Ruby: a nowadays tale (di Veronica Botti)

Mi connetto  ad internet, inserisco due semplici lettere nel motore di ricerca: r-u. Quante parole vi vengono in mente che iniziano con r-u? Russia, Rui Costa, Ruffini, rugby, rumore, rucola, rugiada…

Prima ancora che io prema il pulsante invio, Google mi fornisce due risultati.

È forse necessaria qualche precisazione?

Ruby, Ruby Rubacuori.

Una persona importante? Discutibile. Valorosa ed esemplare a tal punto che solo le prime due lettere del suo nome bastano a gettare nell’oblio un intero dizionario? Può darsi.

Famosa? Indubbiamente.

Ruby, all’anagrafe Karima El Mahroug, è una ragazza che ha realizzato i suoi sogni. È riuscita, dopo anni passati nella miseria, ad entrare nel mondo dello spettacolo. Anzi, se di spettacolo si può parlare, possiamo dire che lei ne sia parte integrante. Lei è lo spettacolo, autrice, attrice, regista.

Quando avevo su per giù dieci anni andavano di moda alcuni binomi. Uno era “bella e stupida”, solitamente associato a veline o ad altre insulse soubrettes succinte. Ruby è la tangibile dimostrazione che i tempi sono cambiati in meglio.

Bella sì, ma stupida certamente no.

A tale proposito, ricordo il binomio “velina e calciatore”. Ora la nostra Ruby, emblema dei tempi che cambiano, dev’essersi chiesta “perché un calciatore, la cui carriera non è mai una certezza, che a trent’anni è già fuori dal giro?”. Ammirevole da parte di questa ragazza pensare alla solidità economica del suo futuro. Chi di noi non lo fa?

Dunque, escluso il partito del calciatore, la bella in cerca di fortuna ha deciso di rivolgersi ad un altro partito. Un vero partito.  Meglio un uomo d’affari, un magnate, uno di cui la gente si fidi a tal punto da mettere nelle sue mani il proprio Paese. Chissà, magari un politico. Un sogno di bambina che si realizza.

Come in tutte le favole, c’è quel magico intervento, una fata madrina, che aiuta il principe ad arrivare alla sua amata. Ecco, nella storia di Ruby è la principessa a voler raggiungere le stanze dorate dell’amante, e la fata madrina in questione può avere il volto di un consigliere regionale, di un agente delle star, del conduttore di un telegiornale. E la bella ce la fa, anzi, in barba alle vecchie principesse, riesce ad avere gioielli, abiti di Svarowski e perfino un’Audi. Alla faccia della scarpetta di cristallo.

Un lieto fine? Assolutamento no. Uno sfavillante inizio.

Ruby diventa famosa, e grazie al suo nome riesce ad arrivare nei club più esclusivi come sul piccolo schermo.

Intanto c’è chi la disprezza, critica e perché no, invidia, ma cosa può importare ad una ragazza che ha trovato la sua fortuna, del giudizio altrui? Che diritto hanno gli altri di dare un voto a ciò che ha scelto per la sua vita?

Anzi, dovrebbero solo essere ammirati dalla facilità con cui è riuscita a diventare tentazione del Primo Ministro, un esempio di integrità, almeno sulla carta, a soli 17 anni.

Forso il punto è un altro. Forse Ruby autrice, attrice e regista della sua vita in realtà è solo dettaglio in un’altra storia, molto più complessa.  Una storia di gente che si sente rappresentata da uomini (e non da uno solo, come mi sembra opportuno precisare) che si avvolgono di valori chiamati famiglia, rispetto, integrità, come stole di seta, ma che da vicino altro non sono che fogli di giornale.

Una storia in cui le ragazze come Ruby non sono protagoniste, ma prodotto di un mondo aureo che le plasma a suo piacimento. Una storia in cui i punti di riferimento del nostro Paese diventano giocattoli agli occhi del mondo intero e di una ragazzina di 17 anni.

Una ragazzina di nome Ruby,  che si beffa di veline e principesse e tiene stretto il suo successo.

Veronica Botti

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