Visioni in Mente 2011 – L’importanza di un buon curriculum vitae

Lunga doccia, per cancellare i segni di una notte passata a bere con gli amici. Barba appena fatta, per nascondere le ruvidezze della mia anima. Profumo e deodorante sulla pelle, per coprire la tensione dell’attesa che mi aspetta. Completo grigio e cravatta elegante, per mostrare una serietà mai avuta. Scarpe comode, per poter correre svelto a casa dopo l’ennesimo rifiuto.

 

Questa mattina mia madre mi ha lasciato la colazione pronta sul tavolo della cucina, prima di andare al lavoro. Una consuetudine che si ripropone ogni volta che vuole dimostrarmi il suo amore. In silenzio.

Mio padre invece ha espresso tutto il suo affetto non smettendo mai di parlare, per un singolo secondo, durante la mia – purtroppo non solitaria – colazione. Esprimeva ogni concetto guardandomi fisso negli occhi, come a voler inculcare nella mia testa malata le sue regole di vita. Come aveva cercato di fare negli ultimi trent’anni. Inutilmente.

In mezzo al traffico penso a tutte le sue raccomandazioni per l’imminente colloquio: ricorda di non arrivare in ritardo, non fare battute idiote, sorridi, metti un paio di mutande pulite – ??? – non farci fare brutte figure come al solito…

 

Mentre cerco un parcheggio mi rendo conto che sto già tradendo il primo punto della simpatica lista del mio fiducioso genitore: sono le nove e diciassette e dovevo presentarmi alle nove precise. Non male come prima impressione. Vista la situazione lascio la macchina nel parcheggio dedicato agli handicappati. In caso di multa manderò mio padre a testimoniare sulla mia irreparabile disabilità alla vita ed alle sue regole. Sono certo che i vigili, dopo le sue accorate parole, stracceranno la contravvenzione e lo prenderanno sotto braccio per rincuorarlo della triste disgrazia uscita dai suoi lombi.

Entro nell’edificio e prendo le scale. Faccio i gradini a due a due per recuperare all’irrecuperabile, e così annullo precocemente l’effetto di deodorante e buone intenzioni mattutine. Mi ritrovo al quinto piano della palazzina per uffici che accoglie la mia prossima sconfitta pseudo lavorativa.  Al primo sguardo capisco subito di essere nel posto sbagliato: ragazzi eleganti, seduti compostamente, che aspettano di entrare per sostenere il colloquio. Io invece mi presento con il fiatone, mani sui fianchi e testa rivolta verso il basso. Il mio viso stravolto si riflette sulla superficie splendente delle mie scarpe: mia madre le ha lucidate con olio di gomito e speranze.

Dopo due ore di attesa, in cui ho visto entrare ed uscire candidati senza che nessuno li chiamasse, mi rendo conto che il mio ritardo mi ha fatto perdere il momento dell’appello. Quindi non ho la minima idea di quando comincerà il mio supplizio. Guardo insistentemente la segretaria che – sempre sorridente – risponde al telefono, ma decido di non chiedere nulla: ho troppa paura di essere eliminato prima del colloquio. Non sarebbe la prima volta. E l’attesa, nonostante la sua irritante staticità, è l’unica cosa che ho avuto negli ultimi due anni. Il punto più vicino ad un lavoro vero a cui mi sono aggrappato nella mia vita precaria.

 

Quando esce l’ultimo candidato il terrore mi impedisce di alzarmi dalla sedia. E se fosse finita anche quest’ennesima illusione? Mi vedo già uscire dall’edificio, dopo che la segretaria mi ha cortesemente ricordato di essere fuori posto lì. Dopo alcuni minuti, i primi davvero reali di questa perfetta catena di montaggio da terziario del ventunesimo secolo, quella stessa segretaria che non aveva degnato di un singolo sguardo nessuno – a parte gli invisibili interlocutori telefonici – si alza e viene verso di me. Senza dire una parola mi indica la porta ed allarga ancor di più il suo costante sorriso. Non posso sottrarmi ora: il lavoro del suo dentista non deve andare sprecato.

Entrando nell’ufficio sento una voce che mi chiede di chiudere la porta. Non mi invita a sedermi, ma decido di farlo lo stesso. Il direttore delle risorse umane è una donna grassa di mezz’età che sta mettendo a posto la sua scrivania: ripone fogli e ne prende in mano altri, senza alzare per un secondo la testa. Dopo alcuni secondi comincia a parlare.

 

“Il suo curriculum è eccezionale, lo sa?”

Non so cosa rispondere, perché non ho la minima idea di come si possa mettere assieme la parola eccezionale alla mia vita descritta in due fogli A4.

“Sono tre ore che vedo candidati, uno meglio dell’altro se mi posso permettere, ed avevo tenuto il suo colloquio per ultimo: la classica ciliegina sulla torta”.

Questa è pazza.

“Studi classici… ”

I sette anni più lunghi della mia vita.

“ …attività extra scolastiche… ”

In effetti più numerose di quelle scolastiche.

“ …rappresentante d’istituto… ”

L’unico modo per uscire dalle lezioni senza insospettire i professori.

“ …e naturalmente il massimo dei voti”.

E naturalmente hai preso in mano il curriculum sbagliato. Oppure è una delle piccole inesattezze che ho inserito per avere qualche possibilità in più? E chi se lo ricorda: ho inviato così tanti curriculum online che non so più cosa ho mandato e a chi.

“Iscritto a lettere e filosofia… ”

Dieci anni ben spesi…

“ …Bologna, Alma mater studiorum”.

…tra feste sui colli e corse notturne sotto i portici.

“Vedo che ha fatto alcuni lavori interessanti durante il periodo di studi. Bravo”.

Per pagare l’affitto e mangiare non potevo fare altro.

“Stage in una rivista… ”

Volantinaggi…

“ …ristorazione… ”

…barman notturno…

“ …lezioni private… ”

…pulizie al Cepu.

“ …e addirittura il servizio civile volontario”.

Questo è troppo: non può essere il mio curriculum.

“Noto con piacere che ha fatto un periodo di studi all’estero… ”

Sei mesi passati ad ampliare la mia mente…

“ …progetto Erasmus… ”

…da Rotterdam…

“ …Parigi, la Sorbona”.

…ad Amsterdam.

“Ho un’unica domanda da farle… ”

Ecco la fregatura.

“ …una curiosità diciamo”.

Cazzo.

“Nel suo perfetto curriculum vedo che, a causa di un incidente, lei è paralizzato dal bacino in giù”.

Cazzo. Cazzo. Cazzo.

“Però l’ho vista entrare sulle sue gambe”.

“Un miracolo signora. Un miracolo”.

“Capisco. Allora è solo un problema di aggiornamento del curriculum”.

“ … ”

“Per quanto mi riguarda abbiamo finito. Se non ha domande lasci i suoi dati alla mia segretaria: comincia lunedì”.

Pietro Marra

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