Sciopero Generale: l’urlo di battaglia dei lavoratori.

Oggi, venerdì 6 maggio, i lavoratori sono scesi in piazza dopo la proclamazione dello Sciopero Generale. Dopo un caldo 1 maggio fatto di festeggiamenti, tensioni e prospettive coraggiose verso il futuro, la Cgil ha scelto la protesta forte, isolata da Cisl e Uil. L’organizzazione sindacale più importante del nostro paese ha avuto la forza, spinta dalla forza e dal coraggio indomito della Fiom, di riempire da sola le piazze italiane non solo di persone, ma di contenuti. “Una nuova primavera democratica” questo il titolo dato alla protesta. Una scelta che ha voluto contrapporre l’Italia del lavoro e di chi paga le tasse, all’Italietta furba che vive di sotterfugi e alle spalle del prossimo.

Non avevo molta fiducia nella Cgil, ma quando sono sceso per le strade di Bologna ciò che mi ha confortato e mi ha dato speranza era la forza e l’entusiasmo dei lavoratori; di questo voglio raccontarvi, perché della loro straordinaria energia e della fierezza con cui difendono il loro lavoro non troverete scritto in nessun “importante” giornale. Non si può rimanere impassibili se si vede sfilare un corteo dove passano operai di decine di fabbriche del bolognese che assieme alla scritta Fiom recano sugli striscioni orgogliosamente il nome della loro azienda. Urlano, saltano e cantano. Urlano rabbia e speranza insieme. Non si può rimanere impassibili nel vedere le più disparate categorie affiancarsi in un’unica lotta: operai, giornalisti, dipendenti del settore commerciale, agroalimentare, quelli impiegati nella formazione e anche i comitati a difesa dell’acqua e contro il nucleare.

Oggi centinaia di persone erano convinte. Erano decise a resistere e contrattaccare, a ribellarsi ad una cultura dominante che ci vuole mansueti e concordi, a rinunciare ad una cultura che censura il confronto vero scatanando la paura del conflitto sociale. Erano decise a confrontarsi con contenuti e nel merito delle questioni. Gli slogan erano affiancati da accese discussioni tra compagni, giovani e vecchi. Le canzoni tradizionali della protesta facevano da sfondo ad una comunione gioiosa. Tutto questo non si può fermare, nè uccidere.

In questa giornata la Cgil ha deciso di sfidare il governo, ha deciso di indicare chiaramente il suo nemico: la finanza selvaggia, la destra italiana capitalista e quegli industriali che non rispettano la dignità dei lavoratori. Le proposte ci sono e sono unitarie a livello europeo ha affermato ul segretario della Cgil intervenuto sul palco. La più importante è la tanto discussa tassa sulle transazioni finanziarie, che fermerebbe la speculazione selvaggia e garantirebbe ai governi europei e americani di recuperare 600 miliardi di dollari da investire per la ripresa.

Con questa epocale riforma si dovrà confrontare la politica ed in particolare la sinistra italiana ed europea. La Cgil ha lanciato il guanto in faccia alla Cisl e alla Uil, con la forza del “braccio armato” della Fiom, e ha decretato un terreno di confronto o di battaglia sul quale dovrà scendere il Bersani e con cui dovrà fare i conti il governo. Qui non si scherza cari cittadini. Non si scherza quando un corteo così eterogeneo si ferma ad ascoltare i discorsi dei delegati dei lavoratori, discorsi appassionati e concreti, occupando per ore la via principale di Bologna. Non si scherza quando non solo il sindacato, ma il lavoratore decide di schierarsi in prima linea. Siamo allo scontro. E se vincerà ancora la destra sono convinto che le frange che hanno smesso di credere nella democrazia, non certo senza motivazioni ragionevoli, e che prediligono metodi di lotta violenta cresceranno.

Mentre la maggioranza degli italiani sbatte la faccia ogni tanto con la rabbia di singoli cittadini, quando Annozero ci catapulta nelle realtà dove la lotta è feroce, sappiate che nella civile Bologna c’è il caso di una fabbrica la Berletti che è stata occupata per 45 giorni dai lavoratori. Sappiate che oggi in piazza non hanno parlato vecchi sindacalisti sconfortati e nostalgici. Ai capelli bianchi si stanno sostituendo progressivamente volti giovani e molte donne, e i loro discorsi sono carichi di significato e vitalità: niente a che vedere con la spossatezza di chi vuole portare a casa uno stipendio in più.

Non troverete queste storie e questi fatti perché verranno nascosti da molti nei telegiornali e nei maggiori quotidiani. Chi vi vorrà raccontare la verità lo troverete in quell’editoria eroica di cui il Fatto Quotidiano è l’emblea; lo troverete sui blog e nelle persone che avete accanto che sono testimoni di ciò che succede e anche qui sopra, grazie all’impegno di chi ama guardarsi intorno e non ha paura di raccontare fatti scomodi. Penso che lo sforzo di cercare la verità e di confrontarsi con questa sia vitale e che lo sia ancora di più in questo momento. Perciò vi invito a diffondere questo articolo se vi è piaciuto e vi prego di dire la vostra, di arricchire questo piccolo scritto con la vostra conoscenza sul tema. Ogni parola spesa per la ricerca della verità e per il confronto serio è un proiettile contro crisi e violenza nella quale viviamo.

Enrico Monaco

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3 risposte a “Sciopero Generale: l’urlo di battaglia dei lavoratori.

  1. ci sono alcune parole chiave che vorrei rimarcare: concretezza, passione, volti giovani, vitalità. Credo sia la chiave di lettura principale di quello che si è mosso oggi, a Bologna e non solo. Una manifestazione che non è la celebrazione di un passato, per quanto ricco, ma la richiesta del futuro.

  2. è divertente vedere quanto poco i giornali facciano il propio mestiere… o deprimente, dipende dai punti di vista. davvero un buon articolo, piuttosto incisivo… e condivido appieno il fatto che se nn si arriverà a qualcosa con la democrazia scoppierà un vero polverone in Italia. l’importante è vedere che c’è ancora gente che crede nel dialogo… dopo tutto quello che sta succedendo in questo paese (e nel mondo) almeno vedere che c’è ancora fede nella ragione umana è una cosa molto positiva.

  3. Io rimango sempre piuttosto scettico sul vero movimento del sindacato.
    Ormai i lavoratori italiani hanno tutele molto ampie.
    Il precariato non è figlio come pensano molti dei tempi, ma la volontà di aggirare le tutele che lo Statuto dei lavoratori dà.
    Il vero errore dei sindacati è proprio quello che ne ha creato la forza negli anni ’60 e ’70: l’eccessiva politicizzazione, che ha fatto perdere la visione su chi deve essere tutelato, a una battaglia contro qualcuno.
    Purtroppo conosco tanti sindacalisti e si vedono che sono ormai degli impiegati come sono io, solo che loro sono più tutelati di me in quanto dipendenti di un datore di lavoro che non li licenzierà mai…. E che è pagato con il sudore e lo stress di milioni di lavoratori e pensionati, che pagano l’obolo della percentuale sullo stipendio e poi si vedono chiedere 38 euro per un 730 al Caf del loro sindacato.
    La vera rivoluzione sarebbe il sindacato unico, non più diviso politicamente, ma per settore lavorativo.
    Con contrattazione forte a livello aziendale e senza eccessivi paletti dei totem-contratto nazionale, che poi sono quelli che creano il vero blocco e disillusione dei giovani nel loro futuro lavorativo…

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