Il Peccato Originale cap.6: La Prima Volta (di Veronica Di Santo)

Allungo una mano e accarezzo il suo corpo liscio, morbido e freddo.

Lo stringo piano nel pugno e lo sento scorrere mentre mi striscia lungo il braccio, oltre la spalla, sulla nuca, solleva la testa e si avvicina al mio orecchio

Eva…

Chiudo gli occhi e schiudo le labbra, piego la testa da un lato per permettergli di scivolare meglio tra i miei seni, sul mio stomaco, nell’interno coscia…

Mi tremano le gambe, mi inginocchio al suolo e mi aggrappo alla terra con le mani mentre il suo corpo mi scorre tra le cosce e sale su per la schiena.

Non riesco a respirare e sento un calore mai provato, diverso da quello del sole, diverso da quello del Suo amore; mi passa tra i capelli e li scosta dal mio viso con la testa, la sua lingua esce brevemente ad accarezzarmi il collo per poi sussurrare di nuovo sulla mia pelle

Eva…

Torna a vagare per il mio corpo, che fino ad ora non avevo mai sentito nudo, e io alzo la testa al cielo, spalanco gli occhi e ansimo, sapendo che Lui mi sta guardando, che sa quello che sto facendo, quello che sto provando.

Gemo e mi piego, appoggiandomi sugli avambracci, sto sudando e piangendo; mi sdraio sulla schiena e allargo le mie gambe tremanti, mi contorco e lamento.

Ho la mente annebbiata, sento il respiro che mi si blocca in gola, per un attimo ho il terrore che non esca, che mi strozzi per quello che sto facendo.

All’improvviso sento un male lancinante e i suoi denti che mi perforano la pelle e affondano nella mia carne.

Apro la bocca per urlare, ma il suono che ne esce è una risata, piena, forte, disperata e felice, come non ne avevo mai udite.

Il dolore è talmente forte che non riesco neanche a capire dove mi ha morsa, sento solo un fuoco bruciante che parte dal mio ventre e si irradia in tutto il mio corpo.

Le lacrime mi cadono sulle guance e continuo a ridere, il suo veleno continua a scorrermi dentro, ustionando ogni cellula del mio essere.

Sono viva, per la prima volta in tutta la mia eternità capisco di essere viva.

Mi sveglio tremante e sconvolta, mi guardo attorno e vedo che ogni cosa è diversa, più colorata e più intensa; guardo il cielo e vedo nuvole dense che filtrano la luce.

Porto le ginocchia al petto e comincio a piangere, non so neanche io se per la gioia, la paura o solo per la confusione.

E’ così che mi trova Adamo; chiama il mio nome, che non è mai stato così bello alle mie orecchie, con una voce che sento per la prima volta preoccupata: povera creatura, non mi ha mai visto in questo modo, non ha mai assaporato il sale delle lacrime.

Mi accarezza una spalla e io alzo la testa per guardare il suo viso; lo trovo bellissimo.

Lentamente, dolcemente, un altro tipo di calore inizia a farsi strada dentro di me, un calore che parte dal petto.

Gli appoggio una mano sulla guancia per avvicinarlo a me e unisco le sue labbra alle mie; dopo qualche istante ci separiamo e vedo che i suoi occhi sono sbarrati, confusi, spaventati e nudi e so di Amarlo, come non potrò amare nessun altro, né me stessa, né il mondo, né Lui.

Gli sorrido e lui capisce che deve fare una scelta.

Alza lo sguardo titubante alle nuvole chiare e calme e poi lo riporta sul mio; e capisce anche che qualunque cosa, chiunque, lui scelga io continuerò ad amarlo.

Forse è per questo , o forse è solo perché io gli ho permesso di scegliere, che mi sorride a sua volta, incerto e terrorizzato, e mi stringe a se.

Mormora parole dolci mentre mi accarezza i capelli; mi rassicura e dice che mi proteggerà, ma il suo abbraccio è disperato, si aggrappa a me, nasconde il suo viso nel mio collo e io vengo cullata dal tremore del suo corpo e della sua voce.

Quando si scosta da me mi posa una mano sulla guancia e mi guarda con una dolcezza che non avevo mai provato prima.

Ci accarezziamo e per la prima volta scopriamo le differenze e le somiglianze dei nostri corpi, alcune importanti, altre no, alcune piacevoli, altre meravigliose.

Ad un certo punto apro gli occhi e vedo che il cielo sopra di noi è diventato ombra; il respiro mi si ferma in gola e ho un fremito di paura che mi contrae il corpo.

Adamo capisce, mi stringe una mano e mi indica una sfera, che si staglia su quell’oblio, luminosa.

La vedo riflettersi nei suoi occhi e mi accorgo che la sua luce mi è lontana, ma familiare.

Mi rilasso nell’abbraccio del mio uomo e chiudo gli occhi, assaporando il calore del suo corpo.

Sento il mio cuore battere regolare, piano, e so di avere qualcosa per cui vale la pena essere dannata.

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2 risposte a “Il Peccato Originale cap.6: La Prima Volta (di Veronica Di Santo)

  1. E’ bellissimo. Hai saputo rendere in modo meraviglioso ogni sospiro, ogni centimetro di pelle tremante, tutte quelle sensazioni così belle e che tuttavia risulta sempre piuttosto difficile, almeno per me, rendere a parole; mi è piaciuto davvero tanto, nel suo intreccio di dolcezza e aria fresca.

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