proprie aspirazioni ad altre donne dall’altro, cioè a coloro che puntano sul merito e non su “tette e culi”, per citare uno slogan usato in piazza.

Nelle foto che presentiamo si può notare una massiccia affluenza maschile, segno evidente dell’appoggio dell’”altra metà del cielo”. Molto confortante.

Sconcertante, invece, è la scarsa partecipazione della fascia d’età femminile 18-30 anni, il “bacino di approvvigionamento dell’utilizzatore finale” appunto, proprio quella categoria che rappresenta oggi il motivo del contendere, proprio quella che oggi dovrebbe rivoltarsi con maggiore veemenza, la vera parte lesa. Foltissime, tra le donne, le fasce d’età successive.

E’ stata una bella domenica modenese, finalmente la via Emilia è tornata a riempirsi, ma permane comunque un quesito già espresso in un precedente nostro articolo: ce la faranno le donne anche questa volta a vincere la loro battaglia che prima ancora che politica o morale è culturale?

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13 risposte a “E le donne dissero: “Ora Basta”!

  1. Oggi, come donna fiera di esserlo e esserci, come donna laureata che aspira e spera ancora poeticamente (e con un pizzico di ingenuità) a una scalata meritocratica per emanciparsi nel mondo del lavoro.
    Oggi, come mille altri di questi giorni, io ci sono stata e ci sarò.
    Oggi, a malincuore, come ha puntalizzato Claudio, ho notato anche io la scarsità di adesione e affluenza di persone della fascia 18-30. Noi, che siamo il potenziale su cui si investe (o quanto meno si dovrebbe fare): noi, le voci giovani era ciò che mancava, affianco dell’esperienze delle più sagge e mature (stupendo vedere comunque la partecipazione di tantissime famiglie con relativi figli).
    Noi, non ci interessa?
    Eppure, saremmo dovute essere proprio noi le più inorridite, offese, le più disturbate da tutto questo frastuono mediatico che danneggia quotidianamente l’immagine e il nostro futuro. Dovevamo essere noi a scomodarci e far vivere la piazza. Noi che avremmo dovuto ricordare e ricordarci non tanto che bisogna pensare alle donne, quanto semmai a come pensarci. Perché la vera fondamentale educazione non deve riguardare tanto la capacità di pensare, di impegnarsi, di attribuire significato, di alimentare e consolidare la propria coscienza quanto semmai la facoltà di scegliere a cosa pensare. Io, noi oggi abbiamo pensato alle donne, e ci abbiamo pensato mettendo in discussione prima di tutto noi stesse (e dopo le convinzioni politiche) dedicandoci a consolidare insieme quella consapevolezza civile e sociale necessaria a uscire dalla solitudine imperiale, dalla “modalità predefinita”, per fare di tutte una sola. Senza tanti adesivi patriottici, ci abbiamo pensato con il cuore, con la testa, con la presenza. Non con il corpo.
    Io, un po’ romanticamente nostalgica delle posizioni forti del secolo scorso, che non conoscevano grandi compromessi, mi sono emozionata, lasciata coinvolgere fino a commuovermi del potenziale. Tuttavia, c’è ancora bisogno di tutti e ciascuno.

  2. Altre perplessità personali. Una manifestazione ben riuscita, ma che non avrebbe dovuto, a mio parere, cadere nell’attacco al governo e a Berlusconi. Forse, siamo inciampati un’altra volta nel corteo strumentalizzato a fini politici (nonostante l’effettiva mancanza di bandiere di partito) e trasformato nell’ennesima marcia contro il governo. Ma -purtroppo- non basterebbe far sloggiare il Cavaliere per far risplendere la virtù delle donne..
    Perchè la prostituzione del corpo delle donne è entrata nel quotidiano, a un livello più radicato e profondo della speculazione politica e della televisione, dimostrando che, senza più argini culturali, c’è solo l’eloquente linguaggio del sesso. Per questo le donne che hanno affollato e animato la piazza ieri per chiedere rispetto e difendere la dignità delle donne, si sono scontrate con loro stesse. Donne contro donne. Contro quelle donne che hanno liberamente scelto, senza tante elucubrazioni morali, di aprire le gambe (scusate l’indelicatezza). E nessuna Ruby si è sentita, forse, lesa né tantomeno offesa, essendo volontariamente, inconsapevolmente o meno, complici e partecipi. Ed è proprio nello scrivere quel ‘volontariamente’ che mi sento disturbata: quel volersi svendere al produttore televisivo, al Premier o anche solo al capo reparto in un’azienda di carni. Io, personalmente, e in questo momento mi costa, starò sempre dalla parte della libertà, principio secolare fondamentale, l’unico che ha propriamente liceità.
    E allora, come ha mostrato bene Claudio e tanti slogan ieri, è davvero urgentemente necessaria una rivoluzione prima di tutto culturale, di senso, che sappia opporsi al degrado PRIMA DI TUTTO culturale e alla pochezza morale, in direzione di una libertà, una volontà capace di parlare di coscienza.

  3. Io ho 18 anni e domenica c’ero!E con me mia sorella (26 anni) e due mie amiche della mia stessa età e anche la sorella di 14 anni di una di loro e pure la fidanzata 27enne dell’altra…la fascia 18-30 c’era,anche sul palco per di più!

    • Bè, le foto sono sufficientemente esplicative…anche quelle delle altre città, v. Roma. Ciascuno ha modo di contare il numero delle ragazze. Lasciamo parlare le foto, altrimenti ciascuno dice “c’era mia sorella, mia cugina, etc.” So bene, Isabella, che alcune rappresentanti della fascia erano presenti. Ma sarebbe falso dire che erano tante.
      Grazie comunque dell’intervento.

  4. Dovrebbe interessare, dovrebbe… Ma chi c’era ieri a rappresentare sul palco il successo ottenuto dalla meritocrazia? E intendo un successo di pari valore rispetto a quello che può ottenere un Consigliere Provinciale con la propensione all’attività orale.. NESSUNO. Eppure a Modena non siamo privi di figure importanti.. non è stata convocata Jessica Bertacchini, per esempio, vincitrice del “Scholar-in-Training-Award” che la porterà direttamente a San Francisco per preseguire i suoi studi di ricerca sul cancro; non è stata convocata nemmeno Milena Nasi, un’altra ricercatrice modenese, vincitrice del Young Investigator Award di Boston per le ricerche svolte sull’HIV. Come si può pensare di arrivare a delle menti che sono cresciute con valanghe e valanghe di icone fasulle trasmesse dai mass media se non dimostrando l’esistenza del successo indipendente dall’apertura delle gambe? Inutile dire che i mass media hanno sbagliato, il danno è fatto e peggiora intanto che li accusiamo di responsabilità e non agiamo in questo senso.
    E’ l’inizio di una rivoluzione culturale, quella vista ieri? No, abbiamo visto semplicemente molte donne protestare contro le conseguenze del femminismo che, sinceramente, non mi evoca romanticamente “posizioni forti [..] che non conoscevano grandi compromessi”. Quasi ineccepibile il concetto di “libertà sessuale” passato dal femminismo estremo ma, allo stesso modo, dai Monologhi della Vagina. Una libertà sessuale erronea perché partita da un punto sbagliato: emulare l’uomo come animale sessuale significa garantire una parità dei sessi. Se esistono puttane, esisteranno gigolò. Se esistono tradimenti, lo faremo anche noi. Se te ti scopi qualcuna diversa tutte le sere, lo faccio anche io perché lo fai te, uomo. E’ libertà sessuale? No, è semplice degenerazione di un concetto di libertà che davvero non potrà mai nascere da un paragone perché questo, inevitabilmente, pone –logicamente parlando – dei limiti e quindi delle non libertà. Un’immane e difforme accumulo di incoerenza e contraddizioni.
    Eppure esiste un modo, esiste sempre un modo e deve partire dalla generazione mancante. Noi siamo figlie delle figlie del femminismo, non abbiamo la carogna del paragone sulle spalle e davvero possiamo scegliere se credere la parità sessuale come una totale comunanza di azioni o pensarla come una libertà che rispecchia la differente natura della donna. In fondo ieri protestavano proprio per prendere le distanze non solo da donne, ma anche da quella continua gara di copia/incolla tra uomo-donna che permette una libertà sessuale oltre la sfera della morale… – Chiariamoci, io penso che il femminismo sia degenerato nel nostro paese a causa di un forte proibizionismo cattolico che non condivido, per cui non parlo di alcuna morale religiosa (qualsiasi religione si voglia comprendere) -. Allora se oggi vogliamo differenziarci da questo, se davvero vogliamo palesare la nostra totale estraneità alla cosa, dobbiamo partire dalle ragazze più piccole e non con dei discorsi di 50enni sindacaliste agguerrite ma ancora ferme a 1000 euro al mese, ma da loro coetanee generazionali che possano mostrar loro che il successo arriva se si è intelligente e non solo strafighe. Davvero Angela Finocchiaro, per fare un esempio, con la sua saccenza, superbia e arroganza può essere un esempio valido di donna emancipata che NON si lascia comprare? Ma esiste una dimensione femminile semplicemente umana che sprona il proprio cervello senza doversi auto-proclamare salvatrice della patria portando, per una volta, delle valide alternative alle duecento cose oscene proposte dalla destra?
    Allora la domanda è: andiamo via o restiamo? E se restiamo, noi generazione mancante, la vera rivoluzione culturale non è conciliare le duecento facce del prisma che è la donna con la lotta e il ripristino di una morale perduta?

  5. sono fermamente convinta che molte delle manifestazioni di ieri siano alla fine state strumentalizzate dal fine politico. Pur ferma in questa convinzione non posso che prendere atto di una perdita di coscienza civile politica e morale da parte di molte donne che colloco giusto nella fascia dai 18 ai 30 anni. Mi guardo intorno e vedo 18enni troppo emancipate e 30enni troppo ridicole nella loro smania di sembrare delle 18enni. Non possono queste annebbiare quanto di grande e buono altre loro coetanee cercano ogni giorno di mettere in pratica con intelligenza, fatica e sacrificio. Troppo semplice dire che sono figlie di questo tempo. Sarebbe meglio asserire che sono figlie di quelle madri che male hanno interpretato il concetto di emancipazione della donna e di femminismo. Che non hanno saputo trasmettere loro il vero senso dell’esserci. Emancipazione non è avere un lavoro , le donne storicamente lo hanno sempre fatto in casa e fuori, non è la libertà sessuale che diventa una ostentazione e anche una schiavitù nel voler dimostrare chissà cosa, è piuttosto l’autorevolezza, il sapersi imporre, il farsi rispettare e portare avanti con fierezza il proprio pensiero. Cosa hanno di tutto questo le ragazze tristemente protagoniste di questi giorni? A dare forza al mio pensiero c’è che non uno dei loro genitori abbia manifestato dispiacere, si sia dissociato da questo modo di agire anzi hanno incitato, spinto, sfruttato. Io mi farei schifo al loro posto. Io penso che anche se a volte viviamo l’invisibilità sappiamo che ciò che è cambiato per noi è accaduto nel mondo tanto che è diventato storia comune della maggior parte delle donne, non sarà un manipolo di nullità a cambiare le cose. Per fortuna conosco molte più ragazze con grande coscienza di se che altre. La giornata di ieri è stata grande vista dalla piazza, non dal palco, storicamente sul palco salgono quelli che non dovrebbero esserci. E’stata grande per partecipazione, per volerci essere, per stabilire che le donne sono altro di quello che da anni le televisioni di B. (e non solo quelle) ci propinano. E’ stato l’inizio della alzata di testa, deve solo continuare.

  6. Sono d’accordo con tutte voi e felice di sentire le vostre voci su questo blog: come amministratore sono onorato dai vostri interventi e dall’alto di livello di approfondimento che supera in modo incredibile, quello che i media sono riusciti a creare in questi giorni.
    Questi commenti sono l’ennesima dimostrazione che il buono sta nella piazza e non sul palco, che il buono sta in basso e non in alto.
    Però, visto che domenica abbiamo sognato collettivamente un’altra Italia e un altra concezione del rapporto uomo-donna nella sfera pubblica come in quella privata, vorrei poter vedere voi sul palco a dire queste cose, vorrei poter vedere il passaggio di testimone che purtroppo domenica non c’è stato.
    Questo va realizzato tutti i giorni con impegno (non solo in quelli festivi) se vogliamo cambiare la storia. Il buono che domenica era in basso deve balzare sul palco: io spingo perché questo accada!!!

    Ancora complimenti a tutte voi.

  7. Concordo con quanto detto sopra e voglio ringraziare per gli interventi Maria, Isabella, Giulia e Sandra. Voglio aggiungere che secondo me questo movimento deve togliere “Berlusconi” dal proprio linguaggio per raggiungere il suo scopo. Berlusconi è stato votato proprio da tante donne, lo sappiamo bene, e fino a prova contraria nel suo governo ci sono molte più donne che nei governi Prodi o D’Alema. Se queste donne, poi, non sono qualificate o non sono politicamente valide va dimostrato oltre gli slogan.

    Lo stesso in altri settori: all’università, per esempio. Perché oltre agli slogan e oltre la Minetti non si cominciano a fare i nomi di quelle donne che hanno fatto carriera pubblica (nell’Università pubblica) aprendo le gambe? E i loro nomi ciascuno studente li sapeva ben prima dello scandalo Ruby… O perché dato che buona parte delle docenti dell’Università pubblica sono di sinistra non le si combatte con la stessa enfasi della Minetti? Agendo così, ci sarà sempre il sospetto (visti appunto i tempi tutt’altro che “non sospetti”) che il movimento femminile non sia culturale ma superficialmente politico. Quando se ne andrà Berlusconi cambierà la sostanza?

    E se dopo Silvio la candidata premier fosse Marina, sua figlia? La prima donna candidata premier in Italia?

    Attenzione, il movimento sia indipendente! Si parli alle donne di destra e si superi la divisione. Perché i diritti della donna non sono di destra o di sinistra e, per fortuna, nelle menti meno contaminate, prescindono dalla presenza o meno di Silvio Berlusconi.

  8. Pingback: La rivolta è femmina. Un anno di rivoluzioni fatte di donne. « Articoli per Modena e altre destinazioni·

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