Petizioni à la carte

Premetto che non intendo deridere l’attivismo civico, che si esplica anche attraverso le raccolte firme, utilissimo mezzo di proposta e critica in mano ai cittadini e che, io stesso, ho varie volte contribuito ad organizzarne alcune, ma proprio perché si tratta di un importante strumento lo si dovrebbe impiegare con opportuna serietà. L’eccesso (e il ridicolo) sono in agguato.

Con l’irruzione del web si sono moltiplicate le raccolte di firme promosse per qualsiasi motivo, dalle più importanti battaglie politiche alle colossali fregnacce, tanto che, a volte, mi pare che potrebbe nascere il nuovo mestiere di raccoglitore di firme professionista, affittabile a prezzo modico per massimizzare le adesioni ad una tal petizione nel tempo prestabilito. La rete è stata un volano per la già molto vivace attività, permettendo di moltiplicare per cento il numero di iniziative in circolazione. I vantaggi sono evidenti: organizzazione più facile (niente più moduli da stampare, banchetti, permessi, ecc.) e un bacino di potenziali firmatari molto più ampio. Chiunque, appoggiandosi ad appositi siti (come Firmiamo.it o Petizioni Online), può lanciare la propria battaglia.

L’abuso è dietro l’angolo. La facilità e l’assenza d’ogni fatica hanno fatto si che, oggi, vengano lanciate petizioni per tutte le fesserie, per le quali i fantasiosi promotori, se dovessero affrontare l’impegno di una campagna tradizionale, fatta di giornate passate in piazza e gazebo da montare, ben si guarderebbero dal muovere un dito.

Qualche giorno fa mi sono svegliato, ho fatto colazione, acceso il pc e, nella posta, ho trovato una bella mail, proveniente da un sito al quale non ricordo aver mai dato il consenso per inviarmi alcunché, contenente una lista di petizioni fresche fresche appena lanciate e pubblicizzate dallo stesso, con link per poterle firmare. C’era di tutto: una petizione promossa da una ONG straniera contro i biocarburanti, denunce contro i preti pedofili e appelli per presunti omosessuali condannati alla forca in qualche paese islamico, la cui battaglia per la salvezza viene giusto prima di una per aprire le spiagge italiane agli amici a quattro zampe. In ultimo una firmetta a sostegno di “scuola e libertà di scelta” e, evergreen intramontabile, basta con le accise sui carburanti.

Il peggio è arrivato però con le nuove, terribili, scosse che in questi giorni hanno sconvolto l’Emilia Romagna, quando alle esemplari (e concrete) azioni di solidarietà si sono affiancate decine di petizioni in favore delle popolazioni colpite, di cui riporto solo una lista di titoli non esauriente, giuntami con l’ultima newsletter pubblicitaria:

  •  Pro terremotati: contro il pizzo delle banche;
  •  Rimborsi elettorali ai terremotati;
  •  Stipendio dei politici per i terremotati;
  •  Ricostruzione Emilia Romagna;
  •  Sostegno agli animali terremotati;
  •  No ai droni killer italiani (usare i soldi per i terremotati, ndr);
  •  Pro terremotati: stop alla parata del 2 giugno.

Secondo il sito – e i promotori – firmandole tutte aiuterò moltissime persone, ma penso che, anche se avessi passato la mattina apponendo firme – seppur per motivi più che condivisibili – non avrei dato alle vittime neanche una briciola dell’aiuto di chi nel frattempo avesse donato un solo, semplice, pacco di pasta ad una famiglia sfollata. E avrei gettato il mio tempo.

Il menù dell’attivismo civico in poltrona è comunque vastissimo, terremoti o meno. Il solo sito che invia la newsletter – una delle tante piattaforme online per diffondere petizioni – ne pubblicizza di ogni sorta, senza alcuna distinzione tra lodevoli iniziative e fesserie (“Il Salento vuole cambiare, la cagnolina Aura deve avere giustizia”, e proposte di querela contro Paolo Villaggio, autore, a quanto pare, di una battutaccia contro i sardi, ad esempio).

Con l’illustrazione delle ragioni di molte iniziative le cose non vanno meglio: gran parte viene argomentata da appena due o tre righe, spesso buttate giù in fretta, senza un link, un documento, un riferimento che permetta di informarsi sulla questione, dando più l’idea di uno sfogo momentaneo del creatore della petizione che di una reale intenzione di impegnarsi in tale battaglia.

Dulcis in fundo, che uccide definitivamente ogni superstite possibilità di scorgere un lume di serietà in questo calderone di simil-attivismo civico, la possibilità di firmare anche solo con un nickname. Scopriamo cosi che Polifemo vuole cacciare Equitalia dal proprio comune e che Lucifero Guitars chiede una campagna d’aiuti per le donne bosniache vittime di stupro.

A che pro tutto questo?

Ho fatto l’unica cosa saggia da fare: cestinare l’e-mail e mettere una croce sul sito in questione, perché non sopporto “l’attivismo” dove non si muove un muscolo e non ci si mette la faccia, anzi, manco il nome.

Annunci

Una risposta a “Petizioni à la carte

  1. Ha detto bene, si tratta solo di siti commerciali fatti per vendere spazi pubblicitari, dove ogni ciarlatano puo lanciare qualsiasi sciocchezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...