Introduzione al mondo

 

Introduzione al mondo – notizie minime sopra gli spacciatori di felicità

di Idolo Hoxhvogli

(Scepsi e Mattana Editori, Cagliari 2012)

 

Avendo udito da certi scienziati che il mondo manca di profondità, venditori e fabbricanti di oggetti si proposero allora di ricoprirlo. Detto fatto, la superficie fu pavimentata, riempita di cose e disseminata di altoparlanti. “Città dell’allegria”, venne chiamata. Liete del baccano, che impediva di sentire alcunché, masse ebeti di umani presero ad accalcarsi. Alcuni per comprare, altri per guardare, altri solo per applaudire. Il peggio venne quando, abbagliati da un sorriso di bocca, i più scelsero come sindaco il padrone degli altoparlanti. Venuto da un oltremare antico, lo sguardo fisso, tutto questo vide, il viaggiatore; e volle informare il mondo che il dritto ha sempre il suo rovescio; e il mare, sempre un’altra sponda.

In questo romanzo l’autore – nato a Tirana nel 1984 – descrive con elegante semplicità, ma con una ricercata scelta dei termini, la società italiana del ventennio berlusconiano. Una critica feroce che non risparmia nessuno, forse nemmeno se stesso.

Perché passa dalla società del consumo alla religione, dalla televisione all’editoria – e agli scrittori – fino all’intolleranza del noi contro l’altro. E lo fa inventando un folle mondo che, purtroppo, assomiglia fin troppo a quello che conosciamo.

Utilizzando l’artificio del viaggiatore – uno sguardo davvero esterno per capire le dinamiche che ci investono e che abbiamo scelto di vivere – l’autore fotografa con spiazzante ironia molti aspetti del nostro paese.

 

Ho avuto la fortuna di leggere questo libro dopo essere stato contattato dall’autore, che ci ha chiesto di recensirlo per voi; approfitto della sua disponibilità per fargli alcune domande, così da capire meglio lui ed il suo scritto, e con la speranza di suscitare in voi la voglia di leggerlo.

 

Leggendo il testo, ho avuto la sensazione di ritrovarmi dentro un romanzo di Kurt Vonnegut – per la precisione “La colazione dei campioni” – dove l’autore utilizza il tuo stesso metodo d’indagine sulla società, creando un mondo immaginario, e dove il risultato è una feroce satira mai fine a se stessa. Parto da questo ricordo personale per chiederti: cosa ti piace leggere?

IDOLO HOXHVOGLI: Leggo di tutto, dai libri per bambini ai testi di economia. Gli ultimi volumi che ho ordinato in libreria sono: Globalizzazione di Stiglitz, Divertirsi con il ventriloquismo di Michelotto, La voce come medium di Connor. Le mie ultime letture sono Storia della boxe di Boddy e I miracoli di Val Morel di Buzzati.

Ho letto nelle tue note biografiche che tuoi scritti sono presenti in numerose riviste italiane e straniere; come hai cominciato a scrivere?

IDOLO HOXHVOGLI: Sì, miei lavori sono presenti all’interno di una trentina di riviste, italiane e straniere. Altri scritti sono presenti in antologie di una decina di case editrici. Ho cominciato a scrivere in prima elementare, forse all’asilo, grazie alle maestre. La mia prima opera è stata scritta alla tenera età di quattro anni: si trattava della lettera «A». Ho iniziato a raccontare molto prima: quella orale è una forma di letteratura. Il mio primo racconto, dal titolo Mamma, narrava semplicemente: «Mamma». L’aggiunta della parola «pappa» diede vita a un romanzo. Avevo da subito compreso il potere della combinazione in letteratura, come Calvino e Queneau.

Perché oggi, nella società di internet, pubblicare ancora su carta?

IDOLO HOXHVOGLI: Per un verso internet ha permesso la democratizzazione della scrittura: tutti possono scrivere e pubblicare online senza mediazione alcuna e senza alcun tipo di costo. Questa possibilità offerta dalla rete è molto positiva, ma nasconde un pericolo: nel momento in cui è possibile pubblicare senza costi e senza intermediari, chi seleziona la qualità dei materiali pubblicati? La risposta è «nessuno». Se tutti possono pubblicare la qualità scade, impossibile negarlo. L’editoria a pagamento non la considero nemmeno editoria, si tratta di tipografia. Anche l’editoria senza contributi, però, in molti casi non può essere considerata editoria, basta analizzare i cataloghi che presentano al pubblico, cataloghi pieni di nefandezze. Tutti rappresentano una risorsa e un pericolo allo stesso tempo: internet può essere sia democrazia che abbassamento della qualità; l’editoria a pagamento ruba denaro agli autori ma dà la possibilità a molti ottimi libri di essere pubblicati; l’editoria senza contributi, cosiddetta «free», non chiede denaro, ma per vendere deve livellare le sue pubblicazioni al gusto del pubblico, gusto che lascia molto a desiderare. Io pubblico su carta per un motivo molto semplice: voglio pubblicare libri, e non file. Pubblicare file non mi interessa. File e libro sono due cose diverse, anche se il contenuto è il medesimo.

Cosa ti ha colpito del Rasoio?

IDOLO HOXHVOGLI: Il suo sguardo glocale: locale, perché parte da Modena e dintorni; globale, perché riesce a trascendere la provincia e promuovere iniziative che hanno rilevanza molto più ampia, penso ad esempio alle vostre pubblicazioni cartacee e all’attenzione per i fenomeni musicali.

Tornando al testo, ci sono passaggi molto intensi sull’intolleranza e la discriminazione verso l’altro; ritieni che la diffidenza verso gli stranieri sia una violenza che la società italiana potrà superare grazie all’inevitabile sviluppo multietnico del mondo, oppure la logica del noi contro l’altro, come descrivi nel tuo libro, è difficilmente eliminabile?

IDOLO HOXHVOGLI: La logica del «noi contro l’altro» è, a mio parere, ineludibile, perché la società inventa in continuazione nemici. Se oggi il nemico è considerato lo straniero, domani potrà essere considerato nemico l’intellettuale dissidente, l’operaio che si ribella ad assurdi metodi produttivi, i difensori del diritto dei lavoratori, l’economista che critica le riforme di un governo tecnico. Il potere ha bisogno di nemici, perché senza nemici non è in grado di compattare le masse. Vedere un loro aiuta a creare un noi. Si tratta di un meccanismo classico di guida delle masse, più volte utilizzato dai capi di stato, dagli imperatori, dai re.

Il tuo romanzo si chiude con una “Fiaba per adulti”; più che un ritorno all’infanzia – quasi un tentativo di mostrarci l’unica via di salvezza – io l’ho letto come la triste presa di coscienza dell’immutabilità della nostra società. Troppo pessimista io o troppo amare le tue parole?

IDOLO HOXHVOGLI: La tua interpretazione è esatta. Vi sono nel libro parti molto pessimiste: la realtà impone la decapitazione di ogni facile ottimismo. La soluzione, tuttavia, c’è. La soluzione è aderire quotidianamente al Bene: questa affermazione apre un vaso di Pandora, ne sono consapevole, ho studiato filosofia morale ed etica filosofica alla Cattolica di Milano. Il problema è questo: l’alternativa all’adesione al Bene è la prosa Se un giorno, a pagina 91 di Introduzione al mondo.

«Se un giorno, tornando a casa, il lettore troverà la mamma decapitata, non si adirerà per il crimine inflitto alla sua culla. Il lettore ha scelto di venire a patti col mondo, non andrà in collera col boia del nido materno per un giorno di riposo dal bene. L’abituale adesione al mondo è questa sosta lontano dal bene, per accettare minuscoli tumori. Allontanarsi dal bene è seminare un cancro. Il lettore non nega ad altri – è uomo di mondo – nuove impercettibili pause dal bene, perché non vi è uomo che non abbia ragioni per seminare cancri volgendo le spalle al bene. Remissibile pensa essere il tumore che ha seppellito, così remissibili non sono gli infiniti sepolti da altri. Fiorisce, nei cicli di un tumorale pullulare, un giardino di pustole e putrefatta purulenza. L’ineluttabile logica cancerosa vuole il trionfo barocco della metastasi. Qualcuno, calpestando le suppurazioni, ne provoca lo scoppio. Da questa eruzione germoglia la decapitazione. Il lettore non serberà astio verso l’autore di questa possibile storia. Non è l’autore che la scrive, ma il lettore che la vive».

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