Canto la Donna Moderna

Le operaie della Cotton, un’industria tessile di New York, iniziarono alla fine del febbraio 1908 uno sciopero impegnativo, snervante e fisicamente provante per chiedere migliori condizioni di lavoro. Per obbligarle a deporre le armi della resistenza, il proprietario bloccò tutte le porte dell’opificio imprigionando le manifestanti. Era l’8 marzo 1908, giorno in cui fu dato fuoco alla fabbrica e 129 donne trovarono la morte.

E’ straordinario pensare alla non-conoscenza che muove la festa della Donna. Basta voltare la testa e poggiare lo sguardo oltre la prima coltre del velo: eccole. Hanno tutte in mano una mimosa e sono cosi affossate nel contenuto sociale da non rendersi conto che questo fiore sa di morte. Le guardo, oggi, passeggiano e si dedicano auguri mossi da convenzione e non da credenza. Poi mi fermo e rifletto sull’essere donna, su questa categoria di genere che il mio essere antropologa tende a negare perché evidente conseguenza di una costruzione culturale piuttosto che di una autentica differenza biologica e naturale. E’ una posizione scomoda, la mia. L’Antropologia è una scienza straordinaria che ti permette di decostruire tutte le categorie fittizie e ti porta a creare nuove forme di approccio al reale.  Se guardo le donne che passeggiano oggi, non posso non pensare al tributo di sangue versato contro lo sfruttamento e a favore dell’emancipazione sociale. E non posso, donna del 2011, non guardare al di fuori dei confini sociali imposti e celebrare le donne che hanno strappato questo appena trascorso decennio.

Penso alle donne che hanno creato una struttura stabile e propositiva rivolta verso l’esterno delle proprie dimore, struttura che ha spinto i mariti, i figli e i fratelli egiziani a detronizzare un dittatore.

Penso alle donne che si incontrano per le strade di Kabul, quelle con gli occhi velati dalle tragedie del mondo, le stesse che ti porgono i loro figli supplicandoti di donar loro un futuro migliore.

Penso a Jessica Bertacchini e a Milena Nasi, le ricercatrici modenesi che con la forza della motivazione sono riuscite a portare talmente tanto contributo alla ricerca sul cancro e sull’HIV da meritarsi due premi prestigiosi come lo Scholar-in-Training-Award   e lo Young Investigator Award di Boston.

Penso alle donne che si oppongono alla mercificazione del corpo, quelle che scendono in piazza per la propria dignità, per il rispetto, per i valori, per il futuro e non si fermano all’effimera opposizione di partito che tende a demonizzare un singolo invece di motivare una popolazione.

Penso a Kate Peyton, producer della BBC, freddata a Mogadiscio il 10 febbraio del 2005 per la ferma credenza nella libera informazione e penso ad Ilaria Alpi, giornalista italiana uccisa per aver scoperto un traffico di armi anomalo in territorio somalo.

Penso a Wangari Maathani, prima donna africana ad aver ricevuto il premio nobel per la pace nel 2004 per il suo contributo alle cause dello sviluppo sostenibile, della democrazia e della pace.

Penso a Liu Xia, attivista per i diritti umani, moglie di Liu Xiao Bo premio nobel per la pace del 2010, e alla sua perseveranza nel portare al di fuori del sistema chiuso cinese la forza della Charta 08 con impegno non violento a tutela dei diritti umani in Cina.

Penso a Shirin Ebadi, avvocato e pacifista iraniana che ha lottato una vita intera per difendere i diritti delle donne iraniane e che nel novembre 2009 è stata aggredita insieme al marito nel suo appartamento dalla polizia di Teheran e da allora esiliata a Londra.

Penso a Françoise Barrè-Sinoussi e alla sua vita dedicata alla ricerca, culminata nella scoperta del virus dell’immunodeficienza umana, causa dell’AIDS. E con lei, penso a Elisabeth H. Blackburn e alla sua collega Carol  Greider, premi nobel per la medicina nel 2009.

Oggi, io canto la Donna Moderna… quella che nasce dalla modernità, epoca contraddittoria e ossimorica tanto nel suo perenne fluttuare quanto nella disperata ricerca di una stabilizzazione. Celebro la donna che ferma poggia lo sguardo lontano e dice parole e idee possono cambiare il mondo.

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Una risposta a “Canto la Donna Moderna

  1. Le parole e le idee hanno cambiato il mondo. C’è ancora moltissimo da fare. L’essenziale e non smettere di parlare e non smettere di credere in quello che, con fatica e giorno per giorno, si cerca di cambiare. Avete il futuro in mano, potete dare forti segnali. Mettetevi alla portata di tutti, fate conoscere quanto fervide sono le vostre menti. Fate conoscere le idee, l’impegno sociale. Poco importa la ribalta di un giorno, ma la volontà di costruire ogni minuto con spirito critico e onestà. Spetta a voi dare una svolta. Mi guardo intorno e vedo ancora speranza.

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