That’s All Bifolk!

Metti allo stesso tavolo un violinista che usa le mani come terapia, un chitarrista che della musica ha fatto la sua bandiera e una ricercatrice di parole che racconta le storie degli altri.Il risultato è una conversazione tra folk e chiaroveggenza che esula dal concetto di tempo. I Bifolk sono due, sulla carta, ma sono mille quando ti raccontano cosa vogliono fare, cosa vogliono creare, come vogliono mischiare i sensi alla musica in modo completamente nuovo. Un esperimento, in terra straniera ma natia, che racconta il coraggio di far nascere qualcosa di buono dal nostro distretto ceramico. E se dovessero riuscirci? Se fosse davvero possibile riempire un teatro parlando di arte e cultura senza parlare di politica? In quel caso, e solo in quel caso, si chiamerebbe Rivoluzione. When the beating of your heart echoes the beating of the drums, there is a life about to start when tomorrow comes. 

Tre canzoni che spiegano il vostro legame con il progetto Bifolk.

Scegliamo “Jig Morrison”, uno tra i primi pezzi celtici imparati, uno dei nostri punti di partenza e ispirazione che nonostante tutto, dopo 7 anni e 7mila esecuzioni, riesce ancora a prendere il pubblico, anche per le variazioni sempre diverse che siamo abituati a inventare. Poi, “Libertanda”, che rispecchia l’apertura a diversi generi e stii musicali, a terre e culture differenti: l’importante per noi è che il brano piaccia, a noi in prima persona, che ci diverta e stimoli a trovare il modo per renderlo al meglio con un violino, una chitarra e qualche effetto. Infine, “Mario”, emblema, icona, archetipo della nostra ignoranza e del nostro amore per i videogiochi.

Quello che colpisce del vostro progetto è la dinamicità dell’esibizione che, attraverso un viaggio tra generi musicale diversi, riesce a colpire persone differenti per età e gusti musicali. Quali sono, secondo voi, i pilastri imprescindibili per creare uno spettacolo di questo tipo?

L: una tra le caratteristiche necessario credo sia la versatilità, la capacità di spaziare da un genere all’altro, da un’atmosfera ad un’altra, completamente opposta, per mantenere alta l’attenzione del pubblico.

G: suonare generi diversi ti permette di venire a conoscenza in brevissimo tempo dei tuoi limiti e dei tuoi punti di forza: non si tratta di conoscere meccanicamente le tecniche diverse, ma di “entrare” nel brano. Abbiamo molto da imparare sotto questo aspetto, ma ci siamo resi conto che il modo migliore per studiare un genere nuovo, ancor prima di suonare, è ascoltare un sacco di musica, andare ai concerti più diversi e, sicuramente, viaggiare e stare a contatto con gente e culture diverse dalla nostra.

 

Qual’è il “senso” che meglio vi rappresenta e perchè?

L: Forse sarà banale, ma per me è l’udito. Mi capita a volte, ascoltando dei concerti, che i suoni mi provochino un brivido, reale, lungo la schiena, e questa è una sensazione veramente fantastica; ti fa sentire vivo, partecipe di un insieme di persone, di intenti, di emozioni e di esperienze che non sono esclusivamente tue, personali, ma in cui ti rispecchi, e puoi condividere con altra gente. In più questo senso è una parte fondamentale anche per i BiFolk: capita spessissimo mentre proviamo un pezzo, o ne ascoltiamo un altro, che ci venga in mente una parte da aggiungere al nostro repertorio, una citazione di una canzone, 2 note che richiamino una melodia nota a tutti…in questo ci divertiamo davvero un bel po’ a infarcire i nostri pezzi con ingredienti altrui!

G: Sicuro, il gusto. Davanti al cibo si possono toccare gli argomenti più demenziali e profondi dell’universo.

 

Parlando di “sensi”, arriviamo a parlare di FEEL, il vostro prossimo progetto teatrale. Senza aggiungere altro, vi lascio raccontare. 

L: Era più o meno la fine dell’estate 2012, e parlando con Gio gli avevo espresso il mio desiderio di registrare un nuovo Cd, dal vivo come l’ultimo (BiFolk VIVI), ovviamente senza alcuna fretta e lasciando la precedenza agli impegni dei Rio. Beh, qualche tempo dopo mi spiega la sua idea del progetto e…ALLA FACCIA!! Uno spettacolo in grande, anzi di più, coinvolgente in tutti i sensi, con ospiti (persino dall’America!!), giochi di luci, profumi…una cosa davvero nuova per noi, e molto entusiasmante!

G: Il tema è nato alla fine di settembre 2012, da una serata con un amico che non vedevo da qualche tempo. L’intuizione è durata forse 2 secondi, ma siamo riusciti a coglierla. Da quella sera, non sono più riuscito a pensare ad altro: le idee hanno cominciato a gareggiare, intrecciarsi, scomparire e affiorare in qualsiasi momento. Amo le sfide, e questa credo sia una delle più grandi: pensare, organizzare e partecipare a un progetto originale, nuovo e soprattutto bello. Per noi in primo luogo.

 

E proprio per FEEL state sperimentando il crowdfounding, sistema utilizzato niente meno che da Barack Obama per finanziare la sua ultima campagna elettorale. Potrebbe essere una straordinaria special guest per FEEL! A parte gli scherzi, come possiamo aiutarvi nella realizzazione di questo progetto?

G&L: Purtroppo alla fine Obama ha scelto Bruce Springsteen e rispettiamo la sua scelta…ma non ce la sentiamo proprio di invitarlo per la serata. Per aderire e diventare fondamenta del nostro progetto, potete guardare il video qui sotto e poi andare su http://www.musicraiser.com/projects/578-feel-music-show e scegliere la ricompensa più adatta alle vostre esigenze: facendo così, contribuirete attivamente alla realizzazione della serata, e vi portate a casa un bel gadget BiFolko.

 

 

La musica, quando prende sostanza, va supportata. Invito tutti gli amici del Rasoio e gli amici degli amici del Rasoio a creare uno straordinario passaparola per supporta FEEL, uno spazio in musica e sensi si incontrano, si scontrano, si abbracciano. Dovete andare su http://www.musicraiser.com/projects/578-feel-music-show, loggarvi con l’account di Facebook che fate prima (:P) e selezionare una delle ricompense idonee alla vostra donazione. CORRETE, TUTTI!!!!

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Una risposta a “That’s All Bifolk!

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