Modena, la pericolosa (di Eva Ferri e Claudio Cavazzuti)

Svelati i sorprendenti risultati dell’indagine sulla percezione della sicurezza in città da parte degli studenti.

di Eva Ferri e Claudio Cavazzuti

Recentemente sono stati pubblicati i dati di un’indagine effettuata in occasione di un percorso sulla legalità realizzato dal Ufficio Politiche per la Sicurezza, in collaborazione con l’Assessorato all’Istruzione del Comune, negli anni 2008 e 2009 all’interno Istituti d’Istruzione Secondari di Modena. Il campione è costituito da 694 studenti di ambo i sessi (con leggera prevalenza femminile) iscritti agli istituti professionali, tecnici e ai licei della città, e provenienti da Modena e provincia. I quesiti sono stati posti sia a studenti di origine italiana sia da studenti di origine straniera.

Andiamo quindi a vedere nel dettaglio i risultati.

Ebbene, oltre il 50% degli intervistati ritiene che Modena sia una città “poco” o “per niente” sicura, mentre solo il 42,6% la considera “abbastanza sicura”. Gli studenti di origine straniera propendono al contrario per “abbastanza sicura” (61,5%, contro 32,1% “poco sicura”).

La causa del pericolo percepito viene individuata dagli studenti di origine italiana principalmente nella “presenza di stranieri” (43,7%), segue la “presenza e spaccio di droga” (33,7%), la “presenza di tossicodipendenti” (28,1%) e di “gruppi che disturbano” (22%); il 18,7% dei giovani intervistati ritiene inoltre che non siano sufficienti i controlli da parte delle Forze dell’Ordine. L’impressione che non ci siano sufficienti controlli da parte delle Forze dell’Ordine riguarda prevalentemente gli studenti italiani (20,2%), rispetto a quelli stranieri (10,3%).

Nonostante la dominante percezione di insicurezza, la stragrande maggioranza degli intervistati (82,3% nel 2008 e 79,5% del 2009) dichiara di “non aver subito reati nell’ultimo anno”.

Solamente la metà degli studenti di origine italiana pensa che essi “debbano avere la possibilità di mantenere le loro tradizioni” (51,2%) e “possano avere loro luoghi di culto” (52,5%), e meno della metà sul fatto che “è giusto che dopo un po’ di anni l’immigrato che vive in Italia abbia il diritto di voto per il Sindaco” (48,6%); sui medesimi tre quesiti le percentuali aumentano di oltre venti punti quando gli intervistati sono di origine straniera.

Più di due studenti italiani su tre sono d’accordo sul fatto che “l’aumento dell’immigrazione favorisce l’aumento della criminalità” (67,3%), mentre una percentuale decisamente inferiore (44,6%) degli stranieri concorda su questo punto.

Confrontando infine quanto emerso dall’indagine di cui sopra con i risultati di una indagine analoga effettuata su intervistati adulti nello stesso periodo, si evince che la percezione di insicurezza è più diffusa tra i giovani modenesi (52,6%) di quanto non lo sia tra i concittadini adulti (37,7%).

Dai dati presentati (qui riassunti per esigenze di spazio), emergono tre principali elementi: il primo è che la maggioranza dei giovani di origine italiana ritiene Modena una città pericolosa, e attribuisce il sentimento di pericolo con forte prevalenza al fenomeno migratorio; il secondo punto fondamentale è che il pericolo è percepito ma non realmente sperimentato, poiché la stragrande maggioranza degli intervistati dichiara di non aver subito reati e quando subiti, trattasi di piccoli furti; infine risulta assai indicativo il fatto che l’insicurezza serpeggia soprattutto fra i giovani, mentre la generazione dei genitori si sente notevolmente più sicura.

Tutti sappiamo che il terreno sul quale si giocano la maggior parte delle campagne elettorali è da varie tornate proprio il tema della sicurezza.  Di minore impatto sono risultati di volta in volta gli altri punti proposti nei programmi elettorali: lavoro, tasse, diritti, sanità, istruzione, ambiente. L’asso nella manica (ormai anche abbastanza ritrito) per vincere le elezioni rimane sempre la sicurezza, basta giocarselo nell’ultima settimana di campagna per assicurarsi un seggio in giunta o in Parlamento. Proprio in virtù di questa considerazione i dati pubblicati si caricano di un’importanza cruciale, perché indirettamente essi rappresentano un sondaggio elettorale, oltretutto proiettato nel futuro prossimo, data l’età degli intervistati che saranno chiamati a votare in massa e –perché no- ad essere votati fra pochi anni. Ciò che sconcerta è il fatto che nessuno intervenga a ricordare un concetto banale, e cioè che la sicurezza non rappresenta una causa, ma la naturale conseguenza di un’economia florida, di rapporti di lavoro ben normati e funzionanti, di un sistema equo di tassazione, della più ampia estensione dei diritti, di una giustizia funzionante, etc… Pare invece che per i politici dall’occhio lungo e per i loro disinformati elettori lo stato di “sicurezza” dei cittadini non sia il punto di arrivo ma quello di partenza, come se si potesse tranquillamente vivere con un tasso di disoccupazione giovanile al 29%, ma l’importante è stare sicuri. I dati ci dicono che molti richiedono più polizia, come se lo stato di sicurezza dipendesse dallo stato di polizia e non dallo stato sociale.

Non so quanti come noi, indipendentemente dal colore politico cui si è legati (sempre che la politica abbia mantenuto un colore e non sia invece sbiadita in un desolante omogeneo grigiume), abbiano avuto questa sensazione negli ultimi anni, quella cioè di essere tutti su un aereo in volo instabile sopra all’oceano. La voce del capitano ogni tanto interviene a tranquillizzare i passeggeri che le turbolenze sono solo momentanee e che all’arrivo il tempo è ottimo. Le turbolenze però non si placano, anzi aumentano, finché un passeggero preoccupato ed esasperato apre la porta della cabina di comando e…è vuota! Fantozziano.

E’ possibile che questa metaforica cabina di comando ci sembri vuota, perché i temi con cui si vincono le elezioni non sono quelli che poi forniscono risposte reali e prospettive concrete per combattere e superare la crisi? Il tema della sicurezza viene accompagnato sistematicamente alla difesa contro l’immigrazione e la criminalità, come se i due fenomeni fossero in un rapporto assolutamente necessario.  Come è possibile che Paesi come la Germania, con un immigrazione decisamente più massiccia della nostra registrino un tasso minore di criminalità? Perché l’Italia deve subire continui richiami e delegittimazioni dall’UE su questi temi? Proprio di questi giorni è l’ultimo monito del Commissario del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, che esorta l’Italia a “sviluppare con vigore le disposizioni del codice penale relative ai reati di matrice razzista per arginare il continuo uso di slogan razzisti da parte dei politici”.

La nostra personale impressione su queste tendenze è che il concetto di insicurezza percepita venga spesso scambiato con quello di incertezza reale. L’incertezza di un futuro soprattutto, quando si parla di giovani. L’incertezza, per non dire la profonda sfiducia, cha accompagna la ricerca di un lavoro congruo alle proprie aspettative, l’incertezza di poter effettivamente migliorare la condizione propria e, più in generale quella del territorio di appartenenza. L’incertezza, così difficile da combattere proprio perché dipende da cause molto sovraordinate al singolo individuo, viene trasferita sul piano della ricerca di sicurezza, di difesa personale, di esigenza di legalità in una città che, se confrontata ad altre metropoli europee, è di fatto un morbido Eden. Complici di questo transfert sono i media, che –basta leggere i titoli dei quotidiani locali- sono inzeppati di cronaca nera, indipendentemente dalla gravità dei reati e dall’effettivo rilievo di altre notizie. L’incertezza di cui si parla è ciò che negli ultimi anni ha sostituito tutti i sentimenti di segno opposto che caratterizzavano la coesione sociale, storicamente forte in tutta l’Emilia, e che avevano come matrice la solidarietà, l’impegno politico, la partecipazione civile o religiosa. Come sostiene Zygmunt Bauman, recentemente intervenuto al Festival della Filosofia, viviamo circondati da individui insicuri e abbiamo tradotto questa insicurezza in indifferenza, irritazione e diffidenza.

Si può dunque cavalcare questo grande equivoco seguendo quei politici (la stragrande maggioranza, da ambo le parti)  che fanno leva sulle percezioni o sulla disinformazione piuttosto che sulla realtà provata dei fatti. Si può contribuire al contagio di questo modo di interpretare e vivere la realtà. Si può anche stare a guardare, sperando che qualcosa succeda.

In ogni caso, per chi volesse invertire questa assurda tendenza, il primo passo è acquisire una fondamentale consapevolezza: cominciamo a pretendere verità, risposte e soluzioni dalla politica; cominciamo a pretendere certezze, non sicurezza. Quella arriverà dopo, e arriverà matematicamente come in un’equazione, quando il maggior numero di persone, attraverso degli interventi strutturali sull’economia, avranno la possibilità di lavorare, di vivere dignitosamente la propria esistenza e magari di immaginare che sia possibile realizzare una o due delle proprie aspirazioni.

In questi giorni convulsi fra mercati, grandi manovre e tentativi di risanamento la domanda che è necessario porsi è: stiamo andando in questa direzione?

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3 risposte a “Modena, la pericolosa (di Eva Ferri e Claudio Cavazzuti)

  1. non ho mai amato i sondaggi, forse proprio perchè quando non mi piacciono, come in questo caso, proprio non riesco ad accettarli. davvero i giovani di modena hanno perso la voglia di vivere al punto di volere più polizia in una città in cui non succede mai nulla? è in questi casi che si scopre che l’ignoranza non è solo mancanza di conoscenze astratte, quelle che dopotutto grazie a internet e a tante cose sarebbero anche sempre più facilmente accessibili, ma mancanza di esperienza della realtà concreta, quella che molti giovani immigrati sono costretti, loro sì, a sperimentare sulla propria pelle. forse siamo in mano a loro, forse la maggiore esperienza e saggezza di vita che è ravvisabile in questi nuovi ragazzi di origine non italiana, sempre più numerosi in mezzo a noi ma di cui poco ci accorgiamo(e a cui serve solo un’istruzione pari alla nostra, ma per tutto il resto hanno visto più cose del mondo) permetterà loro di ereditare prima o poi, nonostante tutte le resistenze, una visione del mondo meno ristretta della nostra, che per quanto ci facciamo belli con gli erasmus e tutto resta in fondo radicalmente meno cosmopolita e molto più ristretta purtroppo

    • Caro Simone, condivido in pieno l’argomento che citi “mancanza d’esperienza della realtà concreta”. Questo è un fattore che incide molto, sicuramente, ma dato che bene o male tutte le generazioni di adolescenti hanno un vissuto limitato, forse non è da tralasciare il forte impatto mediatico che la cronaca nera o “grigia” ha su tutta la popolazione, e in misura maggiore sugli spiriti poco critici e in generale su tutti coloro che poco frequentano realtà diverse da Modena.
      Certamente la massiccia immigrazione. peraltro pessimamente regolamentata dalla politica degli ultimi 20 anni, ha creato molti scompensi nel Paese. Come tu giustamente suggerisci, va considerata anche la crescente emigrazione. I giovani modenesi, scontenti di una città asfittica e gerontocratica, sempre di più emigrano verso lidi più stimolanti. La speranza è quella che prima o poi ritornino a rifondare questa città. A dire il vero, ce n’è proprio bisogno…

  2. …e nessuno tra gli intervistati ha provato a pensare alle cause di quella criminalità che ritengono arrivi con l’ immigrazione? anche questo è importante da ricordare, è fondamentale controllare l’ immigrazione,ma per tutelarla! per non far cadere migliaia di persone nella malavita.. sono sfruttati, non di certo sfruttatori, gli spacciatori drogati e spesso non modenesi su cui si riversa la rabbia di cittadini che assistono impotenti al giro di droga sotto il loro naso. chiedetevi quanto quel poveraccio ci guadagna, e quanto invece chi esporta grandi partite di coca dall’ America sudafricana o medio oriente. questo odio bieco è ignorante e va sconfitto.

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