Cosa serve per vincere le elezioni in Italia?

Stiamo entrando nella fase più calda della campagna elettorale che questa volta si configura come scontro a tre tra Bersani, Monti e Berlusconi. Come di prassi, assistiamo all’occupazione degli spazi televisivi, attività condotta con una certa perizia da Berlusconi e in parte anche da Monti che con il suo piglio da professore sta tentando di rassicurare gli italiani spaziando da Unomattina ai salotti di Vespa. Ed ecco che il vantaggio accumulato dal centro-sinistra, grazie anche alla positiva operazione delle primarie, va sfumando di fronte all’avanzata “centrista” di Monti e al recupero di Berlusconi (e pare di risentire la rabbia di Nanni Moretti che dal palco di Piazza Navona afferma “con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai!”). Perché? Come è possibile si chiederanno in tanti ancora una volta (soprattutto a sinistra) che gli italiani possano preferire un professore austero come Monti che ha imposto pensati tagli o il solito Silvio Berlusconi, il principale protagonista del governo del paese degli ultimi anni e quindi anche responsabile in parte della condizione politica del nostro paese?

Beh, forse come al solito non ci chiediamo (o non vogliamo proprio farlo) chi siamo noi italiani come popolo. Siamo tra i paesi europei che meno spendono in libri e giornali, infatti gli italiani che fruiscono di almeno un libro non scolastico durante un anno sono il 41%, posizione che ci colloca agli ultimi posti in Europa (Fonte: Istat) ; siamo tra i paesi europei dove l’accesso alle connessioni internet è il più basso e arretrato per qualità: basti sapere che deteniamo il primato in Europa di connessioni lente e occupiamo la quattordicesima posizione in Ue per quanto concerne le connessioni a banda larga (Fonte: Tvdigitaldivide.it); siamo uno dei paesi con il minor tasso di laureati, dove i cittadini tra i 25 e i 64 anni che ne possiedono una sono solo il 15%, mentre la media Ocse si attesta al 30%, senza contare poi che abbiamo i professori più anziani d’Europa (Fonte: Grr.rai.it); siamo inoltre il secondo paese più anziano del mondo e il più vecchio d’Europa (Fonte: lastampa.it), oltre che la nazione caratterizzata dall’emigrazione delle migliori menti verso l’estero; siamo poi uno dei paesi europei con la minore libertà di informazione, infatti nel mondo occupiamo la sessantunesima posizione, dietro un discreto numero di paesi africani (Fonte: ilcorriere.it) e siamo infine il paese dove la televisione è il maggiore strumento di informazione, con una diffusione del 95,9% (Fonte: punto-informatico.it).

Ebbene, ci stupiamo se la presenza ossessiva di Monti e Berlusconi in TV fa aumentare i consensi nei loro confronti? Ci stupiamo se al leader che punta sui contenuti (o almeno ci prova) ma non ha appeal “televisivo”, viene preferito quello brillante e privo di contenuti credibili? In un paese dove l’unità sindacale non esiste più, dove il centro-sinistra fa fatica a stare insieme, dove manca troppo spesso uno Stato che aiuti il cittadino, ci stupiamo che proporre un modello di collaborazione e di redistribuzione della ricchezza, come ha cercato di fare Obama in America, risulti una proposta debole? Ci stupiamo inoltre che prevalga un modello che propone l’abbassamento delle tasse e che suggerisca ad ognuno singolarmente di cercare la sua felicità attraverso l’arricchimento? La sinistra italiana per troppo tempo, e in parte ancora oggi, è stata ostaggio della sua presunta superiorità culturale (e morale), e questo gli ha impedito di parlare agli elettori di centro-destra. Ma non si vincono le elezioni nei salotti degli intellettuali romani o sperando che l’italiano medio voti dall’altra parte solo perché il tuo competitor ha governato male. In Italia si vince sapendo prima di tutto parlare alle persone di cose concrete: avete sentito discutere seriamente in questa campagna elettorale di fiscalità, di burocrazia, del mercato del lavoro o della scuola pubblica? Si sono sentiti molti slogan e alcune indicazioni generali. Perché? Perché è molto probabile che nessuna delle coalizioni in campo riesca a conquistare la maggioranza e dunque possa governare realizzando il proprio programma. Ciò significa che il giorno dopo il voto sarà necessario cercare un equilibrio in Parlamento con forze politiche distanti e allontanarsi dalle proposte fatte in campagna elettorale, quindi non conviene impegnarsi con promesse che non si possono mantenere (però questo non l’ha detto nessuna forza politica, tranne quelle che puntano realmente alla vittoria come Sel, Rivoluzione Civile o il Movimento 5 stelle e quindi non corrono in quest’ottica). Inoltre essendo la televisione il principale campo di scontro politico, la battaglia tra i candidati si adatta alle condizioni imposte dal mezzo che non consente per i tempi televisivi l’esposizione di programmi organici e l’esposizione dei contenuti, favorendo invece l’esaltazione delle qualità personali dei leader elemento che privilegia la forma alla sostanza. Così tutti parlano e si ricordano dello show di Berlusconi da Santoro e in pochi delle rare discussioni concrete portate avanti su Omnibus Notte.

In Italia può vincere chi è in grado di proporre una leadership forte, dove con questo intendo una personalità (o anche un gruppo dirigente) capace di portare avanti un programma coerente che unisca settori della società diversi (lavoratori e classe produttiva come vorrebbe il centro-sinistra, o classe produttiva ed èlite finanziaria, come cerca di fare Monti), capace di comunicare le sue idee a tutti soprattutto in televisione, o alternativamente andandosi a confrontare sui territori, come sta facendo assiduamente il Movimento 5 stelle. Per questo penso che in Italia quelli come Berlusconi o come Monti continueranno sempre a vincere, o a riuscire a non far vincere quelli come Bersani, fino a quando non emergerà un leader o un gruppo dirigente capace di unire a contenuti alternativi a quelli degli avversari la capacità di comunicarli prima e di realizzarli poi.

Questa coalizione dovrà essere in grado di parlare anche agli elettori dello schieramento opposto e formare una nuova classe dirigente. Questa dovrà nascere grazie ad un vero confronto con i suoi elettori e dovrà essere selezionata non sul criterio di una cieca fedeltà alimentata dalla promessa di una carriera politica o dallo sfruttamento di accordi clientelari di parte, come hanno fatto in questi anni ampi settori del Pd, Pdl, della Lega e dell’Udc, perché queste modalità come abbiamo visto portano a costruire un ceto politico artificiale e slegato dal paese reale. Servono invece criteri che mettano al centro le capacità e le competenze tecniche e politiche che portino nella vita pubblica persone con un’esperienza professionale alle spalle e che quindi conoscano realmente il mondo del lavoro e dell’impresa, oltre che individui dotati di una lealtà sincera al proprio gruppo grazie alla quale la loro azione politica sia indirizzata verso il bene del partito e del paese, mettendo in secondo piano il proprio interesse personale. Uno schieramento capace di mediare politicamente con altre forze, ma indisponibile a compromessi al ribasso, che costruisca il suo consenso con il coraggio delle scelte e non con l’unificazione di settori di società minoritari (lobby e clientele) attraverso l’azione corporativa.

Anche se siamo lontani da un’offerta del genere oggi per fortuna stanno emergendo esempi virtuosi che evidenziano un modo di fare politica più alto. Sta a noi elettori, liberandoci dalla falsa paura dei voti utili, incentivare andando alle urne e con la partecipazione attiva al dibattito pubblico le realtà virtuose che si stanno mettendo in moto.

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10 risposte a “Cosa serve per vincere le elezioni in Italia?

  1. Articolo centrato, scritto con obiettività , anche per un elettore indeciso come me.
    In particolare la mancanza di fame di carta e’ un forte deterrente per lo sviluppo critico di un opinione, impigrisce la gente e lascia farsi plasmare dalla mandria di coloro che mostrano sorrisi ma che celano blandi paleativi.
    Bravo Enrico .

  2. L’indole di ciascuno determina la posizione su cui la croce di bruna graffite verrà a solcare la schedina elettorale: l’ennesima presa per il culo per tutti quelli che stanno nella base, l’ennesima El Dorado del parassita all’apice.
    Non credo vi sia molto senso esprimere una preferenza su una parte quando il complesso è marcio.
    es:
    “Bella casa carini gli interni, non mi convince il colore ma si può cambiare; si potrebbe pensare a un investimento, accendere un mutuo… peccato che le fondamenta su cui è costruita la casa facciano schifo e il terreno su cui si erge la struttura è recentemente divenuto zona sismica.”
    Sarebbero molte le metafore utilizzabili per la situazione attule, e badate sono stato delicato nell’esprimermi poichè il momento che stiamo vivendo è senza precedenti e agghiacciante nelle forme in cui si presenta.
    Sono sul balcone a guardare fuori pensando che annullare la scheda in fondo sia come una forma di deresponsabilizzazione di vigliaccheria e di mancanza di rispetto verso coloro che si impegnano per fare dell’Italia un posto migliore, ma poi mi ricordo del massacro che sistematicamente compiono a ogni legislatura e sinceramente dopo quest’anno non mi sentro proprio in vena di essere complice di questa “democrazia”.
    Si vada al voto quindi con la giusta ironia e ognuno con le sue convinzioni tanto qualunque cosa voteremo è molto probabile che tra 6 mesi saremo nuovamente dietro un separè a pensare quale stronzo è il meno peggio.

  3. Dopo aver letto il tuo commento Berga, che raccoglie uno stato d’animo presente in Italia ma che penso che sia minoritario, capisco ancora più chiaramente perché abbiamo avuto 40 anni di governo democristiano, 20 anni di Berlusconi e un centro-sinistra precario: mentre le persone intelligenti come te scelgono se andare a votare con la “giusta ironia”, o continuando a pensare che tanto chiunque si voti sia la stessa cosa, o ancora peggio facendo presunti voti utili, tutti quelli che sanno ben conseguire il loro interesse personale votano con convinzione per ottenere una fetta del tuo benessere, ossia per il centro-destra di turno. Allora mi chiedo se sia meglio essere complici della “democrazia” votando con convinzione e danno fiducia a qualcuno o se sia meglio essere complici del declino diffondendo messaggi cinici mentre si osserva l’Italia affondare con una sigaretta in bocca e uno sguardo di compatimento stampato sul volto. Ammiro di più chi decide essere antisistema e anche sovversivo, almeno queste persone prendono parte attiva.

    • Ma allora ci sono un sacco di persone intelligenti in giro 🙂
      Catalogare i comportamenti mi èsempre sembrato una cosa da maniaci perchè categorizzando prendi distanza dalla cosa cmq… II dissenso passivo a mio pare può sembrare come il tremolio di una lama che probabilmente non si bagnerà mai, ma serve solo l’impressione che questa lama possa scattare (il gesto sarebbe già troppo): è vedere il Presidente del Consiglio passarti davanti e guardarlo negli occhi senza fare il saluto. Il potere non si può sconfiggere direttamente con un potere più forte, ma con un potere diverso potrebbe esserci una possibilità.
      mi spiace Enry sarebbe bello se fosse come tu vuoi ma secondo me i compromessi che i politici fanno inficieranno sempre ciò che mettono in gioco.

      • L’alternativa in potenza è già in campo, è nelle persone che vorrebbero fare una politica diversa sia in quelle che sono negli schieramenti sia in quelle che stanno fuori. Sta a noi incentivarle, ma è molto più facile considerarle una minoranza che non andrà mai da nessuna parte. Va bene, vorrà dire che il potente di turno continuerà a fare quello che vuole.

  4. Accettando il coomento di Marcello secondo cui fra sei mesi ci ritroveremo di nuovo a votare, non pensi Enrico, che queste elezioni potrebbero essere interpretate come il possibile colpo di grazia alla politica di Berlusconi? La butto lì frettolosamente: assistiamo dopo 20 anni alla nascita di una forza autorevole di destra, che interpreta il liberalismo in modo più responsabile e meno italiano rispetto a Berlusconi, cioè meno rivolto all’arricchimento personale che come hai splendidamente descritto ha determinato e mantenuto la presenza di un centrodestra come quello che ha invaso la scena politica italiana dal 94. dall’altro lato abbiamo un centrosinistra le cui gambe tremano davanti alle abituali rimonte berlusconiane. proviamo ora ad immaginare uno scenario inverosimile in cui a prescindere dal vincitore (se ce ne sarà uno) delle elezioni, la coalizione montiana prenda più voti di Berlusconi.
    Non sarebbe forse questa la più grande sconfitta per Berlusconi? Ciò che caratterizza il suo partito è la mancanza di dissenso interno, fino ad oggi è mancata una destra alternativa a lui, i pochi tentativi, nati da sue costole, sono appassiti appena dopo l’autodeterminazione, come ostriche che si allontanano dallo scoglio. Il partito democratico ed il pdl hanno sviluppato un rapporto simbiotico. Berlusconi teme più Monti del PD, lo dimostra la sua campagna elettorale. Berlusconi dirà che Monti è il suo primo avversario per la sua politica fiscale, la verità è che, io credo, egli è consapevole che Bersani potrà vincere la battaglia, ma finora la guerra vede in vantaggio lui, che dopo un’ ipotetica presidenza del consiglio di Bersani, avrebbe tutte le carte in regola per competere in qualità di favorito al prossimo scontro elettorale. Una vittoria di Monti nel loro duello sarebbe forse l’ inizio di un cambiamento del centrodestra, orientamento politico predominante in Italia, se per centrodestra intendiamo coloro che chiedono un economia liberista e progressista. Un cambiamento nel centrodestra è inevitabilmente un cambiamento per la politica italiana.
    Magari vale la pena di riconsiderare il voto utile.

  5. Grazie del commento Gaetano. Io penso che l’avvento di Monti sulla scena politica sia già un segno di trasformazione del centro-destra italiano. Prima c’era la Democrazia Cristiana che aveva una cultura di destra clientelare e capitalista. Poi Forza Italia ha sostituito questa cultura politica mantenendo questa impostazione, ma vendendo l’idea di una rivoluzione liberale non realizzata. Monti rappresenta il futuro centro-destra, molto più europeo o occidentale, ma secondo me non va confuso con la destra liberale che hai in mente tu. Monti fonda il suo consenso sui gruppi di potere nazionali ed extra-nazionali che vogliono una politica neo-liberista e non liberale: la differenza è che i liberali fissano delle regole certe (attraverso la legislazione statale) al dispiegamento delle virtù del mercato, mentre i secondi vogliono che il mercato sia il più possibile libero dal controllo dello Stato. In questo non c’è niente di liberale, nè di progressista (ideologia che sta solo a sinistra). Il neo-liberismo è la radicalizzazione del pensiero liberale, una forma di estremismo.
    Il centro-destra cambierà inevitabilmente, infatti la Chiesa si è già schierata dalla parte di Monti che anche durante il suo governo l’ha tutelata evitando di farle pagare l’Imu come chiesto dall’Europa cosa che ci è costata una sanzione (non c’è molto di liberale in questa decisione).
    Pertanto se uno è di destra e vuole una destra libertaria e repubblicana, mitigata da un centrismo cattolico corporativo può votare Monti. Io sono convinto che in questo paese sia necessario prima di tutto redistribuire la ricchezza e le possibilità di mobilità sociale se vogliamo stare meglio, cosa che può fare solo una forza progressista. Quindi per me non c’è nessun voto utile, se non quello dato per rappresentanza.

  6. Cosa serve per vincere le elezioni in Italia?

    Rispondere con una domanda non è mai una bella cosa, ma vista la mia poca dimestichezza con la politica cerco di contribuire al dibattito chiedendovi questo: per vincere (o non perdere in questo caso) le elezioni in Italia serve più un Balotelli al Milan o un Bersani che vince le primarie?

    La mia paura è che la seconda sia più determinante…

    • Fabio, Bersani le primarie le ha vinte. Il problema è che se si vuole puntare sui contenuti bisogna farlo con decisione e credibilità: qualcuno sa qual è il programma di governo del centro-sinistra? C’è un testo chiaro di riferimento, che non sia di più di cento pagine? Purtroppo no. Io dico una cosa. In America si parla di programmi, ma sono anche molto determinanti la forma e gli aspetti extra-politici: Obama che guadagna il palco come una rockstar e la sua vita familiare in primo piano o Reagan che sfrutta le sue doti di attore per convincere gli americani a votarlo e sostenerlo. L’Italia ha acquisito fortemente questo aspetto della cultura americana dello spettacolo, perché negarlo? Perché continuare a fare finta di rivolgersi soltanto a dei cittadini che si informano tramite giornali, internet, dibattiti di approfondimento, quando la maggior parte di loro formano la loro opinione guardando la televisione? La figura di Obama mi sembra un buon compromesso: è preparato, capace di sviluppare una narrazione non eccessivamente retorica, ma che allo stesso tempo sfrutta la sua statura televisiva e di spettacolo. è un delitto? La sinistra non può accettare questi metodi che potrebbero essere valutati come scorretti, come un cedimento alla cultura dello spettacolo e di una falsa estetica? Va bene, allora continueremo ad assistere al successo di figure come Berlusconi e Beppe Grillo, un imprenditore televisivo e un comico che convincono più con la sfoggio delle loro personalità e dei loro show che con i programmi politici che portano avanti. Io penso che questo rifiuto della natura televisiva e di spettacolo dell’italiano sia un tragico errore di valutazione della realtà.

  7. mi piace come ragiona Moretti – ma non conclude – la realtà è che occorre cambiare gli attori – perchè uno sbaglia e non si manda a casa.?
    Ci vuole il coraggio delle proprie azioni !!! se manca questo l’Italia certamente non riuscira’ a sopravvivere. M.M. Calabria

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