Il ritratto del Cavaliere (di Matteo Tomasina)

Questo articolo potrebbe essere un “coccodrillo”. In gergo, un pezzo che viene scritto prima che un avvenimento atteso accada, e pubblicato subito dopo, in modo da garantirsi la tempestività. Non sta mai bene ricordarlo, ma è quanto di solito si fa con i necrologi encomiastici di personaggi famosi appena scomparsi. Anche in questo caso siamo di fronte alla fine di una storia, anche se non possiamo porre limiti di tempo. Soprattutto perché il protagonista è tutto sommato scaltro e imprevedibile. Silvio Berlusconi potrebbe essere già stato sfiduciato mentre leggete queste righe, o avere deciso lui stesso di ritirarsi, oppure trovarsi ancora al potere e compiacersi di aver “fatto fuori”, per l’ennesima volta, i suoi avversari. Ma tutto prima o poi ha una fine, e anche senza poter prevedere il giorno e l’ora, tutti i segnali portano a pensare che un periodo si sia concluso. Si avvicina il “pasto totemico” degli ex alleati e sostenitori sul vecchio leader.

Uno dei maggiori punti di forza di Berlusconi è stato presentarsi come un uomo di successo, un self made man, di fronte a un paese in cui generalmente per essere qualcuno è necessario esibire l’appartenenza a una certa famiglia, associazione, consorteria, corporazione o partito. Quando fu coniato, negli anni ’80, il termine “berlusconismo” indicava ottimismo imprenditoriale e fiducia nelle proprie capacità personali (col tempo il significato si sarebbe notevolmente evoluto). Paradossalmente però Berlusconi stesso non ha mai incarnato questa figura dell’autorealizzazione. L’origine del capitale che investì nella sua prima attività edilizia è oscura, e si sospetta in modo fondato un legame con clan mafiosi. L’homo novus, nel proseguimento della carriera, ha poi conseguito un monopolio televisivo illegittimo con l’appoggio di uomini di governo, cioè Craxi e i socialisti. E’ stato l’individuo più privilegiato dal sistema della cosiddetta prima repubblica, e dopo che la classe dirigente di questa è stata spazzata via da Tangentopoli, ha colmato in prima persona il vuoto di offerta politica che si era venuto a creare.

Nonostante tutto questo, al momento della “discesa in campo”, è riuscito a convincere gli elettori di essere l’uomo del cambiamento. Il “salvatore”, l’”uomo della provvidenza”, colui che venendo dall’esterno risolve i problemi in casa. Un’idea che agli italiani ha sempre affascinato, fin dal tempo dei comuni. Molti hanno creduto che avrebbe portato la “rivoluzione liberale”. Dubito sia mai stato nei suoi interessi, ma anche se fosse nessuno si è mai dimostrato meno liberale, anche a livello antropologico, di Berlusconi. Abbiamo perso l’appuntamento col liberalismo ormai da parecchio tempo, e quello proposto negli ultimi vent’anni non è stato nemmeno un surrogato. Delegittimando la magistratura e rivendicando un potere superiore per chi è “eletto dal popolo” ha disconosciuto la costituzione e una delle basi della dottrina liberale, la separazione dei poteri. Sul versante della distinzione tra pubblico e privato, ha impiegato lo Stato per perseguire fini individualistici, mentre intanto favoriva la confusione tra sedi istituzionale e proprie magioni domestiche. La Chiesa, poi, è stata favorita in cambio di sostegno. Infine, e questo è l’apice delle contraddizioni, in campo economico ha fallito là dove il liberalismo punta tutto, cioè la crescita dell’economia.

Non credo però che il berlusconismo sia mai stata una fase di “dittatura”, o qualcosa di assimilabile al fascismo. Quest’ultimo si fonda su un adesione fanatica all’ideologia, richiede la partecipazione attiva delle masse e la mobilitazione totale verso gli scopi fissati dal regime. Il potere berlusconiano si è fondato, in linea di principio, su altro. In particolare, sul disinteresse dei più verso la politica. Le reti televisive non hanno condotto solo campagne di disinformazione, ma una ben più sistematica politica culturale di “distrazione”. L’intellettuale organico del centrodestra non è mai stato Giuliano Ferrara (anche se lui non vuole rassegnarsi), ma Alfonso Signorini. Catturati dall’intrattenimento, agli italiani è rimasto ben poco tempo e nessun desiderio di informarsi. Del resto, di fronte alle difficoltà, Berlusconi ha sempre risposto “Ghe pensi mi”. Bastava votarlo, poi ci avrebbe pensato lui ad occuparsi della gestione della cosa pubblica. Nella sua visione, una volta legittimato dal meccanismo democratico, il leader può fare quello che vuole, anche se “non metterà mai le mani in tasca agli italiani”.

di Francesco Tassi

E così si è arrivati ad una sorta di sultanato, dove i ruoli chiave sono occupati dai soci, dai servi e dalle concubine del capo. Che nel frattempo invecchia, diventa più potente ma anche più solo, e si riduce alla caricatura di se stesso. L’ultimo governo ha emarginato le figure più consistenti del centrodestra, per ridursi ad un circo di nani e di ballerine. Fra episodi squallidi e uscite fuori luogo, emergono scandali ad ogni livello e il velo attorno alla corte di Arcore si solleva, mostrando una – prevedibile – corte di prostitute e di faccendieri. Intanto, un parlamento di fedelissimi legifera ormai solo su provvedimenti ad personam. Rimane ormai ben poco della figura pubblica e della credibilità di Berlusconi, e c’è sicuramente un legame tra l’inaffidabilità del governo e l’aggravarsi progressivo della crisi economica.

 

Un episodio in particolare riveste una particolare carica simbolica. All’ultimo vertice europeo che ha portato al commissariamento di fatto dell’Italia, Berlusconi ha incontrato anche la premier danese, Helle Thorning Schmidt. Eletta di recente, è la leader più giovane d’Europa, e a capo di un governo con ministri ventenni e trentenni. La signora è sulla quarantina, è una bellezza nordica e potrebbe essere tranquillamente sua figlia. Il presidente del consiglio più vecchio dell’Ue la incontra, le stringe la mano, e poi appena lei passa oltre si volta e, come diremmo in Italia, le guarda il culo. Volgarità, satirismo, mancanza di rispetto: lui stesso si è trasformato in un protagonista delle sue barzellette.

La vicenda di Berlusconi è stata davvero, in un certo senso, una storia italiana. Ma le biografie, anche quelle nazionali, hanno sempre due volti. Dell’italianità ha rivelato il volto peggiore: l’egoismo, il maschilismo, la volgarità, la furberia, l’arrivismo senza scrupoli e truffaldino. L’ipocrisia, la doppia moralità. Ma in questi anni l’impegno civile, l’orgoglio nazionale, l’intelligenza, la creatività artistica, la solidarietà non sono stati del tutto sopiti, anzi sono stati forse aizzati. Si sono espressi nella forma della satira, di inchieste giornalistiche coraggiose, in migliaia di iniziative di partecipazione. E sicuramente dimentico qualcosa. Questo nonostante le censure, le ostruzioni, l’incapacità della stessa classe dirigente anti-berlusconiana. La più grande mozione di sfiducia al governo è stata quella dei referendum del giugno scorso, in cui più della metà degli italiani hanno deciso di partecipare direttamente, di contro a chi gli diceva di stare a casa, disinteressarsi un’altra volta, perché la politica è solo una questione di deleghe, e al cittadino resta solo la libertà economica e il tempo dedicato all’edonismo straccione televisivo. Prima ancora di essere un “si” o “no” ad una determinata legge, il referendum era un “no” al berlusconismo.

P.S: le previsioni sul futuro appassionano alcuni, a me non tanto. Comunque, se devo dare un parere, sono convinto che alla fine della crisi di governo deciderà ancora lui. Preparate la tessera elettorale, quindi.

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8 risposte a “Il ritratto del Cavaliere (di Matteo Tomasina)

  1. Bel pezzo, davvero. Sintetizza molto bene quello che ci è toccato di vedere e di vivere in questi 17 (LUNGHISSIMI!) anni. Bel pezzo già dalle prime frasi, in cui ricorda di evitare di vendere la pelle dell’orso prima di averlo catturato; precetto sacrosanto in ogni situazione, ma particolarmente quando si ha a che fare con un politico come Berlusconi che, pur non essendo realmente il combattente infaticabile ed ardito che il mito propagandato dai suoi sostenitori descrive (come dimenticare la forte titubanza a partecipare ai contraddittori televisivi, e soprattutto le fortissime resistenze ad affrontare in uno scontro LEALE Romano Prodi, sua vera bestia nera, che nei confronti televisivi gli si è sempre dimostrato superiore?) sa, come un orso ferito, tirare fuori la combattività quando è con le spalle al muro. Mai abbassare la guardia, in questi casi.
    C’è però una questione su cui vorrei fare un appunto: la fondazione del Berllusconismo sul disinteresse. Questo è certamente vero per il Berlusconismo in senso esteso, considerato lungo tutta la sua evoluzione; non è errato il riferimento ad Alfonso Signorini come vero intellettuale organico del sistema, a scapito di nomi che, pur secondo me difficilmente incasellabili a pieno titolo fra gli “intellettuali”, fanno comunque parte del Mondo della cultura, come Giuliano Ferrara o Marcello Veneziani (che sarebbero stati felicissimi di prestarsi); per non parlare dei (pochi) VERI intellettuali di Destra, come Massimo Fini o Franco Cardini (i quali, non a caso, non hanno mai nascosto la propria avversione per questa “destra” in generale e Berlusconi in particolare), completamente ignorati. E’ vero che Berlusconi tendenzialmente cerca di far sì che la massa dei suoi seguaci tenda a “pensare ad altro” (dando come “contentino” ai seguaci più inclini ad attivarsi e pensare falsi problemi e “teorie del complotto” su cui costruire teoremi complessi, come Telekom-Serbia ed il Dossier Mitrokhin); ma va considerato che ci sono stati effettivamente momenti, nel Berlusconismo, in cui si è fatto appello all’interesse popolare: un esempio fu la prima fase di formazione del PdL, un’altra la grande mobilitazione anti-Prodi del 2 Dicembre 2006. Ma soprattutto ho notato questa tendenza nell’ultima fase di processi: non solo Berlusconi, da un lato minimizzando le voci sulle “cene eleganti” di Arcore, ha tentato dall’altro di trarne profitto, scherzarci su e tentando di proagandare un’immagine di sè come eternamente giovane e virile (tratto tipico dei leaders carismatici, incarnato però molto meglio dall’amico Vladimir Putin, cui l’addestramento KGB ha fisicamente giovato); ma soprattutto ha cercato di mobilitare la gente in propria difesa contro le “toghe rosse”, proprio come nella inquietante scena finale de “Il Caimano”: addirittura costituendo dei piccoli comitati di seguaci davanti ai tribunali. Sono stati, per carità, tentativi goffi, malriusciti e presto sfociati nel nulla; cionondimeno, il segnale era brutto, molto brutto; e Dio solo sa cosa sarebbe potuto succedere senza la crisi con Fini e la scissione dell’attuale FLI, che ha spezzato l’immagine fittizia del “monolite berlusconiano” ed ha rivelato il PdL per quello che era realmente, un variegato cartello elettorale (come prima ancora Forza Italia, fra i cui residui, in questi giorni, vediamo risorgere le rivalità interne: vedi la frattura del “gruppo socialista”), messo assieme alla peggio per parare il colpo della formazione del PD (una fusione assai meglio riuscita, nonostante i commenti a denti stretti di “fusione fredda” lanciati da destra ed i “gufaggi” purtroppo venuti da sinistra). Senza questa crisi interna, che ha spaccato trasversalmente i due gruppi di ex-FI ed AN, chi sa se la proposizione del signor B. come leader carismatico avrebbe potuto cercare di approfondirsi. Ma con i se ed i ma la storia non si fa, il PdL ha cominciato una lenta e dolorosa agonia di frammentazione (che si spera prosegua; gli ultimi eventi fanno sperare bene), e nelle ferite aperte si sono inseriti da un lato il risveglio civile e sociale, e dall’altro l’azione delle forze di Centrosinistra (SENZA trattino) e Sinistra (casomai gli amici di SEL non volessero essere compresi in qualcosa con “Centro”), che hanno portato alle tre vittorie strepitose di Maggio e Giugno, ed oggi forse (FORSE) alla fine di tutto

  2. Bene qualcuno di voi studenti di scienze politiche mi spiega come mai l’aria che tira per europa è quella del colpo di stato, o di “colpo agli stati”? prima qualcuno che apertamente dice che è folle fare un referendum in grecia( come dire: si va bhe ma non aspettatevi che per le cose serie possa decidere il popolo), poi la merkel dice ” se cade l’europa non possiamo aspettarci altri 50anni di pace”, poi i governi tecnici a sorpresa firmati goldman sachs & co(Monti e Papademos; quasi mi scordavo Draghi presidente della bce che manda i pizzini ai feudi europei. A voi preoccupa Silvio? a me fa un po’ di compassione, oggi è una trota tra gli squali. Il mio consiglio è di cominciare a ridimensionare la vostra visione, lui ha fatto quel che ha fatto, ma mentre eravamo distratti dall’arlecchino di arcore qualcosa più su si muoveva.Stiamo rischiando grosso.

  3. @Aderkas: Ti ringrazio per i complimenti, condivido per molti versi le tue osservazioni che considero un contributo ben pensato. Purtroppo il berlusconismo è un argomento inesauribile, e nella mia rapida – e ammetto, scritta un pò sull’onda degli avvenimenti – analisi ho tralasciato moltissime cose. Sicuramente Berlusconi ha tentato, in quest’ultima fase, di aumentare il più possibile le manifestazioni piu plateali di sostegno popolare, ma, come osservi giustamente, con scarso successo. Non credo che in questo campo, come nel campo dei programmi televisivi di approfondimento politico, abbia cercato fino in fondo di competere coi suoi avversari. Più che altro, la sua carta migliore l’ha giocata su un altro piano. Il berlusconismo è un fenomeno che riguarda tutti i livelli, anche quello della cultura popolare.E questa è passata fin dagli anni attraverso i programmi Mediaset

    @Alessandro: Evidentemente questo articolo si occupa di B., o di “antropologia italiana”, non di altri argomenti. In secondo luogo, è stato ovviamente scritto primi di alcuni dei cambiamenti che citi. Ma comunque, se posso dire qualcosa, pur avendo, come tutti, informazioni limitate, credo che parlare di complotti dietro a quello che sta succedendo sia un pò semplicistico. Il punto è che quello che sta accadendo in Italia riguarda un pò tutto il mondo, visto che siamo l’anello debole dell’euro, e se si compromette questo avremmo un collasso economico di dimensioni globali. Poi, sono d’accordo con te che stiamo di fatto perdendo quote di sovranità nazionale. Ma forse questo è colpa dell’inetittudine della nostra classe politica, in primo luogo, e di chi non ha capito che vento tirava negli ultimi anni. E comunque, prima di tirare affrettate conclusioni sui “cambiamenti” in atto, ricordo solo che anche Gianni Letta è stato advisor di Goldman Sachs (come Monti), e Giulio Tremonti membro della Commissione Trilaterale (altro “peccato” attribuito a Monti).

  4. Alessandro potrebbe non avere torto. Accompagnare Berlusconi alla porta era diventato necessario. Ma attenzione ai falchi travestiti da colombe…se capitalismo e interessi finanziari guidano gli stati occupandone le istituzioni, vai a sapere cosa gli frulla. Stiamo sul pezzo!

  5. Io penso che l’Italia debba fare due cose in questo momento storico: da una parte archiviare la stagione politica del berlusconismo e di quanti all’opposizione non sono stati in grado di costruire un modello alternativo; dall’altra mantenere alto il livello di controllo dell’opinione pubblica sul nuovo governo. La situazione non è dunque semplice. Occorre che i partiti (sia a destra che a sinistra) cambino passo, idee e personale sui territori e al loro interno (come è in parte avvenuto per l’opposizione nelle ultime amministrative), in modo tale da porre le basi per la nascita di una nuova classe dirigente che successivamente possa candidarsi alla guida del paese. Inoltre le forze politiche che appoggiano il nuovo esecutivo dovranno svolgere un ruolo di controllo e mediazione responsabile che limiti fortemente le logiche di interesse dei singoli gruppi. Il nuovo presidente ha sicuramente avuto l’appoggio della tecnocrazia bancaria e di leader europei che non hanno agito in un’ottica così europeista (Merkel e Sarkozy), quindi dovrà dimostrarci di essere davvero al di sopra delle parti. In ogni caso è comunque legato ai partiti (sono loro che votano le leggi) quindi risulteranno importanti le scelte politiche della forze in campo che da un lato non dovranno accettare riforme neo-liberiste volte ad agevolare i mercati, dall’altro non dovranno arroccarsi sulla difesa delle rendite di posizione proprie dei loro elettorati. Il meccanismo è quindi molto delicato, ma potenzialmente funzionale. Noi cittadini e chi fa informazione possiamo e dobbiamo giocare un ruolo di controllo ulteriore sia sui partiti, sia sul governo per farcilitare il funzionamento del meccanismo prima descritto. Nel caso in cui Monti si dovesse dimostrare un burocrate paracadutato dalle tecnocrazie per controllare la sovranità dell’Italia e la classe politica non si rivelasse all’altezza di svolgere un ruolo di controllo e di azione politica propositiva divenendo subalterna al nuovo potere, allora ci sarebbe soltanto una via da intraprendere: uomini di destra e sinistra si ritroverebbero insieme (per gli stessi motivi e per motivi diversi) ad intraprendere una rivolta per la liberazione del paese. Il rischio esiste, quindi stiamo sul pezzo come dice Claudio.

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