Tutto passa, ma passando, ci cambia per sempre

Quel giorno ero all’università, in via Campi a Modena, appena tornato dalla pausa pranzo. Mi stavo rilassando davanti ad un pc del centro informatico prima di tornare ai miei libri. Controllavo la mail. Erano le 14,46 dell’11 settembre 2001. In quello stesso momento un boeing 767 dell’American Airlines stava centrando la Torre Nord del World Trade Center a Manhattan.

Non ricordo nessun episodio del passato con la stessa lucidità, nessuno in cui non ero protagonista attivo. Da quel momento ho cominciato a seguire le cose del mondo senza quel distacco che avevo prima: ho iniziato a sentirmi parte di qualcosa.

Quel pomeriggio l’ho passato a casa della mia ragazza di allora, davanti alla televisione ad osservare il corso degli eventi. Qualcosa mi aveva spinto a raccogliere i libri. L’istinto mi aveva consigliato di non perdere tempo. Arrivato da lei, che abitava a soli 5 minuti dalla facoltà, ho visto entrambe le torri ferite, visto che nel frattempo un boeing 767 della United Airlines aveva colpito la Torre Sud. Quello che all’inizio sembrava un disastro aereo stava lentamente prendendo i contorni di un folle attacco terroristico. Le notizie frammentarie, riportate dal giornalista, cercavano di definire qualcosa che mi sembrava indefinibile. Ed io restavo lì, in silenzio, ad assorbire le immagini e le prime analisi, sperando che mi aiutassero a capire perché mi sentissi così.

Alle 15,59 il crollo della Torre Sud. Ricordo il fumo e quelle persone che scappavano. Ricordo lo stordimento del giornalista, incredulo come lo ero io, che cercava di continuare il suo triste lavoro di commentatore. Ricordo le immagini di una Manhattan deturpata da quell’inaspettata modifica del profilo delle Twin Towers. Modifica ultimata alle 16,28 con il crollo della Torre Nord. In meno di 2 ore era stato cancellato uno dei luoghi più famosi della Terra. Per americani e non.

In quel momento pensai al mio unico vero contatto con New York. Era l’agosto del 1992, durante un viaggio con la mia famiglia. Eravamo stati sulla Torre Sud. Avevo scattato foto alla Statua della Libertà da quel tetto. Ed ora quel palazzo non c’era più, se non nei miei ricordi.

Dieci anni dopo mi rendo conto che l’11 settembre non ha davvero mutato il mondo come avrei creduto. Altri probabilmente sono gli eventi cruciali di questo secolo ancora giovane: la crisi economica, la superpotenza cinese, la caduta di governi via Facebook e social network. In fondo la vita continua, nonostante tutto, e probabilmente continua anche per i famigliari delle quasi 3000 vittime di quel triste giorno di dieci anni fa. Però le conseguenze di quell’atto terroristico, dalla guerra in Iraq a quella in Afganistan, hanno di certo cambiato la mia percezione del bene e del male. Se quel pomeriggio del 2001, davanti a quelle immagini, avevo la certezza di chi erano i buoni ed i cattivi, oggi devo ammettere che le due categorie sono per me ormai inutili. Dopo la vergogna di Abu Ghraib e Guantanamo, dopo gli attacchi di Nassiriya, Madrid e Londra, dopo le bugie sulle armi di Saddam e dopo le follie delle guerre per il petrolio, ho capito che bene e male è solo questione di punti di vista.

Che la missione di pace può essere un’invasione di una nazione e delle sue libertà. Che un partigiano può essere un terrorista, o viceversa. Che i cattivi siamo noi, anche se non vogliamo ammetterlo. Che i cattivi sono loro, anche se ci colpiscono con le armi che gli abbiamo venduto a caro prezzo.

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5 risposte a “Tutto passa, ma passando, ci cambia per sempre

  1. E’ incredibile credere che ci sia gente che non prova pietà e non sa essere triste per queste cose, gente che si interessa solo di quello che fanno il suo vicino di casa e la sua morosa, a volte, raramente, si interessa del suo paese..tutto questo mi indigna profondamente. Va bhe dai, per fortuna dopodomani saremo di nuovo tutti uguali…

    • è brutto da ammettere, ma la tristezza o la pietà (dio ce ne scampi, dalla pietà, chi siamo noi per provare pietà per qualcuno?) per queste cose sono finzioni, legate soprattutto al fatto che noi, per la nostra educazione, dobbiamo essere tristi. Nessuno per l’11 settembre ha provato pietà o tristezza, solo paura e sgomento, due sentimenti che è più realistico che un individuo provi di fronte ad uno schermo. Non si può provare tristezza autentica perché l’evento è stato filtrato da troppa retorica, troppa rappresentazione. Quello che tra l’altro nessuno ha mai capito dell’11 settembre è che la genialata di Al Quaeda è stata quella di attaccare gli USA con una modalità tipica di un film di Bruce Willis. Mia madre dice: “Sembrava un film”. Era un film. Era un film in tutto e per tutto. Questo davvero nessuno lo ha mai detto e, quindi, capito.
      E poi se ricordare è pubblicare le foto su fb come sto vedendo, meglio dimenticare e risparmiare alla tragicità dell’evento la perversione della nostra retorica.

      P.S. Bell’articolo, giustissima la chiusa

      • Hai ragione a parlare di paura e sgomento, perché di certo erano i sentimenti che avevo dentro in quel pomeriggio; così come ha ragione tua madre a dire che sembrava un film.

        Purtroppo pero’ non lo era affatto…

        Sul rischio di cadere nella retorica, beh, e’ inevitabile correre tale rischio in queste occasioni. Spero comunque che la chiusura dell’articolo dimostri la mia volontà di evitare ogni possibile retorica. (piccola ma importante precisazione: l’immagine inserita alla fine dell’articolo dopo le 12,30 non e’ stata inserita da me, e non era in linea con lo spirito di quello che ho voluto scrivere, per questo l’ho tolta appena l’ho vista)

      • No il tuo articolo è perfetto, non preoccuparti. La retorica va be’, c’è sempre e tant’è. Il fatto è quando la retorica è già nell’evento in sè. Per come la vedo io, l’11 settembre era già retorico in sè, le immagini della CNN che sembravano uscite, appunto, da un film di Bruce Willis tipo. Proprio la presenza ai margini del teleschermo del logo CNN, i titoli che scorrono in basso. Bin Laden ha vinto, per sempre, qui, nell’aver creato un evento di per sè già retorico. è retorico che negli Stati Uniti un aereo si schianti contro il WTC, mentre non è retorico, ad esempio, un attentato alla metropolitana di Londra

  2. “Che la missione di pace può essere un’invasione di una nazione e delle sue libertà. Che un partigiano può essere un terrorista, o viceversa. Che i cattivi siamo noi, anche se non vogliamo ammetterlo. Che i cattivi sono loro, anche se ci colpiscono con le armi che gli abbiamo venduto a caro prezzo.”

    Caro Fabio, quello che scrivi è la verità, amara e dura verità.

    Complimenti perché vai oltre l’epidermide delle cose.

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