Mutoid Waste Company, la necessità del cambiamento

A metà degli anni 80, in Inghilterra, Joe Rush e Robin Cooke fondavano la Mutoid Waste Company, una comune di artisti, provocatori, meccanici, predicatori, creativi e riclatori che allestiva e organizzava feste (illegali) a Londra, dove si metteva su musica dub, psichedelica, reggae o acid house. Costruivano mostri e creature con materiale di scarto, rottami di automobili, treni, autobus, forni, motorini, cartelli stradali, vetri e ingranaggi, raccogliendo pezzi dalla lunga scia di carcasse che ci lasciamo alle spalle. Dicono che furono influenzati ed ispirati dal film Mad Max (1979, Interceptor per il pubblico italiano), ambientato in un futuro dove ci si fa giustizia rigorosamente da soli e si rischia la pelle per le strade, o dai fumetti di Judge Dredd, giudice, poliziotto, magistrato e politico di una violenta e caotica città sperduta da qualche parte nel futuro. Ma sarebbe sbagliato escludere le miriadi di film che proiettano l’idea di un futuro post-apocalittico di automi, anestetizzati e privati della personalità, magari frutto di un qualche strano e diabolico incrocio genetico o di qualche tragico incidente chimico.

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Nel 1989 la Mutoid Waste Company lasciò Londra e l’Inghilterra dopo una serie di raid della polizia nel loro magazzino, e si lasciarono alle spalle gli enormi murales sui muri delle case abbandonate, luoghi delle eclettiche feste organizzate dai Mutoids, e le gigantesche mostruose creature di rottami e macchinari saldati fra loro. Viaggiarono attraverso la Germania e nell’estate dell’89 arrivarono a Berlino, giusto in tempo per costruire e regalare alla città un “PeaceBird” che sovrastava il Muro.

Negli anni ’90 vennero in Italia e si stabilirono, indovinate dove, a Santarcangelo di Romagna, a due passi da Rimini, dove tuttora sono, nel loro “Campo Mutoidi” sull’argine del fiume. Ci vivono 20 famiglie, e se ti capita di passare da quelle parti e decidi di fare un salto, pur non avendoti mai visto prima ti salutano sorridendo, anche se stai entrando in casa loro. Per finanziarsi organizzano ancora feste, aprono il loro bar, vendono birre, raccolgono offerte e vendono anche qualche scultura o costruiscono oggetti e sculture su ordinazione. Nel primo pomeriggio ad agosto puoi sentire la perfetta e decisamente surreale armonia fra le cicale e il rumore dei loro macchinari, per tagliare, saldare, sciogliere e riplasmare i rottami, o fra il loro zoppicante italiano di inglesi e la cadenza romagnola dei loro bambini. Di sera, con un po’ di fortuna, si può vedere qualche performance delle loro, qualche macchina in funzione, un rinoceronte che sputa fuoco dal corno e che avanza con i suoi passi pesanti e lenti fra i bambini che, con la massima naturalezza, narrano le storie del Campo e la nascita di tutte quelle creature agli avventori, e si inorgogliscono della meraviglia dipinta sui volti di chi capita lì per la prima volta, a casa loro. Joe Rush afferma: “l’idea è di rappresentare sempre qualcosa di originale e di lasciarsi trasformare: niente è finito per sempre e la natura delle cose commerciabili è solo pattume, se tu non riesci a lavorare ed a intervenire sopra queste cose avrai solo pattume. Di questi tempi ognuno ha la sua mutazione in se stesso, ed essa corrisponderà ai suoi bisogni e al suo lavoro.”

Thank you Tom for telling us about the Mutoid Waste Company and all the other bizarre and weird things. Grazie mille a Gio per avermici portata.

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2 risposte a “Mutoid Waste Company, la necessità del cambiamento

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