Riccò: la punta dell’Iceberg (di Riccardo Pagliani)

Scorro velocemente le pagine di un quotidiano on-line e come un fulmine rimango folgorato da una notizia capace di scavare nel mio passato: “Riccò follia. Probabile auto-emotrasfusione lo riduce in fin di vita”.

Ciò che dico e scrivo di seguito rimane valido, indipendentemente dalla veridicità di questa dichiarazione.

Sconvolge pensare che per un periodo importante della mia vita sia stato suo compagno di giochi, con un pallone trai piedi nelle viuzze della ridente Formigine, patria di campioni e folli. Sì, perché follia è l’unica parola che si potrebbe enunciare in merito a questa vicenda, all’atleta giovane e promettente fagocitato dalla vanagloria in un circolo vizioso conclusosi (si spera) in un quasi suicidio. Se ne parla subito tra amici, tra chi come me e meglio di me ha conosciuto Riccardo, con parole diverse dalle solite. Se prima prevaleva lo spregio verso quanto era il doping, verso la sbruffoneria di un personaggio troppo spaccone per definirsi campione, verso un ambiente votato alla vittoria fin’oltre il rispetto del proprio corpo, ora prevale la voglia di cambiamento. Riccò diventa, tra chi lo conosce, non solo un atleta disperato e dissennato ma punta di un Iceberg, chiamato ciclismo. Un mondo in cui l’ipocrisia regna sovrana, dove gli scandali di doping sono goccia nell’oceano di disumanità imperante in questa disciplina, praticata a livello agonistico da dopati e soltanto da essi: perché senza aiutini le imprese di tali atleti sarebbero impossibili. Tappe di centinaia di chilometri giornalieri, giorno dopo giorno, a rincorrersi tra dislivelli inconcepibili per gli scalatori, figurarsi per i polpacci dei ciclisti, seppur allenati. E’ divenuto un mondo, quello della bici, incapace di fermare una corsa sempre più ripida verso il baratro della vittoria. A tutti i costi, a scapito della vita. Pagò con la vita Pantani, rischia oggi Riccò.  E la colpa non è soltanto sua. La colpa risiede anche in chi vede nel vincere ad ogni costo la vera impresa, nel guadagno seguito dalla gloria la massima aspettativa di vita. Non si fanno proseliti, in queste righe: si vuole solo contestualizzare una persona che oggi è messa in croce, in parte a ragione. Per colpe non soltanto sue. Parla così il presidente della lega Di Rocco: “Riccò deve chiudere con questo sport per la sua famiglia, per la sua stessa vita e per il bene del ciclismo”. Ma è il bene del ciclismo togliere dai piedi un personaggio come questo?

Sembrerebbe un lavarsene le mani, accantonare la pagina Riccò in uno scaffale impolverato, etichettato come pagina nera nella storia di uno sport normale. Ma la normalità è un’altra. La normalità è Riccò. Spaventa dire queste parole, spaventa ammettere che tutto è marcio: è più facile punire uno per calmare le acque piuttosto che scavare a fondo per ripulire il sistema. Dietro a ipocrite dichiarazioni serve un’azione seria, decisa e capace di colpire al cuore e al portafoglio chi infrange le regole. Per essere chiari: Radiazione a vita alla prima infrazione. Sospensione del Giro in caso di Doping. Sono azioni di una pesantezza inaudita, talmente assurde da far vacillare il tifoso della bicicletta. Ma si pensi ora a chi guarda questi falsi campioni con gli occhi di un bambino. A chi guarda allo sport come allo specchio della vita: non è giusto mantenere integro questo sistema in cui per vincere si rischia la propria vita nell’ago di una siringa. Questo processo è duro, richiede un fegato forte e soprattutto passa da una consapevolezza: soltanto dalla sofferenza il ciclismo potrà avere una rinascita.

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Una risposta a “Riccò: la punta dell’Iceberg (di Riccardo Pagliani)

  1. Un bel post, complimenti..

    Tra l’altro non resta mai facile affrontare il tema del suicidio. Un tema dalle molteplici sfaccettature che ci pone davanti lo spettro della libertà di scelta, uno spettro drammatico.

    Noi di Vongole & Merluzzi abbiamo scelto di solcare quest’argomento ma lo abbiamo fatto con lo stile che ci è più consono, spero avrai modo di ricambiare la visita

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/31/perche-un-coniglietto-d%e2%80%99oggi-puo-uccidersi/

    Ad Maiora, Lordbad

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