A quelli che studiano troppo e del resto se ne fregano

Rileggendo un magistrale articolo di un mio caro amico https://ilrasoio.wordpress.com/2011/04/11/a-quelli-che-rompono-i-vetri/ nel quale scrive ai ragazzi del Liceo San Carlo e lascia a loro qualche insegnamento che quel periodo e che quella scuola gli hanno portato, ho sentito il desiderio di scrivere anche io agli studente del Liceo Muratori.

E in particolare vorrei rivolgermi ad una categoria di questi che il titolo dell’articolo cerca di identificare.

Quando si esce da quella scuola e si entra nel mondo dell’Università cambiano molte cose, sicuramente muta il sistema di riferimento nel quale ti trovi a vivere. Può essere un momento di crisi; un momento di gioia per alcuni; per altri invece può trasformarsi nello smarrimento totale.

E se ti perdi dopo aver fatto una scuola come il Muratori, che tutti esaltano per le sue doti preparatorie- “Il latino e il greco ti aprono la mente”, oppure “chi esce di qui formerà la futura classe dirigente”, o anche “non c’è nessuna scuola superiore a Modena che possa competere con il Muratori”- allora il primo sentimento che ti prende è la rabbia.

Poi capisci, con il tempo, che la tua scuola è sopravvalutata. Non è che non sia all’altezza del compito formativo che si pone: riconosco io stesso che la preparazione che ti dà effettivamente garantisce una marcia in più in qualsiasi campo in cui uno voglia cimentarsi. Però la troppa retorica che avvolge e sospinge il nome del nostro istituto cela i suoi difetti. Infatti parlare male del Muratori al Muratori è un tabù che costa caro: provateci e scoprirete che è vero.

E cosa non ti insegna questa scuola? Non ti insegna a vivere in mezzo alle persone, non ti insegna a confrontarti con la sterminata quantità di differenze che il mondo globalizzato ci presenta ogni giorno. Non ti insegna la curiosità per ciò che non rientri nelle materie di studio (salvo qualche eccezionale insegnate che si riesce magistralmente a riattualizzare il pensiero classico). Non ti insegna ad essere un cittadino che oltre a sapere declinare bene l’aoristo fortissimo di baino, sappia anche distinguere la linea editoriale della Stampa da quella del Corriere della Sera. Non ti insegna che Modena è soltanto una città provinciale e non ti dice con onestà che il mondo latino e greco sono solo una parte del mondo della conoscenza.

L’elitarismo nel quale si formano i muratoriani, ostacola un confronto alla pari con i ragazzi e le ragazze che fanno altri studi. La supremazia del pensiero, svilisce la conoscenza della tecnica (il sapere fare): e poi ti trovi che non sai cambiare una lampadina se si rompe, ma in compenso sai cosa pensa Aristorele della metafisica.

Il Muratori sembra guardandolo sia dall’interno che dall’esterno una cittadella fortificata, un oppidum,  dentro cui vigono valori e criteri di selezione che non sembrano essere influenzati dal mondo esterno. Al primo posto c’è lo studio, nozionistico e attinente alle materie che il programma prescrive. Al secondo c’è la moderazione dello spirito: i comportamenti estrosi sono guardati con molta diffidenza, segni dell’eresia che può turbare l’ordine costituito e quindi da tenere sotto controllo. Infine c’è l’appartenenza identitaria: lo studente del Muratori nel bene e nel male si sente parte di un Noi (e questa è la cosa più bella che rimane a distanza di anni). Insomma sembra che lo spirito gesuità dell’istituto non lo abbia abbandonato.

Però poi il Muratori non dura tutta la vita, anche se ci sono i nostalgici della scuola che non riescono a rassegnarsi a questa realtà. E prima o poi bisogna andare nel mondo, conoscere quelli che andranno a fare gli operai, i ragionieri e quelli del tecnologico, che hanno un altro modo di ragionare.

E cosa succede in quel momento? Che le regole apprese lì dentro non valgono più in toto. Può succedere che qualcuno ti derida perché sei troppo erudito in conoscenze trascendenti, può succedere che tu non abbia l’elasticità adatta per studiare Lingue, o per confrontarti con Ingegneria. Può succedere che lo schema impostato e il sentiero che fino a ieri qualcuno aveva tracciato per te con precisione maniacale non ti consentano di sviluppare l’autonomia necessaria per camminare da solo: e allora sei alla ricerca di un nuovo maestro che ti dica cosa fare e tu da bravo scolaretto a dire sì, eccomi, con il sorriso sulle labbra. Finalmente, ecco ritrovata quella dimensione liceale perduta.

Quello che penso è che se si vuole essere veramente all’altezza delle aspettative che questa scuola crea negli studenti non si può studiare e basta. Non è sufficiente imparare la lezione a memoria. Non si può sapere a menadito i poeti alessandrini e non sapere che cos’è il welfare state o da chi è composta la coalizione di governo del momento. (Voi lo sapete?)

Insomma a tutti quelli che pensano di essere dei gran bravi studenti perché leggendo la pagella vedono scritti gli 8 e i 9 vorrei dare un avvertimento: usciti di lì quei voti vi serviranno relativamente e dovrete guadagnarvi la pagnotta in un mondo più difficile e spietato, dove molto spesso non esiste un ordine costituito come la Preside che ha potere di vita e di morte.

Quindi, posto che lo studio è la base fondante della conoscenza, chiedetevi anche a cosa serve quello che state studiando e cercate di finalizzarlo verso la vostra passione, ciò che vi rende vivi: perché ne ho viste tante di persone che sono andate a fare Economia e Giurisprudenza a Modena perché così erano convinte che avrebbero trovato il lavoro, e adesso non se la passano molto bene.

Dunque uscite di casa, girate per le vie della vostra città. Ogni tanto prendete il treno e andate fuori dall’Emilia. Coltivate passioni esterne non necessariamente utili o remunerative. Ampliate i vostri orizzonti.

Tutte queste cose vi saranno molto più utili un giorno quando dovrete scegliere che cosa fare nella vita, mentre il greco per quanto possa aprirti la mente rimane sempre una lingua morta (e questo lo ha decretato la storia).

P.s.

Se siete della categoria di quelli che se ne fregano leggendo questo articolo probabilmente starete sorridendo beffardamente e pensando a qualche vostro amico, perché sono sempre gli altri in difetto anche quando i mali ricordati ci sono molto familiari. Ma non preoccupatevi l’articolo non è dedicato solo a voi, voi cambierete difficilmente. In realtà ciò che mi ha spinto a scriverlo è quella minoranza che frequenta quella scuola con umiltà, fantasia e riusce a coniugare i suoi interessi con lo studio: a loro sono dedicate queste parole, perché gli siano d’aiuto nel percorso che vanno ad intraprendere.

A Valentina, Eugenia, Veronica, Caterina e Mariateresa.

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46 responses to “A quelli che studiano troppo e del resto se ne fregano

  • Bernardo Pio

    -Ma chi è Questo tizio? il 97% degli studenti del Muratori su Enrico Monaco.
    -Ma cosa sta dicendo? il 98% degli studenti del Muratori su Enrico Monaco
    -Il greco? Al Muratori si studia il greco? 60% degli studenti dell’artistico e del pni su: ogni tanto ci fanno separare i banchi e ci mettono davanti un foglio pieno di geroglifici.
    -Ehi! Ma io a casa mia le cambio sempre le lampadine! 99% degli studenti del Muratori su: le mie mani sono ancora attaccate ai miei polsi.
    -Ma non ho capito… Se prendo nove quindi vuol dire che sono stupido in realtà e che non troverò lavoro? Secchione del muratori su: la logica di questo discorso non mi è chiara.
    -La retorica dell’istituto?E la tua retorica? E’ sempre uguale dalla terza liceo. La preside su: questo articolo.
    -Io però alla fine due o tre righe potrei anche apprezzarle.

  • Monaco Enrico

    Questi commenti post-surrealisti mi mettono sempre in difficoltà, comunque apprezzo lo sforzo Bernardo. Grazie.

  • Giulia Barsuola

    ‎”La supremazia del pensiero, svilisce la conoscenza della tecnica (il sapere fare): e poi ti trovi che non sai cambiare una lampadina se si rompe, ma in compenso sai cosa pensa Aristorele della metafisica.” caro Enrico, non posso che dirti grazie!quello che scrivi è vero da fare male. Ho da pochi mesi iniziato l’Università, constatando proprio di essere un granello di sabbia in un deserto: il fatto di essere o meno del Muratori non ti salva a priori, ti aiuta nella misura in cui hai studiato molto ma del resto non te ne sei fregato. Purtroppo però non è un problema solo del Muratori: io studio Filosofia e anche lì ci sono persone che “studiano troppo e del resto se ne fregano”, pur non avendo fatto il Muratori. A filosofia vieni guardato male se non hai il santino di Aristotele o di Heidegger, se poi hai il bislacco interesse per la Filosofia applicata allo studio della Scienza, della Mente, e a tutto quello che non sia l’Essere o l’Eterno, beh, se un eretico blasfemo e uccisore di Dio che svilisce la Filosofia. Le discipline umanistiche, a mio parere, cadono in questo grande errore: è bene passare la vita in biblioteca e farsi ricoprire di polvere, è male uscire dalla porta della biblioteca e portare ciò che hai imparato nel mondo là fuori, potrebbe irrimediabilmente graffiarsi e questo risulterebbe grandemente volgare! E solo in pochi, una piccolissima minoranza bollata come cinica e strampalata, ti racconta la verità: là fuori c’è un mare di pesci piragna e se passi la tua esistenza nel tuo mondo ovattato e ultraterreno, quando sei costretto ad uscirne (e arriva quel momento, arriva per tutti) ti sbranano. Avere assimilato la cultura umanistica è una grande arma, ma non è tutto e non ci possiamo continuare a dire che sia sufficiente a salvarti dai piragna. E’ necessaria per essere un cittadino pensante e dotato di razionalità critica, ma deve essere corroborata dalla vita là fuori, deve essere testata, deve essere messa in pratica, dobbiamo sperimentarne la sua validità nella vita di tutti i giorni. Bisogna studiare il passato nella misura in cui ci aiuta a comprendere il presente, non per fuggire il presente. La morale che ne ho tratto e che mi tiene in vita è sempre la stessa, indipendentemente che sia il Muratori o la facoltà di Lettere e Filosofia: bisogna scendere dalla nostra torre d’avorio e iniziare a sporcarsi le mani. E’ un gesto di grande umiltà e costa grande fatica (è risaputo, stare sulla torre d’avorio e pontificare costa molta meno fatica che scendere in strada e applicare), ma credo sia l’unica soluzione per uscire da questa sterile spirale. E’ molto bello e credo sia un gran bene sapere la Metafisica di Aristotele ma sarebbe anche doveroso saper cambiare una lampadina.

  • Anais

    ho avuto la stessa identica discussione (anche se ho argomentato molto peggio e non proponevo una soluzione) coi miei parenti, lo scorso natale, venendo molto cazziata (loro sono quasi tutti muratoriani che non vogliono sentire possibili idee di cambiamento). condivido molto l’opinione dell’articolo, anche se il fallimento nella vita non credo dipenda da giurisprudenza o economia, ma un pò da noi stessi, bisognerebbe solo accorgersene in tempo. parola di architetto fallito.

  • Laura

    Temo che questo articolo, evidentemente contro la retorica di stampo muratoriano, di retorica sia ben infarcito.

    In quarta ginnasio ci hanno accolto con la frase che hai riportato, “sarete la futura classe dirigente”. Beh, io non ci ho mai creduto neanche per un secondo – e con me tanta altra brava gente, che evidentemente la mente ce l’aveva aperta anche prima. O semplicemente faceva funzionare il cervello, non so.
    L’ingenuità si paga, sempre, anche a quindici anni. E soltanto gli ingenui non riescono a distinguere quella che è chiaramente propaganda (l’industria scolastica non ha molto che la differenzi da altri tipi di industrie, purtroppo…) atta a “mucchiar su” quante più iscrizioni sia possibile.

    Non sono stata traumatizzata dal in alcun modo Muratori, non ho mai creduto al “potere di vita o di morte” esercitato dalla preside, non penso neanche di essermi mai preoccupata troppo di un voto… e con me tante altre persone, che nel tempo libero facevano un po’ di tutto, incluso raccogliere le pere e cambiare le lampadine, oppalà!
    Nella mia ex classe si contano diversi ingegneri, tra l’altro, e anche qualche fisico. C’è gente che si è trasferita in altre città per studiare, chi addirittura dall’altra parte del mondo. C’è chi ha iniziato progetti di vita per conto suo, e macina idee nuove ogni giorno.
    E dubito che qualcuno abbia incontrato della derisione, in quanto nessuno sano di mente può DAVVERO considerarsi migliore di qualcun altro solo per aver frequentato una scuola anziché un’altra. Trattasi di buon senso di base – e se non ce l’hai, non te lo insegnano da nessuna parte.

    Quanto ha influito lo studio dei Promessi Sposi, della Divina Commedia, dell’aoristo e dei paradigmi, questo non saprei quantificartelo… forse, direttamente, nulla.
    Sicuramente al di là dei voti che abbiamo preso, quel che abbiamo imparato è che niente ci viene dato senza sacrifici – né un otto in latino ieri, né tantomeno la pagnotta domani.

  • Monaco Enrico

    @Giulia Barsuola, parole bellissime grazie per esserti sporcata le mani con questa riflessione. Io posso dirti che invece ho trovato l’esempio opposto a Scienze Politiche. In molti casi i ragazzi/e di quella facoltà erano poco interessati ai voti e in generale non troppo agli insegnamenti (a mio parere fantastici), preferivano invece viversi la vita universitaria a mille, per poi dire “l’importante è che mi danno il 18″. Ho cominciato a studiare in modo metodico come non avevo mai fatto al Muratori: perché io studiavo ma non tante ore al giorno anche se la media è sempre stata apprezzabile. Però è vero lo studente di Scienze Politiche spesso ha un senso della realtà molto maggiore di altri, spesso lavora o ha lavorato, e questo lo avantaggia nella comprensione del mondo esterno.

  • Un povero studente

    Il muratori di modena, ma forse tutto l’apparato classico, che fa delle discipline umanistiche il suo punto di riferimento, è ormai inutile e anacronistico. Ma adesso mi limito solo a parlare di quella scuola in particolare e non dell’”inutilitas”in generale. (adesso mi direte che sono incoerente perchè faccio un bel slancio retorico). Ma bisogna considerare che:
    1) Il muratori è un monumento a sè stesso, tutto quello che si fa o si impara lì dentro, lì rimane. A meno che come dice Giulia, dopo questo percorso scolastico non ti iscriva a filosofia (e ti chiudi di nuovo in biblioteca o davanti a uno scrittoio). Perchè le nozioni sono utili sì a titolo di cultura generale, ma per lo sviluppo di un pensiero veramente critico (leggi: sensatamente critico) bisogna attualizzare il sapere, portarlo nel 2012 , mentre lì la regola (fortunatamente c’è qualche eccezione) è di ridurre tutto a culto museografico, ad antiquarizzare la storia, per dirla con nietzsche (non sto aprendo una discussione su nietzsche nè condivido in toto il suo pensiero, ma una citazione così è proprio muratori-style). In altre parole nonostante tutte le pretese di spiegazione di fondamento ontologico tutto si riduce all’imparare a memoria e al ripetere a pappagallo al professore, che così può compiacersi dell’efficacia del suo metodo(?).
    2) Ti impedisce (o impediva, dato che i cambiamenti con la riforma sono arrivati anche lì) di avere una vita normale, di esperire quello che ti mettono in testa,sia per via dell’enorme mole di compiti (superiore all’università nel caso di alcune classi) sia perchè tutta la materia che si impara rimane sempre carta o parole vuote, la cui utilità nel 21° secolo è pari a zero.
    3) Nonostante sia una scuola pubblica, si professa “scuola di eccelenze”, il problema è che il muratori non rende eccellenti. Sono gli eccellenti che vanno al muratori, in quanto questo slogan si appella all’ego degli studenti.
    4) Svuota chi ne ha ancora un poco di quella cosa chiamata variamente creatività, inventiva, spontaneità, abituando il cervello pensare per categorie nella maniera più dolorosa possibile.
    5) Crea (o creava, speriamo, sempre per i motivi detti sopra) un cordone ombelicale coi pochi disadattati che si trovavano a loro agio. Sarà forse per questo che la maggiorparte dei professori si sono diplomati al muratori?
    Infine a confermare l’auto-sopravvalutazione di questa scuola ci sono dei numeri: non è nemmeno tra le prime di Modena come preparazione alle facoltà universitarie (senza dubbio è quella che abitua a studiare di più ma certo non a studiare “meglio”), nonostante la preside si ostini a dire il contrario.
    Ergo, la presunta superiorità muratoriana è una cosa che sopravvive perchè autoalimentata da tutti quelli che vi lavorano.
    Sono all’ultimo anno e posso finalmente dire: tanta fatica per nulla.

  • Monaco Enrico

    @Laura: Se veramente come dici a 14 anni avevi un così grande senso critico e un’autonomia tale da non farti influenzare da una realtà come il Muratori, ti faccio tutti i miei più sentiti complimenti, potresti diventare la mia nuova idola!!! Io non ci sono riuscito, e ahimè ho avuto difficoltà dopo a capire certe cose e a confrontarmi con la realtà esterna.
    Sul fatto che anche io abbia fatto della retorica ti rispondo dicendoti che non era mio interesse scrivere un articolo freddo e scientifico sulle dinamiche relazionali all’interno del Muratori, non sono D’Alema: ho solo voluto dare una visione personale senza nessuna pretesa di oggettività, e come tale oltre alla riflessione critica e distaccata mi sono lasciato prendere dai sentimenti, con tutto ciò che questo comporta. Inoltre il Muratori l’ho fatto e l’ho vissuto a pieno, e ti assicuro che quando c’ero dentro la propaganda era al suo massimo livello.
    Guarda che lo so che c’è gente che ha avuto successo: li conosco anche io. Conosco quelli che hanno lavorato, conosco quelli che avevano i piedi per terra. Li ho ringraziati perché anche e soprattutto loro hanno ispirato questo articolo con i loro esempi virtuosi.
    Ma parliamoci chiaro, la massa silenziosa e disinteressata che pensava solo ai voti ed era uniforme ai valori propagandati non è sempre stata la maggioranza? E questa maggioranza non ha costituito per lungo tempo il pensiero silente e dominate di quella scuola? Su questo punto cerca di incidere la riflessione proposta. Poi che ci fossero delle persone, come tu dici di essere, nessuno lo mette in dubbio. Credo tuttavia che tu facessi parte dell’1%.
    Ed infine non sono d’accordo sul senso del sacrificio, assolutamente. Impare a sbattersi è fondamentale, ma non basta. Dipende per cosa ti insegnano a sacrificarti, perché poi dedicare una vita intera all’insegnamento o alla politica onesta, non è la stessa cosa che morire per la Patria in Iraq molto ben stipendiati o andare a fare il mafioso nel settore edilizio. Dunque i valori che ti insegnano, poi te li porti dentro tutta la vita se non riesci a metterli in discussione, e credo che all’interno del processo educativo questo sia un punto fondamentale.
    E sull’argomento puoi raccogliere storie, su storie di gente che ha sofferto questa repressione psicologica e culturale, e ti assicuro che non è una minoranza. Se poi per te, tutte queste persone sono degli imbecilli incapaci di essere mentalmente autonomi che non meritano considerazione, sei liberissima di pensarlo. Io credo invece che meritino delle scuse e che si debba agire per modificare questa impostazione autoreferenziale, anacronistica e repressiva che ancora vige lì dentro.

  • loredana

    caro enrico, grazie per l’articolo che ci hai proposto. se il tuo intento era anche quello di parlare, mettendoti in discussione, vorrei dirti che per me ha grande valore e oggi sei riuscito a regalarmi un sorriso e tanta energia. vado oltre. in alcune cose che hai scritto ritrovo effettivamente l’atmosfera che permeava quei corridoi, un pò altezzosa, a volte calata dai professori stessi. ma non sono d’accordo sul fatto che una formazione piuttosto che un’altra ti porti ad escludere la possibilità di fare delle cose. credo che tutti, prima o poi, ci troviamo di fronte ai fatti della vita, come anche cambiare una lampadina o montare un mobile o esprimere le proprie idee e dire “NO, m’indigno” di fronte alle cose che non vanno. ci saranno sempre persone a cui non fregherà nulla di imparare a montare una lampadina perchè magari troveranno qualcun’altro che lo farà al loro posto o perchè semplicemente non gli interessa. io credo che di fronte a cose nuove siamo tutti un pò impreparati e per questo dobbiamo provare ad adoperarci per fare il meglio. nessuno può fare le cose al nostro posto, o magari sì, ma secondo me si perde una cosa straordinaria dello stare al mondo: il viverci veramente appieno, trovando soddisfazione nel fare anche le piccole cose. credo che la scuola possa essere uno dei primi posti in cui anche noi possiamo iniziare a fare funzionare il nostro cuore e la nostra mente. tante volte i prof. mi dicevano “tu DEVI fare questa cosa, hai scelto il muratori e quindi questo è” (ad esempio passare ore e ore e ore sui libri per apprendere un metodo o per principio non uscire il pomeriggio perchè lo studio viene prima). allora forse il muratori in questo ci ha dato un’occasione importante, quella di dire “aspetta un attimo, ma io cosa voglio fare? cosa sento? cos’è importante per me? posso scegliere di non studiare proprio così tanto e magari beccarmi un 4 in matematica? Non ho detto a caso, io avevo 4 perchè per principio sentivo i numeri come qualcosa di così strutturato come se mi tarpassero le ali, pensa te che testa! O ancora, posso provare a far conciliare le cose? che effetto mi fa quello che loro vogliono che io faccia? mi fa arrabbiare? mi fa piangere? peggio, nessun effetto? insomma l’occasione di iniziare a pensare che la realtà non è una ma anche che non ti piove dal cielo e che molto anzi parte da noi. credo che la cultura sia un grande valore, ma certo non per essere usato solo per dirsi quante cose sappiamo o per fare bei discorsi che capisci solo tu e magari solo per raccontarti che sei migliore di altri. ma qui non c’entra il muratori, qui c’entriamo noi con quello che possiamo fare noi in primis e anche per gli altri. le persone, compresi i prof. di allora, che ci circondano possono aiutarci a capire ma sta a noi poi curare il seme e metterci del nostro, il che implica anche fatica, per me però è una fatica assolutamente irrinunciabile. e di questo io parlavo molto con i miei compagni, tutt’ora amici. anche a noi infastidiva quest’aura del “muratorino muratoriano”, non ci sentivamo più fighi o più importanti o migliori e abbiamo sempre cercato di dire la nostra, anche litigando con i prof. o durante le autogestioni. c’era una parte nostra di “ribellione”, perchè alla fine quando ci trovavamo alle cene ci sentivamo tutti uguali, fragili, forti, innamorati con il cuore spezzato, incompresi, in bolletta e lì le medie dei voti, chi era più bravo chi no, insomma tutto scompariva. ricordo che alla fine dell’anno al ginnasio una prof. faceva la classifica di chi era stato più bravo. c’è da aggiungere altro? no, c’è da chiedersi quale ne fosse il senso e da rispondersi che per fortuna possiamo pensare che non fosse giusta quella cosa e che ci potevamo tappare le orecchie quando leggeva i nomi e dopo indignarci e dirci che ci volevamo un gran bene e che dei voti non ce ne fregava niente! quindi insomma questo per dire che alla fine il muratori potrà lasciare, tra le tante cose, anche questo..il valore inestimabile di quanto il coraggio di esprimere ciò che sentiamo ci possa dare: la condivisione e il sentire che noi abbiamo una voce che può parlare! sorry per la mega pezza attaccata e grazie!

  • isabellagiorgio

    Caro Enrico,come hai ragione!Il Muratori può essere molto utile o molto dannoso e secondo me può essere utile solo se non lo si prende troppo sul serio.Piangere in bagno per un 6 in greco è decisamente prenderlo troppo sul serio ma è anche decisamente una scenetta a cui negli anni ho assistito più spesso di quanto avrei potuto immaginare.Quindi:il Muratori può fare molto male,può addirittura creare dei danni.Ma può anche dare la possibilità di sbocciare a personcine speciali come ne ho conosciute all’interno della nostra scuola…queste persone sono in grado di apprendere le nozioni di greco latino filosofia e letteratura in modo attivo (e non passivo) e quindi di usarle per arricchire sè stessi e la propria vita al contrario di coloro che sacrificano la vita al greco.Come hai detto tu ci sono queste personcine di nome Caterina Valentina Mariateresa Veronica e,aggiungo io, Giulia Davide Francesco Martina (e non solo) che essendo già di per sè persone ricche (interiormente) sono in grado di trarre solo il meglio da questa scuola e di lasciare lo schifo dietro di sè,e non importerà poi molto se questo gli costerà un 9 in latino….
    Insomma,mi trovi completamente d’accordo,ma io credo non sia impossibile scrollarsi di dosso la cappa di cui ti riveste quella scuola e trarne ciò che di buono ha da offrire.Basta poco in fondo….ricordarsi che c’è vita al di fuori del Muratori e cantare,suonare,dipingere,bersi una birra con gli amici,ogni tanto giocare a battaglia navale durante le lezioni di filosofia,concedersi di arrivare impreparato all’interrogazione perchè il giorno prima si è stati tutto il giorno in giro con gli amici…non è poi così raro riuscirci.Poi capiterà di uscire con 77 all’esame….ma vabè,credo ci siano cose peggiori a questo mondo

  • isabellagiorgio

    Ah volevo aggiungere una cosa:non prendere sul serio il Muratori è una cosa molto seria,perchè potrebbe diventare fondamentale per quello che farete dopo.Per me le ore passate a disegnare durante le lezioni di greco e latino si sono rivelate essenziali per poter fare la scelta universitaria che ho poi fatto

  • La Vale Furiosa

    Enrico, mi sorge spontaneo chiederti MA TU A CHE SCUOLA SEI ANDATO? Sei entrato un anno dopo di me e e dopo tutte le mie conoscenze a cui ho girato questo articolo (in un paio di casi gli anni di stacco erano due, ma non cambia molto) e tutti siamo rimasti basiti.
    Abbiamo vissuto essenzialmente il periodo di Oronzo Casto, ad eccezione dell’ultimo anno per me, e se da una parte è vero che c’era la retorica dell’eccellenza del Muratori perchè fabbrica della nuova classe dirigente, dall’altro è doveroso precisare che Casto quelle cose le diceva all’inizio di ogni perché ci credeva veramente, non perché volesse infinocchiare dei poveri 14enni indifesi o presunti tali. Potrai dire che fosse rimasto indietro di 50 anni, ma non che fosse in malafede.
    Poi, tutto questo accanimento su quello che tu, e alcuni di quelli che hanno commentato, chiamate studio mnemonico e rinchiuso nei comparti stagni delle diverse materie dove lo avete visto? Per 5 anni io e i miei compagni siamo stati incoraggiati a pensare in maniera multidisciplinare, a collegare le varie nozioni che ci venivano offerte e inserirle in un quadro di pensiero ampio e organico; ho visto con i miei occhi penalizzare persone che avevano imparato a pappagallo perché non in grado di rispondere a qualcosa che esulasse anche solo un minimo dalla lezioncina memorizzata pedissequamente la sera prima. I prof. erano i primi a dirti che questo era stupido e non serviva a nulla.
    Secondo: mai ho visto reprimere atteggiamente eccentrici né soffocare la creatività. C’è chi ha scoperto la passione per il teatro partecipando al gruppo pomeridiano e adesso nel teatro ci lavora, ma pensa un po’. Come diceva Loredana, capitava di litigare con i professori perché non si negava a nessuno la possibilità di aprire una dialettica, a patto che si avesse qualcosa di costruttivo e serio da argomentare, mica lamentazioni perché si voleva 7 invece che 6 e mezzo.
    Si facevano le autogestioni, si discuteva, non era infrquente vedere Casto che passeggiava e si fermava un po’ ad ascoltare i temi sviluppati…ad uno dei cineforum si è messo a guardare Trainspotting insieme a tutti quanti! E’ spocchia museale questa, per te? Vuoi la passione politica? L’autogestione del 2003 è finita con l’organizzazione di un pullman per andare a Roma alla manifestazione contro l’imminente dichiarazione di guerra all’Iraq. Tu c’eri? Io sì, e anche tantissima altra gente. E questo è solo uno dei tanti esempi che potrei farti.
    Infine, anche basta con questa pagliacciata sul fatto che il Muratori non ti consente una vita normale al di fuori delle mura della scuola…io ho avuto per 5 anni la media circa del 9 e non ricordo più di un paio di casi in cui ho dovuto rinunciare a qualcosa perché avevo troppo da studiare. Sarò un genio io, ma non credo: non sei l’unico a sentire le storie di tante altre persone.
    Ah per la cronaca: non mi ricordo l’aoristo fortissimo, ma so cambiare una lampadina, so cos’è il welfare state, la differenza fra le linee editoriali dei quotidiani e anche la composizione dell’attuale governo. E come me lo sanno tutti i muratoriani di mia conoscenza.

  • Massimiliano

    Caro Enrico, sono citato come esempio ispiratore di un articolo che ho letto con gli occhi sbarrati, non condividendone quasi nulla. Altra storia, altre esperienze forse, su cui non mi va nemmeno di intervenire: rischierei di provocare liti furibonde, e so bene che ogni carriera scolastica fa storia a sé. Se però, dopo cinque anni di liceo, ciò che vi resta è la dicotomia tra aoristo e lampadina, complimenti: siete al punto in cui io – che sono comunque l’ultimo dei coglioni – ero a quattordici anni. A diciotto, pensa un po’, mi ritenevo fortunato perché la mia prof di storia e filosofia usava le sue ore di lezione per farci discutere dell’invasione dell’Afghanistan che avveniva in quei giorni.

  • Francesca Gherpelli

    Caro Enrico, mi dispiace, ma trovo il tuo articolo colmo di retorica inutile. Perchè dobbiamo sempre rispolverare la vecchia dicotomia tra “lo studio” e “la vita”? Come se non potessero, e soprattutto non dovessero, accompagnarsi l’un l’altro. Quando parli della coalizione di governo attuale o della linea editoriale della Stampa o del Corriere o di quello che fanno al tecnico mi pare che tu inviti al mero nozionismo dall’altro campo, non quello del sapere classico, ma quello del tempo attuale. Qual è la differenza?
    La vera differenza sarebbe semmai essere in grado di procurarsi le informazioni necessarie, avere gli strumenti per tentare di capire l’uomo, la società in tutti i suoi aspetti e le sue sfumature, sapere usare quelli strumenti in modo pressochè inconscio. Questo è ciò che mi ha insegnato il Muratori: non mere regole grammaticali o cantiche di impolverati poemi scritti secoli fa, ma storie di uomini, di civiltà, di ogni aspetto della vita umana attraverso le epoche, fino ad abbracciare tutta la storia, dalle considerazioni più tecniche come le regole di una lingua ormai non più usata alle più filosofiche, come la concezione del mondo. Dici ancora che questo non “apra la mente”, non insegni a vivere in ogni ambito in cui ci si possa trovare? Dovrei scordarmi del fatto che proprio le centinaia di testi che sono stata costretta ad analizzare mi permettono ora di leggere un articolo di quotidiano e percepirne la struttura, le sfumature nascoste, fino alla famosa “linea editoriale” della Stampa o del Corriere? Dovrei scordarmi che sono state le ore di analisi del periodo (italiano, ma anche latino), i verbi imparati a memoria, l’analisi grammaticale fatta ripetere fino allo sfinimento dalla Monari che mi hanno insegnato a scrivere una relazione di laboratorio in modo chiaro, scorrevole, comunicativo? Ti assicuro che non è cosa da tutti saper spiegare in questo modo come hai fatto a misurare la riflettività di uno specchio d’argento. Devo pensare che sia stata la vista del telegiornale o di qualche programma di attualità a permettermi di poter discriminare, ora, tra un buon libro e una schifezza arrivata alla pubblicazione grazie all’ignoranza di gran parte della popolazione (non per colpa della popolazione stessa, intendiamoci), permettendomi di nutrire la mia mente ed il mio cuore solo del meglio?
    In quale modo poi dobbiamo intendere il “fare quello che piace”? Dobbiamo forse abbandonarci all’edonistico piacere del momento, intraprendendo solo ciò che “ci va” di intraprendere, senza sapere in partenza che qualunque attività, anche la più piacevole, avrà bisogno di fatica e di sofferenza per essere attuata, senza essere consapevoli che si arriverà ad un punto in cui il talento personale non sarà sufficiente, e ci si dovrà umiliare allo studio ed alla ripetizione per padroneggiare qualsiasi competenza? Questa è la lezione che mi è rimasta dagli anni di studio della grammatica.
    Quanto alla versatilità ed all’apertura degli studenti del Muratori, la stessa evidenza ti risponde: gli studenti del Muratori si trovano in tutte le facoltà universitarie, da Lettere a Giurisprudenza ad Ingegneria a Fisica e con risultati non inferiori a quelli di studenti usciti da qualunque altra scuola. Dalle facoltà più filosofiche a quelle più tecniche, non manca mai uno studente del Muratori che sta alla pari con chiunque altro ed abbia una vita sociale e professionale soddisfacente come chiunque altro.
    Sullo svilimento dell’aspetto tecnico infine sono d’accordo con te: troppo poco sappiamo del “come si fa” tutto quello che ci circonda. Questa non è però non è una mancanza del Muratori, ma di tutta l’istruzione liceale per come è strutturata in Italia, di tutta la dicotomia attuata nel sistema scolastico tra teoria e pratica. A tale scopo proporrei l’introduzione obbligatoria di una materia tecnico-manuale (come, che ne so, elettrotecnica) nel curriculum di studi liceale: giusto per insegnare agli studenti persi nella Metafisica di Aristotele che “saper fare” non è così scontato.
    Tutto quello che ho detto finora può certamente essere vanificato da uno studente troppo interessato al puro voto o da un insegnante che dichiara pomposamente che “gli studenti del Muratori formeranno la futura classe dirigente”, ma questo non è un problema intrinseco dell’istruzione muratoriana, quanto semmai una chiusura della specifica persona, ed ai miei tempi (che poi sono stati anche i tuoi) non era così frequente. In ultima analisi, sta certamente alla singola persona saper fare uso di tutto il sapere, nel senso più lato del termine, che le viene offerto, senza rinchiudersi nella gabbia dorata della pagella perfetta.
    Vorrei lasciarti con due delle mie citazioni preferite: la prima è il motto del MIT di Boston (tra i massimi centri di ingegneria a livello mondiale), “mens et manus”, a significare che il “far funzionare” non può in alcun modo prescindere dal “saper pensare” a tutti i livelli; la seconda è ciò che ama ripetere il mio professore di meccanica quantistica (prof. Carlo Jacoboni), ossia che “la cultura è una sola”. Sono quasi certa che lui si riferisca all’unità degli aspetti umanistici e scientifici di ciò che chiamiamo “cultura”, ma sono altrettanto certa che possa voler dire che, alla fine di tutto, le invettive di Catilina e la coalizione di governo del momento sono due facce della stessa medaglia.

    • Riccardo Monari

      Concordo con ogni singola parola. Va solo aggiunto, secondo me, che nonostante le tante cose “buone” che il Muratori riesce a dare ai suoi studenti, vi sono anche cose negative.

      Tra queste c’è probabilmente l’ambiente, che da molti (cui mi accodo) è ritenuto intellettualmente snob.

      Per quanto riguarda l’aspetto “pratico”, ritengo poi che Enrico abbia in parte ragione. Non si tratta però solo delle materie pratiche (tutti noi siamo andati al Muratori per studiare materie umanistiche, ben sapendo che non ci avrebbero insegnato a cambiar le lampadine), quanto del tempo libero che una scuola così impegnativa toglie ai suoi studenti, e le nozioni sulla vita “fuori dal libro” che esso può dare. Sottolineo però che in un’età turbolenta come quella tra i 14 ed i 19 anni avere poco tempo libero, per tanta gente, è una fortuna.

  • Monaco Enrico

    Caro/i Massimiliano, Valentina e Francesca. Se avessi voluto scrivere della mia esperienza personale al Muratori e basta avrei scritto una lettera molto positiva, di ringraziamento ai miei professori e ai miei compagni di classe. Ho cercato in quel che ho scritto di andare oltre, ho cercato non senza difetti ed errori (non mi interessa risultare impeccabile e inattaccabile) di raccontare un disagio che come un fiume sotteraneo scorre dentro quella scuola da prima che vi entrassi. Leggete le storie delle persone che commentano: hanno età molto diverse, eppure ci sono delle somiglianze notevoli.
    Ho parlato e continuo a parlare con una parte dei ragazzi che stanno lì dentro, e il sentimento più ricorrente e predominante che ho riscontrato è ciò che ho tentato di riportare nell’articolo.
    Quindi se siete offesi dalle mie parole, se vi sentite ingiustamente chiamati in causa non so che dirvi, ho solo espresso un punto vista, non la verità universale. Che piaccia o no questa lettura è stata condivisa da moltissime persone di diverse età.
    L’articolo è stato letto da almeno 1600 persone in soli due giorni, ci sono una valanga di commenti organici sul blog e su facebook, e la maggiorparte riconoscono la veridicità dei contenuti. Non mi aspetto che tutti siano d’accordo con me, anzi sono contento di aver creato un dibattito, infatti ho chiesto a tutte le persone anche quelle che mi hanno attaccato violentemente di riportare le loro considerazioni sul blog in modo tale che fossero visibili a tutti.
    Infine sono un po’ stufo di sentirmi dire che c’è della retorica. Per me questa è la tecnica che ti consente di sostenere un’idea priva di contenuti solidi grazie ad un utilizzo capace della forma. Se volete sostenere che dietro a ciò che ho scritto non ci sono contenuti o c’è solo retorica siete liberi di farlo, ma secondo me se leggete con più attenzione e meno coinvolgimento emotivo potreste renderi conto che il mio articolo è semplicemente di parte.
    Avreste voluto sentire parlare delle cose buone che la scuola offre? Scrivetelo voi un bell’articolo così, io mi impegno a pubblicarvelo in questa sede. La realtà è un’altra a mio parere ed è molto più triste, e basterebbe parlare con gli studenti che ci sono dentro per rendersene conto. A me piace guardare in faccia il disagio e confrontarmi con esso, non fare finta che non esista perché ci piacciono solo le cose belle o ben riuscite, o ancora peggio pensare che chi vive tali problemi lo faccia solo perché non è in grado di affrontare quella dimensione e qugli stress.

    P.S.

    Massimiliano, io non ho mai avuto un’insegnante che si prendesse un’ora per discutere di qualsiasi guerra. Forse la differenza sta solo in un discorso anagrafico, di periodi e di esperienze personali.

  • Silvia

    Il generale disinteresse nei confronti di ciò che accade in questo periodo non dipende dal troppo studio di alcuni, ma da tutta una serie di fattori che portano i giovani a NON PENSARE: quando non sappiamo che cosa fare c’è sempre facebook o la televisione che ci permette di staccare senza fare troppa fatica, se proprio ci si vuole impegnare si può guardare un qualche film americano ripieno di effetti speciali fatti apposta per mantenere sveglia una generazione che non è in grado di riflettere.
    Lo studio serve proprio a questo, a riflettere, a imparare a pensare perché nel momento in cui entri al liceo a 14 anni non sei in grado di avere un’opinione tua, e quando cominci a vedere in giro volantini che parlano di scioperi o manifestazioni l’unica cosa che sai fare è ripetere quello che senti dire in casa. Lo studio serve ad avere una PROPRIA opinione, a conoscere ciò che è successo in passato e a capire il presente attraverso la storia. Lo studio, quando non è coatto, forma e fa crescere, ed è proprio chi non ha interesse nell’apprendimento che si trova a non avere interessi anche in tutto il resto. Lo studio, del greco e non solo, non è saper CONIUGARE (non declinare) a memoria l’aoristo di baino e se parti da questo presupposto l’errore è soltanto tuo e di chi, come te, la pensa in questo modo.

  • Monaco Enrico

    @Silvia: Continuo a pensare che alcuni dei vostri interventi non tengano conto di una parte di realtà che voler negare significa andare contro l’ovvio. Certamente hai ragione quando dici che i mezzi di comunicazione e l’ondata culturale che cade dall’alto ci espone al disimpegno psichico. Ma quante ore passa dentro al liceo lo studente durante le superiori e da quante è impegnato a casa se deve fare i tanti compiti assegnati? Il tempo dedicato alla scuola, se si vuole frequentare il Muratori, è parecchio e in quanto tale condiziona e forma la tua mentalità e preparazione più di quanto possa fare un programma televisivo: per quante ore puoi guardare la televisione? Al massimo 3 o 4. Inoltre non sono affatto convinto che lo studente a 14 anni sia un imbecille privo di spirito critico che ripete quello che gli dicono gli altri: lo fa se non ha gli elementi e la capacità oggettiva di valutare autonomamente. Io ho sempre avuto una certa autonomia di pensiero rispetto ai miei genitori, per quanto li ritenga delle persone fenomenali. Loro hanno lasciato che la sviluppassi aiutandomi. E questo mi ha aiutato a maturare una certa indipendenza di pensiero anche in campo politico.
    E poi anche questa cosa che SOLO lo studio ti aiuta a riflettere, mi sembra un dogma assurdo: come dire che solo la preghiera nobilità l’animo umano, e non le buone azioni terrene. Certo che lo studio ti aiuta a riflettere, ma un conto è riflettere su l’aoristo, un conto è riflettere sulle considerazioni filosofiche di Seneca, un altro è riflettere sulla loro attualità oggi, e un altro ancora è riflettere sulle dinamiche della guerra in Iraq. La riflessione fine a sè stessa, l’apprendimento del metodo in sè, non basta a dare una formazione veramente aperta. E questa insistenza scoraggia lo studente a sviluppare autonomamente un interesse multidisciplinare.Il Muratori ti mette nelle condizioni di sviluppare un ottimo sguardo e ragionamento all’indietro (verso il passato, remoto), ma non è altrettanto efficace nel fare questo nella direzione opposta, a mio parere. Questa sarà molto utile a chi va fare Lettere, ma non altrettanto a chi va fare Economia, per via della dinamicità di questa materia.
    Poi, e concludo, se volete difendere il Muratori perché pensate che io indegnamente lo abbia attaccato fate pure. Sappiate però che se non si ricevono critiche si rimane sempre uguali, o si regredisce ed io penso proprio che l’istituzione del Muratori non sia stata abbastanza criticata, o quantomeno sia stato troppo protetta da un entourage di nostalgici passionali che l’hanno conservata così come l’avevano erediatata dai loro predecessori.
    Perché parliamoci chiaro, mentre voi state qui a difendere la supremazia della formazione classica è passata l’idea in Italia che con la cultura non si mangia: infatti c’è un boom dei tecnici, dei professionali e degli scientifici. E i classici sono in declino di iscritti. E se guardiamo più in alto abbiamo gente in Parlamento che ci comanda e che decide del nostro futuro alla stregua di Rosy Mauro (vice Presidente del Senato) che il diploma se lo è comprato e sta lì a fare il bello e il cattivo tempo. E mentre voi state lì a menarvela e a fare la Repubblica di Platone nella metafisica questi barbari stanno massacrando il paese. Quindi il mio invito è a scendere dalla Torre D’Avorio e a far valere la vostra cultura in ciò che serve, e cioè ad uscire da una dimensione individuale e ritirata, per impegnarsi nell’interesse comune, concretamente.
    Non ci spero molto comunque perché è troppo facile fare gli intellettuali nella cittadella arroccata al Mit di Boston o dove si vuole quando c’è qualcuno che paga per voi, e i problemi reali come 3 milioni di italiani che hanno rinunciato a cercare il lavoro non vi toccano, perché non li sentite vostri o se ci sono si possono posticipare, perché comunque mamma e papà penseranno al vostro futuro.
    Quindi per favore piedi per terra, e un po’ di rispetto perchè non tutti hanno uguali mezzi di partenza e l’ingiustiazia in questo paese è la moneta corrente del regno. E adesso ditemi di nuovo che sono retorico se avete il coraggio.

    • Elisa

      Massi sei tu vero? Condivido perfettamente quello che dici. Ma penso che noi fossimo una classe atipica. Perchè eravamo equamente divisi tra figli di operai, contadini, e classe dirigente. Un bel mix direi. E’ vero, ci hanno accolto dicendo che saremmo stati la nuova classe dirigente, ma chi veramente coglieva il significato di ciò a 14 anni? Poi, altra cosa: io faccio parte di chi crede fermamente nel valore della cultura classica, in ciò che mi è stato insegnato, ma non ho “mamma e papà che pensano al mio futuro”. O almeno lo fanno per quanto possono, come è giusto che faccia ogni genitore, ma non hanno uno studio legale in cui inserirmi, o non hanno le mani in pasta per farmi “Inserire” non si sa bene dove, come la frase sopra sottointende. Sono tornata a dicembre dopo due anni e mezzo di studio e lavoro in Gran Bretagna. Lì, in questa prestigiosissima università, ho fatto un Master in qualcosa di ultra classico. Ci ho creduto, ma non da persona che vive in una torre d’avorio. Ho solo sperato che qualcuno come me valutasse positivamente una profonda formazione culturale nel mondo del lavoro. All’estero comunque chi è laureato in filosofia trova lavoro in altri ambiti, perchè da un lato si riconosce un potenziale in una tale risorsa, e dall’altro l’azienda stessa crede nel formare le sue risorse. Poi caro Enrico, io ho fatto la commessa, la cameriera, etc. perchè lo so che è più difficile farsi strada con una formazione classica. Ma sono la stessa che mestamente continua a mandare CV con inerzia e senza risposta, mentre lavoricchio poche ore come co.co.co prof d’inglese. Ancora, credo nel mio percorso: nonostante o proprio perchè un gruppo di barbari sta devastando il paese. E perchè non siamo nati tutti per fare gli ingegneri o i medici. Con tutto il rispetto per i miei innumerevoli amici che cercano di farsi strada nei suddetti ambiti. Il Muratori, la cultura classica, la prof di filosofia che parlava di guerra da un lato, e la prof di italiano che non ha mai parlato d’altro che di italiano per tre anni, dall’altro, mi hanno fatto capire tanto. Diversità di vedute, passione, coerenza. Tanta coerenza. Forse io, Massi, e la nostra classe siamo stati tanto fortunati. Tanto fortunati.

  • Roberto Apponi

    Troppo lunghi e noiosi questi commenti. Mai sentito parlare della brevitas? L’arte del letterato è quella di essere cinico e tagliente con un’unica frase.

  • adm

    Sono pienamente d’accordo con Enrico, il problema non sono i tantissimi “muratoriani” ,e scusate già qui mi viene un’ idiosincrasia istintiva (al termine ovviamente e non alle persone), simpatici, colti, degni, di successo, e che le lampadine sicuramente le sanno cambiare.
    Il problema nasce quando un’istituzione, per di più formativa, diventa elitaria e classista, che fa leva su uno snobismo fine a se stesso e privo di umanità, che utilizza quasi esclusivamente uno sterile senso di appartenenza in termini di casta.
    Il rischio è che questo approccio in qualcuno, sia pur di successo, sia poi il fertile terreno del nuovo classismo politico/sociale che sta facendo andare alla deriva questa nostra epoca e tutte le conquiste fatte.

    Una madre

  • Massimiliano

    Enrico, due precisazioni:
    1) non puoi universalizzare una tua analisi basata su un campione che, per quanto vasto, non sarà mai esauriente. Hai parlato con la gente, e poi scrivi che non possiamo “andare contro all’ovvio”. So che studi da “politico” (nel senso più bello) e leggo sempre con interesse i tuoi interventi. Ma questo passaggio nasconde in sé troppe insidie, soprattutto quando si veste di una difesa dell’”ovvio”, del “basta guardarsi intorno”, del “la gente dice”. Insomma, secondo me c’è un errore metodologico.
    2) Non penso tu sia “retorico” (forse perché, mi piace pensare, che il discorso retorico sia quello che è persuasivo pur essendo fondato sul vero), ma l’immagine della torre d’avorio è una semplificazione irricevibile. Come se il mondo, dentro e fuori dal “Muratori”, si dividesse tra quelli che stanno a studiare Callimaco e quelli che fanno la rivoluzione. Non sarà che invece ci sono persone fatte in un certo modo e persone fatto in un altro? Io di gente che pensasse solo allo studio e avesse voti alti senza preoccuparsi di ciò che avveniva fuori, nella mia carriera, non l’ho conosciuta. Ne ho conosciuti, invece, che non studiavano molto ma nemmeno usavano il loro “tempo libero” per informarsi. Giocavano ai videogiochi, uscivano con gli amici. Ai primi il “Muratori” ha fatto un gran bene, agli altri non penso. E similmente è avvenuto per altri studenti, per altre scuole… e quelli che tu chiami i “problemi reali” sono stati anche i nostri. Ah già, ma io sono tra quelli che difendono il “Muratori”, quindi, nella semplificazione in atto, sono l’élitario, il filologo… non sto nemmeno a raccontare la mia storia, non varrebbe nulla; ad ogni modo non è dissimile da quella di Elisa, migrazione compresa. Insomma, caro Enrico, ci sono più cose in cielo e in terra di quante non ne immagini la tua filosofia. Continua a studiare la complessità e non perderti per strada.

    PS: “l’arte del letterato è quella di essere cinico e tagliente con un’unica frase”. E se non volessimo essere letterati? E nemmeno cinici e taglienti, in fondo, ma cercassimo un dialogo attraverso lo scambio reciproco? Lasciamo ad altri la letteratura: il mondo è complessità, è discorso. Gli slogan, quelli sono brevi e concisi, anche geniali a volte. Ma se ne vedono i risultati, mi pare.

  • Pietro Terzi

    Commentare dicendo “Mah, io no…lui nemmeno” non serve a un cazzo. La tendenza del Muratori è quella descritta da Enrico. Bastano poi solo due persone per determinare una tendenza. Se non siete in grado di cogliere questo, per non dire la provocazione, andate a cambiare lampadine.

  • Monaco Enrico

    @Massimiliano: Ho cercato di individuare una tendenza non di generalizzare estendendo questo modo di essere o di vivere la scuola a tutti gli studenti che l’hanno frequentata. Inoltre non era mia intenzione creare categorie dicotomiche di studenti, la realtà è complessa e le categorie elastiche, studiando da sociologo questo me lo hanno insegnato. Però penso anche che le categorie siano utili per creare dei punti di riferimento in un discorso, altrimenti tutto rischia di perdersi nel soggettivismo e nel relativismo, cose che a me fanno un po’ paura, perché eliminano il denominatore comune del discorso: i fatti. Massimiliano ho citato te come altri negli esempi positivi non per creare una classifica dei bravi o di quelli impegnati, ma per creare una distinzione e per mettere in evidenza che ci sono più approcci alla scuola (discorso ti assicuro oggi non così scontato se vai a parlare con chi c’è dentro, che la one best way come paradigma ha avuto un certo successo), e dunque come potrei pensare che tu possa rietrare tra gli intellettuali da torre d’avorio?!
    Io penso in definitiva che il periodo nel quale tu ed Elisa siete stati al Muratori fosse profondamente diverso da come è diventato quando l’ho frequentato io, e ancor di più da come sia vissuto oggi. Tutto qui. Tu non ha conosciuto un gran numero di persone apatiche, disinteressate, ciniche, disimpegnate, superficiali. Io ne ho conosciute, e voglio dire con molta trasparenza che ritengo che una persona informata, capace di sviluppare interessi e passioni extra-scolastiche sia molto meglio di una che non ha questa tensione. Mi assumo la responsabilità di poter sembrare banale, ma per quello che vedo confrontandomi con il passato e con gli studenti di oggi, ribadire questo messaggio forse scontato o semplificatorio mi sembra un valore in controtendenza, un voler creare una differenza in un contesto di appiattimento e disinteresse soffocante.
    Sul fatto che le persone abbiano differenti individualità sono d’accordo, però poi esistono istituzioni pubbliche e non che hanno un ruolo educativo, e che nel svolgere tale compito influenzano la formazione e l’identità degli studenti. Quindi ribadisco, non sono un individualista metodologico che pensa come la Thatcher che “la società non esiste, esistono solo gli individui”, nè un collettivista metodologico che “ritiene che l’identità individuale venga determinata dalle strutture sociali collettive”. Sono due piani che coesistono, e quanto più una persona è fragile (e nel periodo dell’adolescenza voglio vedere chi non lo fosse) tanto più si è influenzati dalle autorità e dalle persone più banalmente che ci circondano. E aggiungo che forse un insegnate ha la possibilità oggi di essere più influente di un genitore, viste le condizioni di lavoro che minano la stabilità familiare (eccessiva flessibilità, poche occasioni di lavoro ecc. ecc.). E spero che con questa mia ultima affermazione non mi si attacchi dicendomi che è un altro luogo comune: anche questa è una tendenza, del resto la crisi non è solo economica, ma anche sociale e culturale.
    Quindi in definitiva io sarei il primo a voler vedere degli studenti capaci di recuperare quella autonomia che voi avete ben descritto. E per fare questo dovrebbero capire che il Muratori non sono solo i professori e la Preside (se parli con molti di loro ti dicono che esiste un’autorità dall’alto che schiaccia i loro entusiasmi), ma sono soprattutto loro. Se avranno il coraggio di invertire la tendenza descritta allora riaprendo un dibattito a distanza di anni la discussione assumerebbe altri profili, ma se tutto dovesse conservarsi così com’è temo che la mia tesi potrebbe rimanere più che un luogo comune o una semplificazione, un’opinione accreditata ache in futuro.

    P.s.

    D’accordissimo con Massimiliano sulla brevitas. E rilancio, quell’arte spesso nasconde una certa indolezza e spocchia in chi la pratica. Meglio i discorsi organici anche se più noiosi, anche se io sinceramente non mi annoio.

  • Giulia Paganelli

    Io mi sono diplomata dieci anni fa, nel 2002. Ho letto con interesse l’articolo e alcuni passaggi li rivedo nitidi nel mio trascorso, ma secondo me si sta conferendo al Muratori una colpa che non è dell’istituzione, ma degli studenti stessi. Quando ho scelto di fare il Muratori, l’ho scelto perchè era “il meglio” a Modena e, come me, quasi tutti gli studenti iscritti hanno seguito lo stesso ragionamento altrimenti sarebbero finiti al San Carlo. Tento di andare per punti:

    1) Riconosco che la dirigenza, anche sotto Oronzo Casto, ha sempre puntato all’eccellenza della scuola con discorsi di inizio anno, repressione verbale delle auto-gestioni, iniziative studentesche controllate. Ma allo stesso tempo quando io sono stata rappresentante di Istituto in quinta superiore, l’autogestione si è fatta (come negli anni precedenti) noncuranti degli ammonimenti della vice-presidenza, abbiamo fatto assemblee di istituto ideate da studenti per studenti, spesso andando contro il volere dei professori, abbiamo permesso le gite all’estero nonostante il 2001 non fosse l’anno migliore perchè la scuola cedesse su questo punto. Quello che come studenti abbiamo fatto, è stato possibile unicamente perchè ci abbiamo creduto e l’abbiamo VOLUTO fare.
    A tal proposito, non credo che il problema del Muratori sia la dogmaticità dei piani alti, quanto una progressiva staticità degli studenti.

    2) Non sono mai stata una da 8 e 9 al Liceo. Ho studiato unicamente quello che mi interessava in modo “muratoriano” e il resto l’ho letto giusto per avere la sufficienza. Nonostante questo, sono viva. Ho fatto il liceo in 5 anni, non soffro di depressione, sono alla terza laurea e non ho mai smesso di ripetere che io, il Muratori, lo rifarei infinite volte. Quando sono arrivata a Filosofia, non me ne fregava nulla se il Muratori era conosciuto o meno come scuola, mi interessava vedere gli altri arrancare su argomenti che noi avevamo ampliamente fatto, e vederli brancolare nel buio nel nuovo sistema universitario mentre noi non abbiamo mai avuto paura. Credo che la differenza di approccio e di adattamento alle situazioni circostanti non si possa chiudere in categorie sociologiche, seppur elastiche e ampie, ma sia un discorso prettamente individuale e come tale genera una proiezione del trascorso individuale sull’opinione dei propri ricordi.

    3) Questo è di parte, ma se io non avessi fatto il Muratori, non avrei conosciuto le persone incredibili che condividono ancor oggi la mia stessa strada. E probabilmente, senza il Muratori, la fondazione del Rasoio non sarebbe mai arrivata (cfr “Lemon, chiudi tutto!”).

    Vedi Erri, io credo che sia fondamentale quando si parla di scuola, essere precisi e ben inquadrati. Se i ragazzi che sono parte di questa scuola in questo momento, sentono la struttura come opprimente, soffocante, paralizzante, probabilmente bisogna chiedersi che percentuale di colpa possono avere loro stessi.

  • Marisa Ponti

    sono una vecchia alunna del Muratori. Conseguii la maturita’ nel 1978 (o 1979, manco mi ricordo bene) Prima di proseguire, a scanso di equivoci: uso una tastiera svedese e non ho le accentate italiane, per cui uso gli apostrofi invece degli accenti. I puristi della lingua sono avvertiti.
    allora, malgrado io appartenga ad un’ altra generazione, un’altra epoca, e abbia avuto insegnanti diversi dai vostri, arguisco dalla lettera di Enrico che il Muratori, ahime’, non e cambiato poi molto. Peccato.
    se uno mi chiedesse oggi cosa ricordo del Muratori, direi immediatamente: la mia compagna di banco, le mie due compagne nei banchi davanti ai miei, e il classismo della scuola. Condivido il pensiero di adm adm (23 aprile 2012 at 1:50 pm). Ho imparato al Muratori cosa significa appartenere a classi sociali diverse – io ero di famiglia operaia, genitori poco scolarizzati, in una classe di persone di provenienza medio alta borghese. Ho imparato cosa significa non essere una “introdotta”: diversi insegnanti conoscevano i genitori professionisti e ben in vista a Modena dei miei compagni (ricordate il film “Ovosodo” di Virzi’? il primo giorno di scuola una insegnante “inquadrava” socialmente ciascun alunno in base al cognome di costui-costei: ah, tu devi essere il figlio di…). Ho imparato cosa significa venire dalla “campagna” (abitavo a Castellarano, in provincia di Reggio Emilia) in un ambiente di gente “cittadina”.

    ecco, queste cose le ho imparate bene. Poi cosa ho imparato?
    ho imparato che tutte le materie aiutano a pensare, se bene insegnate, mica solo il greco e il latino, che a me purtroppo non hanno aiutato poi molto, visto che dovevo solo memorizzare la grammatica. Credo che “Linus” di cui ero accanita lettrice in quegli anni mi abbia aiutato a pensare molto piu’ del greco e del latino insegnati cosi male.
    Peccato, leggendo di recente uno splendido libriccino del classicista Maurizio Bettini dal titolo “Contro le radici”, ho scoperto come l’Eneide – che a me annoio’ a morte – potrebbe offrire splendidi spunti di riflessione su tematiche di grande attualita’ come ‘ immigrazione, la memoria e l’ identita’. Ma se uno si fissa sulla grammatica e’ difficile che queta tipo di riflessione si sviluppi.

    ah. ecco, ora ricordo: altre due perle: ricordo una mia professoressa che, il giorno del rapimento Moro perr mano delle BR, mise a tacere ogni possibilita’ di commento perche’ “non si faceva politica in classe”. E ricordo pure l’assenza di commenti sulla figura di Pasolini all’ indomani della sua morte da parte di un insegnante al quale questo straordinario intellettuale non garbava troppo.

    finito il Muratori, non ho avuto ne’ momenti di crisi, ne’ momenti di gioia. Ne’ mi sono smarrita. Anzi, ho affrontato con gioia e curiosita’ un cammino accademico che tra alterne vicende mi ha portato a studuare in altri due paesi e a conseguire il dottorato. Scommetto che nessuno dei miei insegnanti di allora ci avrebbe mai creduto: non ero mica una studentessa brillante, anzi! e a dire il vero, non ci avrei scommesso unq cicca manco io. Ed e’ questo che rimprovero soprattutto ai miei insegnanti di allora: il non avere mai guardato e ascoltato gli studenti che avevano davanti.

  • Marisa Ponti

    aggoungo, a scanso di fraintendimenti: io ho raccontato la mia esperienza, al pari di ogni altro che abbia lasciato un contributo su questo blog. Non ho fatto una indagine scientifica e quindi non generalizzo. Non mi considero ne’ una elitaria ne’ una superficiale e vuota. penso invece che il liceo Muratori, cosi’ come io l’ ho conosciuto, sia stato il tipico prodotto della riforma Gentile e del suo concetto di scuola: da una parte una scuola elitaria, destinata a formare una classe dirigente plasmata su principi ideologici conservatori e dominanti; dall’altra una scuola ‘popolare”, studiata per fornire un livello d’istruzione prettamente manuale alla classe lavoratrice, nella quale le materie umanistiche avevano minor spazio di quelle scientifiche.
    Ora io penso tutto il male possibile di una simile classificazione della scuola, che divide il pensiero dalla azione, come se il pensiero sovesse rimanere solo una astrazione. e per dare un esempio di come si possano coniugare manualita’, teoria e computer, potete guardare questo video di un grande architetto, Paolo Deganello, http://www.youtube.com/watch?v=5-1Y-ZzEfbk
    i cui progetti iniziano nella falegnameria, vengono ulteriormente elaborati attraverso teorie e analisi socio-politiche, e vengono messi appunto al computer. Sarebbe bello che la scuola prendesse esempio.

  • Marisa Ponti

    mi scuso per gli errori di battitura.

  • felicitamodna82

    É possibile apprezzare un articolo, pur non essendo d’accordo con la maggior parte dei suoi contenuti? Evidentemente sì, ed eccomi qua!
    Un grande pregio di questa riflessione è quella di aver costretto un nutrito gruppo di persone a porsi delle domande e a dare vita ad una mini-discussione (vedi il numero di commenti qua sopra). Inoltre, credo che certe mitologie assolute sul Muratori vadano mitigate (non è che i sancarlini siano degli idioti, per dirne una).
    Mi ricordo anch’io il mitico discorso di Casto, citato da molti nei commenti, Ero nella sezione C 1996-2001, una classe nota per i professori bravi ma severi ed esigenti e per la presenza notevole della “Modena bene”. Casto credeva fermamente in quel che diceva. Era un esponente di quella società che credeva – ingenuamente – in una società che premia i migliori, i quali ovviamente devono emergere come “migliori”. Mi ricordo infatti, assieme all’enfasi sulla “classe dirigente”, i discorsi sul sapersi gestire (ho bisogno di un’ora, due ore in più causa sport, pisolino, difficoltà, mancanza di vocabolario Rocci in casa causa versione più economica con conseguente gita in biblioteca?) che secondo me mostrava un’apertura mentale riguardevole per un aderente alla mentalità elitarista come lui.
    Detto questo, no, non credo che il Muratori sia sopravvalutato e che non insegni nulla della vita reale. Forse ho avuto fortuna io, ma noi abbiamo partecipato a diversi progetti in cui abbiamo visto com’è il mondo, in cui ci siamo confrontati con le scuole private più esclusive d’Europa tenendo alto paradossalmente il nome dell’istruzione pubblica italiana, figlia delle lotte degli anni 70. I miei professori per la maggior parte hanno rubato ore alla grammatica da manuale per inserire lezioni più “attuali” in tutto per tutto, per stimolarci a discutere e perfino a litigare. Non eravamo una classe ignara di quanto accadeva in città, in italia e nel mondo: anzi!
    Mi ritrovo molto in quello che ha scritto La Vale Furiosa, che comunque deve avere qualche anno meno di me.
    La stessa esperienza della prof che leggeva il registro e commentava “ah, tu sei figlio di…” per me è stata un’esperienza notevole. Mi ha fatto sbattere il muso contro le difficoltà della vita. La mia famiglia, in realtà famiglia affidataria, aveva fatto la scelta di non integrarsi nell’alta borghesia modenese, pur avendone quasi tutti i requisiti, per essere coerenti all’insegnamento del Vangelo. Per cui mi trovavo mediamente dalla parte degli outsider, pur avendo avuto qualche possibilità di rifarmi e di accedere, con qualche accortezza, alla parte giusta della società(mandata all’aria da me stessa, adolescente veramente stupida).
    Poi, va detto: ho dimenticato il greco, a parte alcune parole importanti e l’alfabeto, ma quest’inverno ho dato lezioni di latino (agli austriaci) dopo 10 anni che non lo aprivo e ho fatto sui quei pochi euro in più fra un contratto precario e l’altro. In generale, quando devo scrivere un articolo, un capitolo della tesi dottorale, o quando devo insegnare italiano ai “crucchi”, sono ben lieta di avere alle spalle il Muratori, con la sua ampia cultura generale e con il latino ed il greco ad aiutarmi ad improvvisare e a fare collegamenti fra quello che so. L’unica difficoltà per i muratoriani (rappresentati principalmente da me, fra le matricole del 2001) fu a Scienze Politiche nello studiare diritto – materia per la quale i metodi muratoriani erano inutili, infatti mi toccò rifiutare il 18 ,dovuto alla mia stramba idea di parafrasare le definizioni giuridiche, e rimediare all’onta subita. Superata quella, ho ringraziato l’odiato liceo tutti i santi giorni.
    Certo, se davvero esistono muratoriani che vivono nel mito del proprio liceo e sono ignari del resto del mondo, è un grosso problema. Esistono ancora fra le persone nate fra il 1975 e il 1985? Seriamente? Allora, effettivamente, è grave.
    Se oggi rimpiango di aver fatto il liceo in generale, è per motivi che non c’entrano col Muratori: avessi dieci anni di più, sarei contentissima; vivendo nella peggiore crisi del capitalismo, sono arrabbiatissima. Avendo alle spalle anche una brutta infanzia ed essendo per questo fondamentalmente “stanca” di lottare per sopravvivere, avrei preferito una maturità tecnica e un bel po’ di esperienza di lavori “utili” alle spalle.

  • Monaco Enrico

    @Marisa Ponti, FelicitaModna82 e tutti/e: Vi ringrazio molto dei vostri interventi, è sempre bello ascoltare persone più grandi e che non conosci valutare le tue idee e rispondere organicamente, sia quando si è d’accordo sia quando non lo si è. Visto che l’argomento dell’articolo è stato affrontato in modo approfondito oltre ai ringraziamenti avanzo una richiesta che rivolgo a tutti quelli che hanno speso del tempo per commentare.
    Il Rasoio è nato per raccogliere le opinioni delle persone come voi che magari non hanno una pretesa scientifica, nè la stampa o i sistemi politici incentivano ad esporre le proprie opinioni. Quindi se avete avuto piacere nel gettarvi in questa agorà, vi invito -vista la vostra capacità dialettica e l’interesse dei contenuti portati- a farlo più spesso magari anche proponedo riflessioni autonome da tradurre in articoli.
    Qui si scrive di Modena e anche di tante altre cose. Le uniche regole sono proporre scritti con contenuti sostanziali e non autoreferenziali: la condivisione e il confronto aperto sono due dei valori fondanti su cui si regge questo progetto.
    Noi desideriamo con questo blog soperire, in parte, all’assenza di confronto o alla sterilità con il quale viene portato avanti nella nostra città e forse nel nostro paese. Siamo arroganti e irrispettosi delle opinioni dei politici e delle tante persone che continuano a fornirle sui canali istituzionali? No, vogliamo soltanto aggiungere una piazza di valore per dare il nostro contributo. Quindi l’invito è quello di buttarvi e di arricchire con le vostre parole questo mosaico bizzantino che è il Rasoio.

  • Antonietta DiMaio

    Per Marisa Ponti:
    sono “adm” siamo della stessa generazione, della stessa estrazione ed abbiamo avuto molto probabilmente percorsi di maturazione politico-sociale comuni.
    Io non ho fatto il Muratori ma un Istituto Tecnico perché “poi bisognava forse lavorare”, oltretutto l’ho fatto nell’hinterland napoletano ed in anni in cui l’impegno e l’attivismo politico poteva costare la vita!
    Erano anni in cui il Collettivo Studentesco, di cui facevo parte, incontrava spessissimo il Comitato di Fabbrica o gli Auto-convocati dell’AlfaSud (FIAT) di Pomigliano d’Arco per dibattere e concordare iniziative comuni, anche da noi i liceali non erano mai al nostro fianco, ma antagonisti che ci guardavano dall’alto in basso come plebe ignorante (era Cultura la conoscenza mnemonica del Greco e non lo sviluppo ragionato di concetti di Economia politica, di Matematica Finanziaria, di Scienze delle Finanze, ecc.!)

    Concordo con te sulla dicotomia creata dalla riforma Gentile che mai la scuola attuale ha voluto veramente superare (se non con dei restyling di facciata), forse perché rispondente ad una visione di società comunque attuale, dove non a caso è scomparso il pensiero di LAVORO come bene sociale comune, da cui parte addirittura la Costituzione per affermare il concetto di Stato.
    Il Muratori io l’ho conosciuto per caso, da genitore e, malgrado le molteplici persone splendide che posso dire di avere incrociato; per quanto riguarda l’Istituzione Scolastica è stato come un terribile dejà-vu, sebbene ingentilita da una forma apparentemente più “democratica”!

    Quando hanno rapito Moro io ero in gita scolastica in Francia, al ritorno abbiamo occupato la scuola per una settimana, organizzato assemblee permanenti e dibattiti aperti con la città; e Pasolini ce lo siamo “auto-introdotto” nel programma di italiano tant’è vero che poi l’ho portato alla maturità.
    Certo tutte queste cose erano possibili perché si partiva sempre da un approccio politico e collettivo ai problemi, l’individualismo odierno le renderebbe impossibili.

    Questo non vuole assolutamente essere un rimpiangere i bei tempi passati, perché tanti problemi abbiamo avuto e tanti ne abbiamo generato, ma perché voglio continuare a vivere il mio tempo, (anche scrivendo, ad esempio, ad un blog) ovviamente con un “riferimento temporale più ampio” rispetto a chi normalmente legge..!

    La domanda che tuttora mi arrovella è : “è giusto avere la pretesa di allevare la classe dirigente di un paese? e in virtù di quali prerogative?”

    Un abbraccio

    PS: Grazie ad Enrico , e non è detto che veramente non ci risentiamo con qualche “pezzo” da proporre. – Ciao

  • Riccardo Monari

    Ciao Enrico,

    cercherò di essere breve visto che, per esperienza, i commenti più lunghi di 10 righe vengono letti quasi solo dall’autore.

    1) Sono d’accordo sul fatto che al Muratori facciano promesse che non possono mantenere. Non è vero che solo perché si esce da lì si finirà nella “classe dirigente”. Però sicuramente è una scuola che alle persone giuste dà le basi adatte per esprimere il loro potenziale. Poi se uno è mediocre, mediocre rimane anche quando ti cita Catullo.

    2) Il vero problema del Muratori è che, per coloro che puntano all’eccellenza, c’è un rapporto vita privata/lavoro assolutamente insostenibile. Fortunatamente sono sempre stato uno che impara in fretta, ma nonostante ciò mi sono resto conto di quante nozioni di vita extra-scolastica il Muratori mi abbia privato.

    3) Personalmente, studio/lavoro nel campo dell’ingegneria ed in modo soddisfacente. Ma anche dall’altra parte della barricata intellettuale, ti assicuro che ci sono gabbie e promesse non mantenute.

    4) Quando parli di fallimento, fai un’errore enorme. Vi sono molteplici vite all’interno di quella di ognuno di noi. Si può essere dei falliti in alcune (lavorativa, sportiva, ecc.) e dei vincenti in altre; raramente si vince in tutte. Quindi il problema della scuola al massimo inficia solo un paio di queste.

    5) Il fatto che vi siano ex-Muratoriani di successo così come falliti indica che la scuola che fai non assicura proprio niente. Sta ad ognuno di noi (con il caso e le condizioni iniziali come unici vincoli) la costruzione di un futuro felice, prima ancora che di successo.

    Sperando di aver rispettato la brevitas cui, pur senza proporre contenuti, alludeva Apponi, un caloroso saluto a tutti.

  • Marisa Ponti

    Caro Enrico,

    grazie per l’ invito a contribuire ancora. Lo faro’ molto volentieri, quando pensero’ di avere qualcosa di sensato da dire. Per ora, vi leggo e molti complimenti sinceri per questo bel blog e per il buon livello dei post – mica e’ cosi’ comune su Internet!

  • Monaco Enrico

    Grazie a te Marisa, aspetteremo qualcosa di tuo con piacere.

  • silvia macchioro

    Silvia Macchioro : prof. di Latino e Greco .
    Arrivo in ritardo , spero non troppo . Sono andata a leggere l’articolo perchè Enrico stesso me ne aveva parlato e poi anche altri . E ho scorso anche i vari commenti : interessante tutto l’insieme e con anche voci di persone conosciute .
    Mi costa rispondere per una idiosincrasia – preconcetta e da sclerotica- verso internet , verso i forum e verso le tribune in genere; già mi basta il fatto di dovermi mettere in cattedra (quasi ) tutte le mattine. Soprattutto non voglio fare la giovanilistica che interviene una piattaforma dove sono tutti – o quasi – di altra generazione… ma alla fine non ho restitito .
    Condivido la critica all’eccesso di retorica “muratoriana”, che talvolta scivola nel : Mutatori = migliore dei mondi possibile che fornisce il miglior modello culturale possibile. Che stress! Guardiamoci dalla autorefenzialità, venata di – molto – provincialismo. Condivido il fatto che la scuola non sia la vita e che chiudersi troppo nella scuola rischi possa molti danni . Ma questo rischio non vale certo solo per gli studenti del Muratori . Condivido la necessità di guardarsi dall’elitarismo e dal razzismo intellettuale che certi tipi di studi possono incrementare più di altri . Condivido il fatto che chiudersi nella presunta nobiltà di un Liceo è negativo e che al di fuori il mondo è bello e vario e che non bisogna chiudersi nella consorteria “muratoriana” etc. Però altre cose proprio non mi tornano!
    Al primo posto in una scuola deve essere lo studio, altrimenti non sarebbe una scuola (valida) . E lo studio deve essere attinente alle materie che il programma prescrive altrimenti sarebbe un po’ come “fidanzarsi” con una donna castana e con gli occhi nocciola e poi pretendere che si faccia bionda e si metta le lenti a contatto azzurre. Quanto alla coppia sostantivoaggettivo “studio nozionistico” , l’ho sentita talmente usare (ed abusare) nei miei passati anni settanta …. e già mi faceva sorridere allora : troppo spesso serviva a mascherare la mancanza di impegno di persone che parlavano e sparlavano di cose di cui non avevano le dovute “nozioni”…. Io difendo lo studio, ohibò! Bisogna poi vedere in quale sistema personale ed esistenziale, in quale progetto di vita, all’interno di quali scelte ed interessi lo studio viene ad inserirsi, ed è questo il vero problema.
    Quanto si studia deve essere finalizzato alle proprie passioni? Certamente. Ma deve essere finalizzato anche a capire e rispettare le passioni degli altri. Oppure a formarsele. Non tutti arrivano al liceo con delle passioni così chiare… Ma studiando le possono mettere a fuoco e poi consapevolmente diranno nella vita “questo sì , mi va “ “questo no, non mi va” . Sempre però ricordandosi che quello che non va a Tizio , Sempronio ha poi il sacrosanto diritto di farselo piacere , fosse anche anche l’aoristo terzo di baino o quanto dista Aldebaran da Vega .
    La Preside che avrebbe “potere di vita o di morte” sugli studenti …. boh? Non esageriamo. Ma certo Enrico è stato un po’ travolto dalla sua eloquenza demostenica.
    Che poi al Muratori viga come legge quella di moderare lo spirito e che i comportamenti estrosi siano guardati con diffidenza questo poi no! A me sembra proprio – ed è giudizio condiviso da molti- che ci trovi il suo sacrosanto spazio una gran quantità di nerds di talento (lo dico con grande stima per la categoria) che altrove verrebbero emarginati …. abbiamo svariate tipologie umane che vanno dai “secchioni” ( ma vogliamo una buona volta , in nome della libertà di pensiero , lasciare vivere anche loro? ) ai creativi … abbiamo varie tipologie di identità sessuale che nessuno si sogna di contestare … tutti si vestono come gli pare etc.
    Quanto al leggere il giornale , avere un’ opinione politica, sapere di politica il fatto che oggi come oggi molti ragazzi abbiano la testa nel sacco dipende dal Muratori e dal Liceo Classico ? Anche in questo caso direi proprio di no! E leggere il giornale, distinguere fra diverse linee politiche, scegliere una linea politica è una cosa che deve insegnare la scuola ? Il discorso non è così semplice! E ci vorrebbe un bel dibattito a parte .
    Vengo poi ad una una cosa che mi sta a cuore particolarmente , visto che ho scelto Lettere Classiche nel lontano 1975 e insegno Latino e Greco . Il Liceo Classico con ìl Latino e il Greco comporta un’apertura proprio sulla differenza in termini spazio-temporali che può aiutarti a “confrontarti on la sterminata quantità di differenze che il mondo globalizzato comporta” (Enrico dixit) . Sono convinta che se si impara a convivere con il greco (aoristo terzo compreso , ma non è che il greco si riduce a quello , per fortuna) un giorno si potrà avere qualche risorsa in più per convivere meglio anche con un mujahidin incazzato, il che non è poco . Il problema è che il latino e il greco (così come i perchè e i percome del mujahidin ) vanno studiati , con molta fatica e pazienza , magari anche “nozionisticamente” , così come qualsiasi altro universo culturale cui ci si deve accostare. E una traduzione a cui ci si accosta con pazienza e rispetto è allenamento per accostarsi con pazienza e rispetto alla lingua – più o meno astrusa- di tutti gli altri a cui (dentro e fuori da Modena !) ti accosterai nella vita. E poi cos’è questa storia della lingua morta ? Quando io sento usare l’aggettivo “morto” in questo modo mi vengono i capelli dritti! C’è qualcosa di così male nell’esser morti ? I morti hanno già giocato la loro partita e non necessariamente l’hanno giocata così male: guardiamola e poi giochiamo la nostra. E quanto a quello che ha “decretato la storia” in fatto di popoli morti e lingue morte, andiamoci piano, perchè non tutto quello che la storia ha decretato merita poi necessariamente 10 e lode . Ci sono anche le lingue che muoiono in qualche genocidio , ad esempio…. Non è anche questo un motivo per ripensare al passato nel nostro mondo “liquido” , fin troppo liquido ?
    Arrivo alla fine dell’articolo che divide fra una “maggioranza” recensita negativamente e una “minoranza” che frequenta la scuola in modo parrebbe più intelligente, secondo Enrico . Ci andrei molto più piano a dividere fra sommersi e salvati . E cerchiamo di non essere cripto-elitari creando all’interno dell’elitario muratori l’elite di quelli che lo fanno sì , ma con più intelligenza degli altri ( i soliti malcapitati secchioni? )…. Perchè allora io semplicemente e poco professoralmente dico : che palle, ci risiamo con i sommersi e i salvati e con le categorie !
    Sono quasi le undici del mio giorno libero : vado a sistemare casa e a preparare qualche strategia per “rovinare” l’esistenza agli studenti durante la settimana entrante , nella speranza che si creino oltre a delle “nozioni” , i dovuti anticorpi contro il mondo , professori compresi. Chiedo scusa ad Apponi se non sono stata sintetica e certo Isabella dagli ex-capelli multicolori si ricorderà che i suoi disegnini durante le ore di latino e greco ( e certo anche in altre ore) non erano certo fatti solo clandestinamente.
    Silvia Macchioro

  • isabellagiorgio

    Salve prof!Ho controllato ciò che avevo scritto e non ho mai scritto che qualcuno ostacolasse i miei disegnini!Le ricordo che lei era anzi tra le prime destinarie molto spesso ;)

  • Giulia Barsuola

    Prof! Leggo solo ora le sue parole!
    Che dire se non: grazie!
    E comunque si, dopo tre anni con Lei, devo dire che davvero la vita mi sembra tutta in discesa.
    Grazie per la fatica che ci ha fatto fare, ne sento ora tutti i suoi frutti.
    Gli anticorpi si stanno dimostrando più che utili!
    E anche a livello strettamente conoscitivo, quello che ho imparato nei tre anni di letteratura greca e latina è tutt’altro che puramente nozionistico, è fertile e produttivo nel qui ed ora.
    Sono stati anni difficili e di impegno costante, ma ne è valsa la pena.
    E la solidità di quello che ho appreso scaccia via i tristi ricordi di autoreferenzialità e retorica muratoria.

    (ps. devo ancora portarle la tesina su Seneca!)
    :-D

    • silvia macchioro

      Troppa grazia , Giulietta ! Hai compiuto la tua buona azione quotidiana nel confronti delle vecchiette , ovvia !
      E poi mi dicono che di recente- hi hi ! – sei stata anche tu imbalsamata fra le glorie muratoriane…. accidenti , mi sono persa il momento e mi dispiace ! Però me l’hanno raccontatato .
      Cinismo serotino a parte …. continua a viaggiare con la tua testa che è una bella testa … soprattutto per gli occhiali colorati naturalmente !
      Quanto a Seneca possiamo sempre invitaro per un tè, basta che non parli solo di diete ascetiche e di suicidio , chè poi il troppo stroppia.
      Ciao !

  • eugenia

    io vorrei iscrivermi al muratori il prossimo anno per il liceo linguistico NON classico … ma adesso mi confondete .. ho paura di non farcela.. sono brava a scuola ma io voglio anche al liceo,riuscire ad uscire con i miei amici e non stare in casa 24 ore su 24 su un libro. cosa mi consigliate ?

  • Monaco Enrico

    Cara Eugenia, io manco da un po’ al liceo quindi non posso garantire pienamente sul mio parere. Ti suggerisco primariamente di parlare con persone che lo frequentano come prima cosa. In ogni caso penso che, al di là dei problemi nell’articolo esposti, il Muratori sia una buona scuola che si può frequentare senza dover rinunciare alla propria vita extra-scolastica. Sta alla tua intelligenza riuscire a gestire il tempo da dedicare allo studio e quello da impiegare in altre attività. Non è una scuola lager totalizzante come si può pensare, sta a te approcciarti ad essa perché non lo diventi.

  • Adani Roberta

    Sono uscita dal Muratori nell’85,mi e’piaciuta molto questa riflessione,per me I 5 anni sono stati da incubo,grande fatica e molte frustrazioni.ora sono un’infermiera da 22 anni,scrivo poesie e mi sto ricredendo positivamente su questa scuola perche’ho riallacciato contatti coi compagni di classe dell’epoca..le persone fanno la differenza!

  • francescocristofori

    Sono un ex studente (anche tardone visto che di anni ne ho fatto 6 e non 5) del Muratori.
    Per quanto in linea di massima mi trovi in accordo con quello che scrivi a livello superficiale, devo pero dirti che in realtà a livello concettuale secondo me sbagli. O per lo meno forse i concetti sono giusti, ma sbagli l’impostazioni con cui parti.

    Innanzi tutto mi pare che nelle tue parole, parere da lettore, forse è una mia impressione, serpeggi un astio viscerale verso il Muratori.
    Non mi sembri proprio del tutto lucido nella tua analisi, tutto qui,

    Se raffreddassi un attimo lo thumos (ok questo l’ho scritto per tirarmela, ma in fondo sono un ex muratoriano) ti accorgeresti che non è il Muratori il grosso del problema.

    Innanzi tutto dovresti distinguere tra:
    approccio allo studio e approccio all’attualità.

    Sebbene sia vero che la scuola ricopre un ruolo importante nell’educazione dei giovani, ruolo che non le viene istuzionalmente attribuito, ma per forza di cose dalla necessità, sono ancora dell’utopica idea che siano i genitori la fonte maggiore di ispirazione, soprattutto nell’approccio che un ragazzo ha alla politica, alla società, alla cultura.
    Un ragazzo potrà andare al Muratori, potrà avere un insegnante che lo fa sgobbare su una traduzione di Tacito che pare essere la cosa più importante della sua vita in quel momento, ma se ha due genitori che gli insegnano che la vita non è lo studio, non è la scuola e forse, ma questo è un parere tutto personale forse un po’ proletario e ne vado fiero, non è nemmeno la cultura, non credo possa montarsi la testa più di tanto.

    Da un approccio allo studio nozionistico e metodico che ti pone il Muratori, non deriva per forza un approccio all’attualità totalmente alienato. Non sempre, Quasi mai. Spesso le due cose sono totalmente scollegate.Parlo per esperienza persona, ma sono sicuro che sia la verità, o almeno quella condivisibile dai più.

    Il Muratori, mi ha dato una buona conoscenza della mia lingua, un metodo di pensiero molto concettualizzante, un’apertura mentale a livello culturale, che non è per nulla poco, perchè se dici che studiare la cultura classica sia un porre binari alla mentalità culturale, ti dico che dalle lezioni di greco della professoressa di greco che ha commentato il tuo post si deduce tutto tranne che la cultura classica sia l’unica e migliore o peggio la più progredita di tutte.

    Ti dico inoltre che nella mia (troppo) lunga carriera liceale, mai mi è capitato di avere un insegnante tanto idiota da infondermi l’idea di essere il migliore perchè facevo il muratori ed ero destinato a laurearmi.
    Anzi, quello che spesso percepivo era un senso di privilegio, di grande onore e onere. Io ero al liceo classico e avevo la possibilità di studiare, di appassionarmi alla cultura, di fare l’università, di fare quello che molti miei coetanei non potevano fare, perchè non erano nati nella mia famiglia, nelle mie condizioni sociali, anche culturali.

    L’idea che il Muratori sia un mondo ideale è frutto soltanto di chi continua, cosa che ho fatto anche io, a mio parere sbagliando, a ripetersi quest’idea nella mente guardando certi professori e compagni con sprezzatura, pensando di essere il migliore perchè sapevo che il muratori era solo uno dei treni che avrei preso nel mio viaggio esistenziale, con l’arroganza che solo un liceale può avere.

    L’unica cosa che ho da imputare al Muratori è forse un’eccessiva severità certe volte, ma non sempre, sicuramente non sistematicamente, insensibilità verso le esigenze personali degli studenti. A volte certi professori peccano in questo senso, ma non ho mai notato un’eccessiva rigidità, non più che nelle altre scuole.
    Imputo inoltre un’eccessiva leggerezza nell’approccio alle materie scientifiche. Il latino e il greco spesso surclassano tutte le altre materie e non credo sia corretto, Un divario è natural, ma penso sia un po’ eccessivo.

    Con rispetto intellettuale :)

    Ps. voglio infine salutare la professoressa Macchioro:
    Benchè mi abbia fatto veramente dannare con ogni singola traduzione ricordo con affetto quasi tutte le sue lezioni, soprattutto quelle di letteratura greca che tanto la appassionano.
    E’ stata una dei migliori insegnati che abbia mai avuto fin’ora insieme a molti altri proprio del Muratori che con tutti i loro difetti cercano comunque ogni giorno con impegno e passioni, così al Muratori come al Cattaneo, al Venturi o al San Carlo di fare il loro lavoro come si deve guadagnando una miseria. Con affetto.

    • Silvia Macchioro

      Accidenti Francesco ! E’ la tua buona azione quotidiana nei confronti delle vecchiette o è la sindrome di Stoccolma? Sperando che non sia nessuna delle due cose ( almeno non del tutto ) contraccambio caldamente i saluti . Interessante e chiarissimo il tuo parere! Però non è che guadagnamo questa miseria….Gli insegnanti certo non hanno stipendi favolosi ma non sono poi questi barboni .., con tutto il rispetto per i barboni. Certo è che a cercare di fare le cose per bene te ne va di tempo e di energie soprattutto emotive!
      Ti auguro di prendere tutti i tuoi treni esistenziali ( ma mi raccomando , in orario) e si trovarli pieni di gente e di odori simpatici .
      Silvia Macchioro

  • Monaco Enrico

    Caro Francesco, ti ringrazio di aver contribuito a questo lungo dibattito con il tuo pensiero. Chiarisco per l’ennesima volta, ma forse non sono stato io bravo a spiegarmi, che il mio sentimento nei confronti del Muratori si riassume in un misto di riconoscenza e di delusione. Riconoscenza per ciò che la scuola mi ha lasciato (un buon metodo di studio, spirito di competizione e una buona base culturale), delusione per l’incapacità di trasformare questi valori in strumenti esportabili al di fuori del liceo.
    Mi sembra che nella tua esperienza emergano in modo contrastante questi stessi sentimenti. Tuttavia sembra dal tuo commento che esista una sorta di aura del liceo che non senti di poter mettere in discussione, pur riconoscendo alcuni dei difetti che ogni organizzazione umana porta con sé.
    Io penso che ogni esperienza sia migliorabile, e ritengo che il Muratori debba mettersi in sintonia con ciò che c’è al suo esterno: questa ad oggi è la sua più grande mancanza. Non penso che sia salutare dividere l’approccio allo studio dall’approccio alla vita: certo sono due cose diverse, ma fanno sempre parte della formazione di una persona. Sarebbe come volere distinguere il pensiero dall’azione, sancendo la predominanza dell’uno sull’altra. Inoltre non si può “giustificare” la scuola, la famiglia o anche il singolo se su di lui influiscono aspetti negativi come la crisi, le problematiche familiari o qualsiasi altro inconveniente. Mi sembra solo un alibi per nascondere una mancanza: viviamo in questa società e con questa realtà dobbiamo confrontarci. Tutto sommato c’è andata bene, i nostri nonni hanno affrontato la guerra e la fame. Non si sono lamentati per la durezza della loro condizione: hanno lottato e ce l’hanno fatta.
    Mi sembra poi che per quanto cerchi di respingere questa idea elitaria di liceo provinciale, tu ci ricaschi dentro senza rendertene conto.

    Ecco le tue parole “Anzi, quello che spesso percepivo era un senso di privilegio, di grande onore e onere. Io ero al liceo classico e avevo la possibilità di studiare, di appassionarmi alla cultura, di fare l’università, di fare quello che molti miei coetanei non potevano fare, perché non erano nati nella mia famiglia, nelle mie condizioni sociali, anche culturali.”

    Da come descrivi il liceo sembra tu abbia studiando ad Harvard. Ti informo che il Muratori è una scuola pubblica alla quale tutti possono iscriversi, non esiste un numero chiuso e una retta inaccessibile. Quindi chi non sceglie di studiarci semplicemente segue altri interessi ed inclinazioni. Inoltre non bisogna nascere in una famiglia “più intelligente” per andare al Muratori, forse basta avere il coraggio di scegliere di andarci anche contro il volere dei propri genitori.

    Spero dunque in definitiva che il Muratori possa migliorare, aprendosi alla società e alle nuove esigenze che gli adolescenti del 2013 esprimono. E auspico che tutte le persone che lo frequentano e che l’hanno frequentato si sentano libere di dire quello che pensano e di esprimere all’interno dei loro percorsi di vita la loro personalità per quella che è.

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