Dialogo tra generazioni (di Luca “Bax” Bassoli)

Dopo l’abbondante cena uscimmo tutti dal ristorante per la consueta sigaretta. Un gruppo di motociclisti pronti a risalire in sella per tornare alle loro case. Era stata una bella giornata, fatta di pieghe e risate, piena di parole e sfottò, tra i veterani ed i più giovani centauri. Uno in particolare, soprannominato Musica dagli amici motociclisti, aveva calcato la mano per tutta la serata. E non sembrava voler mutare atteggiamento nemmeno ora…

“Eh, quando ero giovane io… Noi sì che ci facevamo in quattro per la famiglia: si lavorava anche 12 ore al giorno per dare un futuro ai figli. Lavoravo il sabato e non ho mai fatto mancare nulla alla mia famiglia. Tutte le estati li portavo al mare, anche per tre settimane. Negli anni 70 ed 80 mi sono costruito quel piccolo gruzzoletto con il quale, ora, ho comprato 3 case: una per me e mia moglie e due appartamenti per i miei figli. Gli ho dato un futuro io! E loro adesso non riescono nemmeno a pagare le bollette, mi tocca dargli una mano ancora oggi che hanno quasi trent’anni… Che generazione che siete! Volete studiare, paghiamo l’università e dopo una laurea non siete nemmeno buoni a farla valere. Se non ci fosse stata la mia generazione che ha imparato cosa vuol dire lavorare, risparmiare, tenere duro: oh, ma noi abbiamo conosciuto davvero la miseria, invece Voi state dilapidando i risparmi che con fatica e devozione la nostra generazione ha messo da parte. Sapete fare tutto con i computer, internet, mail e quelle cazzate lì… poi nemmeno riuscite trovarvi un lavoro che c’entri qualcosa con quello che avete studiato. Voi… voi… voi… se non ci fossimo stati noi… noi… ”.
“BASTA!”.
L’eco di quelle parole era irritante. Non riuscivo a sopportare oltre quelle ingiurie che, pur venendo da una persona anziana e rispettabile, mi suonavano come una beffa da mandar giù insieme alla sconfitta della mia generazione. Perché aveva ragione. Ma c’erano delle cose che non aveva preso in considerazione in quel suo bel discorso: anche Loro avevano delle colpe.
Musica ora mi guardava stupefatto. Di certo non si aspettava quella mia reazione: in fondo mi considerava uno senza spina dorsale come tutti quelli della mia generazione, almeno questo era il pensiero che aveva appena espresso così chiaramente. Aspirava la sua sigaretta in attesa delle mie parole. Forse era interessato al mio punto di vista, che di sicuro non aveva mai preso in considerazione…

“Se non ci foste stati Voi non saremmo nella merda adesso! Avete creato Voi questo sistema. La vostra generazione ha votato e fatto crescere quell’ammasso di gentaglia che siamo abituati a chiamare politici. Avete fatto del lavoro nero il vostro cavallo di battaglia e, senza pagare tasse, avete accumulato piccole ricchezze… ”.
E qui il volto dell’anziano si fece rosso di vergogna. Tentò di ribattere ma non gli concessi spazio…
“Forse era normale ai tuoi tempi fare lavori in nero, lo facevano tutti, perché tu no? L’Italia viaggiava bene negli anni 70 e 80, era una mucca piena di latte da mungere il più possibile, giusto? Bene. Adesso è arrivato il conto di quel latte. E chi c’è a pagare? Di sicuro non voi, che siete nello status di pensionati; una pensione che vi siete sudati, non lo nego. Ma è uno status che NOI nemmeno vedremo! E questo perché? Perché il mercato del lavoro offre solo posti precari, contratti co.co.co., contratti rinnovati di tre mesi in tre mesi… ”.
Musica per la prima volta aveva abbassato lo sguardo: forse stava mettendo in discussione alcune delle sue certezze sulla mia generazione. Ma non voleva darmela vinta…

“Ora però è tutto in mano a Voi. Potete cambiare quando volete questa situazione”.
“Troppo facile dire così! Come prima cosa nulla è in mano a noi: nel sistema che avete creato tutto è in mano a persone dai 60 anni in su; non ci avete dato spazio, soffocando una generazione che ora è allo sbando. Voi che dite tanto, ma avete mai fatto autocritica?”.
“Ho lavorato tutta la vita per i miei figli e…”.
Lo interruppi subito: “Vi siete guardati le scarpe tutta la vita, lavorando senza pensare al sistema che si stava istaurando e, quando avete alzato la testa e visto il mostro da Voi creato, avete addossato le colpe alle nuove generazioni. Ma noi che colpe abbiamo?”.
Finalmente aveva capito: non c’erano ne vincitori ne vinti. Qui non si trattava di capire chi avesse più colpe, qui bisognava fare qualcosa per cambiare le cose.
Guardò la platea di amici motociclisti che aveva assistito alla conversazione e concluse…

“Allora prendete i frutti dei nostri sforzi ed usateli per correggere i nostri errori”.
“Così mi piaci. Ma a questo punto per cambiare questa situazione sai di cosa c’è bisogno?”.
Musica mi guardò, con lo sguardo compiaciuto di un brigante preso poco prima della frontiera, e rispose: “Ormai sono troppo vecchio per la rivoluzione”.

Annunci

5 risposte a “Dialogo tra generazioni (di Luca “Bax” Bassoli)

  1. 62enne, pensionato, 2 figli laureati appartamento-muniti ecc. ecc….: se avessi conosciuto la miseria, se fossi “Musica” e non “Suonato” sarei io!
    Però io ci credevo nella vostra generazione.
    Complimenti per il racconto

    • credo che la nostra generazione abbia ancora possibilità di cambiare molte cose… non so se ci riuscirà,,, ma penso che abbia il dovere civico di provarci.. grazie

  2. Luca sei stato grande …….. mi vergogno anch’io di come siamo arrivati in basso sono però convinta che molte persone della mia età siano pronte a rimediare agli errori commessi …… per lo meno lo spero ……. ciao un abbraccio sonia maria borloni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...