“Modena3. Storia di un ipertrofia urbana”. Un applauso di due minuti per Gabriele Veronesi.

9 ottobre, Modena, Teatro Tempio. Gabriele Veronesi presenta il documentario “Modena³ – Una storia di ipertrofia urbana”. Noi del Rasoio siamo andati a vedere di cosa si trattava, ormai convinti dalle notizie che da settimane rimbalzavano sui principali social network, blog e quotidiani.  Il livello di attenzione per questa proiezione, insomma, era alto. Risultato, al nostro arrivo la sala del teatro era gremita e non poteva contenere quell’afflusso poderoso di gente. Il documentario filava via per circa un’ora, al termine della quale, è scrosciato un applauso di circa 2 minuti tutto indirizzato all’autore.

Il documentario, come si evince anche dal titolo stesso, racconta (in stile Lucarelli, Blu Notte, quindi ben articolato nell’intreccio) la storia della Modena degli ultimi dieci anni, per gli aspetti che riguardano l’attuazione della politica urbanistica dell’assessore Sitta e del progetto “Modena Futura”. Sfilano, una dopo l’altra interviste a vari noti “oppositori” della giunta, Italia Nostra, ambientalisti, membri dei comitati. Proprio questi, suggerisce Veronesi, proliferati negli ultimi anni all’ombra di un Palazzo Comunale sempre più distante dalla volontà dei cittadini modenesi, testimoniano la discesa in campo di molti cittadini “comuni” come lui, nella bagarre che riguarda il futuro della città, l’utilità della cementificazione e le sue ricadute sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.

Autodromo di Marzaglia, Parcheggio Novi Park, Piscina Parco Ferrari, edilizia residenziale Ex-amcm, tutte questioni che il documentario tocca indagandone i retroscena, gli accordi politici tra banche, cooperative rosse, comune, singoli imprenditori, professionisti e perfino pregiudicati. Più che un documentario, “Modena al cubo” è un inchiesta alla Report.

La tesi, non orginalissima, ma comunque  sacrosanta, è sostanzialmente che a Modena si cementifichino milioni di metri cubi l’anno in assenza di crescita demografica, e quindi di reale richiesta,  ma piuttosto allo scopo di fare girare denaro tra partito, cooperative e banche.

Il Rasoio in due articoli già  editi nel 2010 e nel 2011 (12) ha rilevato l’anomalia di costruire nuove abitazioni per una popolazione locale ferma a 180.000 residenti da ben 20 anni e cioè dal 1991. E, aggiungiamo, con un’emigrazione giovanile di circa 1200 unità all’anno (fonte: annuario statistico del Comune di Modena).

Dopo il documentario e i due minuti di applausi, Veronesi è salito sul palco ed è stato intervistato dal giornalista Stefano Aurighi, che poneva le questioni dell'”avvocato del diavolo”, poiché nel documentario non erano comprese “opinioni di regime”, cioè né Sitta, né altri esponenti del PD erano stati intervistati per cercare di difendere le proprie politiche urbanistiche. Alla domanda del giornalista “Perché non sei andato ad intervistare anche Sitta?“, Veronesi, benché emozionatissimo, risponde ironicamente “La sua opinione la leggete già tutti i giorni sul giornale“. Alla successiva domanda, scontata per chi appartiene al vecchio ritrito sistema, “Chi ti manda, chi hai dietro?”, Veronesi risponde che ha lavorato per fuori.tv, che non lo manda nessuno e che ha realizzato questo documentario perché come cittadino si sente coinvolto nella distruzione della sua città e che per questo intende reagire al pari di molti altri cittadini che a prescindere dall’orientamento politico, non condividono le scelte della giunta che peraltro -secondo Veronesi- non corrispondono carte alla mano a quanto compariva nei programmi elettorali del PD. Sul suo blog, effettivamente, si legge:

“Tornando alla merda, la questione è che sempre più ci troviamo a fare i conti con una deriva culturale, sociale, politica ed economica imbarazzante ed è proprio in questo caso che si rispolvera la classica frase: “Siamo nella merda”. Ormai però stiamo smettendo di ribellarci a tutto questo e cominciamo a credere che sia normale e a prenderci gusto. A tutti capita di dover ingoiare della merda ogni tanto, ma qui sembra di essere ad un banchetto matrimoniale. Cominciare a dire la propria opinione è un buon passo per liberarsi e sputare un po’ di merda nel piatto. Per questo il titolo ovviamente provocatorio, per questo il blog” (titolo del suo blog “EATING SHIT, ovvero come smetter di lottare e diventare coprofagi”, n.d.r.).

Un’altra domanda: “Ma se questa, Gabriele, è la città che non vuoi, come ti immagini quella che invece voresti?” Forse qui, Veronesi ha sentito di avere valicato la soglia di non ritorno. In quel momento tutti i presenti probabilmente si aspettavano una risposta organica, quasi da programma elettorale, come se il documentario dovesse necessariamente rappresentare il preludio di una carriera politica, di una “discesa in campo” o di un lettera di presentazione per il costituendo PDL cittadino. Veronesi, ha provato a rispondere, credo più per puro impulso partecipativo e per sano opinionismo, ma l’emozione e la consapevolezza di “averla fatta grossa” gli hanno uno po’ strozzato idee e parole in bocca.

Se potessimo dare un suggerimento a Gabriele gli diremmo di non farsi trarre in inganno, gli diremmo di lasciare ai politici il lavoro di sredigere i programmi elettorali, almeno finché fa il giornalista.

Oggi leggeremo sui quotidiani se effettivamente Veronesi ha sollevato il polverone… io credo di sì, anche se cercheranno di insabbiare e delegittimare tutta l’operazione.

Caro Gabriele, dato che il documentario era ben “affilato”…complimenti dal Rasoio!

Pagine correlate:

http://modena3.it/

 

 

http://www.modenacome.com/?p=882

http://gazzettadimodena.gelocal.it/cronaca/2011/10/10/news/modena-al-cubo-denuncia-i-potenti-di-cemento-ed-economia-1.1025393

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4 risposte a ““Modena3. Storia di un ipertrofia urbana”. Un applauso di due minuti per Gabriele Veronesi.

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