La luce attraverso le ossa

In realtà  non puoi capire quand’è che inizia e quand’è che finisce. Ti ci trovi in mezzo e basta. Ti accorgi che è finita solo quando, respirando, ti rendi conto di quanto sia piacevolmente fresca l’aria, mentre prima non eri nemmeno certa che i tuoi polmoni funzionassero.

Ricordo quel periodo come un limbo. Ogni giorno era uguale all’altro, non succedeva niente di particolare. La mia vita era apparentemente perfetta: andavo d’accordo con i miei genitori, a scuola avevo ottimi voti, avevo dei buoni amici. E’ passato un po’ di tempo prima che si accorgessero che non mangiavo. Ai miei, alle mie amiche, a tutti sembrava impossibile che una persona forte come me potesse avere quel genere di problema. Ma quello che c’è nella testa della gente, quello che c’era dentro la mia testa… Nessuno lo poteva capire. Nemmeno io, in quel momento. Fatto sta che smisi di mangiare.

Era difficile. A casa, tornando da scuola alle due, potevo dire che avevo pranzato al bar, prima di prendere la corriera. Alle mie amiche dicevo che mangiavo a casa. Durante il pomeriggio i miei erano al lavoro, perciò quando era ora di cena potevo dire di non avere fame perché avevo fatto un’abbondante merenda. Quando c’erano i grandi pranzi di famiglia, come quello di Natale, era orribile: ero costretta a mangiare più di quel qualcosa che ogni tanto mi concedevo. Un paio di volte avevo anche provato a ficcarmi un dito in gola, ma non ce la facevo. Per me, la soluzione di tutto era il digiuno.

Mi sentivo invincibile. Ero ammirata ed orgogliosa di me stessa per la determinazione che avevo nel rifiutare il cibo, per la fermezza con cui gestivo il mio corpo. Io ero creatrice di me stessa, decidevo io come volevo essere. Mi sentivo davvero forte.

Non era un semplice capriccio, quello di voler essere magra. Dietro al pensiero fisso che martellava nel cervello, c’era un dolore acuto che non riuscivo ad identificare, un senso di irrisolto e di incertezza, un non capire quale fosse il pezzo mancante per poter vivere veramente. Non sapevo come fare, non sapevo come liberarmi da quella gabbia che mi ero ritrovata intorno, di colpo. L’unico gesto drastico, l’unica cosa che ero in grado di controllare, era il cibo che poteva entrare nel mio corpo.

Cominciavo a dimagrire vistosamente, ma non bastava mai. La barriera che si era creata tra me e il mondo esterno, dapprima un vetro trasparente, diventava sempre più opaca, impedendomi di vedere. Ogni tanto avevo degli sprazzi di lucidità, momenti in cui avvertivo che qualcosa non andava. Mi accadeva alcune volte mentre ero sotto la doccia: era come se riuscissi ad aprire gli occhi per qualche secondo, e allora vedevo le ossa, troppo in evidenza sotto la pelle. Poi però lo spiraglio di luce che aveva fatto breccia tra le sbarre che circondavano la mia mente si affievoliva, e tornava il buio.

E’ stato l’inverno più lungo che io abbia mai vissuto. Ero completamente apatica. Nulla mi sorprendeva, nulla mi stimolava, nulla mi emozionava. Ero vuota. Non ho idea di come abbia fatto ad uscirne, anche perché nessuno sapeva. So solo che un giorno, guardando la luce del sole primaverile, mi sono quasi commossa, come se fosse stata la prima volta che la vedevo: ero riemersa di colpo dall’apnea a cui mi ero costretta. Fu talmente improvviso che per un attimo non capii assolutamente cosa fosse successo, ero totalmente disorientata. Poi ebbi l’illuminazione: mi ero innamorata. Avevo conosciuto una persona che, pur non sapendo né quanto mi stava accadendo, né del mio sentimento, mi aveva cambiato la vita.

Ero completamente rinata. Potevo finalmente contemplare a mente lucida quanto avevo fatto; ero sconvolta, ma ero viva. Le emozioni si riversavano nel mio animo con una potenza che per mesi avevo dimenticato. Sono riuscita a guardare dentro di me per capire il come e il perché, e sono riuscita ad essere veramente me stessa e veramente libera.

Ora sono molto diversa rispetto a prima. Vedo le persone in modo diverso, più profondo. Sono cresciuta. Nonostante sia stato il periodo più buio della mia giovane vita, non riesco a pensare a come sarebbe stato se tutto fosse rimasta come prima della mia anoressia. Penso che sia stato un momento di svolta fondamentale.

Adesso riesco a farmi sorprendere da un cielo stellato, e se posso lo fisso per ore. Sentirsi così annullati e poi rinascere… Mi ha fatto davvero capire quanto a volte possano essere belle le cose che mi circondano, anche le più banali. E’ facile ignorare la bellezza della quotidianità, ma dopo aver toccato il fondo, vedere la prima margherita in mezzo ad un prato di fine inverno ti fa sentire veramente in vita.

Valentina Camac

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Una risposta a “La luce attraverso le ossa

  1. mano a mano che il tuo stomaco si riduce si fortifica il muro fra te e la realtà, fra te e gli altri e fra te e lo specchio. ad un certo punto vedi solo i riflessi dei tuoi pensieri che rimbalzano sulla parete che ti sei costruita. che si demolisca in un attimo, con un raggio di sole primaverile è un miracolo. certo forse l’amore può molto di più di un camice bianco, senza dubbio. ma è in entrambi i casi un miracolo di creazione, di rinascita, ed è per questo magnifico, come il cielo stellato di cui parli o la luce dorata di un giorno di primavera. mi piace molto, anche se è terribile.

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