It’s a long way to the coast: scendendo lungo il Mississippi

New Orleans, Louisiana, 14 aprile. Il viaggio è cominciato dalla Georgia, per poi toccare altri cinque degli stati del sud: Tennessee, un lembo di Arkansas, Mississippi, Alabama e infine la Louisiana.

Ho troppe cose negli occhi e troppo blues nelle orecchie per poter ragionare e raccontare quacosa di coerente. La scienza e il metodo, il programma e le tabelle di marcia sono andate a quel paese, portate via dai flutti del grande fiume. Il Mississippi è la presenza che ci ha accompagnato in questa prima parte di viaggio. E insieme a lui la musica, il blues del delta: una volta che quelle dodici battute ti sono entrate dentro non c’è chirurgo che te le possa cavare via.

Memphis con la sua Beale Street è uno schiaffo in faccia al nostro italico perbenismo da parrocchia e alla rigida compostezza del socialismo reale. Rock’n’roll e blues all night long. D’altra parte cosa ti aspetti dalla città di Elvis, patria della Sun Records, la casa discografica di Elvis, Johnny Cash o Jerry Lee Lewis?

La polizia ci perquisito prima di entrare a Beale Street. Puliti, quindi dentro! E una volta dentro, non c’è bisogno di alcol, droghe o minigonne per fare serata. C’è l’atmosfera e la musica in strada.

Dopo una delle più belle notti della mia vita a Memphis, ci aspetta il Mississippi, ma non solo il fiume, anche lo stato. Tappa a Clarksdale dove è nato tutto.

Tutti da queste parti sanno che una notte a Clarksdale, Mississippi, all’incrocio tra la 49esima e la 61esima Robert Johnson incontrò il diavolo che in cambio della sua anima, gli concesse il talento per la chitarra che lui, chitarrista mediocre, non possedeva. A 26 anni, in onore di quell’incrocio, registrò il suo primo e ultimo disco, Cross Road Blues che raccoglie tutti i suoi brani e fu il big bang in seguito al quale il Blues, il Rock’n’roll, il Soul ebbero origine.

Un anno più tardi, nel 1938, il diavolo venne a riscuotere la sua anima e se lo portò via. Forse non fu il diavolo, ma un suo emissario. Forse fu il marito geloso di una donna avvenente ad avvelenarlo con la stricnina in una bottiglia di whiskey dalla quale bevve mentre suonava in un juke joint di Greenwood. A qualunque di queste storie crediate una cosa è certa: Robert Johnson aveva 27 anni, quando morì. Dopo di lui i 27 furono fatali ad altre grandi star del rock’n’roll, Jimi Hendrix, Brian Jones degli Stones, Jim Morrison, Janis Joplin, Kurt Cobain e recentemente Amy Winehouse.

Io e il dottore mio compagno di viaggio, invece, di anni ne abbiamo già 30, quindi siamo già fuori portata e non abbiamo più l’età per uscire di scena da grandi bluesman o rockstar. Un motivo in più per continuare il nostro viaggio verso sud, verso New Orleans dove siamo infine arrivati, attraverso le grandi paludi della Louisiana, ultima tappa al di qua del Mississippi prima di scavalcarlo e affrontare il grande West.

Vi aspettavate qualche cosa su New Orleans? Prossima puntata: It’s a long way to the coast: Europa+Africa+America=New Orleans

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