It’s a long way to the top.TSAR, bomba innescata

“Io come una cometa che

brucia e diventa cenere…”

 

L’incipit di questa puntata di It’s a long way to the top, lo cedo al primo verso di Marcello Benetti, cantante degli TSAR.

Fare recensioni non è il mio mestiere, ma dopo aver ascoltato per bene l’ultimo disco -che è anche il primo assieme- degli TSAR, “12 cose divertenti che non devo fare mai più“, mi è venuta la smania di scriverne. Voglio anche in parte maledirli pubblicamente, non me ne vorranno, perché sono esattamente tre giorni che mi sveglio alla mattina con in testa So Low, il primo brano della tracklist.

Vi dirò, mi ero rotto le scatole di scaricare  giga-quantità di musica che poi non avevo il tempo di godermi, o di essere in totale balìa del virale flusso di tubes sui social networks. Basta grandi dimensioni, basta band dell’oltremondo e dell’iperspazio. Volevo un disco in mano, dodici pezzi belli, cantati in italiano da gustarmi in santa pace.

Ho pensato che tutta questa Musica per dirla alla Caparezza, mi aveva un po’ stancato. Bombardato e assordato. Dove sono finiti i tempi in cui si mettevano da parte 10 sacchi per andare a caccia di un disco a lungo desiderato? Adesso siamo noi “consumatori” le prede: se è così, mettetemi in una riserva e statemi alla larga.

Per chi non conoscesse l’animale TSAR, consiglio di andarselo a cacciare da qualche parte. Bisogna un po’ indagare, perché le band che fanno buona musica propria sono animali rari. Non vi linko niente, pagine facebook, my space e compagnia bella. Se volete ascoltarvi il loro disco per intero, ve lo andate a scovare, come si faceva una volta. Io mi limito a dire che è una caccia grossa e ne vale la pena.

Tsar, Meghe, Zanna

Recentemente sono andato a vederli live all’OFF, e hanno messo in piedi una bella scaletta, condita con qualche cover, come Keep on Rockin in a free world di  Neil Young o Cracker Man degli Stone Temple Pilots, ma soprattutto con i loro pezzi che sfondano di più: So low, Tempio dei Miracoli, Prova a fingere, Ultima Poesia, Rubami l’anima, e chissà forse pure qualche inedito. Rock’n’Roll con le influenze più disparate: dal grunge di Stone Temple Piltos, Soundgarden e Pearl Jam, ai più classici Stones e Who (l’ultimo pezzo della tracklist si intitola Zanna Who e ricorda le atmosfere di Baba o’Riley), da qualcosa di più alternativo alla Neil Young, ai suoni più rabbiosi alla Velvet Revolver (vedi Sindrome artificiale nel disco), …ne volete ancora?

La sezione ritmica Meghe-Zanna-Vince (chitarra-basso-batteria) fa il suo sporco dovere nell’album, come si suol dire, uscendo anche dal classico 4/4 per avventurarsi negli effetti psichedelici dei 7/8 di Vuoto in Pillole. Chi conosce Meghe  (da tempo sulla scena, con gli Zoom prima, coi Bitch poi) e Zanna (prima Nightrain, poi anche lui nei Bitch), si sarebbe aspettato più note blues, più assoli e arrangiamenti tradizionali, invece, nelle ritmiche come nell’armonia c’è qualcosa di nuovo e interessante.

Da ascoltare per bene, testi e melodie vocali di Marcello Benetti: linee povere in virtuosismo, ma che rimangono ben impresse, perché metrica, ricchezza di parole e soprattutto di immagini si miscelano in un tutto completo.

L’idea che ricorre nei testi è quella dei sogni di una generazione di talento polverizzata e delusa da un sistema che non la fa viaggiare come dovrebbe e la vuole omologata ai suoi standard pre-costitituiti (Dimmi quanto talento affiderai al nuovo pastore, Il tempio dei miracoli). C’è la cometa che brucia e diventa cenere, frase con cui si apre il disco, che già dà l’idea di qualcosa in procinto di esplodere ben consapevole che dopo il botto non sarà altro che polvere. C’è il sognatore in bilico tra il tutto scorre e il tutto rimane uguale, in equilibrio tra la dolcezza del suo sogno e la cruda realtà. C’è l’uomo libero che sente la propria libertà tanto vincolata alla solitudine. Insomma, come si dice da queste parti in estrema sintesi: ce n’èce n’é tanto.

Ora, però, basta futili commenti. Gustatevi i 5 minuti e 28 di So Low, la prima traccia da “12 cose divertenti che non devo fare mai più”.

Il 19 novembre gli TSAR suonano al caffé del Teatro a Fiorano con la formazione Marcello Benetti (vox), Meghe (chitarra), Federico Ansaloni (chitarra e pregevole piano nell’album), Zanna (basso) e Vince (batteria) e il loro concerto sarà aperto dagli immortali Normativa, guidati da un altro animale di razza, Andrea Zini. L’album degli TSAR, immagino lo troverete lì, in vendita. L’appuntamento è ghiotto, specialmente per chi come me si è rotto le scatole della giga-musica stipata in rettangoli gialli su di un desktop bidimensionale.

L’avevamo detto, qualche puntata fa, che sotto le ceneri del Rock’n’Roll ancora qualche brace è rimasta accesa. Forse serve un colpo di vento, per ravvivare qualcosa che magari vestirà un abito diverso e impigheremo un po’ di tempo per riconoscere, ma che sotto potrebbe avere uguale quello spirito di cui da tempo sentiamo la mancanza.

TSAR, fate tirare ‘sto colpo di vento!

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