Il Belpaese dei Bambini Invisibili

Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.(Peter Pan – J.M. Barrie)

Accanto all’inferno dei dimenticati, esiste un altro luogo molto interessante quanto ignorato dalla politica odierna, il belpaese dei bambini invisibili. Secondo il Rapporto presentato da Telefono Azzurro, dal 1 gennaio al 4 marzo 2011 risultano già 222 segnalazioni di minori scomparsi in Italia. Mentre, nel 2009, in base ai dati forniti dalla Direzione centrale anticrimine della polizia, sono stati ben 1.033 i minori italiani e stranieri per i quali sono state attivate le segnalazioni di ricerca sul territorio nazionale e che risultano ancora inseriti nell’archivio delle ricerche. L’associazione, che gestisce in Italia il numero 116000, la linea diretta istituita dalla Commissione europea per fronteggiare il fenomeno, ha poi evidenziato che dal 2007 al 2009 si è verificato un costante incremento dei casi e che la maggior parte delle scomparse riguarda minori di nazionalità straniera: la fascia più consistente di minori da rintracciare è quella di età compresa tra i 15 e i 18 anni, costituita per lo più da ragazzi che si allontanano volontariamente dal loro domicilio o dalla comunità che li ospita. Per la categoria dei bambini “under 10” emerge un fenomeno che risulta invece irrilevante nelle altre fasce d’età: la sottrazione nazionale o internazionale.
Nel lungo periodo il quadro è, se possibile, ancora più inquietante. La quarta relazione semestrale del ministero dell’Interno sulle persone scomparse ha calcolato che in Italia i minori scomparsi e ancora da rintracciare dal primo gennaio 1974 al 31 ottobre 2009 sono 10.768, di cui 1.994 italiani e 8.774 stranieri. Il numero di minori scomparsi costituisce il 41 per cento del totale delle persone sparite nel periodo considerato. Dal 25 maggio 2009 al 15 maggio 2010, il servizio 116000, gestito da Telefono Azzurro, ha accolto 6.498 telefonate e in particolare 188 segnalazioni relative a situazioni di scomparsa. Il maggior numero di segnalazioni riguarda situazioni di sottrazione internazionale (34 per cento); otto volte su cento la gestione ha comportato l’attivazione di altri membri del network “116000” operanti in un altro Paese Ue. Il 60 per cento dei bambini segnalati è di sesso femminile, mentre il 65 per cento ha un’età inferiore ai 10 anni.

La situazione modenese è una delle più rosee d’Italia. Il comune possiede la percentuale più bassa della regione sui dati di scomparsa relativi ai bambini italiani, mentre acquista il primato per la sparizione di bambini di nazionalità extra-italiana. Ma noi continuiamo a dire che siamo un’oasi felice, tanto se ci smistano un attimo la seconda generazioni di migranti è anche meglio. Sbalorditivo.

Cosa accade ai bambini?

Se si decide di documentarsi sulle possibili causa della scomparsa dei bambini, è necessario possedere apatia emotiva e molto stomaco. Ho letto svariati articoli sul traffico illegale di organi, sulla sperimentazione medica e militare, sui protocolli di test sui possibili addestramenti alla sopravvivenza. Prostituzione, body shop, tratte, contrabbandi. Si vende un bambino per guadagnare soldi, si acquista un bambino per tagliarlo in parti, selezionare quelle migliori e poi creare un sorta di macelleria umana dove le persone che possono permetterselo prendo a peso ciò che preferiscono.

Poi c’è il mondo infinito della pedofilia. E tutti pensiamo alla violenza sessuale, ma in realtà questo microcosmo è molto più vasto e disarmante. Ho sottolineato che serve stomaco e apatia emotiva per affrontare questo discorso. Si vendono i bambini online, in siti a cui si arriva dopo un passaggio interminabile per siti finti. A volte si legge di persone che acquistano bambini per averli come paggetti nudi che girano per casa a quattro zampe, altre volte esistono delle roulette della morte in diretta: si acquista il bambino che viene spedito mezzo corriere, si prende il bambino, si porta in una camera con una telecamera in HD e poi lo si tortura e lo si uccide. Certo, dopo entra in gioco anche il mercato della necrofilia, perché in fondo sui corpi senza vita qualcosa ci si potrebbe anche guadagnare. Si vendono cadaveri bambini per venire profanati. Da morti.

Poi c’è l’universo Satanismo. Non posso riportare le cose più lievi che ho letto perché credo rischierei denuncia e scomunica, ma tre sorelle italiane hanno recentemente concesso al loro psicoterapeuta di sciogliere il segreto professionale per raccontare quello che hanno vissuto. La storia inizia in ambiente domestico, con una madre e un padre ingabbiati da tempo dentro una setta pseudo-satanica che decidono di mettere a disposizione le loro figlie per rituali e uccisioni.  Minori abusati e costretti ad abusare a loro volta. Costretti ad uccidere coetanei, perché il sangue ottenuto dalla mano assassina innocente è puro. Testimonianze che di satanico  hanno solo la perversione reiterata tradotta in un abuso collettivo e rituale a cui avrebbe partecipato il padre, il nonno e un nutrito gruppo di amici di famiglia. Liberi professionisti e commercianti, dediti a riunioni in appartamento ed in ville appena fuori le porte cittadine. Vere e proprie orge, con bambini violentati ripetutamente e costretti a replicare i comportamenti degli adulti su altri coetanei.  Nei dossier pubblicati si parla di adulti incappucciati e travestiti, di pozioni da ingurgitare a base di sangue, sperma e droghe, probabilmente anfetamine. Per chi le sette sataniche doc le conosce bene, questa di casa nostra è solo una brutta copia priva di organigrammi, rituali e finanche di una pur discutibilissima filosofia guida. Resta l’orrore delle sevizie, degli abusi e delle violenze.

Eppure, molti sentiranno queste storie distanti dal loro reale. Pensate, forse, che la nostra provincia sia l’oasi di pace e sicurezza osannata dalle istituzioni del potere? ..e sono sempre io a mettervi davanti ai prodotti della great indifference. Dal 1997, nella bassa modenese (con epicentro Mirandola), si sta dipanando una vicenda giudiziaria per molti versi analoga a quella che ha visto coinvolti i Bambini di Satana, ma, se possibile, ancor più grottesca e assurda. Questa volta non è chiamata in causa direttamente una setta satanica, ma il diavolo c’entra comunque perchè qua da noi siamo abituati a rendere nostrano anche le cose con la memoria storica più pesante e consistente. Il primo troncone d’inchiesta (1997) ha preso le mosse dalle dichiarazioni di un bambino, che ha cominciato a rovesciare una valanga di rivelazioni sulla sua partecipazione a riti satanici, a cui sarebbe stato accompagnato dai parenti e in cui avrebbe subito violenza, insieme ad altri minori. A suo tempo il pm Andrea Claudiani ha aperto un’inchiesta che ha portato in carcere sette persone. I media locali ci sono andati a nozze, con risultati prevedibili specie se si ignora la presunta innocenza. Una madre, sommersa dalla gravità dei crimini contestati e dalla diffamazione a mezzo stampa, si è uccisa in prigione. Un anno dopo (1998), nuove rivelazioni del bimbo, suffragate questa volta da quelle di una bambina (già allontanata dalla famiglia e posta sotto la tutela dei servizi sociali, per aver manifestato disturbi della personalità), che ha chiamato in causa gli zii e il nonno, affermando di essere stata ripetutamente portata nottetempo in un cimitero e – insieme ai quattro cuginetti – di aver subito violenze sessuali da parte degli adulti, travestiti da diavoli. Claudiani ha riaperto l’inchiesta. Gli adulti coinvolti sono diventati quindici. Si è così innescata una reazione a catena che ha visto altri minori testimoniare, coinvolgendo i parenti. Il 6 giugno 2000 il tribunale commina da due a quattordici anni di carcere quindici uomini della bassa modenese per riti satanici con violenze a bambini. Un prete, don Giorgio Govoni, amatissimo dai suoi parrocchiani, era anche lui tra gli accusati, ma era morto d´infarto poco dopo l´arringa del pubblico ministero.

Questa è una storia che ci riguarda da vicino, ma davvero fa differenza? Esiste una linea invisibile fisica per cui ciò che sta da questa parte importa e ciò che è al di là lo ascoltiamo, ci scandalizziamo ma dopo tre minuti torniamo al nostro tritacarne quotidiano dell’esistenza senza essere toccati? Segnalo il link del sito italiano dei bambini scomparsi, il passaparola in molti casi ha riportato indietro, almeno fisicamente, molti di loro.

http://www.bambiniscomparsi.it/missingkids/servlet/PublicHomeServlet

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Una risposta a “Il Belpaese dei Bambini Invisibili

  1. La pedofilia non merita di stare con la bontà, l’ingenuità, il sano soffrire di un adolescente, la rabbia e la delusione di un 30enne senza lavoro, la schiettezza di un 20enne con mille aspettative e la strada interrotta davanti a sé. Tutte cose non necessariamente indice e origine di benessere, ma certamente sane, umane, autentiche, naturali in quanto insite nella natura di bambino, adolescente, 20enne, 30enne e quello che è. La pedofilia è un mostro nella vita di persone che siedono al tavolo con quanto detto prima, tranquillamente, e con la pretesa di essere rispettate, credute, messe alla prova, perdonate, amate. Il divario fra la vittima e il carnefice deve essere grande, deve essere immenso e incalcolabile. Dal rapporto col carnefice non potrà nascere niente se non solo altro male. La vittima sbatte la testa ovunque trovi uno spigolo vivo, arriva a stadi di autolesionismo e incuranza totale del proprio benessere fisico e mentale che rischiano di mettere seriamente a rischio la sua vita. È il ricordo e la crudeltà della verità, l’ingenuità schiacciata e lacerata, dimenticata ormai da tempo, l’infanzia interrotta sotto il peso di una realtà bestiale, una crescita forzata, un cinismo, una rassegnazione, una serie di incapacità che realmente interrompono la strada verso la felicità, un non voler rendersi conto di niente a tutti i costi, un tapparsi occhi orecchie e bocca per non poter più iniettare o farsi iniettare del male dentro, vedere che quello è già dentro ha preso vita e ha fornito linfa vitale per altro male, ha alimentato rabbia odio disperazione confusione fino a far scoppiare ogni più piccolo germe di amore. Non nascerà più niente su questa terra. Recita il cartello appeso al corpo della vittima. Ciò che c’era già ed era abbastanza forte per resistere c’è ancora. Ma quello che la vittima definisce uno star bene dopo un momento di passaggio sofferenza presa di coscienza della più orrida realtà in realtà non è uno star bene è solo la privazione e l’inibizione data dalla mancanza di ogni tipo di forma di vita nuova e solo solo solo quello che è rimasto sopravvive a stento e non nasce niente da una linfa velenosa

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