Amministrative 2011: terremoto nelle vecchie gerarchie.

Si è conclusa da 48 ore la prima tornata delle elezioni amministrative. La rilevanza di questo voto che coinvolgeva 4 grandi città (Milano, Bologna, Torino, Napoli) e numerosi capoluoghi di provincia ha trasformato l’appuntamento in un test politico per la maggioranza.

Così come succede ormai da tempo ogni politico e ogni schieramento ha gareggiato nel convincere gli italiani, durante e dopo il voto, che il proprio partito aveva vinto. Così abbiamo assistito al discorso di Bersani che usando un noi generico in conferenza stampa ha dichiarato “Loro hanno perso, noi abbiamo vinto. Un vento nel nord si è alzato contro il blocco Pdl-Lega”; il Terzo Polo che ha ottenuto un risultato non troppo soddisfacente affermandosi come quarta forza a Napoli e Bologna si è dipinto come “forza decisiva che avrà grande peso nei ballottaggi”. Casini “non si può non fare i conti con noi”. Il Pdl ha avuto invece la buona creanza di rinviare i commenti di qualche giorno, quando i numerosi ballottaggi ai quali si è arrivati sanciranno definitivamente il risultato elettorale.

Ma la domanda che mi ha accompagnato con prepotenza durante queste amministrative è stata questa: chi ha davvero vinto?

Se analizziamo il voto nelle grandi città ci si può rendere conto di come i due maggiori partiti (Pd e Pdl) siano andati incontro ad un sonora sconfitta. A Milano l’esito delle primarie ha sancito una vittoria schiacciante di Giuliano Pisapia, candidato di Sinistra Ecologia e Libertà ed ex-parlamentare di Rifondazione Comunista. Questo ha provocato le dimissioni della dirigenza del Pd milanese. La Moratti, ricandidata per volere di Berlusconi e profondamente criticata nel centro-destra, è riuscita con una campagna elettorale molto costosa e mal condotta ha accentuare le divisioni tra gli alleati. Il risultato è stato un incredibile exploit del centro-sinistra che con un 48% ha superato la Moratti (41,50%) portandola al ballottaggio.

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/elezioni/comunali/milano.html#risultati

Nella capitale della finanza italiana, del berlusconismo e della Lega Nord un candidato che viene dall’estrema sinistra ha sovvertito il risultato elettorale (e con metodi democratici e legali!). Il valore politico e gli effetti di questo raggiunto ballottaggio sono e saranno un duro colpo per il centro-destra che vede scricchiolare il suo potere: già Bossi rilascia dichiarazioni velenose “Se prima il Pdl vinceva grazie alla Lega, ora la Lega perde per colpa del Pdl”. E vorrei ricordare che al Nord in diversi comuni la Lega ha corso da sola. Fate voi.

Altro teatro interessante è stato il voto di Napoli. Qui il centro-sinistra si è presentato con due liste, una composta da Pd e Sel con capolista il prefetto Morcone (figura eletta per ovviare allo scandalo delle primarie truccate) e l’altra guidata da De Magistris, sostenuto da Idv e Federazione della Sinistra.

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/elezioni/comunali/napoli.html#risultati

Il responso delle urne ha sancito una dura sconfitta del Pd, che passa da un ruolo di grande forza di controllo della Regione, della Provincia e della città ad un surreale 16%. Sfrutta lo scivolone De Magistris, che supera Morcone agilmente grazie ad una grande campagna elettorale, andando a contendere il ruolo di sindaco a Lettieri (candidato del Pdl) che non vince al primo turno. Decisivo sarà il ruolo del Terzo Polo in città che raggiunge il 9%.

A Torino e Bologna vince il Pd invece, che dimostra di saper tenere unita la coalizione e sfrutta al massimo la tradizione comunista. Si vince al primo turno arginando gli ottimi risultati del Movimento a 5 stelle che in Piemonte raggiunge il 5% e nella città emiliana si attesta su un incredibile 10%. In questi capoluoghi la sconfitta è tutta del Pdl, che non riesce nemmeno a presentare un suo candidato a Bologna, mandando la Lega Nord in doppia cifra su un terreno difficilissimo, e candidando a Torino Coppola che non va oltre il 30%.

Ma quindi chi ha vinto? Generalmente si può dire che c’è stata una forte affermazione della cultura di sinistra, la quale superando le difficoltà manifeste della sua classe dirigente si è alzata in piedi e ha dato un sonoro schiaffo a Berlusconi. Quindi è corretto affermare che queste amministrative segnano una vittoria del centrosinistra. Ma c’è anche una grande vittoria del Nuovo sul Vecchio: le formazioni meno tradizionali come Movimento a 5 stelle, Lega Nord, Sel e Idv sono le vere vincitrici di questa competizioni. Questo dato segna la crisi della leadership di Pd e Pdl e suggerisce la volontà degli italiani di superare l’attuale quadro politico. Oggi i cittadini hanno punito la vecchia dirigenza dei partiti tradizionali e hanno chiesto il rinnovamento, pagando il prezzo dell’instabilità politica, in quanto al momento il centro-destra mantiene una maggioranza in Parlamento, ma non nel paese. Dall’altra parte l’affermazione del centro-sinistra è frammentaria e instabile e questo è evidente osservando la composizione delle coalizioni che vendono un partito democratico che mantiene sì una posizione predominante, ma comunque molto debole e molto poco autonoma rispetto le altre formazioni anche nelle regioni rosse.

La sfida per il centro-sinistra quindi sarà quella di raggiungere l’unità, limitando i personalismi, per poter risultare una forza alternativa credibile: il cantiere è ancora ampiamente aperto e in funzione e ci sono buoni presupposti. Nodo centrale sarà lo svecchiamento della classe dirigente che ormai una larga parte della base del Pd chiede e desidera con insistenza.

La sfida di Berlusconi invece sarà quella di riuscire a ricompattare il fronte della destra, vincolando una Lega Nord sempre più forte in Parlamento e nel paese che sgomita per liberarsi. L’obiettivo è arrivare alla fine della legislatura.

Concludo dicendo che queste elezioni hanno fatto bene al nostro paese, perché segnano una reazione forte dei cittadini che, con un gesto di sfida alle vecchie gerarchie che affossano il paese,  ha mandato un segnale chiaro da entrambe le parti: cambiate o cambieremo noi!

Questi sono i presupposti per una rivoluzione politica che ci consenta di trovare le forze per uscire dalla crisi economica, chimera che ci accompagnerà ancora a lungo. Quindi teniamo duro e stiamo con gli occhi aperti: la giornata di oggi è un buon appoggio per uscire dalla palude, ma siamo ancora completamente immersi nel fango, non scordiamocelo.

Enrico Monaco

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9 risposte a “Amministrative 2011: terremoto nelle vecchie gerarchie.

  1. Credo che effettivamente ci sia una certa voglia di SX e di ricambio del quadro politico. Auspico una seria riflessione da parte dei dirigenti del PD e calma e serenità da parte di Vendola e Di Pietro. Il gregge non è ancora nella stalla per cui calma e gesso, andiamo avanti cercando un’alleanza che ci porti a convincere con argomenti seri l’elettorato che in questi anni ha cercato alternative in partiti che di Sx non hanno nulla. Dopo le amministrative credo verrà il momento più difficile per la sinistra. Spero che gli errori del passato abbiano insegnato che se ci si divide si perde.
    Buona serata a tutti gli amici

  2. Completamente d’accordo con te,Enrico.Aggiungo che Sel è nata solo da 8 mesi,e che i risultati fin qui avuti,sono fantastici.Ma non ci adagiamo sugli allori: completiamo l’opera vincendo a Milano,Napoli,Cagliari e via discorrendo,e parlando a noi di Sel,dico che ci dovremo impegnare ancora di più,non per erodere i voti al pd,ma per recuperare quelli del m5s e quelli degli astenuti.

    Un’ultima cosa: per favore,lasciamo stare il terzo polo!

  3. E cosa ne pensate del exploit del Movimento a 5 stelle? Proposte e modalità innovative? Competitor del centro-sinistra? O solo demagoghi che vivono sulla figura di Beppe Grillo?
    Altre domande. Pensate che il centro-sinistra dovrebbe allearsi con il Terzo Polo per risultare vincente alle politiche?

  4. Commento di Beccaria l’illuminato:

    Sono d’accordo con gran parte della tua analisi, ma non su tutto. D’accordissimo su Bologna, Napoli e Torino, ma non su Milano: a Milano non solo vince il grande Pisapia, che (come giustamente dici) registra un grande risultato personale; m…a anche il PD, che fa un grande aumento e raggiunge quasi (o supera di poco, non ricordo l’ultimo dato) il PDL a Milano, e lo supera ad Arcore, “rubando” a Berlusconi casa sua. Inoltre Pisapia, proposto inizialmente da SEL, batte il suo Partito, che a Milano di sicuro non “vince” (solo 4%, ben lontano dal grande 10% della Frascaroli a Bologna, quello sì un gran risultato di SEL). Inoltre, non condivido il mettere la Lega fra i vincitori: la Lega ha affermazioni, anche grandi, in diversi Comuni minori; ma viene sonoramente battuta a Milano e Bologna, le due Città a cui teneva di più (soprattutto Bologna, che doveva essere la “porta” dell’Emilia). Non capisco poi la contraddizione di registrare i risultati positivi del PD e poi dire che ha subito una sonora sconfitta complessiva; la vera sconffitta del PD è Napoli, ma per il resto… Ti dico solo: di 35 eletti al primo turno 28 sono del PD, e fra questi, 2 sono gli unici 2 che hanno vinto al primo turno in 2 dei Comuni maggiori (Merola e Fassino); se questa è una sconfitta… mi ABBONEREI per subire “sconfitte” simili, ogni tanto. Per il resto in buona parte concordo, ti rimando alla nota in cui ti ho taggato ieri, in cui ho scritto questo e molto di più. Leggi e fammi sapere cosa pensi della mia analisi

    • Caro Beccaria, riconosco che il Pd abbia invertito la tendenza nazionale che lo dava in crisi, ma da qui a dire che è andato bene ce ne passa. Penso che la crisi del centro-destra, più forte a Milano, e una buona tradizione amministrativa locale abbiano consentito al partito di tenere bene. Il problema è che ci sono due Pd, almeno. Quello buono delle pratiche amministrative (Emilia, Toscana, e vari altri centri in tutto il paese), e quello a perdere, cioè la dirigenza nazionale che raccoglie leader non incisivi. Purtroppo la seconda conta di più, ed è in crisi da quando è nato il partito e anche da prima. A Milano il Pd arriva al 27% perché è un partito radicato nella città ed è stato per questo capace di alzare il consenso. Sel che non è radicata sul territorio senza una grande classe dirigente raggiunge il 5% in zona destrista. A Bologna tira un altro vento e un’altra storia, sulla base di questo bisogna leggere il 10% di Sel e sulla base della candidata Frascaroli che raccoglie sostegni trasversali, e della debolezza del candidato del Pd. La Lega è andata in doppia cifra a Bologna, capitale degli immigrati e della sinistra. A Milano ha fatto mancare i suoi voti perché c’è una guerra interna al centro-destra spaventosa, però si parla già di Salvini vicesindaco. A Torino non è andata male. In diversi centri si è smarcata dal Pdl. Non la vedo in crisi, forse solo appesantita dalle grane degli affaristi alleati.
      Poi è inutile che mi dai i numeri delle città. Bisogna andare a vedere chi è stato eletto. Sarebbe più interessante se mi dicessi qual è stata l’affermazione delle 3 mozioni, o delle varie correnti.
      La vittoria comunque c’è stata nel momento in cui Veltroni ha riconosciuto la leadership di Bersani, ma per come la vedo io Veltroni dovrebbe già essere in Africa, insieme a D’Alema e parecchi altri.
      Quindi non basta per niente. L’unità è ancora lontana, la scorgo dietro al sorriso beffardo dei D’Alema che non sanno cosa sia il bene del partito, men che meno il bene comune. Voi che siete nel Pd avete una doppia guerra da combattere per liberare il partito e per essere credibili come forza politica alternativa. Quindi buon lavoro.

  5. Ottima l’analisi.
    Ma credo che ci sia un problema di fondo… E’ giusto dire che le forze diciamo alternative di sinistra sono le vere vincitrici della tornata elettorale.
    Ma da sole non hanno la forza per mirare, almeno al momento, a poter diventare forze di governo, proprio perchè contro il Palazzo.
    Grillo è un capopopolo che non propone nulla (basta vedere come Ballestrazzi a Modena ne abbia preso le distanze dopo essersi caricato sulle spalle il progetto meetup modenese) e le forze alternative sono troppo alternative (mi scuserete il gioco di parole).
    Attualmente il Pd non ha un leader certo e credibile (o meglio ce l’ha, ma è il più berlusconiano di tutti e sta a fare il sindaco a Firenze), e l’Idv ha il peso del dualismo Di Pietro-De Magistris (che con la vittoria personale di Napoli pone una golden share sul partito).
    Il Terzo polo è un terzo oggetto non ben definito, dove dentro c’è un pò di tutto paragonabile ai Responsabili del Parlamento attuale per fini e per progetto politico.
    Io credo che in realtà sia fallito il tentativo di creare un sistema bipartitico in Italia, in quanto tutti vogliamo il nostro giardino e non abbiamo il concetto di comunità.
    E soprattutto facciamo dell’odio personale l’unico collante di coalizioni e gruppi politici, che rischiano di diventare delle armate Brancaleone senza fini specifici.

    • Grazie dell’analisi puntuale Frank,
      penso che il centro-sinistra di cui il Movimento a 5 stelle non fa parte debba definire al più presto le alleanze, proprio in virtù del fatto che non ha l’autonomia nel paese per governare. Di questo devono prendere atto nel partito, di essere una maggioranza relativa. Le forze innovatrici dovrebbe “usare” il Pd come base per poter portare le loro idee e le loro energie nel palazzo. Questo mix garantirebbe, superate le divisioni interne, la credibilità dovuta ai numeri e la garanzia della diversità (portata da Idv e Sel).
      Ti invito a riconsiderare il Movimento a 5 stelle di cui Grillo è l’aspetto più mediatico, cioè la pubblicità. Ballestrazzi è un vecchio politico che se le fatte tutte da sinistra a destra, si muove per interesse personale. Era lui la mela marcia ed è stato cacciato. Altrove ci sono ragazzi giovani che lavorano seriamente.
      Concludo dicendo che il bipartitismo è morto. Ora bisogna ricomporre gli schieramenti, e il terzo polo ha solo due prospettive: o morire, o diventare la nuova base per una nuova destra, dove la parola nuovo è usata a sproposito.

  6. Copio ed incollo il commento che avevo fatto su Facebook:
    “Si tratta di voglia di un radicale cambiamento finalizzato al miglioramento o di semplice alternanza democratica tra destra e sinistra dovuta all’insoddisfazione per il governo? Gli elettori credono davvero nella coalizione che hanno votato e desiderano un’effettiva svolta a sinistra o l’hanno sostenuta solo per opposizione alla destra, sia al governo nazionale che in amministrazione locale precendente (Milano, Trieste, Cagliari)? E poi mi chiedo anche come andranno distribuiti i voti destinati alle forze non coinvolte nel ballottaggio, ma a questo si troverà risposta molto presto”.

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