La ruota del criceto (di Luca “Bax” Bassoli)

E se l’Italia fallisse? E se fallissero anche Grecia Spagna e Portogallo? Magari l’Europa intera…

Cosa succederebbe, torneremmo a vivere nella miseria???

 

Quante volte capita di sentire queste frasi negli ultimi tempi. Quante ipotesi e quanti economisti improvvisati in questo periodo: solo durante i mondiali di calcio ho visto così tanti opinionisti, anche se su una materia molto diversa. Ci sono i pessimisti più neri, quelli un po’ moderati, quelli che pensano male ma che non disperano mai, quelli che “alla fine ce la faremo d’altronde siamo l’Italia” poi ci sono gli ottimisti. Beh, forse questi ultimi non ci sono, o perlomeno ce ne sono molti meno rispetto agli ottimisti dei mondiali di calcio. Ed il dato è davvero preoccupante. Anzi no, un ottimista l’ho visto: cazzo lui era davvero il più grande ottimista che io abbia mai ascoltato; diceva che la crisi non esisteva, che i consumi non erano calati, che i ristoranti ed i voli aerei erano pieni… Probabilmente ottimista non è l’aggettivo più adeguato.

 

Le sorti economiche del nostro paese ci stanno davvero molto a cuore. I media ci bombardano di termini strani, statistiche incomprensibili, confronti paradossali, provano a renderci partecipi del crollo di un intero sistema. Del Nostro sistema, del Nostro stile di vita. Delle Nostre certezze. E tutto questo ci inquieta non poco. Il Nostro dio si è decisamente incazzato: il DENARO è davvero infuriato con noi e si sta armando di fulmini e saette! Ma siamo davvero sicuri che questo è il Nostro sistema? Cioè, è davvero la società che abbiamo immaginato e creato Noi ed i nostri Padri? Nessuno ha mai avuto l’impressione di vivere in una sorta di enorme Truman Show?

Sì, è vero, le persone che incontriamo tutti i giorni non sono attori pagati che recitano un copione, ma la velocità dei cambiamenti che ci condizionano sono davvero impressionanti. E destabilizzanti. Il più delle persone che conosco vive una vita frenetica basata sul proprio lavoro. Oppure dovrei dire sul proprio consumo? Vogliamo davvero un iphone nuovo ogni 6 mesi, moto e macchine sempre più prestazionali o la tv led spessa 8 millimetri? Non penso! Anzi, non lo credo proprio! Non sarebbe forse stato meglio rinunciare ad avere il nuovo cellulare/tv/pc/sticazzi a favore di un po’ più di tempo passato a vivere meglio la nostra vita?

Naturalmente la mia è una provocazione, un paradosso. Perché certamente vorremmo vivere con ritmi e cadenze più umane, ma allo stesso tempo non possiamo rinunciare a tutti quei desideri alimentati dalla società dei consumi. Siamo attori, vittime e carnefici di quello spettacolo che qualcuno chiama ancora vita. Siamo come criceti messi dentro ad una ruota. Giriamo sempre più velocemente ma restiamo sempre nella stessa posizione: quella del consumatore. Certo, se la vita fosse più EQUA (parola molto in voga in questi giorni) e se avesse qualche agio in più per l’italiano medio, forse si potrebbe avere qualche speranza di sopravvivenza. Ma un sistema fondato sul principio di divorare se stesso per restare in piedi, è destinato a soccombere e ad implodere prima o poi. Diciamo prima, visto che con 1900 miliardi di debito pubblico non è davvero possibile essere troppo ottimisti.

 

Ma allora cosa succederà quando l’Italia fallirà e non avremo che pochi spicci per vivere?

Torneremo alle campagne, alle colline, alla terra che ci circonda. Capiremo della pochezza che ci ha circondato e ci stupiremo della nostra cecità fino a quel momento. Alcune persone se ne andranno dalle città di asfalto e cemento per avvicinarsi al loro luogo di lavoro, la TERRA. Ristruttureranno le vecchie case diroccate, ricostruiranno le capriate in legno che sormontavano i fienili, rinforzeranno la volta che divideva la parte abitativa dalle stalle, ricollegheranno le vecchie stufe economiche alla canna fumaria e cureranno i sentieri ed i boschi per raccogliere la legna necessaria. Riattiveranno la sopita rete di canali e fossi d’irrigazione e pianteranno, coltiveranno alleveranno su tutto il territorio che in passato aveva conosciuto questi gesti. La cadenza della loro vita tornerà in armonia con quella del sole. Naturalmente alcune conquiste moderne sopravviveranno: la rete sarà solamente un mezzo di comunicazione e scambio di informazioni, e non più uno strumento commerciale; i pannelli solari alimenteranno le poche lampadine e riscalderanno l’acqua nell’accumulatore. Il cibo sarà preparato in casa, con farina acquistata nel mulino distante solo 5 km, che con la bici in 30 minuti vai e vieni, e ti rimane anche il tempo per un saluto al salumiere. Avranno magari un’auto, piccola, che consumi poco, ed un televisore vecchio di 10 anni. Ti sembra così strano? Funziona ancora, perché lo devono cambiare? E poi chissà… Forse loro vivranno una ruralità moderna!

 

Sembra una contraddizione ma vogliamo parlare noi, oggi, di contraddizioni? Molti penseranno che sono un visionario, probabilmente hanno ragione, ed altrettanti penseranno che sono un pazzo e gli ricordo un certo molleggiato…

Beh, a questi ultimi io rispondo: SVALUTATION!!!!

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2 risposte a “La ruota del criceto (di Luca “Bax” Bassoli)

  1. Purtroppo la sindrome degli economisti improvvisati ci colpisce con forza, quando caddè berlusconi io scrissi un post dicendo non rallegratevi se gli squali ci salvano da una triglia..Sento parlare spesso di “se l’italia fallisse” ma poca gente conosce il significato di questa frase, guarda caso arriva proprio nel 2012 (economisti maya li battezzerei); non siate ottimisti, siate colti; imparate cosa è il denaro come si crea come si muove, ogni forma di rifiuto sconsiderato e ignorante alla moderna realtà si rivela essere una vulnerabilità di fronte a chi invece anticipa gli umori della gente perchè conosce, capisce e studia. La rete ha già i suoi poteri e il suo consumismo: youtube, facebook, ecc ecc che oggi profumano di libertà quasi quanto una lavastoviglie negli anni 60. Le soluzioni come al solito non ci sono.. forse questo secolo ci condanna ad accettare che l’unica soluzione per non morire dentro sta proprio nell’ostinarci all’opposizone di qualcosa che non si può vincere… intanto imparate a fare il pane in casa, che magari il profumo del pane appena fatto compensa la nevrosi.

  2. e forse questo casino qualcosa di bello lo creerà, quando l’uomo attraversa delle grosse crisi risoge sempre in qualche modo, forse è ora di un nuovo risorgimento.

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