Lo Starnuto, storia di un’allergia agli imbrogli (di Matteo Tomasina)

Fra le molte trame che si intrecciano nella vita quotidiana una delle più complesse e pervasive è quella dei piccoli e grandi imbrogli, dei raggiri, delle truffe, delle ingiustizie. Non sempre palesi e denunciate, perché fino a un certo tasso di gravità veniamo tutti abituati a subire, o commettere, la nostra piccola dose di scorrettezze. Siamo, in un certo senso, assuefatti. Ma cosa accadrebbe invece se per qualcuno queste piccole particelle di male si condensassero nell’aria, come polvere o polline, e ne bastasse una concentrazione minima per scatenare qualcosa di simile a un’intolleranza, una spontanea e improvvisa reazione allergica? Magari un fragoroso starnuto? Sarebbe incredibile e scandaloso. Se poi lo starnuto avesse la forza di una irresistibile tromba d’aria, e spazzasse via in un baleno truffe e truffatori che l’hanno provocato, avremmo di fronte un fenomeno veramente grottesco, ma anche sovversivo. Se l’idea – oltre a farvi riflettere un po’ – , vi sembra una buona base per un racconto di fantasia, umoristico e condito di satira sociale, allora vi consiglio di prendere in considerazione la lettura de Lo Starnuto (Edizioni Kappa Vu) di Stefano Aurighi. L’autore è un giornalista modenese, penna free-lance del Venerdì di Repubblica e co-autore in precedenza di documentari politici come Occupiamo l’Emilia e A furor di popolo (il primo sul fenomeno della penetrazione leghista nella regione e il secondo sulla diffusione del movimento grillino).

 

Nel romanzo si racconta la surreale storia di Enrico Waller, bambino di dieci anni che si trova all’improvviso affetto da una misteriosa patologia che lo rende allergico agli imbrogli. Uno scontrino non emesso, merce rubata esposta in vetrina, giustificazioni falsificate dei compagni di classe, prezzi truccati al supermercato: questo basta a sollecitare uno starnuto che funziona da detonatore. Ne segue scombussolamento e allarme in tutta la città: ingorghi stradali, cartelli all’aria, articoli dei negozi sparati ai quattro venti. Enrico, con l’aiuto di un pragmatico dottore e fra le ansie della madre, cerca in tutti i modi di porre sotto controllo gli effetti degli starnuti, ma nel frattempo si trasforma in un improbabile personaggio pubblico e in un mito per i compagni di classe e i concittadini, che lo guardano con un misto di ammirazione e timore. La storia procede così con climax ascendente, in un susseguirsi di incontri fra il giovane protagonista e categorie diverse di doppiogiochisti e imbroglioni: dai concorrenti per la conquista della bella della scuola ad adulti potenti e senza scrupoli – un manager, un viscido presentatore televisivo, e un politico bugiardo ma sempre sorridente, leader del “Partito del Baricentro”. Questi ultimi cercano di sfruttare con l’inganno l’ immagine di Enrico per i propri secondi fini, si tratti di marketing, pubblicità o sondaggi elettorali, ma senza tenere conto, ovviamente, dell’effetto imprevedibile degli starnuti “giustizieri”.

Pirotecnico e fantasioso, oltre a mettere in ridicolo il malaffare Lo Starnuto è anche un romanzo di formazione: “nel passaggio dall’infanzia all’età matura, quando scopri chiaramente com’è fatto il mondo, lo puoi fare in maniera consapevole o inconsapevole”, ha commentato l’autore alla presentazione del libro alla Festa del Pd di Ponte Alto. E così il protagonista, uscendo da un’età preadolescenziale indefinita in cui è “inconsapevole del bene e del male”, impara in modo istintivo a distinguere i due concetti e a riparare i torti – con una esagerata, quanto chiara, reazione di rifiuto. Anche la copertina merita qualche riga. E’ una tavola disegnata da un altro modenese, il fumettista Massimo Bonfatti – il grande Bonfa, autore di Leo Pulp, Cattivik, solo per citare i più celebri –, e rappresenta un turbine che vorticoso si solleva da uno skyline cittadino: l’effetto di uno starnuto che sconvolge la vita quotidiana, potente come la fantasia.

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