Lucio, più umano degli uomini

Noi seduti sotto al duomo, nella fossa, sotto terra, sotto il livello del mare e della decenza. Ho corso con te, ho pianto, tutti i giorni, perché le mie guance fossero più lisce. Abbiamo suonato tutta la notte, finchè la pelle delle dita non si consumava troppo. Abbiamo aspettato, in silenzio,  scavando dentro alle ombre altrui per trovare un po’ di luce. La luce non l’abbiamo trovata lì. Abbiamo scavato così tanto a fondo che ci è venuto freddo, che abbiamo trovato l’acqua, come i bambini al mare che fanno le buche nella sabbia. Abbiamo scavato ancora e da laggiù abbiamo guardato in aria e abbiamo visto solo un minuscolo buchino luminoso. L’uscita. Non abbiamo capito niente e abbiamo continuato a non capire, a  urlare, gonfiandoci il petto, facendoci più furbi di quello che eravamo, per non dover avere paura di noi stessi. Tu hai bevuto da una pozzanghera e io mi sono sdraiata per terra. Io mi sono messa a correre e tu mi hai seguito, e mi avresti seguito per tutta la vita, se io non mi fossi mai fermata. Abbiamo abbaiato alla luna tutti e due, mi hai morso, ti ho guardato piangendo,  i tuoi occhi erano così umani che ero io a sentirmi un animale. Gli animali piangono meno di me. Eri forte, Lucio, troppo per me, tiravi come se avessi dentro un ippodromo intero di cavalli da corsa, e avevo sempre male alle braccia. Eri magro e nudo, ed eri bello, sgraziato e insieme elegantissimo . Ti abbiamo scavato una casa in gennaio, la terra era fredda e dura e avevo paura che tu avessi freddo, una notte ho sentito freddo per te. Avrei voluto essere lì per abbracciarti, per tenerti un po’ di caldo, ma eri lontano, e molto molto sotto di me. E quello che mi ha fatto più paura è stato pensare che ero forse più io a voler essere abbracciata da te, io più animale di te, cane, più piccola e più colpevole. Nel letto, sotto strati di coperte, sentivo la pioggia perforarti la pelle, vedevo il mio corpo dall’alto accovacciato come il tuo, avvinghiati con le unghie alla terra per non volare via, mentre la tempesta nera spazzava via piano piano la notte per dare spazio al freddo pungente di una qualunque domenica di gennaio.

A Lucio, il mio cane e

a tutti i cani del mondo

molto più umani degli uomini

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