caffèlungomacchiatointazzagrande…echesiabello – “La chiesa del Redentore”

CHIESA DEL REDENTORE, via Leonardo Da Vinci 220, Modena

Il creare dal nulla un luogo di culto è un compito arduo e la difficoltà aumenta esponenzialmente se si deve costruire in un paesaggio che di spirituale non ha niente. Il progettista non è più solo un ideatore di spazi che può plasmare e caratterizzare secondo il suo gusto personale, ma diventa chi dà anima al luogo o dà voce all’anima del luogo. Erigere una cappella o una cattedrale nel mezzo di un bosco, sulla vetta di un colle o a strapiombo sul mare è ben diverso dal costruire una chiesa parrocchiale in una zona di nuova urbanizzazione, priva di storia e di affascinanti elementi naturali. E’ un compito adatto ai coraggiosi e agli sperimentatori, e forse il Leonardo a cui la via è intitolata, si sarebbe buttato a capofitto in una tale impresa.

L’esterno della Chiesa del Redentore ha come unici richiami religiosi palesi una piccola croce e il campanile. Il sagrato si trasforma in piazza, aperta verso la città, che sottolinea l’essere finito e piccolo dell’uomo messo a confronto con le sterminate pareti bianche simboleggianti la purezza e l’infinità del divino. La sensazione di incompiutezza dell’edificio lascia all’uomo lo spazio e il compito di concludere l’opera, con la sua presenza.

La struttura ti accoglie poi per entrare nel luogo sacro, ti fa passare attraverso un portone vertiginoso, che ancora una volta sottolinea la tua bassa statura rispetto alla Sua, poi nuovamente ti accoglie attraverso l’ingresso laterale, accorciando quindi le distanze tra te e Lui. L’altare è a sinistra e ha alle spalle una vetrata che lascia vedere un prato con gli ulivi, mentre l’ambone si trova a destra, davanti ad una corsia d’acqua che dalla vasca battesimale esce verso l’esterno.

Sei circondato da giochi di luce, grandi finestre e la presenza dei due elementi naturali con maggior simbologia religiosa dona un respiro vitale. Le opere d’arte, tele contemporanee, volutamente scarseggiano: un crocefisso e una Madonna con Bambino. La cappella feriale, posta verso est, rimane il luogo più ricco ospitando un grande trittico che occupa un’intera parete.

In un’epoca in cui siamo abituati a confrontarci con una tempesta continua di immagini, in cui la velocità e l’organizzazione non contemplano l’imprevisto, trovarsi davanti ad una struttura spoglia, bianca, che sembra non conclusa, ti spiazza, ti attira e ti obbliga a dedicarvi il giusto tempo per la comprensione.

Stilisticamente, diciamocelo, è al limite un esempio di razionalismo, quindi un po’ fuori tempo massimo. Ricorda le realizzazioni di Terragni, Moretti e Albini, ma volendola trasporre nel terzo millennio la avvicinerei alle rivisitazioni del movimento moderno di cui Ferrater, Chipperfield e Campo Baeza sono tra gli esponenti.

I templi contemporanei progettati da architetti italiani a cui far riferimento per poter leggere quello modenese sono, per esempio, quello di Fuksas a Foligno, o di Zucchi a Sesto San Giovanni o di Citterio a L’Aquila.

La Chiesa del Redentore rimane un’opera di tutto rispetto se riferita alle opere presenti nella nostra provincia e tutte le critiche che ha ricevuto mi fanno pensare non solo che non siamo pronti al contemporaneo, ma nemmeno al moderno. Spero di sbagliarmi.

E non oso immaginare cosa si possa pensare di chiese come quella di Zumthor a Wachendorf, Germania; quella di Menis a Tenerife, Spagna; quella di Clavel a Murcia, Spagna; quella di Gijs e Van Vaerenbergh a Limburg, Belgio; quella di Mondada a Saint Loup, Svizzera o la super pubblicata Chapel Tree of Life di Cerejeira Fontes Arquitectos a Braga, Portogallo, giusto per stuzzicare la curiosità citando un po’ di avanguardie europee.

E ora, finite di bere il caffè e fate un salto in via Leonardo da Vinci!

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