Fragili ali di vanità e cera

“Ma ricorda, figliolo, ricorda sempre di non allontanarti mai da me: io conosco la via più sicura.”

“Ma saremo liberi nel cielo, padre. Cosa potrebbe accaderci di male?”

“Figlio mio, potremmo morire. Se ci avvicineremo troppo al sole, il suo calore scioglierà le nostre ali. Perciò, stammi vicino.”

La brezza fresca soffiava dentro alla loro prigione, il labirinto costruito dallo stesso Dedalo. Presto sarebbero stati liberi. L’architetto controllò un’ultima volta le ali costruite da lui stesso.

“Vai prima tu, ragazzo”

Icaro si arrampicò sulla finestra, rimanendo in equilibrio, teso e in apprensione. E se non avesse funzionato? “Apri le braccia. Sfrutta il vento. Non lasciarti accecare dal sole, non ti avvicinare ad esso.”

Respirò profondamente, il cuore che batteva all’impazzata.

“Ora!”

Serrò gli occhi e si lasciò cadere. Per un momento fu schiaffeggiato dalle raffiche di vento che si contendevano il suo corpo, poi si ricordò di allargare le braccia. Le ali, saldamente incollate alle sue spalle, attutirono la caduta, e prima che potesse avvicinarsi troppo al terreno, cominciò a muoversi a ritmo dell’aria. Incredibilmente, sorprendentemente, smise di cadere. Anzi, cominciò lentamente ad innalzarsi.

Non riusciva quasi a credere di star volando: sentiva il corpo leggero, quasi senza peso, avvertiva ogni muscolo contrarsi per lo sforzo, ma in una maniera agile e potente. Sì, avvertiva la potenza e l’eccezionalità del suo gesto, che mai nessun uomo prima di lui aveva avuto il coraggio o l’intelligenza di tentare.

Avvertì delle urla da terra, e guardando in basso vide gli uomini normali e i contadini che lo fissavano a metà tra l’inorridito e l’incantato, senza capire cosa era accaduto, senza riuscire a spiegarsi come fosse possibile che un uomo potesse volare.

Il petto di Icaro, già gonfio per lo sforzo di respirare l’aria d’alta quota, si gonfiò ancora di più per l’orgoglio: lui, solo lui era arrivato oltre chiunque altro, era l’unico essere speciale, il primo in assoluto.

“Se siete sorpresi così, state ancora a guardare! Ammirate! Posso fare ancora di più!” gridò in preda all’euforia. Agitò le braccia con maggior potenza, intento ad arrivare ancora più in alto per mostrare a tutti gli uomini comuni quanto lui fosse vicino al divino.  Vide compiaciuto che lo additavano, in preda al panico e alla sorpresa.

Più saliva più cresceva il suo senso di invincibilità. Cominciava a convincersi di essere nato per il volo, per l’aria, per la luce accecante che poteva ammirare solo a quell’altezza. Non era più un uomo, o almeno, non si considerava più tale. Era qualcosa di più, destinato a grandi cose, destinato a sfidare gli Dèi che lo avevano voluto triste, piccolo e imprigionato, mentre ora era immenso, libero e in volo.

Era un sogno che si realizzava: finalmente avrebbe potuto dimostrare che persino un ragazzo era capace di grandi cose, persino lui avrebbe potuto superare i limiti posti all’umano. Ne aveva già scavalcati innumerevoli nell’istante in cui si era lanciato dalla finestra, poteva fare molto meglio.

“Volo! Volo, volo, come il Dio Ermes  ha le ali ai piedi, io le ho alle braccia! Come il giovane Cupido! Sono forse degno di essere un Dio? Guardatemi! Posso arrivare nell’immensità, posso guardare negli occhi il Dio Apollo!”

Impazzito e ubriacato dalla capacità che il padre gli aveva fabbricato, continuò a salire senza fermarsi, dimentico delle parole di avvertimento che gli aveva detto.

“No, figlio! Non ti avvicinare al sole!!”

Dedalo, che a fatica lo aveva inseguito e invano gli avevo gridato di fermarsi, sentì il respiro mozzarsi quando capì che ormai Icaro aveva scelto il suo destino.

Il giovane, accecato dalla presunzione e dalla vanità, scambiando la fortuna e il caso della sua esperienza per unicità personale e predestinazione, era giunto innanzi al sole. Quando fece per guardarlo, sentì le pupille bruciare di dolore, accecate dalla luce, e si accorse troppo tardi che la cera aveva iniziato a gocciolare dalle sue spalle. Il collante, così solido da asciutto, nei pochi secondi innanzi Apollo si era liquefatto, lasciando svanire crudelmente quelle che prima erano splendide ed enormi ali.

Inorridito tentò di afferrare una ad una le morbide piume che si staccavano, cercando di mantenere intatto l’artificio, mentre cominciava a perdere quota. Dimenò le braccia mentre il corpo si appesantiva sempre di più, mentre non vagava più sereno nell’aria, ma veniva sballottato dalla violenza dei venti, che consci del suo disastro non ebbero più intenzione di farsi prendere gioco da lui.

La cera, ormai del tutto liquida, lasciò andare anche le ultime piume, e Icaro precipitò nel vuoto.

L’incredulità nei suoi occhi accompagnò il cuore impazzito e la mente ancora frastornata nei violenti secondi di picchiata; urlò terrorizzato con quanto fiato aveva in corpo, lacerandosi i polmoni.

Non era possibile, non poteva essere. Come poteva accadere che lui, proprio lui che era stato scelto per poter arrivare più in alto di qualsiasi uomo,  precipitasse? Lui, che per troppo poco tempo era stato giustamente ammirato e riconosciuto come superiore? Che fosse una punizione da parte degli Dèi? Ma come, anche loro avrebbero dovuto comprendere la sua somiglianza con loro. E mentre calde lacrime di rabbia segnavano il suo viso, il frastuono delle onde si avvicinò inesorabilmente, e infine scomparve nelle profondità marine.

Annegò, e con lui anche la vana speranza e convinzione di aver potuto essere, per un istante, un giovane Dio.

Lamento per Icaro

Valentina Camac

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4 risposte a “Fragili ali di vanità e cera

  1. Icaro potrebbe essere anche visto come un sognatore, colui che ha tentato l’impossibile a dispetto dei giudizi altrui. Il sognatore rivoluzionario è sempre deriso per i suoi obiettivi spesso ritenuti utopici, ma nonostante ciò lui va avanti e insegue il sole. La superbia di sicuro gli appartiene, ma è una caratteristica necessaria: gli serve per credere che potrà realizzare effettivamente il suo sogno!

    • Avevo sempre interpretato il mito come un monito che sottolineasse i limiti dell’uomo e la sua incapacità di accettarli, una visione abbastanza negativa. Non ho mai pensato a Icaro come un sognatore, sono contenta che tu abbia proposto questa differente visione perchè in ciò che ho scritto questa idea non viene neppure considerata.. Grazie!

    • anch’io condivido la tesi di Andrea. Icaro è un sognatore che con la sua semplcità e forse anche con la sua vanità ma soprattutto con la sua innocenza cerca di portare l’uomo più in alto, ignorando le conseguenze. è anche vero che il significato originale del mito è probabilmente quello che hai esposto tu, ma icaro non è solo superbia. è anche umana voglia di superare sé stessi e i propri limiti, quali che siano le conseguenze.

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