Appennino on the road: le mummie nella cripta

Il mestiere dell’archeologo conserva intatto il fascino di un tempo, benché nutrite schiere di costruttori e politici abbiano negli anni tentato di sottrarglielo, dipingendolo come il “guastafeste” che di fronte all’incedere del progresso cementizio innalza barricate di cocci, ossa e cianfrusaglie inutili. Ovviamente, siamo tutti d’accordo sul fatto che di cinema multisala, centri commerciali e parcheggi siamo colpevolmente difettosi e si debba moltiplicarne il numero per  evitare disagi insostenibili per la collettività…

Mentre in città fra cerimonie e polemiche si inaugura il Novi Ark, il parco archeologico che ospita le antiche spoglie di una Modena oggi convulsamente impegnata a trovare parcheggio al minor prezzo possibile, in una graziosa località dell’Alto Frignano apre una mostra su di un ritrovamento forse meno appariscente, ma che si può certamente definire unico per l’archeologia europea:  si tratta delle 60 mummie (circa) rinvenute nella cripta della piccola chiesa di San Paolo a Roccapelago circa un anno e mezzo fa.

Si badi bene, qui non si parla di corpi artificialmente mummificati –come quelli egizi, per intenderci, o quelli delle Catacombe dei Cappuccini a Palermo; in questo caso, siamo di fronte ad un processo di mummificazione messo per così dire in atto dal microclima fresco, secco e areato che era venuto a formarsi nella cripta. Ciò ha evitato la decomposizione che normalmente interessa le inumazioni. Dei 281 corpi rinvenuti nell’ambiente sotterraneo della chiesa di Roccapelago,  però, solamente una sessantina hanno conservato pelle, capelli, tendini e sudario funebre; degli altri rimane invece solamente il duro scheletro, privo di qualsiasi materiale organico.

Rosalia Lombardo

Il cadavere mummificato di Rosalia Lombardo nelle Catacombe dei Cappuccini a Palermo

A differenza di molte altre scoperte archeologiche divulgate al grande pubblico, questa delle mummie di Roccapelago non deve la sua importanza ad una datazione particolarmente antica dei reperti, o alla ricchezza dei corredi funebri: la camera mortuaria comune fu infatti utilizzata tra il 1500 e il 1700 per seppellire gli abitanti di umili origini del borgo. La sua eccezionalità risiede invece proprio nelle incredibili condizioni di conservazione del deposito, che consentono al team di archeologi e antropologi che ha in studio il materiale di ricostruire le condizioni di vita, l’alimentazione, le patologie, i traumi, i tentativi di cura di una piccola comunità dell’appennino in quei due secoli cruciali che separano il medioevo dal cosiddetto “secolo dei lumi”.

Potrei dilungarmi sulla storia del castello di Roccapelago, poi trasformato nella suddetta chiesa di San Paolo, e sulle vicende tumultuose di Obizzo da Montegarullo, il più celebre e potente dei signori del Frignano, che presidiò a lungo la rocca durante la sua ribellione contro gli Estensi. Ma preferisco che approfondiate la sua storia direttamente a Roccapelago, nel caso visitaste il piccolo museo in buona parte a lui dedicato, che accoglie oggi anche la mostra delle mummie; vi basti tuttavia sapere che nelle cronache di Giacomo Delayto pubblicate poi da Ludovico Antonio Muratori nel tomo XVIII dei Rerum Italicarum Scriptores Obizzo è definito “uomo senza onestà, violatore della fede, dimentico dei benefici ricevuti dagli estensi. Di ingegno torbido ed inquieto”. Bè, che dire di più? La Chronica nova illustris et magnifici Domini domini Nicolai marchionis Estensis di Delayto è peraltro conservata in due codici della Biblioteca Estense di Modena: il manoscritto α. H.4. 1: Annales Estenses de gestis Nicolai Estensis ab anno 1393 usque ad annum 1409.

La mummia del Similaun al Museo Archeologico di Bolzano

Qualora poi, dopo aver visitato la mostra, rimaneste sedotti fascino macabro delle mummie o dal valore scientifico di defunti così ben preservati, vi consiglierei di visitare il museo archeologico di Bolzano, dove di mummia ce n’è una sola, ma rappresenta forse l’esempio più importante al mondo.
Parlo del corpo mummificato (anche in quel caso per un fenomeno naturale) di quello che è stato chiamato Ötzi, l’uomo del Similaun, vissuto (e passatoanche a miglior vita) nell’età del rame, 5000 anni fa, quindi in epoca ben più remota delle nostre mummie di Roccapelago.

Comunque, sia che a riportare in luce resti sepolti sia la benna di un escavatore che splatea un paio di ettari di parco cittadino, sia che si tratti della mano di un archeologo che solleva una lastra di pavimento di una cripta inconsapevole di cosa troverà al di sotto quando farà passare la torcia nell’apertura,sempre archeologia è; una disciplina sconfinata che nonostante il velato discredito che le viene attribuito (salvo poi corteggiarla, quando si tratta di incassare consenso elettorale), può costituire il percorso interiore che ciascuno di noi può seguire per sapere di più e occupare il tempo libero in qualcosa di tanto poco costoso quanto estremamente stimolante.

Se poi preferite rimanere al caldo cittadino a guardarvi le repliche di Voyager, non aspettatemi a cena e salutatemi Giacobbo.

http://www.roccapelago.it/mostra-antropologica.html

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...