Il 6 Luglio muore il web italiano

“6 Luglio, muore il web italiano”, si legge nei numerosi post su Facebook, articoli sui vari blog e quotidiani online. Si tratta di una delibera riguardante un nuovo progetto di regolamento relativo alla tutela del diritto d’autore in rete. L’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni) in sostanza si arroga il diritto di ordinare la rimozione dalla rete di qualsiasi elemento che venga segnalato come contravveniente i diritti d’autore. Questo procedimento verrà messo in atto in modo sommario nonché irrevocabile, dunque senza interpellare, nemmeno per spiegazioni, l’utente in questione che ha pubblicato il tale elemento. Senza dubbio è una soluzione rapida ed utile per una silenziosa e indolore scomparsa di elementi scomodi, che non a tutti stanno bene così, alla portata di tutti, nella sterminata e fino ad ora libera piazza della rete, così vasta e sconfinata da risultare a volte difficile da controllare e, di conseguenza, pericolosa. E oltre all’immensità del web si aggiunge la rapidità con cui si pubblica, si condivide, si diffonde, si aggiorna e si discute una determinata notizia, ad esempio. Basti pensare che, rimanendo in tema, oltre 130.000 cittadini hanno espresso il loro dissenso con un’e-mail all’Agcom e che la notizia del provvedimento in cantiere non è stata certo sbandierata dalle autorità ma piuttosto si è diffusa rapidamente attraverso il passaparola di Facebook, Twitter e gli altri social network, attraverso gli articoli dei blog e le petizioni on-line, insomma una mobilitazione che culmina, emergendo dalla protesta virtuale in occasione della nella Notte della Rete, 5 luglio a partire dalle 21, voluta da numerose associazioni quali Agorà Digitale, Adiconsum, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti e sponsorizzata, pubblicizzata e trasmessa in diretta streaming dai siti di numerosi ed eminenti politici, giornalisti, artisti e giornali italiani quali http://www.ilfattoquotidiano.it/, http://www.corriere.it/, http://rainews.it/it/, http://www.lastampa.it/redazione/default.asp eccetera. Importante ricordare che il piano si inserisce nella logica di equiparazione del web alla tv, avviata dal Decreto Romani nel 2010, assimilazione in merito alle norme riguardanti i contenuti audiovisivi dello spazio pubblico telematico rispetto a quelle relative alla regolamentazione delle pubblicazioni televisive. Quindi il progetto è di trasformare il web in una grande tv, antipluralista e telecomandata, per l’appunto. E l’intenzione non si limita a regolamentare la tutela del diritto d’autore italiano, ma è quella di ampliare le proprie vedute (se così si può fare tappando bocche e orecchie) anche all’estero. Insomma un mega bavaglio internazionale, che concentra il proprio ciclopico occhio sulla martoriata Italia, l’Italia della tv spazzatura, della censura, della fiorente e allegra facciata che ogni giorno cercano di rinforzare ma che inesorabilmente si sgretola sempre di più, lasciando trasparire la realtà del nostro paese,ormai da tempo oggetto di scherno per tutto il mondo. l’informazione indipendente e libera,il pensiero plurale e le serie discussioni sono ormai da tempo lontane dall’orizzonte degli sgargianti palinsesti televisivi italiani, e l’informazione passa attraverso qualche quotidiano, qualche giornalista più che altro, e soprattutto il web. Chiaramente se la dichiarata intenzione è quella di equiparare la rete alla tv, non c’è neanche da chiedersi quali saranno le conseguenze, e quel che è peggio è che nessuno potrà gridare allo scandalo per una censura, perché non avrà altro mezzo se non la propria voce. E la delibera è avvenuta fuori dal dibattito parlamentare, per decisione del Governo che ha direttamente affidato la manovra all’Agcom! Quindi chi censura cosa? I commissari Agcom, già travolti dallo scandalo delle intercettazioni  con Berlusconi, che ha su di loro totale controllo.

Sul cosa verrà censurato cito testualmente un brillante articolo del Fatto Quotidiano che semplifica in modo del resto molto chiarificatore riguardo alla domanda: “Quel video satirico postato su YouTube offende la virilità e l’amor proprio del premier? Non c’è problema. Basta segnalare all’Autorità che contiene 15 secondi di musica di sottofondo degli anni ’70 o che utilizza un’immagine appartenente al repertorio del fotografo ufficiale di Corte per ottenerne la rimozione!”

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3 risposte a “Il 6 Luglio muore il web italiano

  1. grazie dell’articolo, non ero a conoscenza di questa cosa, sapevo già di una serie di oscuramenti a danno di alcuni siti per esempio a infoaut;
    questa cosa è ben più pericolosa.

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