Maggioranza sotto assedio: il futuro e gli scenari possibili.

Siamo all’angolo del ring. L’Italia mi ricorda in questo momento un pugile che non vuole mollare, ma che si è già arreso; è come se ci limitassimo a rimanere in piedi o semicoscienti, mentre una raffica di botte provenenti da direzioni diverse tenta di seppellirci. Il Governo è l’emblema di questa metafora: Moody’s ci declassa a causa dell’instabilità della maggioranza, e loro rispondono di non aver mai mancato una fiducia in Parlmento; le inchieste giudiziarie a destra e a sinistra (Milanese, Tarantini, Penati) svelano sistemi di malaffare che come serpenti entrano ed escono da istituzioni locali, nazionali ed extra-nazionali all’insaputa (?) dei cittadini; la Lega di fronte alle crescenti denunce di incoerenza verso i propri valori fondanti e di divisioni interne, invoca la secessione come risposta al tracollo nazionale. E le opposizioni? Le opposizioni, poiché plurime, reagiscono in modi diversi. Fli lavora giorno e notte sotto il fossato della maggioranza, scavando un varco (che oggi si chiama Pisanu) per far crollare il castello nel quale si è arroccata. L’Udc farfalleggia tra seri richiami alla responsabilità e possibili mani tese all’esecutivo in difficoltà (puntualmente ritratte). Il Pd tentenna: a volte riesce a fare opposizione assieme a Sel e Idv e alle forze sociali del paese (raramente); a volte fa opposizione pro-forma mandando avanti gli altri, senza metterci la faccia; altre volte è più concentrata sulle diatribe interne, causate da una famiglia allargata troppo litigiosa dove molti nonni non aiutano i nipoti e pretendono di comandare anche sui figli, questi litigano tra loro ed infine i nipoti si dividono tra yes-men e rottamatori. Insomma alla fine non sono al governo, ma finiscono per beccarsi un sacco di botte anche loro. Poi ci sono Sel e Idv che lavorano con coerenza. Fanno opposizione seriamente e continuamente, come richiesto dall’elettorato; si mostrano disponibili ad un’alleanza con il Pd, e mentre la grande famiglia litiga per prendere una decisione non perdono tempo: i risultati delle amministrative e dei referendum lo dimostrano. Ed infine c’è il Movimento a 5 stelle, che lontano dalla politica istituzionale lavora come forza “distruttrice creatrice” con il fiato sul collo degli altri partiti tutti, al momento nella dimensione locale, ma con la promessa di entrare in Parlamento. Sono i più vicini alla società civile, e la freschezza del loro programma e delle loro pratiche raccoglie voti sia a destra che a sinistra.

Ora in questo quadro mi sembra difficile che il centro-destra possa arrivare a fine legislatura. Anche se è arrivato miracolosamente fin qui per l’incapacità delle opposizioni di costituire un’alternativa la situazione non permette di continuare a galleggiare. Quali sono quindi gli scenari possibili?

A destra vedo 3 strade:

– l’eccessiva divisione delle forze politiche può costringere a puntare nuovamente su Siòvio come Premier alle prossime elezioni: nel qual caso si verificherebbe una spaccatura che replicherebbe la situazione vigente con una lista di centro-destra e il Terzo Polo a parte.

– Silvio viene messo da parte con la promessa di un salvacondotto e si apre la successione, regolata da primarie o da una lotta interna nel partito.

-L’estrema divisione politica e la debolezza delle parti potrebbe favorire un leader proveniente dalla società civile: un banchiere o un imprenditore.

Nel caso in cui il centro-destra non arrivasse a designare un nuovo leader, che segni una discontinuità penso che sia molto difficile un’altra vittoria della coalizione. Nel caso in cui invece si ricomponessero le file e si avviasse un parziale ricambio della classe dirigente allora non sarebbe esclusa una gara alla pari con l’altra coalizione.

A sinistra vedo altri 3 scenari:

– Il Pd timoroso di non vincere con un ampio consenso (in modo tale di avere la maggioranza anche al Senato) assembla una coalizione eterogenea che va Idv a Udc.

– Pd, Sel e Idv si alleano, ma si trova il modo di non fare le primarie.

– Pd, Sel e Idv si alleano e si celebrano le primarie.

Nel primo caso il centro-sinistra potrebbe ottenere una buona maggioranza o superare di poco gli avversari. Se si verificasse la prima ipotesi la coalizione potrebbe governare mettendo in conto un’alta conflittualità, che in una situazione politica ed economica di questo tipo non lascia immaginare un lungo governo. Nella seconda ipotesi si riproporrebbe una condizione simile all’ultimo governo Prodi (e sappiamo come è andata a finire). In ogni caso molti delusi potrebbero optare per un voto di protesta in favore del Movimento a 5 stelle, non accettando l’alleanza con l’Udc. Molto dipende anche dalla composizione e dalla forza dello schieramento di centro-destra.

Nel secondo caso la coalizione di centro-sinistra potrebbe vincere ma non con una larga maggioranza, e a condizione che lo schieramento avverso risulti troppo debole. Se però il Pd decidesse di evitare le primarie di coalizione rinuncerebbe ad uno strumento di legittimazione del suo elettorato e alla spinta conseguente in termini di consenso. Scelta rischiosa. Anche in questo caso, una parte di elettori potrebbero scegliere il Movimento a 5 stelle, per la mancanza di credibilità e di coraggio del Pd, o optare in modo consistente per gli alleati (Sel o Idv).

Nell’ultimo caso il successo del centro-sinistra risulta credibile. Al di là di chi si presenti a destra, sia una coalizione guidata da Bersani che una capitanata da Vendola (i principali potenziali vincitori delle primarie) potrebbe, con queste tre forze, avrebbe buone possibilità di vittoria. Sarebbe diversa però la capacità d’azione e l’impatto politico nei due casi. Se dovesse vincere Bersani si avrebbe una coalizione più moderata, più legata ai poteri forti, quindi meno capace di fare riforme strutturali e più impacciata, ma più stabile. Se invece dovesse vincere Vendola allora si avrebbe una coalizione più dinamica e riformista, forse più adatta ad agire in questo contesto politico-economico caratterizzato da incertezza e indecisione, ma più instabile (a meno che nel Pd coloro che non hanno una cultura democratica e leale vengano mandati a casa e non in Parlaemento).

L’ultima ipotesi è il governo tecnico, ma sarebbe solo una parentesi prima delle elezioni.

Siamo ad un bivio importante, e il tempo per le mezze decisioni non ha più molti margini. O la vecchia classe dirigente lascerà spazio alle nuove istanze e alle energie politiche più fresche, oppure verrà travolta e seppellita dalla protesta. Possono scegliere se uscire di scena in punta di piedi o se essere cacciati violentemente, come successe alla caduta della Prima Repubblica. Ricordo che la differenza è sostanziale, perché quando Craxi finì la sua carriera politica volarono le monetine: c’era molto più lavoro in giro e si veniva da anni fiorenti. Oggi, vista l’aria che tira, non penso volerebbero le monetine, anche perché il potere d’acquisto degli italiani si riduce sempre di più. Sarà quindi il caso di andare a votare avendo coscienza di questo, informandosi adeguatamente e mettendo le paure da parte: non abbiamo più molte munizioni da sparare per salvarci.

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