Andarsene

Avere paura del futuro, di ciò che potrebbe arrivare, di ciò che arriverà. Annebbiamo in nostro sguardo a furia di stropicciarci gli occhi, troppo in apprensione per osservare quanto avverrà. Ci torciamo le dita pensando a quello che dovremo fare domani; le nostre labbra sono livide per i morsi con cui le abbiamo torturate, tutto questo perché non sappiamo come dovremo comportarci. Vorremmo così tanto avere la certezza di non sbagliare, di non sbagliare mai.

“Se non sbagli mai puoi affermare di aver finito di vivere”

                “Perché, scusa? Almeno sei sicuro di qualcosa! Se ti perdi in un bosco cosa fai, cerchi la strada battuta o il sentierino nascosto tra le foglie? Se non sbagliassi mai saresti al sicuro da ogni inconveniente.”

“Sì, ma cosa rende la tua corsa la più vera ed emozionante di sempre? L’imprevisto.”

                “Sei uno sciocco. L’imprevisto è una perdita di tempo, un inutile errore.”

“No, no, ascolta! Facciamo che sei a Venezia..”

                “Io amo Venezia! Però ci sono troppi turisti..”

“Lo so, ascoltami! Tu sei lì che stai per perdere il treno per tornare a casa, e la stazione è sulla sponda opposta rispetto a dove stai correndo. Corri veloce, velocissimo, devi raggiungere il ponte più vicino che ti porterà dall’altra parte. E poi, giusto un metro prima del ponte, un muro ti si sbarra davanti. Tu sei disperato perchè non vuoi perdere quel treno, ma cosa puoi fare? Accetti l’imprevisto e sei costretto ad entrare nelle vie laterali per poter girare intorno al muro, e queste piccole stradine ti portano nel cuore della città. Nel cuore della città c’è anche la sua anima. Dimmi, avresti mai potuto sfiorarla se avessi attraversato quel ponte facilmente, se nessun ostacolo ti si fosse posto sulla strada? Magari avresti corso meno veloce, ti saresti stancato di meno. Ma avresti perso l’essenza di Venezia e le sue strette vie dove i turisti non osano perdersi.

Forse il percorso più battuto e facile può infondere sicurezza, e magari questa sicurezza può permettere di vivere felici. Io non lo so. So che mi sento angosciato e basta: non ho intenzione di rimanere in questa città ancora a lungo. Me ne vado da Modena.”

                 “Cosa? Ma dai, e per andare dove, a Venezia? Sei senza un soldo, senza niente… Non dire sciocchezze.”

“In verità non so ancora dove. Una cosa è certa: voglio andarmene. Vado via da qui perché ho bisogno di respirare, e soprattutto ho bisogno di costruirmi una vita con le mie mani. Non permetterò ai miei genitori di mantenermi, voglio fare fatica per ottenere il tetto che sarà sulla mia testa. Voglio che le mie spalle siano larghe abbastanza da sostenere il peso delle responsabilità che non ho mai avuto il coraggio di assumermi, solo perché la sicurezza di questa città era tanto comoda al mio vivere. Voglio essere io la causa del mio vivere, e Modena non può offrirmi questa opportunità.”

                “Questo, caro mio, si chiama fuggire.”

“Io credo di no. Non sto fuggendo, me ne sto andando. Se scappassi, non tornerei mai più qui. Io voglio tornare, ma voglio tornare diverso. Tornerò con l’esperienza che qui non sono in grado di acquisire, tornerò più forte. Non ho intenzione di ripudiare la mia città.

Silenzio.

                “Non hai paura?”

“E di cosa?”

                “Di fallire.”

“L’unica paura che ho è di non vivere.”

Valentina Camac

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