Ricordiamo – di Thomas Malaguti

Non è questo il luogo, forse, ma vorrei rammentare che spesso l’italiano, medio alto e basso, dimentica.

Non ha memoria. Spesso accenna a ricordi sbiaditi che vengono subito schiacciati dal peso delle campagne mediatiche, pubblicitarie o elettorali del momento.

E allora l’italiano, assieme all’emiliano e all’abruzzese, si ritrova combattuto tra quello che è stato e quello che dovrebbe essere e forse non sarà. Ma si spera che sia.

Da studente di architettura ricordo che subito dopo la prima scossa, corso in strada assieme a morosa e coinquilino, forse per una specie di precoce deformazione professionale o forse perché la storia recente tutti la conosciamo ed è facile il parallelismo, prima di provare a contattare qualcuno, ho pensato allo studentato dell’Aquila. In quel precoce risveglio, camminando per Ferrara, ero circondato da studenti come me. E prima della chiesa di Buonacompra, della torre di Finale o del capannone di Sant’Agostino anche solo per un istante,  avranno avuto anche loro nella mente le immagini del terremoto del 2009.

Allora facciamolo uno sforzo e, anche se non se ne parla già più a livello nazionale, stiamo allerta sulle scelte che sono già state fatte e su quelle che dovranno essere fatte. Perché l’emiliano è sicuramente diverso dall’abruzzese, come si è sentito dire parecchie volte in questi mesi, ma entrambi sono italiani.

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