Perché fino ad oggi in Italia essere di destra è stato più facile

Spesso mi capita di sentir dire a molte persone che parlare di destra e di sinistra non ha più senso. Lo dice Massimo Cacciari dall’alto della sua vocazione filosofica “il federalismo è una cosa di sinistra o di destra? Nessuna delle due”; lo dice Beppe Grillo sostenendo che il Pd e Pdl sono la medesima cosa; lo dicono quelli che subito dopo si professano apolitici, spesso ignorando il significato del termine.

Molto spesso queste considerazioni partono da un dato reale: l’appiattimento della politica su interessi privati o particolaristici ha in parte distrutto le ideologie. Vent‘anni di disimpegno culturale poi professato tramite i mezzi televisivi e la distruzione scientifica dello Stato, in particolare del mondo dell’istruzione e della cultura, da parte di governi di centro-destra hanno tolto i mezzi ai cittadini per caratterizzarsi in termini identitari (leggi, ha prodotto un’omologazione culturale). Il risultato è che categorie che un tempo costituivano un riferimento filosofico e culturale come l’essere di destra o di sinistra, conservatori o progressisti, proletari o borghesi hanno relativamente perso la loro funzione, senza essere aggiornate. Infine il colpo di grazia è arrivato con l’arricchimento diffuso verificatosi a partire dagli anni ‘60 che ha ridotto le disuguaglianze sociali su cui si erano basate in parte tali paradigmi di riferimento.

L’Italia a partire dagli anni ’80 è diventata un paese nel quale una ridottissima minoranza stava male, in cui quasi tutti avevano qualcosa (un lavoro, una casa, un sogno), in cui quella spinta formidabile alla scalata sociale, tipica di chi non ha mai avuto nulla, veniva gradualmente ad esaurirsi. All’improvviso la fine degli anni ’70 le persone scoprivano che era più facile aprire una piccola azienda che lavorare alle dipendenze di un padrone: è in questo periodo che si verifica il boom delle piccole-medie imprese che ancora oggi costiuiscono la spina dorsale dell’economia del nostro paese. Così progressivamente gli italiani scoprivano il lavoro autonomo e la mastodontica classe operaia e dipendente cominciava a dimagrire mettendo in crisi il bacino politico e culturale del Pci. L’individualismo e il capitalismo che fino ad allora avevano trovato una forte resistenza per motivi diversi nella cultura marxista da un lato e nella cultura cattolica dall’altro, progressivamente erodevano le strutture comunitarie di un paese provinciale. Negli anni ’80 infatti entrano in una profonda crisi la Democrazia Cristiana e il Pci: la prima imploderà grazie a Mani Pulite nel ’92, mentre l’altro si trasformerà nel Pds con il crollo del Muro di Berlino.

Ad una evoluzione culturale durante la quale si verificò il trionfo della cultura borghese (individualismo, arricchimento e laicità) che ruppe le tradizionali culture comunitarie cattoliche e comuniste, tuttavia non seguì un modello alternativo e moderno. L’affermazione di una classe dirigente debole e frammentaria (espressione dei cittadini), i cui principali partiti furono Forza Italia, i DS, la Margherita, la Lega Nord e An segnò in negativo (e segna ancora oggi) il divario ideale e politico tra la prima e la seconda Repubblica. I governi che seguirono furono deboli e inconcludenti. La società italiana si ritrovò, non per la priva volta, spaesata a doversela cavare da sola. E infatti oggi siamo il paese con il più alto numero di piccole-medie imprese e di lavoro autonomo in Europa, quindi vuol dire che non molto è cambiato da allora.

Tornando al discorso iniziale, cosa vuol dire essere di destra o di sinistra? Io direi che essere di sinistra significa essere a favore della cooperazione, della solidarietà e difendere le ragioni dei più deboli. Penso invece che essere di destra significhi essere a favore della competizione, della meritocrazia e a favore della legge del più forte. Potrà suonare banale, ma è uno spartiacque funzionale.

Ora in un paese come l’Italia contraddistinto da un arricchimento tutto sommato rapido, dove le istituzioni sono venute meno al loro ruolo smettendo di essere un riferimento per i cittadini, dove chi è capace di andare avanti da solo tendenzialmente ha più successo di chi invece cerca di avanzare a fianco dell’altro; un paese dove la Chiesa è sempre stata un’istituzione conservatrice, rigida e determinante per le sorti del paese, tanto da arrivare a creare un partito come la Democrazia Cristiana, è più utile e facile seguire ideali di destra o di sinistra? Non a caso il personaggio pubblico più rilevante degli ultimi 20 anni è stato Silvio Berlusconi, autodecretandosi milgior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni. Lui incarna l’idea dell’uomo che si è fatto da solo (individualismo), lavorando come imprenditore (competizione e borghesia), che non si è fatto scrupoli morali per raggiungere il successo (capitalismo) e che esalta il merito (liberalismo).

Questo vento di destra ha soffiato sull’Italia per anni, impedendo al Pci di arrivare al governo e quindi di costruire una cultura della cooperazione e della solidarietà su scala nazionale. E non ha consentito agli eredi di quel partito di diventare maggioranza e affermarsi come tale culturalmente.

Per questo oggi vediamo sezioni della Lega Nord pullulare di giovani esaltati neo-fascisti che se hanno letto qualche libro sulla storia di Gianfranco Miglio è tutto grasso che cola; per questo oggi vediamo masse di giovani e di meno giovani che interrogati su chi sia il Presidente della Camera non sanno rispondere; per questo oggi assistiamo alla moltiplicazione di casi di bullismo in età adolescenziale, di pestaggi di omosessuali o di reati per corruzione o evasione: è molto più facile e accettato socialmente schiacciare e derubare il prossimo, che porgere l’altra guancia. Chi pensa o ancor meglio pratica l’onestà e la difesa degli altri è una minoranza, perdente.

Ma qualcosa è cambiato e continuerà a cambiare. La crisi è arrivata e non sta passando; i portafogli della gente comune sono sempre meno pesanti; il lavoro scarseggia; la mitica classe media si assottiglia sempre di più; la rabbia sociale cresce. Siamo in un momento di difficoltà e l’assioma retorico che sentiamo ripetere come un mantra “Gli italiani danno il meglio di loro quando sono in difficoltà” suona sempre di più come una presa per il culo.

È in questi momenti che qualcosa può cambiare, perché in questi momenti aiutarsi, unirsi e collaborare diventano idee più forti e vincenti che fare da soli, che competere fino alla morte, che comportarsi come sciacalli in una guerra tra poveri che può produrre solo miseria. Oggi soffia leggero un vento di sinistra, e l’ha capito anche Bersani dopo le amministrative successive al Referendum sull’acqua. Oggi essere di sinistra è meno difficile. Perciò non ci sono più scuse: i compromessi al ribasso e le teorie sul male minore hanno fatto il loro tempo. La pace sociale necessità di certe condizioni che oggi non esistono, e devono essere reinventate. La conservazione e l’immobilismo sono una follia di fronte ad un paese ridotto in macerie. E la legge del più forte non è più sostenibile in un mondo globalizzato dove Stati come la Cina e l’India viaggiano spediti, perché loro sono nazioni coese e non clan di famiglie in conflitto tra loro.

Il popolo italiano ha voglia di cambiare marcia e di tirarsi fuori dal pantano: ora serve una nuova classe dirigente di sinistra capace di dare forma a questa speranza. Chiediamo troppo?

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20 risposte a “Perché fino ad oggi in Italia essere di destra è stato più facile

  1. è un articolo lungo e complessom, con tanti passaggi interessanti e ben costruiti ( es. quello sulla piccola imprenditoria). Io posso darti un commento politico. Secondo me essere di sinistra è SEMPRE difendere i più deboli. Oggi però non si ragiona più con il paradigma sinistra=operai ( o meglio, lo fa una certa sinistra operaista,minoritaria, anche nel pd ma che vive, a amio avviso, fuori dal mondo. Oggi i deboli sono tanti. I deboli sono sì gli operai, ma anche gli imprenditori che pagano tasse altissime pur di non delocalizzare, quelli che sono costretti a delocalizzare, sono deboli i Precari, sono deboli gli impiegati. Oggi il lavoro è debole. In un Paese in cui gli evasori fiscali vengono considerati dei simpatici furbacchioni, in un Paese in cui si preferisce tassare il lavoro e non le speculazioni finanziarie, in un paese in cui si ragione con categoria sociologiche vecchie di cent’ anni, essere di sinistra significa stare dalla parte del lavoro e dei lavoratori, TUTTI.

  2. Essere di sinistra significa continuare a sognare, anche a ottant’ anni. Significa conitnuare a desiderare un mondo diverso, migliore. Significa UGUAGLIANZA, PARI OPPORTUNITA’, MERITO ( parola lasciata troppo spesso alla destra), LOTTA ALLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA, INTEGRAZIONE, PROGRESSO, LAICITA’….

  3. condivido molto quanto commentato da federica prima. è anacronistico pensare ai lavoratori come operai e basta, la sinistra deve essere a favore di tutti i lavoratori, nessuno escluso, specialmente in un Paese come l’Italia che ha da sempre fondato la propria economia sulla piccola e media impresa. così come sono convinta che sia dovere della sinistra recuperare alcuni termini ormai appannaggio della destra (meritocrazia, competitività). penso a settori come università e formazione, da sempre sottovalutati in cui meritocrazie e competitività devono, a mio avviso, essere recuperate e tradotte poi anche nel mondo del lavoro. Sicuramente non siamo in un gran periodo ma credo nella forza delle idee e in quella della condivisione. Le idee ci sono, forse manca la condivisione, continuiamo a sparpagliarci, parliamo di partigiani e dimentichiamo che solo quando si sono uniti hanno creato la resistenza.

  4. Lo spartiacque che proponi è funzionale, ma rispetto unicamente alla situazione degli ultimi venti se non trent’anni. Non so che cazzo voglia dire essere di destra o di sinistra: per me è solo una questione di aderire a certe retoriche. Io mi professo di sinistra, ma non sopporto la retorica del popolo, che è la prima cosa che fa violenza al popolo, come la retorica e le banalità del PD e dei GD, brillantemente conguagliate dai due commenti sopra di me, dimostrano che la “sinistra” attuale è ancora lontana dall’eros libertario che ha contraddistinto per molti anni la controparte francese e che sarebbe l’unica risposta non solo alla politica attuale ma al monto attuale. Chi, come me, è stato più volte definito uno “ingestibile” sa perfettamente queste cose: essere di destra o di sinistra non si riduce all’adesione ad un partito, che è formalmente adesione ad una retorica. Anzi, per essere realmente di destra o di sinistra ora come ora non si deve appartenere a nessun partito. Posto che, nella vita, non bisogna per principio appartenere a nessuno, nemmeno a se stessi. Ma qui siamo nel complicato, ben oltre la portata del PD e del PDL, che, come ben dice quel cane di Beppe Grillo, ma anche come dicono molti altri, sono due facce della stessa medaglia: due destre moraliste e collaborazioniste.

  5. Faccio poi notare che uno dei tanti problemi della sinistra è che desidera una “classe dirigente di sinistra”, cioè desidera qualcosa che annulli l’essere di sinistra. Ripeto: per essere davvero di sinistra bisogna rinunciare ad essere di sinistra, cioè a potersi dire di sinistra

    • @Federica, Alice e Pietro: Curioso che abbiate risposto tutti e tre cercando di spiegare cosa sia la sinistra oggi per voi, dando differenti risposte. Forse se vi conosceste di persona potreste trovare una sintesi.
      Quello che dici Federica sulla trasversalità del ruolo debole del lavoro e delle classi subalterne è vero, e chi non ha capito questo non può aspirare a stare dentro ad un progetto maggioritario. Però poi bisogna individuare un elettorato di riferimento, la propria base che oggi è qualcosa di indistinto a sinistra, perché continuamente erosa dagli errori politici di alcuni leader che non vogliono e non vengono fatti tramontare e a causa della frammentarietà della rappresentanza. L’idea di avere dentro l’operaio e l’imprenditore mi sta bene, ma non può essere una scusa per non decidere nè deve diventare un ostacolo a scelte nette anche in campo industriale. Questo è il rischio opposto alla scelta operaista e minoritaria, e su questo c’è molto da lavorare.
      Se si fanno anche scelte nette magari quelli come me e Pietro Terzi si incazzano meno, perché vedono azioni più incisive: io ad esempio continuo a sognare di vedere gente come Tanzi, Cuffaro, Ligresti, Lombardo, Lusi, Penati ecc. andare in galera in tempi brevi e restarci; continuo a sognare la Tobin Tax; continuo a sognare l’eliminazione dello stipendio dei preti pagato dai contribuenti, che se il Vaticano è uno Stato a sè non vedo perché dobbiamo foraggiarli noi (come se ne avessero bisogno); desidero vedere una legge che estenda i diritti basilari alle coppie omosessuali; desidero qualche provvedimento che bacchetti le banche come la Fornero bacchetta i lavoratori ecc. ecc.
      Le cose nominate sono quasi dei tabù, perché in questi anni di “opposizione” il Pd non si è opposto con molta forza a causa delle sue divisioni interne.
      Rappresentare la sinistra è una sfida grande e difficile e se non si è all’altezza si muore politicamente, o comunque non si diventa maggioranza. Per questo è importante alzare un po’ il tiro, e il livello dello scontro e anche le modalità. Il Pd latita dalle piazze di Italia da un po’, e se ci è andato spesso lo ha fatto un po’ di controvoglia.

      • Sì sono d’accordo, soprattutto sul castigare la Chiesa. Per questo dico che il PD è collaborazionista, con una parola molto forte. Prendere posizioni dure non vuol dire tirare cannonate contro i palazzi del potere – facendo ricorso quindi al potere stesso – ma prendere una posizione, certo non dogmatica, ma una; mica venti, che sono tali per pura codardia ed incertenzza, non certo per prudenza o analiticità.

  6. Analisi che mi trova in disaccordo… Motivo… La destra in Italia dal dopoguerra non è mai esistita… Basti pensare che i due più grandi rappresentanti della destra italiana di governo degli ultimi 20 anni cioè Berlusconi e Tremonti sono due socialisti… O meglio cresciuti sotto l’ala di quel Partito socialista craxiano che rappresentava la volontà di una parte della sinistra dell’epoca di uscire dalla logica di partito di lotta e diventare partito di governo avendone preso però anche molti difetti. La vera destra sono i De Gaulle, Thatcher, Aznar… Sono cioè persone che trovano radice o da una forte componente cattolica conservatrice (Spagna) o da una forte credenza che il mercato sia il regolatore del mondo (Inghilterra) o che lo stato deve essere capace di imporre se stesso e difendersi dagli altri ad ogni costo (Francia). Il modello cooperativo è fallito (e questa regione ne è la dimostrazione visto che ha ucciso tutto il privato aprendo le porte all’estero) e la sinistra non ha mai costruito un modello alternativo a quello fallimentare dell’Unione sovietica e di altre nazioni (dove mi sembre che la tutela del più debole non sia all’ordine del giorno). Quando la sinistra uscirà dall’jdea di essere la migliore,la più brava, la più adatta allora forse potrà aspirare ad essere valida alternativa al paese… Zapatero è un bel insegnamento… Non è dando libertà civili che si governa un paese… Perchè quelle non sono ne di destra ne di sinistra…

    • @Frank: Prospettiva interessante non l’avevo mai considerata. Sul fatto che si possa definire la destra italiana come anomala, in quanto ha al suo interno componenti ex-fasciste, socialiste e corporative sono d’accordo. Però dire che non esiste è un bel passo. Diciamo che esiste una cultura post-fascista quella berlusconiana che riassume gli elementi prima indicati. Esiste poi una cultura liberale minoritaria di cui non conosco gli esponenti odierni e forse alcuni stanno nel Pd. Ed infine una destra popolare e cattolica di vecchio stampo (gli eredi della Dc).
      Sul fatto che il modello cooperativo sia fallito ti dò ragione. Ma questo è accaduto perché è stato snaturato dall’ondata privatistica del neo-liberismo che ha eroso il senso della collaborazione portando le cooperative a diventare clan conservatori, distruggendo così la competizione e la collaborazione.
      Sul fatto che i socialisti in Europa siano ancora deboli e lontani da aver raggiunto una credibilità per governare ti dò ragione, però spero che un giorno ciò cambi e spero presto.
      Mi auguro anche che in Europa si torni a vedere una destra migliore, più seria con la schiena dritta davanti agli interessi nazionali e alle banche mondiali. Speriamo.

  7. Non chiedi troppo, chiedi il giusto. Ma forse anche “il giusto” per una certa classe dirigente “è troppo”. Oggi forse è più semplice essere di sinistra. Ma anche di destra. Perchè la destra che conosciamo noi, parla alla pancia e al basso ventre degli italiani, non alla testa. E quando ci si ritrova a confrontarsi con un modello così, è difficilissimo competere cercando di parlare solo alla testa e magari al cuore del cittadino. Perchè spesso, purtroppo, quel cittadino sarà attirato più da chi incita ad odiare e a distruggere, che da chi ti invita ad amare il prossimo e a costruire qualcosa di buono

  8. Bell’articolo. Pero’ definire destra e sinistra in due o tre battute che non necessariamente si contraddicono o pensare ad altri paesi come l’India in crescita perché liberi da mafie varie (e le caste indiane?) mi è un po’ difficile. Per me i problemi riguardano la politica stessa. Questa dimensione è stata svuotata dal suo significato originale e riempita da interessi vari: il parlamento è diventato un campionato di calcio, con susseguirsi di tangentopoli e calciopoli varie. L’Italia è una nazione che risente di troppe influenze storiche: la Chiesa, il Fascismo, il Comunismo, Berlusconi… Siamo abituati a seguire il pastore di turno gia’ da quando andiamo a scuola, molto poco ad interagire tra noi e ancora meno a pensare con le nostre teste. Ovviamente si parla di grandi numeri, non della totalità degli individui, pero’ sono i grandi numeri che governano (o subiscono la governance) in un contesto democratico ‘rappresentativo’.

    • @Daniele: Sono perfettamente d’accordo con te sulla perdita di significato e di democrazia. Ma poi alla fine le persone hanno bisogno di categorie e se non ne trovano di nuove ragionano con quelle vecchie. Quindi alla fine per quano ragionare di destra e di sinistra possa risultare asfittico visto il panorama in evoluzione e liquido nel quale viviamo, non penso sia anacronistico.
      Detto ciò quello che veramente vorrei vedere è un leader di destra che proponga politiche autorevoli con le quali io di sinistra possa trovarmi parzialmente d’accordo, o almeno averne il rispetto. Viceversa per uno che è di destra. Mi piacerebbe che si creasse una base di azioni politiche, di valori trasversali, che ci uniscano come paese.
      Però poi alla fine quando ci guardiamo dentro, o nel portafoglio Marx ha ragione ci sono delle differenze di classe sostanziali per quanto oggi il possesso dei mezzi di produzione sia un concetto molto più sfumato.

  9. grazie per aver condiviso questo articolo sulla mia bacheca facebook, mi è piaciuto leggerlo. Il problema è che la politica è noiosa, non capita molto spesso di entusiasmarsi davanti a queste facce di cera che dicono sempre le stesse cose. Preferisco lavorare, mi diverto di più e guadagno dei soldi.

  10. Articolo molto interessante, Enrico, come di solito fai. Farò poche puntualizzazioni. Innanzitutto, come Federica, io ritengo che ancora, e sempre, Sinistra voglia dire e debba voler dire tutelare i DEBOLI; chiunque essi siano, e senza costruire una retorica della debolezza che miri a mantenere la “classe” dei deboli nella propria debolezza in modo che la Sinistra mantenga la propria raison d’etre; l’obiettivo della Sinistra deve essere primariamente RISOLVERE i problemi, quindi, abbandonata fortuntamente la lunga tradizione di “incompatibilità” col ruolo di Governo (che purtroppo ancora miete successi in quella parte che si ritiene l'”autentica” Sinistra), vincere le elezioni e governare con mandato popolare per attuare le sue “contromisure”. Per fare questo è chiaro che la Sinistra deve raggiungere la propria maturità, compiendo quel “parricidio” che ad alcuni pare sacrilego verso la sua tradizione storica, che certo va sempre tenuta a mente ma non “venerata”, il che ci riporterebbe ad una sterile stasi. Per fare questo, come è stato già detto, dobbiamo ritrovare alcune parole che troppo spesso abbiamo lasciato ad altri; ad esempio MERITO, come è stato detto, che (qui discordo con te) non è affatto necessariamente una parola della Destra. L’obiettivo della Sinistra non è l'”uguaglianza terminale” in cui tutti raggiungono lo stesso traguardo (un’utopia irrealizzabile; e forse anche più utopia che distopia, se si pensa come ciò potrebbe livellare ogni tipo di eccellenza e talento). L’obiettivo della Sinistra è l'”uguaglianza iniziale”, in cui tutti partono alla pari e raggiungono il traguardo che le sue forze gli consentono. In una parola, fare sì che tutti partano alle stesse condizioni, e che (e qui è la diversità con la Destra) a prescindere dal traguardo che riesce a raggiungere ognuno possa contare su un minimo di sostenibilità vitale e di dignità, senza avere la prospettiva di essere travolto e distrutto in una lotta feroce uomo contro uomo. Ma ci sono altre parole che dobbiamo riscoprire, e sottrarle alla Destra che le ha travisate e pervertite. “PATRIA” è una di queste parole. Non si può voler davvero migliorare un Paese che non si ama, e quindi se vogliamo migliorare il nostro Paese dobbiamo amarlo. Seguiamo, in questo, la lezione del “compagno” François Hollande: al NAZIONALISMO tipico della Destra (che spesso e volentieri degenera in RAZZISMO), opponiamo IL PATRIOTTISMO, che fin dai tempi della Rivoluzione Francese è appannaggio della Sinistra. Cittadini del Mondo, certo, ma Italiani, Europei, Occidentali, e fieri di esserlo, il che non vuol dire disprezzare od odiare gli altri. Riscopriamo il grande insegnamento del Cristianesimo: tutti gli uomini sono uguali in quanto uomini, a prescindere dalla loro nazione. Ed un’altra parola, che troppo spesso abbiamo lasciato alla Destra, è “ONORE”; quell’onore che vuol dire potersi guardare allo specchio quando ci si sveglia, consapevoli di aver compiuto il proprio dovere al meglio; quell’onore che nella Costituzione è indicato come la virtù principe dell’alta carica istituzionale. E’ proprio l’onore a far sì che la “competizione sana” non degeneri in “competizione distruttiva”: chi ha rispetto per se stesso non ha bisogno di schiacciare gli altri. Le altre parole (UGUAGLIANZA, RISPETTO, COMUNITA’, SOLIDARIETA’) non credo che dobbiamo riscoprirle: le abbiamo già, e nei “bassi ranghi” siamo in molti a viverle ogni giorno. Dovremo fare in modo di portarle poi verso i “vertici”. Alla base di tutto, le IDEE: idee libere, flessibili, che non si fossilizzino in un’ideologia immutabile e non disposta a mettersi in discussione. Sia il “Nord” della nostra bussola il risolvere i problemi: la tradizione sia un trampolino di lancio sotto ai nostri piedi, non una catena che i nostri piedi li vincola. La nostra ideologia deve essere fare la scelta giusta per ogni problema. Il PD ha la grande fortuna di riunire in se tutte le anime e le tradizioni principali della Sinistra: usiamole, soppesiamo le varie idee, prendiamo quel che c’è di buono lasciando da parte ciò che c’è di cattivo, e creiamo su questa scorta politiche nuove. Non potremo avere mai la botte piena e la moglie ubriaca; ma dovremo sempre cercare di avere la botte il più possibile piena e la moglie il più possibile ubriaca (si fa per dire, chiaramente). Solo così la Sinistra potrà svolgere la sua funzione (governare, e governare bene, senza suicidarsi da sola, per risolvere i problemi), e solo così la Sinistra potrà ancora affermare di avere una ragion d’essere.

  11. Faccio un breve “off topic” sul ruolo della Chiesa, per chiarire due punti: dici giustamente che l’influenza della Chiesa in Italia è stata principalmente conservatrice, ed è vero. Tuttavia, non lo è stata al 100%: la Chiesa Cattolica è un organo gigantesco, in sè stessa ha tutto ed il contrario di tutto, ed ha anche la sua parte “progressista”: forse poco visibile, più che realmente minoritaria. E non è solo cosa di oggi: ricordiamo la “Rerum Novarum”; ricordiamo il Concilio Vaticano II e la “Pacem in Terris”. Non si può negare che questi siano stati progressi (per quanto in un contesto, come si diceva, principalmente conservatore). Il secondo rimarco è il fatto che la DC sia stata “creata” dalla Chiesa. Non è proprio così. Il “padre” della DC è certo Don Luigi Sturzo, ma bisogna anche ricordare che Don Sturzo non fu mai “maggioritario” nella Chiesa; anzi, a suo tempo fu un prete “problematico”, quasi un “Don Gallo” ante litteram (anche se, chiaramente, non in senso letterale :))

  12. Ah, errata corrige: “e forse anche più utopia che distopia” va letto “e forse più distopia che utopia”, chiaramente

  13. Commenti interessantissimi ad un articolo altrettanto interessante. L’appello finale di Enrico è l’ennesimo. Sarebbe bello lo cogliessero i dirigenti, ma qualcosa mi dice che si interessano di altro, più o meno giustamente.
    Il problema della politica degli ultimi decenni in Italia è l’assenza di ricambio. A chi lavora manualmente o intellettualmente è richiesta una super-competitività, una super-formazione in cambio di salari da paese del secondo mondo. Se sbagli non ti rinnovano il contratto. A palazzo, invece, c’è l’indennità dalla vita reale, dagli errori, dai reati, dai fallimenti politici. Prima ancora che un problema di parti (destra o sinistra) è un problema del tutto, forse Pietro ha ragione, benché poi bisogna anche trovare una soluzione alternativa all’espatrio forzoso. La nostra è una democrazia giovane, incosciente e maleducata. Ma qualche speranza, leggendo i commenti al blog, per fortuna rimane.

  14. La politica, o meglio, i Partiti hanno fatto e continuano a fare grandi errori. Uno di quelli più grandi è il mancato ricambio generazionale. Io posso parlare, per evidenti ragioni, del mio partito. Il PD ha avviato già da qualche anno un processo di rinnovamento della classe dirigente ( i giovani eletti nelle circ, nei cons comunali, anche in parlamento sono tanti); tuttavia, e lo dico da segretaria di una giovanile, credo che la freschezza di un politico non si misuri tanto dall’ età anagrafica, quanto dal sapere leggere la realtà con occhi sempre freschi, sempre nuovo. Essere “giovani” significa soprattutto avere la capacità di rinnovarsi, di porsi dei dubbi, anche di cambiare idea. Al momento ho conosciuti più politici anagraficamente maturi in grado di farlo che giovani. Questo mi rattrista, però ci deve far riflettere quando vogliamo un giovane solo perchè è giovane. Hai ragione Claudio, c’è stata troppa indulgenza nei confronti degli errori di molti politici. Temo che questo aver sopportato per anni usi e costumi deplorevoli di una fetta considerevole della nsotra classe politica porti oggi gran parte degli italiani ad una reazione iperbolica: colpevolizzarli tutti. Credo che questo non ci porterà molto in là.

  15. Scrivi che impedendo al PCI di andare al potere per anni si è evitata la cooperazione su scala internazionale..in realta per fortuna si è evitato un secondo fascismo..la giustificazione che in russia si sia realizzata una errata interpretazione è un’inutile apologia marxista che nega la sua essenza piu intima

  16. La crisi vera è la sfocatura dei confini tra destra e sinistra e di un consenso al centro che domina oggi la maggior parte delle società europee.
    La politica è stata depoliticizzata: le differenze tra i partiti di centrodestra e centrosinistra sono diventate talmente insignificanti che il sistema democratico non è più in grado di offrire una scelta tra vere alternative. I partiti di centrosinistra sono interessati oggi ad affrontare i problemi delle classi medie, hanno abbandonato i settori popolari. I cittadini perdono interesse e vivacità, sono sempre più attratti da demagoghi populisti che sostengono di essere gli unici a poter offrire una reale alternativa e a poter ridare al popolo la voce che i partiti tradizionali gli hanno tolto. (e colgo l’occasione per fare un appunto a un altro articolo di Enrico a proposito del Movimento 5 Stelle: io non parlerei di antipolitica, nel momento in cui si parla di antipolitica si sta facendo politica!)
    Non c’è quindi da meravigliarsi se oggi democrazia rappresentativa si trovi nei guai. Abbiamo perso e superato la dimensione antagonistica del politico, mettendo seriamente in crisi i suoi principi fondativi della democrazia stessa.
    E’ necessario rinvigorire la distinzione tra destra e sinistra: abbiamo bisogno di ritornare alla natura del politico, all’antagonismo come dimensione più propria e democratica della politica, di quella pluralità di voci che fonda la libertà individuale e la legittimità di potere.
    Abbiamo bisogno di pluralismo politico per dar spazio e una forma politica di espressione al pluralismo, alla molteplicità di vedute che anima la società.
    Dobbiamo ritornare a riflettere sui fondamenti, in particolare l’uguaglianza ha bisogno di essere messa al centro dell’agenda della sinistra. Essa deve essere la stella polare nella promozione politiche inclusive capaci di contrastare le disuguaglianze e quella uguaglianza di uguali (mono-etnia) promossa dalla destra.
    La nostra non è solo crisi economica, ma una crisi di rappresentatività.

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