Culture e Poteri. Un approccio antropologico di Stefano Boni

Stefano Boni

CULTURE E POTERI. Un approccio antropologico
Elèuthera, Milano

Presentazione presso CASA CORSINI
via Statale, 83 – Spezzano di Fiorano Modenese (MO)

Martedi 24 Gennaio ore 21.00.

Stefano Boni in dibattito con Simone Ghiaroni

Staccandosi dai tradizionali compendi di Antropologia Politica, Boni mette a fuoco studi e autori ancora poco nitidi nel panorama delle scienze sociali e incastra ambiti disciplinari differenti (antropologia, storia, politica, sociologia). Riesce cosi a veicolare un dialogo tra studiosi e a ridefinire concetti-chiave come standardizzazioneselezionedominio pubblico, nell’analisi di ciò che definisce sociopotere.

Nella prima e nella seconda parte del saggio, l’autore delinea il quadro teorico entro cui inserire la propria analisi sui rapporti tra antropologie e poteri. In una prima fase, definisce i processi di selezione di ciò che entra a far parte della cultura e la forza con cui le soggettività sono vincolate alle norme dominanti. Successivamente, indaga in che modo le procedure decisionali che determinano gli ambiti su cui ogni circuito culturale esercita una forma di controllo, possono essere considerati espressioni del potere.

La terza parte del saggio è un tentativo di applicazione dei criteri delineati all’Italia attuale per identificare le forme di dispiegamento del sociopotere. Ripensa le delimitazioni e le caratteristiche del campo del “politico” distinguendo due accezioni. Chiama la prima politica-retorica definendola come il campo discorsivo ufficiale, rispecchiato dal senso comune e contenente la produzione di immaginari concernenti la delimitazione, caratterizzazione e legittimazione pubblica del potere istituzionale attraverso sette tesi:

1) la politica retorica si caratterizza come ambito supremo della legalità e quindi esclude la violenza.

2) Società e politica sono scisse, la politica-retorica è non solo legata alle, ma indissolubilmente incorporata nelle istituzioni.

3) la politica-retorica riflette, aggiorna, contestualizza e sostiene i tratti principali dell’ideologia contemporanea.

4) Lo spazio sociale della politica-retorica sono i media.

5) Il linguaggio della politica è la retorica.

6) La politica-retorica declina l’immaginario pubblico per suscitare un sentimento di identificazione differenziato tra i votanti.

7) Uno dei principali obiettivi della politica-retorica è di normalizzare l’esistente, sia dando credibilità al campo “politico”, sia inibendo proposte alternative di distribuzione del potere.

Quindi, la retorica che si sprigiona a livello mediatico e istituzionale, riesce a egemonizzare emozioni e identificazioni nel sentire comune, ma sposa una definizione di politica che non solo è inadeguata a individuare i reali rapporti di condizionamento, ma li occulta. Boni sostiene che la politica-retorica, attraverso un meccanismo cacofonico che distoglie l’attenzione dell’opinione pubblica dall’analisi dei poteri che plasmano la società, cerca di far passare in sordina gli effetti realmente imposti dalla sociopolitica (seconda accezione). La critica alla politica-retorica permette di rileggere l’utilizzo del sociopotere nel quotidiano e di riconoscerne struttura, motivazioni, ampiezza e capillarità dell’intervento di condizionamento e di repressione.

La quarta parte del saggio è “strettamente” antropologica, sempre che ad essa si possano accostare parole delimitanti e di margine. Partendo da una definizione di antropologo che ha l’odore di un manifesto personale, Boni nega l’appartenenza strettamente accademica della disciplina e allarga il termine “antropologia” alle interpretazioni che ciascun circuito culturale elabora rispetto alle convergenze tra soggettività che condividono ideologie di riferimento e modelli di prassi, sia quelle che riconosce come proprie, sia quelle che classifica come più o meno distanti. Nel processo socio-politico di standardizzazione dell’immaginario, un posto centrale è riservato a quelle che l’autore chiama antropologie di senso comune, le credenze diffuse in un circuito culturale. Il punto di partenza è il proposito di individuare nella capacità di svincolarsi dalle antropologie di senso comune, ovvero l’immaginario sull’umanità diffuso nei vari circuiti culturali, il presupposto epistemologico che ha permesso il consolidarsi della disciplina accademica: l’estraniamento diventa l’arma per la messa in discussione delle rappresentazioni dell’antropologia di senso comune e la produzione di un’antropologia che rivendica e si impegna ad aderire a canoni di scientificità. La fine è un auspicio che la coscienza dei meccanismi di deformazione si diffonda, come premessa per un’umanità antropologicamente consapevole e in grado di distribuire il potere in maniera egualitaria, orizzontale e diffusa.

 

Stefano Boni (Roma, 1970) si è dottorato a Oxford in antropologia e ha svolto ricerche sul campo dapprima in Ghana, poi in Venezuela e Italia. Attualmente insegna Antropologia culturale e Antropologia politica presso le Università di Modena e Reggio Emilia. Ha pubblicato saggi in antologie e riviste specialistiche ed è autore, tra l’altro, di Le strutture della disuguaglianza (Angeli, 2003).

Annunci

2 risposte a “Culture e Poteri. Un approccio antropologico di Stefano Boni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...