Le rivelazioni di un intruso – Capitolo I (di Giorgio Borghi ed Eugenia Carro)

Le rivelazioni di un intruso (o due)

Capitolo 1. Al principio era ruggine

06-05-2012 ore 19 circa
Oggi siamo in due ad essere intrusi, il cielo è di piombo bianco ma la nostra smania basta e avanza per metterlo a tacere, o quantomeno basta ad impedirgli di uccidere la nostra curiosità e di estinguere i nostri pensieri. Come da copione al cielo di piombo bianco segue quasi necessariamente il fatto che è pure domenica, ma la ruggine rovente che si staglia contro le nuvole ci riempie di inquietudine e d’euforia per il nostro essere intrusi, lì, in quel preciso momento. L’intrusione dura fino al tramonto. Un presentimento interrompe tutto. Un brutto presentimento. Andiamocene. Sì, l’ultima foto e andiamo. E così ce ne andiamo. Uno di noi scappa. L’altro asseconda amorevolmente le sensazioni del primo. Nemmeno due ore prima eravamo seduti al bar, al solito bar. Pensa che assurdità! Basta alzarsi e mettere un piede davanti all’altro per vedersi aprire davanti mondi cristallizzati nel loro muto abbandono, come questo. Basta alzarsi dalla sedia, alzarsi dal letto un po’ prima la mattina, cambiare strada per andare da A a B per capire che in realtà non si conosce niente della propria città. Ci si può ancora perdere, basta solo volerlo. Ci si può ancora stupire e spaventare senza bisogno di sognare Berlino. Le nostre intrusioni sono la prova che questa possibilità c’è ed è data a tutti quanti, basta aprire gli occhi e farsi prendere dalla smania di bambini, come quando si andava ad esplorare un nuovo angolo sconosciuto del giardino o del solaio. Delle nostre intrusioni avrete un resoconto breve ed essenziale, le fotografie e la garanzia che come dice la Vodafone è tutto intorno a voi, sotto i vostri piedi e dietro le vostre spalle, non al di fuori della provincia, insomma, basta solo aguzzare lo sguardo. Guardatevi bene intorno.

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