Per non dargliela vinta – scena e retroscena di un uxoricidio

PER NON DARGLIELA VINTA, da questo statuto della prevaricazione che esalta la malvagità del violento, proviene il proposito che anima la nostra ribellione. Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, allottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti. E anche se le istituzioni faranno orecchie da mercante, siamo certi che la verità non lascerà insensibili le coscienze degli onesti, non importa se privi di potere istituzionale. Tra i primi proprio quegli uomini che, non riconducendo la propria virilità ad un mero esercizio di brutalità e protervia, prendono le distanze da questa sottospecie di maschio che ancora si aggira con la clava in mano nelle caverne della propria preistoria. La condanna operata dal buon senso è la più autentica, duratura e costruttiva.

Recensire un libro che parla di Femminicidio è complicato e ingombrante per i continui dibattiti politicamente strumentalizzati sul tema. Ma quando il libro parla della morte di un’amica, il peso del piombo in fondo al cuore rischia di frenare la mano che scrive.

La sera dell’11 febbraio 2009, Giulia viene massacrata dal marito con una pietra, gettata nel greto del fiume Secchia e accusata di suicidio dallo stesso. Poi, lui, crolla e confessa di averla uccisa. La vicenda giudiziaria non è priva di zone d’ombra tanto che la sentenza in Appello esclude la premeditazione, nonostante le chiare e lampanti prove a carico. Marco Manzini, l’omicida, attualmente aspetta in carcere il pronunciamento della Cassazione.

Tre anni e mezzo dopo la madre di Giulia, Giovanna Ferrari, decide di scrivere un libro per raccontare la vera storia della figlia, infangata, stigmatizzata e resa causa prima del proprio omicidio da perizie psichiatriche, confessioni del marito, verbali dei processi. E’ la forza di questa donna che oggi ci regala un libro scritto con una lucidità e con una chiarezza tali da porre l’attenzione dei media sul caso della figlia. Per non dargliela vinta, edito da Il Ciliegio, è la ricostruzione di quella notte e di tutta quell’oscurità che si è gettata sul nome di Giulia durante i processi.

Il libro mette in luce la continua pressione psicologica a cui Giulia è stata sottoposta per anni, prima del suo assassinio: una maternità negata da un marito che temeva di perdere il controllo sulla famiglia e la sua posizione centrale agli occhi di Giulia a causa della sua impotenza, il tradimento di lui, la continua umiliazione e la costanza con cui lei ha sempre cercato di salvare un matrimonio logoro, ma nel quale credeva fermamente, fino ad arrivare alla scarnificazione delle parole offensive e infanganti che lui ha utilizzato per screditarla agli occhi dei giudici.

Ci si chiede come sia possibile che la vittima diventi carnefice dando credito alle parole del suo assassino. Purtroppo la storia di Giulia è anche questo, una continua e faticosa corsa verso la verità urlata e pretesa dai genitori, dalla sorella, dagli amici. Perché in questa storia, le istituzioni non hanno protetto la vittima, ma hanno lasciato che parole non dimostrabili e urlate da chi quella pietra gliel’ha scagliata addosso, avessero un peso e una credibilità. Incredibile, eppure la perizia psichiatrica, richiesta dal tribunale, per verificare la sanità mentale dell’assassino, si trasforma nel suo svolgimento in un delirante monologo sulle carenze affettive e coniugali che Giulia avrebbe avuto, gravi a tal punto da giustificarne, quasi, l’omicidio. Qui più che mai, la frase “si muore una volta sola” perde il suo significato perché tutte le bugie che hanno colmato la fase processuale l’hanno lapidata ancora e ancora, senza pietà.

Dicevo che è difficile recensire un libro che parla del massacro si un’amica. Io e Giulia abbiamo trascorso le nostre estati sopra le scale che dividevano la sua banca e il centro fisioterapico in cui ero impiegata a Sassuolo Due, circondate dall’afa e dal cemento che solo il nostro Distretto Ceramico può regalare. Ci siamo perse di vista quando ho iniziato l’università, anche se saltuariamente continuavamo a sorriderci dal vetro della biglietteria dell’Emiro di Rubiera. Il regalo più importante che Giulia mia ha lasciato è stato il coraggio, la forza, la tenacia che ha iniettato nei famigliari e negli amici perchè nessuno potesse infangare o affievolire il suo ricordo. Leggo e continuo a leggere che l’attenzione sulla vicenda non si affievolisce grazie a questo libro, che c’è spazio per raccontare la storia, quella autentica, di Giulia e per non darla vinta a coloro che hanno tentato di ucciderla due volte. In qualche modo oscuro e misterioso, ma rassicurante, la verità prende strade tortuose per venire alla luce e per essere vista da tutti. Soltanto i ciechi e i colpevoli, allora, sceglieranno di non vederla.

A Giulia che è

figlia e sorella

zia e nipote

amica

Donna.

Facebook: PER NON DARGLIELA VINTA

Casa Editrice Il Ciliegio: PER NON DARGLIELA VINTA

Prossimi Eventi:

Giovedi 22 novembre 2012 la madre di Giulia sarà ospite a Porta a Porta, puntata dedicata alla violenza sulle donne con il Ministro Fornero e la criminolog Dott.ssa Bruzzone in studio.

Domenica 25 novembre 2012 presentazione del libro al Teatro Carani di Sassuolo (MO) ore 17.00

Venerdi 30 novembre 2012 presentazione del libro alla Sala Consigliare del Comune di Castelvetro (MO) ore 20.30

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Una risposta a “Per non dargliela vinta – scena e retroscena di un uxoricidio

  1. E’ consolante constatare come la morte non sia mai del tutto la fine. Non la fine di quei legami sottili, ma infrangibili che solo il cuore può stabilire. In questo bell’articolo risplende quel sorriso da Giulia a Giulia, che nessuna mano omicida, nessun meschino opportunismo ha potuto cancellare. Un sorriso che rende più inaccettabile il dolore e si trasforma in indignazione. Grazie, Giulia: non gliela daremo vinta!

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