Il potere della Bellezza

E’ sufficiente accendere il computer per osservare come il potere si manifesti in una moltitudine di forme affascinanti che attraversano la storia dell’uomo e si dipanano come un capolavoro di intelaiatura nella ragnatela della vita.

Che cos’è il potere nel nostro paese? Penso alla forza delle parole di un capomafia, che può costringere migliaia di persone a vivere nella paura e a rispettare regole non scritte e non concordate. Penso al potere di quei politici che non basano la loro legittimazione sulle idee, ma sul valore del loro nome, fatto di lauree più o meno guadagnate meritevolmente, di migliaia di posti di lavoro “donati” agli amici e agli amici degli amici, di favori scambiati fra potenti, di ricchezze accumulate nella lunga sfida allo Stato (un ricco terreno di conquista nel Novecento). Penso all’uso criminoso dei mezzi di comunicazione, che diventano tecnologie subordinate alle dinamiche del potere che questi uomini impongono deregolamentandone le relative leggi. Penso al potere del silenzio, subito o usato dal parlamentare di opposizione che non affonda mai la sua lancia nella corruzione, atteggiamento che gli frutta molti soldi e altro potere (perché il silenzio a tutti i livelli ha un costo economico e politico da pagare); esso arriva fino all’uomo comune che deve adeguarsi al silenzio per sopravvivere, perché pochi sono per nascita vasi di ferro, molti di terracotta.

Torniamo ad osservare il ragno del tempo e dell’esistenza intrecciare questa tela fantastica, ora possiamo svelare uno dei poteri più incisivi ma magistralmente nascosti in ognuno di noi: il potere della bellezza.

Che cos’è la bellezza? Un concetto astratto, a mio avviso, che superando i limiti del tempo e dei canoni umani investe l’uomo dalle sue origini. Non lo si può ingabbiare nella profondità dello sguardo di una donna, nè lo si può ridurre all’altissimo valore di un quadro che raffigura la vittoria rivoluzionaria come La Libertà che guida il popolo. Non si può nemmeno sintetizzarla negli atti quotidiani di un bambino che sorride spensierato, perché il potere della bellezza comprende tutte queste sfaccettature che a loro volta non possono rappresentarla a pieno singolarmente. Che cosa ha spinto i tantissimi artisti e scienziati italiani a fare ciò che hanno fatto? Che cosa ha ispirato la scrittura dell’Inferno, se non la bellezza di una donna? Che cosa portò alla creazione di Santa Maria in Fiore, se non l’amore per l’arte e l’ardire di creare una cupola che possa quasi sfuggire alle leggi della fisica? Che cosa portò Garibaldi e Mazzini a dedicare la loro vita al loro paese, se non l’amore che questi nutrivano per la bellezza dell’Italia? Perché Amore e Arte sono manifestazioni tangibili della Bellezza, lo scrivevano i greci e nessuno ha mai potuto smentirli.

Quando Tremonti dice che con la cultura non si mangia dimostra quanto sia ignorante la sua affermazione (la quale in realtà è maliziosa, poiché il nostro ministro dell’Economia è tutto tranne che poco istruito). Oggi questi Capolavori consentono all’Italia di avere un patrimonio artistico che produce ricchezza a distanza di secoli. Queste conquiste e queste opere consentono al nostro paese la creazione di un’unica lingua che permetta al valdostano di comprendere ciò che vuole comunicare un salentino. Ci permette di avere uno Stato unito, più forte sul piano economico e politico nelle sfide che la globalizzazione ci sbatte in faccia; provate a quantificare sul piano economico il valore di tutto questo?

Il potere della bellezza è duraturo. Quando una cosa è bella rimane nel tempo qualsiasi forma abbia, che sia una canzone, invisibile e inconsistente, o che sia una statua. E la grandezza di questa concetto è che è libero: tutti possono comprendere la bellezza se ne hanno un po’ dentro, tutti possono replicarla e tutti possono crearla dal nulla. Ma chi conosce e sa usare questo potere ha qualcosa in più, una luccicanza. Se fossimo negli anni ‘70 potrei proporre l’istituzione di veri e propri portatori/portatrici della Bellezza, persone (riconosciute e legittimate dallo Stato) incaricate di creare e diffondere questo potere.  Probabilmente, se ne riderebbe salvo poi venire a sapere che nel mondo, fuori dal nostro paese provinciale, ci sono Stati che senza istituire portatori di bellezza, retribuiscono persone altamente formate per fare la medesima cosa, cioè per diffondere il valore artistico e culturale del loro paese nel mondo. Si chiama cultura, cari amici e seguaci di Tremonti, e porta benessere, ricchezza e se ben gestita anche felicità.

Enrico Monaco

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8 risposte a “Il potere della Bellezza

  1. Bell’ articolo!
    Al di là della distinzione tra bellezza soggettiva e bellezza oggettiva, ci sono opere la cui bellezza rimane immutata nel tempo, come il dipinto di Delacroix che citavi nell’ articolo, le grandi opere letterarie e la musica d’autore.. Inoltre c’è il concetto aristotelico del “bello” corrispondente al “vero” e il criterio secondo cui il vero è il “fatto” (Vico). Quindi complimenti agli autori di questo blog che ricercano la verità e non temono di far sentire la loro voce. Vorrei concludere con una bella frase di Paolo Borsellino:
    “La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo della libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
    Ancora complimenti al Rasoio, state facendo un bel lavoro!
    Cristina

    • Grazie mille Cristina per il commento impegnativo che ci hai lasciato. Visto che si parla di giovani e di Falcone e Borsellino, aggiungerei all’affermazione che tu hai riportato alcune parole. Noi siamo giovani anagraficamente, ma la sfida è vivere come giovani in un paese dove l’innovazione e il cambiamento tipico della popolazione meno anziana è avversato e malvisto, anche da chi ha partecipato ai movimenti studenteschi nei anni 60/70. Allora serve il coraggio dell’azione forte a mio parere che manca a troppi i giovani e che spaventa troppi adulti.

  2. guarda l’ultimo parziale di geometria mi è stato gravemente danneggiato da una lunga disquisizione sul concetto di bellezza e la mia teoria di applicazione politica di ciò… partito proprio da quel pezzo di cento passi… la cosa è alquanto complicata da definire come sempre si devia a inveire contro i nostri cari governanti che tuttavia andrebbero lasciati soli con le loro cagate per dedicarsi, invece, a riflessioni un po più profonde… bravo monaco enrico usa bene tutto quel tempo libero che hai

  3. Credo che il superministro Tremonti abbia ragione… Spiego perchè…
    Siamo il Paese che detiene quasi la metà del patrimonio artistico mondiale (non europeo, mondiale) e in quasi 150 anni di unità italiana ce ne siamo fatti beffe…
    Visto che ogni città, ogni luogo di Italia ha qualcosa da raccontare, si è perso di vista quello che veramente attrae il turista ricco e spendaccione… Che è quello che fa mangiare la cultura. Non si sono pensati a centri organizzati, magari in città ad alto contenuto culturale (Roma, Firenze, Napoli, Torino) a fronte di uno sperpero continuo in mille musei, sagre e sagrette organizzate da non si sa bene che enti (es. comunità montane che dal mare sono alte ben 500mt.) e che non dicono nulla se non a questo o quel capobastone per dare un posto al suo amico o amico dell’amico.
    Perchè non si fa come il Louvre? Perchè non si mette un freno a speculazioni da parte di tour operator e alberghi (tipo lo scandalo per la beatificazione del papa e del concerto del I Maggio)? Perchè permettiamo a professori ultrasettantenni di mantenere il loro posto all’Univversità quando non hanno più molto da dire? Perchè illudiamo gli studenti che con una laurea gli si apriranno le porte del mondo del lavoro, salvo poi trovarsi a servire panini in una nota catena americana?

    La cultura è di tutti… non è una merce vendibile… Per questo non si mangia con quella… E’ l’indotto che ruota attorno alla cultura che ci fa mangiare… Che potrebbe rendere il paese ricco senza sforzi…

    Una provocazione che lanciarono anni fa: mettiamo un bel ticket d’ingresso in Italia per chi vuole visitarla tipo 20 € a turista, con il quale può vedere tre città a sua scelta e non pagare altre gabelle…

    Scommettiamo che ci facciamo una manovra aggiusta conti?

  4. Sono pienamente d’accordo Frank. Quando parliamo di cultura lo facciamo in senso lato, ma se vogliamo essere precisi penso come te che la cultura immateriale non sia una merce vendibile, mentre l’indotto può creare ricchezza. Se vogliamo fare il salto di qualità però, dobbiamo veramente rendere la prima forma di cultura accessibile a tutti, cioè dare la possibilità a tutti di sfruttare il nostro patrimonio comune; questo si fa con una Scuola pubblica e seria, con un’Università pubblica e seria, con contratti di lavoro che sottendono legislazioni chiare e trasparenti, con una riforma fiscale e con un sistema della giustizia adeguato.
    Per godere invece di un indotto che funzioni serve credibilità politica: ci vuole un governo che sappia essere più forte delle corporazioni, dei baroni e dei poteri forti in generali che si muovono per interessi particolari, e che investa in un progetto di sistema, come hai detto bene, e non in interventi a pioggia frammentari e dispersivi. Per arrivare ad avere tale governo i cittadini devono essere informati e andare a votare con coraggio, non il meno peggio, bocciando chi ha dimostrato di non essere in grado di rilanciare il paese o i territori che ha amministrato, a destra come a sinistra. O, se ne hanno la possibilità, devono impegnarsi direttamente per creare queste condizioni e scrivere un pezzo di storia del nostro paese.
    Anche scrivere su questo blog e confrontarsi è un modo per contribuire a migliorare le proprie opinioni, in modo da dimostrare concretamente, anche se siamo in campo virtuale, che noi cittadini sappiamo esprimere volontà concrete e di valore.

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