Dietro la mascherina – Part 2

Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati innocui giocattoli.

TEPCO, qualcuno di voi l’ha già sentito nominare? Probabilmente solo negli ultimi 15 giorni e molti di voi la penseranno come un’entità relativamente giovane.  Per quanto possa sembrare noioso a colpo d’occhio, credo che la storia di TEPCO (Tokyo Energy Power Company) possa rivelarsi straordinaria per comprendere meglio lo scenario che potremmo vivere in prima persona dopo il referendum del 12 giugno. TEPCO nasce nel 1985, prendendo subito piede e diventando una potenza nipponica nel campo dell’energia nucleare. Prezzi bassi, costi di manutenzione contenuti perché assicurati da controlli quasi giornalieri e soprattutto altissimo riguardo per i costi di raffreddamento della centrale. Questo almeno lo scenario che i dirigenti buttano fuori dalle 4 mura della struttura di Fukushima e fanno ingurgitare al popolo nipponico che resta sotto a bocca aperta come una massa informe di zombies. Ma nel 2002 accade qualcosa di grosso, che viene (notare le affinità fin da subito) minimizzato e oscurato da scandali e gossip tirati fuori ad hoc sulle altre compagnie energetiche. Potremmo chiamarlo il primo scandalo sicurezza, 4 dirigenti e molto personale tecnico vengono fatti sparire per aver falsificato i dati di ispezione degli ultimi 10 anni. Sento odore di Italia… Non finisce qui, ovviamente. Nel 2006 arriva in tutta tranquillità il secondo scandalo sicurezza che investe la qualità del lavoro stesso e la sicurezza dell’intera zona di Fukushima perché le temperature di raffreddamento vengono tenute dal 1985 al di sotto dei valori consentiti per risparmiare sui costi di gestione. Questo significa che per oltre 21 anni la centrale ha lavorato in condizioni di forte stress/rischio aumentando l’instabilità della struttura. Non passa molto tempo, siamo nel 2007, per arrivare al terzo scandalo sicurezza tramite il quale altra dirigenza e personale tecnico viene esiliato dalla compagnia per aver falsificato l’intero archivio dei dati storici della centrale dal 1985 al 2007. Vogliamo parlare di nuovo di trasparenza e di stabilità? Secondo me la questione ha già raggiunto lo step successivo che investe l’apatia della popolazione che oggi ancora crede incondizionatamente ai comunicati inviati da TEPCO. A poco serve che il segretario all’Energia Steven Chu venga smentito pubblicamente dall’amministrazione Obama e da Gregory Jazcko, presidente della United States Nuclear Regulatory Commission, e che l’iniziale fusione parziale del nucleo dichiarata si sia ora trasformata in una livello di radioattività letale nel reattore 4  e all’incapacità di fermare lo stesso futuro per il reattore 3.

Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo ove il suo effetto potrà essere massimo.

Fermi tutti. Vi siete accorti, vero, che stavamo parlando del Giappone e non dell’Italia? Perché capirei una qualche vostra confusione visto l’approccio nostrano che i nipponici hanno assunto.. Tranquilli, la Prestigiacomo ha detto a Radio anch’io:  “Abbiamo fatto una scelta molto consapevole nel definire l’agenzia di sicurezza sul nucleare e riteniamo di aver previsto criteri di selezione dei siti che ospiteranno le centrali molto attenti e che tengono conto della sismicità del territorio, caratteristica del nostro paese ma non paragonabile al Giappone. Mai come in questi casi è sbagliato fare allarmismo che crea paure irrazionali. L’Italia all’epoca di Chernobyl decise di uscire dal nucleare e per questo è stata fortemente penalizzata in questi anni” dimenticandosi di sottolineare l’inesistenza di un piano di sicurezza nucleare per l’Italia ma soprattutto il progetto ancora volante per la creazione dei siti di smaltimento delle scorie a lungo termine (quelle che impiegano miliardi di anni per intenderci). NOI PROSEGUIAMO. Tanto che  il 16 marzo è tornato in commissione il decreto nucleare. Il tempo stringe, entro il 23 marzo deve essere approvato, pena la decadenza. La Corte Costituzionale ha imposto correzioni che aumentino il peso delle singole regioni interessate dallo sviluppo di centrali nucleari. Ma già che c’era, il governo propone di togliere alcuni vincoli di pubblicità: nella vecchia versione i criteri in base ai quali saranno scelti i siti per le centrali venivano infatti pubblicati sui siti istituzionali e sui giornali. Nella nuova versione questi obblighi sono stati abrogati.

Allargando lo zoom all’Europa la situazione non è meno comprensibile. L’affare nucleare interessa principalmente due maxi potenze che sono la Suea-Ganz de France e la E.On con sede legale in Germania. Si è venuto a creare un asse franco-tedesco che detiene il monopolio della costruzione delle centrali nucleari e che si amplia in territorio italiano con la partecipazione di utility locali e degli energivori (coloro che consumano grandi quantità di energia). La multinazionale francese ha tentato di insinuarsi negli appalti italiani offuscando ENEL e EDF (altra società elettrica francese) ma il 7 giugno 2010, il mandato per la costruzione e la ricerca sul nucleare in Italia viene assegnato al consorzio ENEL-EDF e in secondo consorzio alla E-On che comunque è in collaborazione con la Suea-Ganz de France. Dunque la componente italiana in questa macchina monetaria dove risiede? L’Italia entra in gioco in modo sottointeso, quando taglia gli incentivi agli impianti fotovoltaici al 6% perché l’energia rinnovabile non fa guadagnare i grandi energivori e nell’insistenza a proseguire questo cammino verso il nucleare con propaganda di partito e silenzio sulle gravi lacune che gravano fin dall’origine di questo progetto. Ovviamente non può che entrare in gioco la macchina informativa pilotata, che vede l’esaltazione implicita del nucleare in alcuni spot pubblicitari che si guardano bene dal promuovere il referendum del 12 giugno. Questo perché, nonostante l’intervento e la fiducia della Prestigiacomo e del governo verso questa ghigliottina a lungo termine, i sondaggi assicurano ancora la totale contrarietà della popolazione.

Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.[1]

Vediamo uno scenario apocalittico dove la natura e il caso sovrastano l’evoluzione dell’essere umano. Dove l’uomo non riesce a rimediare a ciò che è stato provocato e ancora una volta la scienza diventa distruzione e non creazione. Dietro il vetro opaco della percezione ci sono persone che devono fidarsi di coloro che si auto-definiscono del settore e che ripongono fiducia anche nei dati che il governo continua a sputar loro addosso, creando una bolla di falsità che serve unicamente a proteggere un potere acquisito con lo sfruttamento non sicuro delle risorse energetiche. La sicurezza, la sicurezza non può diventare un metro di valutazione secondario, non può essere la cosa su cui le imprese possono risparmiare per rientrare in bilancio positivamente. Non possiamo credere che l’energia e l’utilizzo strumentale che se ne fa siano cose accettabili in una specie che si auto-proclama la più evoluta del pianeta. Potremmo mai fidarci, con una categoria storica mentale importante, della gestione energetica in Italia? Potremmo mai essere certi e sicuri che questo settore, come tutti gli altri, non cada nel baratro della produzione di ricchezza per pochi che poco si preoccuperanno della sicurezza nazionale? A me, scettica e promotrice delle energie rinnovabili perché conscia di vivere su un pianeta che respira, e a coloro che accettano il nucleare additando come motivazione predominante “ci sono centrali a 20 km dal confine italiano da cui compriamo energia, tanto vale fabbricarla noi stessi” rimando la riflessione su l’universo di tematiche che questo argomento si porta dietro e che non tutti sono disposti a palesare per mancanza di trasparenza.


[1] Le frasi in corsivo sono prese da un discorso di Italo Svevo sull’utilizzo del nucleare a scopo bellico

 

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